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Visualizzazione dei post con l'etichetta Brad Mehldau

Brad Mehldau Trio - Brad Mehldau Trio Live (2008)

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Rispetto a tutta una serie di musicisti che credevano (e ancora credono) che il jazz sia solo il bop che si suonava nel 1956, Mehldau, insieme a altri grandi moderni come Joshua Redman, Kurt Rosenwinkel o Mark Turner (i primi tre che mi vengono alla mente), ha creduto nelle nuove prospettive del jazz, modernizzando il genere attingendo nello stesso tempo alle sterminate miniere di idee dei giganti del passato. Di formazione pianistica classica, durante gli studi alla The New School di New York ha tra i suoi maestri il grande batterista Jimmy Cobb. Che intuendo le doti di questo ragazzo, lo fa innamorare del jazz. Mehldau inizia così a contaminare il jazz dalle sue basi classiche, con caratteristiche che renderanno il suo stile unico e imitatissimo: l’uso delle due mani per suonare due melodie diverse, i tempi spesso dispari, rari nel jazz, e soprattutto una delicatezza, un’espressività di tocco e di classe che per molti lo fa successore di un altro immenso gigante del jazz, Bill Evans....

Charlie Haden & Brad Mehldau – Long Ago & Far Away (2018)

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di Luca Casarotti Il 5 novembre 2007, il pianista Brad Mehldau e il contrabbassista Charlie Haden si esibiscono per la prima volta in duo alla Christuskirche di Mannheim, in Germania, in occasione dell'Enjoy Jazz Festival. A undici anni di distanza, la storica etichetta discografica Impulse! pubblica ora la registrazione di quel concerto, con il titolo Long Ago and Far Away. Dopo Alone Together (Blue Note 1997), An Other Shade of Blue (Blue Note 1999) e Live at Birdland (ECM 2011), questo è dunque il quarto disco che documenta la collaborazione dal vivo dei due musicisti. Ma è il primo a uscire dopo la morte di Charlie Haden, scomparso l'11 luglio 2014. Ed è pure il primo in cui Haden e Mehldau non sono affiancati da Lee Konitz, presenza costante negli altri tre: solo nel Live at Birdland la formazione si allargava invece al quartetto, con l'aggiunta di Paul Motian alla batteria. Quindi il ruolo dello strumento di canto è tutto nelle mani di Mehldau. Questo comporta...

Chris Thile & Brad Mehldau – Chris Thile & Brad Mehldau (2017)

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di Giacomo Baroni La strana coppia. Lui, singer-songwriter dal mandolino incendiario e dalla voce carezzevole, frontman e fondatore di una delle band più interessanti del bluegrass, i Punch Brothers; l'altro, pianista jazz e compositore che come pochi ha saputo spaziare tra le più disparate influenze, riuscendo ogni volta a piegarle al suo stile. Entrambi sempre avidi di nuove collaborazioni, da potersi spingere oltre le etichette. Tentare di definire Chris Thile & Brad Mehldau come un semplice incontro di generi sarebbe davvero riduttivo. La traccia iniziale dell’album, The Old Shade Tree, è un brano scritto a quattro mani, ottimo biglietto da visita per il duo. Si apre sugli arpeggi morbidi di Mehldau, accompagnati ritmicamente dal mandolino, per poi lasciare spazio alla voce di Thile, che muta continuamente d’espressività spinta e modellata dagli accordi ostinati del piano. Ci sono altri quattro brani originali: Tallahassee Junction, pezzo con un sali-scendi di stampo...

E T I C H E T T E

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