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Visualizzazione dei post da marzo, 2021

Folk Show: Episode 50

Valerie June – The Moon And Stars: Prescriptions For Dreamers (2021)

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di Ricardo Martillos Ci sono voluti ben quattro anni per avere il successore dello splendido “The Order Of Time”, album ammirato e stimato da sua maestà Bob Dylan, ma alla fine Valerie June ce l’ha fatta. Il risultato è questo splendido “The Moon And Stars: Prescriptions For Dreamers “ e valeva  la pena aspettare perché è il suo album più bello e personale d’una carriera in forte ascesa. Un album che lei definisce il suo manifesto personale, dove realizza il  sogno di fare musica, ammirando e seguendo le orme del padre, pure lui grande appassionato. Da piccola cantava già nei soliti cori della chiesa, come sono solite fare molte donne di colore, luogo di culto che però ha spesso formato e sfornato molte grandi artiste del passato (e presente) a stelle e strisce. Il trasferimento a Memphis a soli 19 anni è stato determinante per lo sviluppo della sua carriera musicale, ricca di album contraddistinti da un deciso crescendo qualitativo. E’ impressionante la sua evoluzione, siamo passati d

Quicksilver Messenger Service

Gruppo classico della California psichedelica, i Quicksilver Messenger Service nascono a San Francisco alla fine del 1964. Il nucleo originario della formazione è costituito da Dino Valenti, John Cipollina, David Freiberg e Jim Murray, con loro suonano per breve tempo Casey Sonoban e Skip Spence. Discografia e Wikipedia

L’angelo dell’Alabama | Il suono degli anni Novanta in “Wrecking Ball”, il capolavoro di Emmylou Harris

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Nel 1975, fu amore a prima vista. Vorrei poter dire solo al primo ascolto, ma ad esser onesto quel volto angelico, un sorriso dolcissimo, i lunghi capelli neri e un fisico da modella (una delle sue prime attività per potersi mantenere) mi trasformarono in territorio di conquista fin troppo facile. E poi, quella voce cristallina, qualcosa di impossibilmente melodioso, un fraseggio perfetto, un senso di intimità e di amore infinito per i dettagli delle canzoni… «I don’t wanna hear a love song…», la frase iniziale di Boulder To Birmingham eran di quelle che «scioglie il sangre dent’evvene, sai», come cantava il poeta. Ricordate i tempi: erano anni in cui il mio ascolto preferito erano cantautori, italiani e stranieri, e se oggi la ricerca è soprattutto nei confronti di ‘suoni’ interessanti, allora la bussola era settata su testi con un significato e voci che entrassero in contatto con la tua anima. E, prendendo una frase della sua collega bionda sull’altra costa, «surely you touched mine»

Arcade Fire & Owen Pallett – Her [Original Score] (2021)

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di Elena Raugei In uscita per la prima volta il 19 marzo 2021 via Milan Records con distribuzione Sony, in digitale, vinile e cassetta, Her (Original Soundtrack) è la colonna sonora – eterea ed essenziale nel suo intimismo altamente sognante – realizzata dagli Arcade Fire e Owen Pallett per l’omonimo film cult di Spike Jonze, risalente al 2013 e vincitore di un meritato Oscar per la miglior sceneggiatura originale, con Joaquin Phoenix, Scarlett Johansson, Rooney Mara, Amy Adams. Win Butler degli Arcade Fire ha dichiarato: «È stato un onore essere stati invitati dal nostro amico Spike Jonze a lavorare sulla colonna sonora di Her. C’è una misteriosa alchimia nel modo in cui il suono e l’immagine lavorano insieme, le note e gli stati d’animo che si spostano e reagiscono l’un l’altro come un caleidoscopio… E anche in assenza di immagini, il paesaggio emotivo rimane ancora. Ci auguriamo che abbiate un momento di calma per perdervi nella musica come abbiamo fatto noi scrivendola e registrand

Tim Buckley: i suoi capolavori rimasti nascosti

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di Riccardo Bertoncelli Per un crudele scherzo del destino, due capolavori del Novecento rock giacciono nascosti da tempo immemore nel profondo della discografia. Parlo di «Blue Afternoon» e «Starsailor», gli album che Tim Buckley pubblicò all’apice della sua avventura artistica. Finirono in cd su una avara edizione nel lontano 1991 per essere presto tolti di catalogo e sparire per decenni – questioni di diritti probabilmente, una matassa da districare tra il gruppo Warner e il manager Herb Cohen. Da qualche tempo «Blue Afternoon» è riapparso, ma solo in un box poverello edito dalla Rhino in Europa (Original Album Series, ci sono i primi cinque lp di Buckley), mentre di «Starsailor» affiorano ogni tanto tracce in varie antologie, tutte imperfette. Nessuna seria rimasterizzazione (e dire che il suono è sempre stato uno degli elementi chiave dell’universo buckleyano), nessuna edizione critica con note e/o, puro sogno, inediti. Il rock sa essere profondamente ingiusto, ma è la seconda vol

Leonard Cohen - I'm Your Man (1988)

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di Silvano Bottaro " Sono nato così, non ho mai avuto scelta, sono nato con il dolore di una voce d'oro ", canta Leonard Cohen nell'ultimo brano del disco, Tower Of Song, cronaca poetica e ironica del tormentato percorso che da Various Positions del 1984, il suo primo album "elettronico", l'ha portato a I'm Your Man. Nel mezzo, c'è stato Famous Blue Raincoat, in cui l'ex corista Jennifer Warnes ha interpretato le sue canzoni più celebri: un successo che ha rimesso Cohen sulla mappa della casa discografica di sempre, la Columbia. I'm Your Man gode dunque di rinnovate attenzioni, non è più il solito disco del solito Cohen. E I'm Your Man non delude, fin dalle prime battute. L'inizio è bizzarro, forse provocatorio: batterie elettroniche e tastiere introducono a versi enigmatici che sanno di guerra: " Mi hanno condannato a vent'anni di noia, per aver tentato di cambiare il sistema dal suo interno. Sto tornando per ri

Folk Show: Episode 49 (Best Albums of 2018 - Parts 1 & 2)

Dominique Fils-Aime – Three Little Words (2021)

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di Patrizia Lazzari Il cuore pulsante del nuovo album di Dominque Fils-Aimé, giovane talento canadese di origini haitiane, è il soul, inteso nel senso quasi letterale del termine: emozioni sonore che nascono dal profondo dell’anima e riscaldano gli ascoltatori. Three Little Words conclude infatti la trilogia sulla storia della musica afro-americana iniziata con l’esplorazione blues di “Nameless” (2018) e l’immersione jazz di “Stay Tuned” (2019). Acclamata vincitrice dei Juno Awards dello scorso anno per il miglior vocal jazz album (i Grammy canadesi, per intenderci), la Fils-Aimé ancora una volta fa della sua voce il centro vibrante di questo nuovo lavoro. E non a torto considerando che è soprattutto la sua interpretazione a rendere interessanti e coinvolgenti anche brani non particolarmente vibranti (“Home to me”). Toni e semi-toni della lead singer intrecciati agli essenziali cori rendono ogni pezzo una storia a sé e anche laddove l’intro è affidata a ritmi doo-woop tipicamente anni

Queen

Quartetto inglese di grande popolarità nel periodo a cavallo tra i '70 e gli '80 grazie a una miscela sonora in equilibrio tra glam e hard, i Queen si formano nel 1971, anno cui Brian May e Roger Meadows-Taylor, entrambi membri degli Smile, si uniscono per un nuovo progetto a Freddie Mercury. Discografia e Wikipedia

Tentazioni soul | Le cinque voci che hanno cambiato la black music a suon di hit

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Questa è la storia di una trasformazione, o meglio, di una vera mutazione che ha pochi eguali nel mondo della black music. La cosa curiosa è che questo cambio di rotta non vede protagonista un gruppo vocale che fino ad allora non aveva trovato la strada giusta. Come dire, non è una mossa per salvare una carriera compromessa o mai decollata. Perché quando nel 1968 i Temptations cambiano direzione sotto la guida del produttore Norman Whitfield sono un quintetto che ha già scritto un buon numero di pagine della storia della Tamla-Motown, l’etichetta di Berry Gordy che domina le classifiche delle charts di r’n’b con ottimi piazzamenti in quella pop. Anzi, per certi versi i Temptations sono il gruppo maschile (nel femminile le superstar sono ovviamente le Supremes) che ha caratterizzato e si può dire identifica il sound della Mo’town, “La Mia Città”, o come l’ha definita Berry stesso «the sound of Young America». L’idea originale è di creare una musica legata al soul quanto al pop, per forn

Chicago - Chicago (Silver) (1970)

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I Chicago sono stati la band americana che negli anni ‘70 ha venduto più dischi, ha avuto più singoli in classifica e dischi entrati nelle top ten delle classifiche, raggiungendo per tutto il decennio il disco d’oro e di platino. La loro carriera è quasi cinquantennale e, soprattutto agli esordi, erano una formidabile macchina sonora. Il primo nucleo della futura band si forma alla DePaul University, la più grande università cattolica non solo di Chicago ma degli interi Stati Uniti. Tre ragazzi, Walter Parazeider, Lee Loughnane e James Pankow iniziano a suonare cover di bravi soul e r’n’b. A loro si aggiungono poco dopo Terry Kath e James William Guercio, un musicista che aveva avuto già esperienze musicali con i Blood Sweat &Tears e quel calderone di creatività che sono stati i Mothers Of Invention di Frank Zappa. Guercio che ha contatti con la Columbia spinge quelli che si erano chiamati The Big Thing a iniziare a scrivere brani propri. Piano piano il quartetto diviene una fo

Grateful Dead: un colossale omaggio alla loro musica

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Una delle band più fantasmagoriche ed elusive del Novecento americano riceve un poderoso omaggio su cd  di Riccardo Bertoncelli  Si intitola come un horror di culto degli anni Ottanta, Il giorno degli zombi di George A. Romero, ma non ha niente di splatter e vuole raccontare ben altro. È una raccolta di cinque cd che i due fratelli dei National, Aaron e Bryce Dessner, hanno realizzato per onorare uno dei loro gruppi preferiti, i Grateful Dead, una delle band più fantasmagoriche ed elusive del Novecento americano (starò attento a non usare il termine «rock», più passano gli anni più suona davvero riduttivo). L’omaggio ha una forma adatta all’opera e ai modi di Jerry Garcia e soci, generosi dispensatori di musica in spettacoli di ore e ore (più di quattro, una celebre volta a Bickershaw): sono cinquantanove brani, cinque ore e mezza di musica, per quello che alla fine pare un monumento, un mausoleo, una piramide come quella di Giza, ai piedi della quale Garcia e compagni sparsero good vi

William Fitzsimmons - Lions (2014)

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di Silvano Bottaro William Fitzsimmons è un musicista abbastanza atipico, lo si vede dal fisico, lo si sente dalle sue canzoni. Dalle increspature delle dita sulle corde della chitarra al tremolio dolce della sua voce. Paesaggi fatti di luce e ombre che attraversano la nebbia, dando un senso di tranquillità, fino alla commozione. Gioie, segreti, verità, profondi dettagli, sussurrati. Lions è merce rara come raro e William Fitzsimmons, cantautore e musicista dall'aspetto devozionale, monastico, in viaggio alla ricerca di dare un senso alla condizione umana. Parla del senso di gratitudine per essere in grado di fare musica e allo stesso tempo vive un senso di inquietudine e di conflitto. Ecco infatti cosa afferma: " Più a lungo ho avuto la meravigliosa opportunità di scrivere e creare cose, e successivamente di condividerle con gli altri, più seriamente e preziosamente prendo atto di questo sforzo e responsabilità. E' qualcosa che guardo con la massima gratitudine

Folk Show: Episode 48

Nick Drake - Pink Moon (1972)

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Si dice che Chris Blackwell, il geniale produttore musicale e fondatore della casa discografica Island, abbia detto ai suoi collaboratori “qualsiasi cosa vi proponga registratela”. Nick Drake nel 1971 aveva già pubblicato due stupendi dischi per l’etichetta, l’esordio Five Leaves Left (1969), che fece scoprire il suo agrodolce spirito intriso di spleen e il meraviglioso, iconico, Bryter Layter (1970) un gioiello musicale in cui suonano con il nostro John Cale (da ascoltare la favolosa Norther Sky), la sezione ritmica dei Fairport Convention (Dave Pegg e Dave Mattacks), gli archi di Robert Kirby, il tutto diretto e organizzato da Joe Boyd. Sebbene acclamati dalla critica, dai musicisti e dagli addetti ai lavori, i due dischi vendono pochissimo: forse dipende dalla naturale ritrosia di Drake a suonare in pubblico (pochissimi i suoi concerti dal vivo e tutti finiti con una sorta di fuga dal palco), la sua “incapacità” a fare pubblicità (una sola intervista rilasciata in assoluto) ma, p

Public Image LTD

John Lyndon, alias Johnny Rotten (1956) termina burrascosamente l'esperienza dei Sex Pistol e si mette al lavoro per formare una nuova band. Nell'aprile del 1978 nascono i PIL con Keith Levine, ex Clash e Flowers Of Romance, Jah Wobble e Jim Walker. Il primo passo su vinile avviene con il singolo Public Image / The Cowboy Song. Discografia e Wikipedia

Jam spaziale | L’onda psichedelica degli Amon Düül II, contro i fantasmi della vecchia Germania

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“Yeti” è un doppio album, il secondo (dopo “Phallus Dei”, titolo divino) degli Amon Düül II. È un album devastante, a partire dalla copertina, il volto del loro ex-percussionista Wolfgang Krischke (morto di ipotermia dopo essere svenuto in un bosco sotto l’effetto dell’LSD, venendo poi dilaniato dagli animali) raffigurato in una allegoria: la Grande Mietitrice in una nuvola di psichedelìa rosso fuoco. È un album che nel 1970 mette sulla mappa una band, un movimento, una Nazione che è del tutto estranea all’asse anglo-americano dove si producono suoni. Questo, certifica ufficialmente la nascita di quello che verrà chiamato (dai giornalisti musicali inglesi, col solito snobismo, ricordate anche ‘spaghetti-rock’ per definire PFM e Banco? che schifo) il Krautrock. Dove i crauti stanno a indicare che si parla di quella Germania distrutta da una guerra da pazzi, dove – a parte un pop banale e inoffensivo chiamato Schlager – la musica che circola è quella dei vincitori. Krautrock – che per tu

James Taylor, cantautore colto e creativo

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 di Gianni Lucini  Il 12 marzo 1948 nasce a Boston James Taylor. Figlio di un decano della Medical School dell’Università del North Carolina di antiche origini scozzesi, come i fratelli Alex, Livingstone, e Hugh e la sorella Kate impara ad amare la musica dalla madre, soprano al New England Conservatory of Music. Scritturato dai Beatles A soli quindici anni, con il suo amico Danny “Kootch” Kortchmar, vince un concorso per dilettanti accompagnandosi con la chitarra e, dopo un periodo passato alla Milton Academy di Boston, si unisce con il fratello Alex ai Faboulous Corsairs. Più tardi, in preda a una grave depressione, complicata dall’incontro con l’eroina, decide di farsi ricoverare per nove mesi nel McLean Hospital di Belmont nel Massachusetts. Dopo essere stato dimesso se ne va a New York dove ritrova sia l’eroina che il suo vecchio amico Danny Kootch, col quale si unisce ai Flyng Machine. Trasferitosi a Londra nel 1968 riesce addirittura a farsi scritturare dalla Apple, l’etichetta

Prince - Dirty Mind (1980)

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Non si dovrebbe ragionare così, ma da quando esistono i talent musicali (formula già di per sé oggetto di mie speculazioni sulla combinazione dei due termini) ho sempre pensato a come sarebbero stati accolti alcuni grandi della musica. Una delle suggestioni più grandi riguarda proprio il protagonista della storia di oggi: uno che scrive la sua prima canzone a 10 anni, fonda il suo primo gruppo a 13 e che a 18 sa suonare tutti gli strumenti principali per registrate dei demo che la Warner Bros, venuta in possesso dei nastri, decide di non farsi sfuggire. Prince sceglie il suo nome d’arte in omaggio al padre, che era leader di un trio jazz, il Prince Rogers Trio, a Minneapolis, sua città natale. La Warner Bros pubblica For You nel 1978, quando Prince ha solo vent'anni, e già è possibile scovare tra le tracce quello che sarà il suo marchio di fabbrica e la conseguente rivoluzione che la sua musica apporta al grande fume della musica popolare del ‘900: un mix irresistibile e a tratt

The Who celebrati con un monumentale cofanetto di cd

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Un monumentale box ricorda la banda Townshend agli inizi della sua avventura, quando gli Who erano giovani e speravano di non diventare mai vecchi  di Riccardo Bertoncelli  Gli Who sono ancora in giro, anche se metà del gruppo originale è da tempo nel regno degli spiriti e Pete Townshend negli ultimi vent’anni avrà scritto sì e no tre canzoni memorabili. I Who sono ancora in giro perché hanno radici di quercia, perché le canzoni composte e sfogate nei Sessanta e Settanta fanno ancora rumore e le storie che vi sono annodate sanno sempre affascinare. Così in questi mesi si è celebrato il cinquantunesimo (gli anniversari sballati sono ormai una regola in discografia) del primo controverso lp, che catturò la band nel momento del suo incazzoso sboccio, con tutto il corredo di forza, ingenuità, velleità, determinazione, ormoni in circolo. L’album era già stato rievocato nel 2002 con una deluxe edition in due cd, che in confronto a questa nuova edizione fa la figura del tascabile allegato a u

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