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Sly & The Family Stone - Stand! (1969)

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San Francisco è stata anche la città dell’inclusione razziale: sin dagli anni ‘50 il crescente fervore culturale, la presenza di grandi università pubbliche, tra cui le due Università di San Francisco e, appena fuori città, quella di Berkeley che fu teatro delle spinte culturali giovanili di tutto il paese il decennio successivo, tutta la baia era la zona più eccitante della parte occidentale degli Stati Uniti. Così la pensò anche la famiglia di Sylvester Steward, che nei primi anni ‘50 si trasferisce lì. Sylvester studia teoria, composizione e tromba al Vallejo Junior College, e come esame finale compone un pezzo, Long Time Away, che a sedici anni lo fa conoscere al pubblico locale. Con il fratello Freddie, forma il primo gruppo, gli Steward Brothers, e amplia i suoi esperimenti musicali a San Francisco facendo il Dj per un’emittente specializzata nella musica soul, la KSOL. Intorno alla metà degli anni ‘60 entra come produttore nella Autumn Records fondata da uno dei grandi personag...

Sly & the Family Stone: l’eclettica fantasia della musica nera

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 di Luca Divelti Quando sul finire degli anni sessanta la musica soul sembrava essere giunta a una fase di stallo e di perdita di creatività, apparve quasi dal nulla qualcosa di profondamente strano, che rase al suolo ogni preconcetto musicale esistente fino a quel momento. Se non era abbastanza essere incapaci di stabilire a quale genere appartenesse quella musica piombata nelle radio, che mescolava senza ritegno soul, funk, jazz, rock e psichedelia, scoprirne poi gli esecutori in una band multirazziale lasciava addirittura tramortiti. Sly and the Family Stone rispondeva al nome di quell’oggetto non identificato, che prese possesso della musica nera alla fine di quel decennio così difficile e pieno di aspettative sociali spesso tradite e la portò a un’ulteriore evoluzione. Sylvester Stewart era un dj di San Francisco che conosceva la musica e la sua storia e non ignorava quante volte l’industria avesse sfruttato le idee degli artisti di colore a favore dei colleghi più pallidi. Da...

Sly & The Family Stone - There's A Riot Going' on (1971)

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Sulle colline alle spalle di Los Angeles, nella casa in stile gotico che appartenne a John e Michelle Phillips dei Mamas & Papas, Sylvester Stewart - che si fa chiamare Sly Stone da quando guida da sovrano assoluto la Famiglia Stone - registra il nuovo album in un attico a cui si accede da una scala segreta, nascosta dietro una libreria. Registra, registra, registra. Poi cancella, sovrappone le nuove tracce alle vecchie, ricicla i nastri, tanto che, quando l'album finalmente uscirà, in ritardo di un anno intero sulle promesse che lui stesso ha fatto alla casa discografica, molti pensano che proprio i nastri usurati e riutilizzati piú volte siano la spiegazione per quei suoni smorzati, quasi soffocati, incredibili per la band piú esplosiva e trascinante del panorama contemporaneo. Altri, piú banalmente, diranno che sono le droghe, che Sly peraltro consuma in dosi notevoli, soprattutto la cocaina. Altri, invece, daranno la colpa agli anni Settanta, che sono arrivati da poco e ...

Sly Stone, Blues & Soul, 1974

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Le 101 copertine di musica più importanti di sempre

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