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Johnny Blue Skies & Sturgill Simpson - Passage du desir (2024)

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 di Fabio Cerbone  Si scrive Johnny Blue Skies, si legge sempre Sturgill Simpson. Fedele all’immagine di “rinnegato” della scena country di Nashville, “espatriato” da quella terra di talenti che è diventato il Kentucky, Simpson convalida l’impressione di un musicista combattuto con il suo ruolo, incapace di restare fermo in una posizione, costantemente alla ricerca di uno scostamento che spiazzi prima di tutto se stesso e quindi il pubblico che lo segue. Aveva promesso di chiudere la carriera nel nome di Sturgill Simpson con il racconto Americana del precedente The Ballad of Dood & Juanita, disco breve che tornava all’essenza più roots della sua scrittura, e così è stato: cinque album, esclusa la parentesi bluegrass di Cuttin’ Grass, reinterpretazione di vecchi brani in chiave country rurale, per dire quello che doveva dire, e adesso è il turno di Johnny Blue Skies. L’artificio serve soprattutto all’autore, ma la sostanza musicale non cambia radicalmente, o forse sì: avend...

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