José González - Vestiges & Claws (2015)
di Enrico Stradi La densità mediatica dei nostri anni, durante i quali qualsiasi cosa deve uscire dall’ordinario per ottenere spazio attentivo, visibilità e approvazione, sta mostrando già da tempo i suoi lati negativi: dal mio punto di vista personale, in cima alle nefaste conseguenze della bulimia musicale, c’è che non badiamo più a tutti quei dischi che rifiutano già a priori il meccanismo dell’esaltazione e della gara a chi ci appiccica sopra il numero più alto di punti esclamativi. Dischi che in maniera più sintetica potremmo definire come “normali”, se l’aggettivo, per i motivi scritti sopra, non avesse un’accezione ormai irrimediabilmente negativa. L’ultimo disco di José González è uno di quei dischi. Il che d’altronde non è nemmeno una novità: già le cover degli esordi (Joy Division, The Knife, Massive Attack tra le meglio riuscite), il primo disco solista “Our Nature” e i successivi due album con i Junip (“Fields” del 2010 e “Junip” del 2013) erano prodotti di indisc...