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Francesco De Gregori - Rimmel (1975)

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di Silvano Bottaro Alla metà degli anni settanta, la nuova canzone italiana, e non solo quella, stava cercando un’identità appropriata alle nuove forme di espressione della realtà. Francesco De Gregori con Rimmel disse la sua, in maniera splendida, in un disco che rimane ancora oggi avvincente. Fu il risultato di uno “stato di grazia”, di un momento di irripetibile ispirazione creativa e soprattutto un attestato di amore nei confronti delle possibilità offerte dallo “strumento canzone”. La cosa che più colpisce è la ricchezza delle idee, ogni canzone di quel disco è un capitolo a sé. Pablo, uno slogan politico con una bella estensione vocale, Buonanotte fiorellino, classico ermetismo “De Gregoriano”, Rimmel, relazione amorosa in forma letteraria, Piano bar, svagata e pungente (la leggenda vuole dedicata a A. Venditti), Quattro cani, brano di lunare solitudine, Piccola mela, classico “italianfolk”, Pezzi di vetro, se fosse un film sarebbe “il mistero fuggente”. Molte di queste ca...

Francesco De Gregori - Titanic (1982)

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Francesco De Gregori era stato lontano dagli studi di registrazione per tre anni: il 1979 era stato l'anno straordinario di Banana Republic con Lucio Dalla e di Viva L'Italia, disco fondamentale e che contiene una storia particolare. Fu infatti il tentativo della RCA, la sua casa discografica, di promuovere l'artista a livello internazionale. Fu ingaggiato Andrew Loog Oldham, leggendario scopritore e primo produttore dei Rolling Stones, che portò con sé una schiera di tecnici e turnisti britannici, e lo stesso De Gregori registrò delle versioni in inglese di alcune delle sue canzoni più note (Piccola Mela, Rimmel,  Generale, una versione di Buffalo Bill con Lucio Dalla) con i testi tradotti da Susan Duncan Smith e Marva Jan Marrow, poetessa statunitense che rimase in Italia per un decennio, collaborando con numerosi artisti (Ivan Graziani adatta un suo brano, Sometimes Man, per Patti Pravo, che diviene una dedica per lei, intitolata Marva).  Decide quindi di concentrarsi su...

De Gregori canta Bob Dylan. Un lavoro riuscito

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Né omaggio né tributo ma semplice traduzione (in realtà non così semplice). Con questo album Il Principe "fa sue" alcune canzoni del maestro. Le scelte non sono per niente scontate. E l'operazione non delude, anzi... di Riccardo Bertoncelli  Innamorato di Bob Dylan fin da quand’era ragazzo, Francesco De Gregori non aveva mai pensato di dedicarsi specificamente al maestro, con un album di sue canzoni tradotte. Lo fa adesso, in un momento felice della carriera, e la sorpresa di chi ascolta è anche la sua, del protagonista: non era in programma, è venuto quasi per caso, per la voglia di non rimanere con le mani in mano dopo un lungo tour che a quel punto poteva bastare. Né omaggio né tributo ma semplice traduzione (in realtà non così semplice). Amore e furto è un diorama dylaniano largo cinquant’anni, dalle spine elettriche di Subterranean Homesick Blues alle voluttuose ombre di Not Dark Yet, dal gospel di Gotta Serve Somebody ai buffoneschi enigmi di Tweedle Dee and Tweedle...

Fu un periodo magico

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Con Fabrizio De André, ci siamo conosciuti al Folkstudio dove lo portò una sera mio fratello Luigi e ci trovammo subito simpatici. Tanto che, qualche tempo dopo, mi invitò da lui in Sardegna, a Portobello di Gallura, per provare a fare delle cose insieme: «Belìn, lui diceva sempre belìn, perché non vieni da me? Devo scrivere e non c’ho idee!». «Vengo di corsa». Non c'era nessuno. Era inverno. Faceva un freddo della Madonna. Mi invitò, secondo me, perché era curioso: gli piaceva vedere come scrivevano gli altri. E, poi, stranamente, era anche un po’ insicuro. Di me, gli interessava il versante angloamericano che lui non conosceva bene, perché si era formato sugli chansonnier francesi. Rimasi quasi un mese a casa sua. Facemmo molte canzoni come "La cattiva strada", "Oceano", "Dolce luna", "Canzone per l’estate", "Amico fragile", scritta solo da lui, e "Le storie di ieri" che avevo scritto io e di cui lui si era innamorato. E...

Francesco De Gregori - De Gregori (1978)

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Nel 1976 ad uno dei più grandi cantautori del mondo (e non esagero) capitano due cose: con un disco, magnifico, Buffalo Bill, incanta ancora centinaia di migliaia di persone con i suoi ritratti di personaggi, più o meno grandi, e almeno due canzoni capolavoro come Atlantide e Festival; la seconda, poteva far finire la carriera musicale di Francesco De Gregori. MIlano, 1976. Al Palalido c’è un suo concerto in programma. L’atmosfera è tesissima perchè qualche settimana prima un gruppo di contestatori interruppe un concerto di Lou Reed, per i prezzi troppo alti dei biglietti. Gli organizzatori scelsero di far scorrere il concerto con le luci accese e fecero entrare anche molti senza biglietto. Ma non bastò. Un gruppo di giovani della sinistra extra parlamentare (su questo ci sono state mille rivendicazioni, ma non è tanto importante dire a quale sigla appartenessero o si dichiarassero appartenenti) ferma il concerto una prima volta. De Gregori li lascia parlare, poi riprende. Viene def...

Niente Da Capire - Francesco de Gregori

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Le stelle sono tante, milioni di milioni, la luce dei lampioni si confonde con la strada lucida. Seduto o non seduto, faccio sempre la mia parte, con l'anima in riserva e il cuore che non parte. Però Giovanna io me la ricordo ma è un ricordo che vale dieci lire. E non c'è niente da capire. Mia moglie ha molti uomini, ognuno è una scommessa perduta ogni mattina nello specchio del caffè. Io amo le sue rughe ma lei non lo capisce, ha un cuore da fornaio e forse mi tradisce, però Giovanna è stata la migliore, faceva dei giochetti da impazzire. E non c'è niente da capire. Se tu fossi di ghiaccio ed io fossi di neve, che freddo amore mio, pensaci bene a far l'amore. È giusto quel che dici ma i tuoi calci fanno male, io non ti invidio niente, non ho niente di speciale. Ma se i tuoi occhi fossero ciliege io non ci troverei niente da dire. E non c'è niente da capire. È troppo tempo amore che noi giochiamo a scacchi, mi dicono che...

Francesco De Gregori - Amore nel pomeriggio (2001)

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E T I C H E T T E

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