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Visualizzazione dei post con l'etichetta 1969

Pink Floyd - Ummagumma (1969)

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 Quando la Emi, che li aveva sotto contratto, decise che sarebbe stato pubblicato come uno dei dischi di punta della neonata etichetta Harvest, quella che era una delle band più promettenti del panorama rock britannico sapeva bene che era necessario un album “serio”, cioè una musica che si slegava dalla fruizione dei locali, dove si andava a ballare, ma che invece era diretta ad un nuovo pubblico, in espansione, che sentiva tutto rapito a gambe incrociate sulla pista da ballo, immerso nella musica. Quella band erano i Pink Floyd, che iniziarono a pensare al loro quarto disco negli studi di Abbey Road. Lo chiamarono Ummagumma, che nel gergo di uno dei groupie del gruppo, Ian "Imo" Moore, voleva dire “fare sesso”. Stavolta fu proposto un metodo nuovo per la sua ideazione. Ognuno dei componenti infatti lavorò autonomamente ad un proprio brano, nel tempo stabilito di 15 minuti ciascuno. Liberi anche dalle pressioni della casa discografica per l’uscita di un singolo, i musicisti f...

The Deviants - The Deviants #3 (1969)

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 La storia di musica odierna parte da una cosa che, lo raccontai già per Trout Mask Replica di Captain Beefheart, mi è capitata spesso all’inizio della mia passione musicale: fidarmi delle recensioni delle enciclopedie del rock. In verità a distanza di anni, le delusioni si contano sulle dita di due mani, ma sono così cocenti che il pensiero mi scuote ancora un pochino. I Deviants sono stati un gruppo di pochissimo successo a fine anni ’60 in Gran Bretagna, ma sono probabilmente uno dei più idolatrati dalla critica. Nascono nel 1966, quando Mick Farren decide di fare protesta con la musica: quelle formazioni che facevano concerti a nome The Social Deviants in posti importanti come il club UFO in Tottenham Court o all’Alexandra Palace Love-In Festival cambiavano di continuo (tra l’altro, per mia curiosità, nemmeno Wikipedia mi sa dire il cognome del primo batterista ufficiale, dal nome Benny, ma dal cognome sconosciuto). Farren è un tipo interessante, e con caparbietà mette in music...

AA. VV. - Picnic-A Breath Of Fresh Air (1969)

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La EMI fonda nel 1969 una sussidiaria, la Harvest, sulla scia di altre case discografiche, per intercettare le nuove sonorità, in un periodo, la fine degli anni '60, straordinariamente fertile dal punto di vista creativo. Per questo motivo pensa ad una compilation vetrina di alcuni artisti sotto contratto con la casa madre, affiancati da giovani promesse. Ne esce così un mix musicale intrigante e qualitativamente notevole del panorama musicale britannico. Tra l'altro il disco, un doppio, fu concepito e prodotto per costare pochissimo, per essere venduto nei negozi a 1,5 sterline. Ha delle particolarità: in primis la copertina, opera dei mitici creativi della Hipgnosis, che come tutte quelle agostane della rubrica presenta una spiaggia, in questo caso della Normandia. Un gruppo di uomini ha una maschera antigas. L'interno è ancora più suggestivo, in bianco e nero, dove gli uomini camminano sulla battigia e nel cielo si notano le copertine dei dischi da cui i brani sono presi...

AA.VV. - Easy Rider (O.s.t.) (1969)

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Le storie di musica di Maggio le ho scelte pescando da un oceano immenso: le colonne sonore. Sono comparse già in passato in questa rubrica, ma non in senso organico. Nemmeno stavolta sarà possibile essere esaustivi, occorrerebbero centinaia di domeniche, ma ne ho scelte 4, particolari, dove il rapporto con la canzone rock è decisivo, anche e soprattutto come genesi dell’intero accompagnamento musicale al film. Easy Rider era uno slang un po’ sboccato per definire un playboy, ma dopo che Dennis Hopper decise di usarlo per il titolo del suo primo film, è divenuto sinonimo di motociclista, che vive la vita in libertà da antieroe. Hopper insieme a Peter Fonda firma la sceneggiatura di uno dei più grandi film degli anni ‘60, manifesto della stagione hippie americana, e nel 1969 esce nelle sale Easy Rider (che in italiano ha un sottotitolo Libertà E Paura): Wyatt e Bill, dopo avere trasportato un carico di cocaina dal Messico agli Stati Uniti, investono parte del guadagno in due motociclett...

Terry Riley - Rainbow In Curved Air (1969)

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di Silvano Bottaro La musica di Terry Riley sfugge a una precisa classificazione, tra i vari termini che gli sono stati coniati quello forse più appropriato è di "musica minimalista". Il primo disco di Riley è "In C" composizione destinata a fare scuola. In C (titolo derivato dalla persistente pulsazione in Do del pianoforte che ne guida lo svolgimento) è del 1964. Questa suite che lo ha fatto conoscere in tutto il mondo è certamente il suo lavoro meno accessibile. Gli strumenti partono uno dopo l'altro fino ad accavallarsi, seguendo ognuno singolarmente uno schema assai semplice, in modo che i musicisti possano suonando esprimere e trasmettere dei sentimenti, delle emozioni primordiali. Cinque anni dopo nel '69 esce questo "A Rainbow In A Curved Air", in Italia esce nel '74, ben cinque anni dopo la sua pubblicazione. L'opera che molti considerano il suo capolavoro, e anche il disco che maggiormente ha influenzato altri musicisti...

Led Zeppelin - Led Zeppelin (1969)

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Come iniziare un nuovo anno di storie musicali? Si inizia con la scelta di 4 dischi che portano lo stesso nome dei loro autori, 4 band molto differenti tra loro, alcune famosissime, altre molto di meno (la scoperta di grandi dischi da artisti sconosciuti vorrei fosse una sorta di cardine di tutte le scelte del 2024). La Storia di Musica della prima domenica di gennaio 2024 parte con un modo di dire inglese: Go over like a lead ballon, che significa “è fallito del tutto” perché un lead ballon è un palloncino di piombo che ovviamente non può volare. Leggenda vuole che fu questo detto ad ispirare Keith Moon e John Entwistle, che suggerirono a Jimmy Page il nome per quella che diventerà una delle più formidabili formazioni di sempre: i Led Zeppelin. La storia è piuttosto nota: Page entra nel 1966 negli Yardbirds (già di Eric Clapton) come seconda chitarra di Jeff Beck. La band era già allo sfascio, e Page aveva intenzione di formare una nuova band con Moon ed Entewinstle. I tre con Jeff Be...

Frank Zappa - Hot Rats (1969)

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Nella classifica di chi, facendo musica rock, ha sempre cercato una dimensione tecnica e strumentale da musicista “classico” (mi si perdonino le virgolette) al primo posto non può esserci che lui. Frank Zappa è stato uno dei personaggi più bizzarri e creativi della musica rock. Figlio di Francis, perito industriale originario di Partinico (Palermo), nasce a Baltimore. Per problemi respiratori suoi, la famiglia si trasferisce prima in Florida e poi a Los Angeles. Agli inizi degli anni 60′, bazzica studi di registrazione, con l’idea di fare musica orchestrale. Quello che però riesce ad ottenere sono solo jingle pubblicitari (determinanti comunque nello sviluppo della sua musica), qualche canzoncina da poche copie e due composizioni per gli Animals (il disco di riferimento è Animalism). Non si sa come, verso la fine del 1965 viene ingaggiato dalla Verve, la leggendaria etichetta del Jazz, e Zappa, che aveva fondato nel giorno della festa della mamma il suo gruppo, The Mothers Of Invention...

The Shaggs - Philosophy Of The World (1969)

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Kevin Costner è il protagonista di un bellissimo film del 1989, L’Uomo Dei Sogni, in cui il protagonista, un agricoltore dell’Iowa, sente una voce nei campi di mais che gli chiede di costruire un campo da baseball. Da qui parte una storia magica che è una sorta di viaggio spirituale e di redenzione per tutti coloro che ne faranno parte (il film è bellissimo e vale la pena di essere visto o rivisto). Una cosa simile successe a Austin Wiggin, di Fremont, New Hampshire. Anni prima, durante una fiera di magia, la madre gli lesse la mano e gli predisse tre cose: lo sposalizio di una donna bionda, tre figlie dopo che lei fosse morta, e che le sue figlie avrebbero formato una band di successo. Scatta qui una scintilla in Austin, perchè in pochi anni le prime due cose si avverano, e come un predestinato dal Fato decide che le sue tre figlie, Dorothy "Dot", Betty e Helen diventino una band. Compra gli strumenti, paga qualche lezione di musica, e sicuro che il destino si compia le fa s...

It’s A Beautiful Day - It’s A Beautiful Day (1969)

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Il mese scorso il viaggio musicale ha riguardato le fantastiche traiettorie della musica kosmik tedesca tra fine anni ‘60 e inizio anni ‘70. Per Ottobre, mi è venuto in mente di fare un viaggio simile che riguarda gli stessi anni, ma spostandoci di migliaia di km, sulla costa occidentale degli Stati Uniti, precisamente sulla Bay Area di San Francisco. La città fu teatro di un’esplosione musicale francamente senza precedenti, che in una manciata di anni regalerà alla musica rock meraviglie stupefacenti. Rispetto all'avventura tedesca, qui la dimensione generale è decisamente maggiore, anche perchè San Francisco fu il centro nevralgico della controcultura americana degli anni ‘60, e fu così vasta che è possibile addirittura dividere i gruppi per zone della città (San Francisco Peninsula/North Bay, East Bay, South Bay). Alcuni nomi per la musica sono leggendari: Janis Joplin, Jimi Hendrix (che sebbene fosse di Seattle crebbe a Berkeley e suonò moltissimo in quei posti, che divennero l...

Grateful Dead - Live\Dead (1969)

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L’apice della musica di San Francisco si ha con un ossimoro, perlomeno linguistico. Avviene nel momento massimo di popolarità, nei teatri simbolo, con la band che incarna quasi tutti le caratteristiche di questo periodo. Nel 1969 i Grateful Dead sono ospiti per alcuni concerti al Fillmore West e all’Avalon Ballroom, tra il gennaio e il marzo del 1969. Chiedono al loro mecenate e tecnico del suono, Owsley "Bear" Stanley (il quale molto prima di famose serie tv era anche un chimico clandestino, produttore di LSD, nominato Acid King dai media) di registrare con il meglio che si potesse avere, in termini di tecniche musicali, delle esibizioni live: Bear con l’aiuto di un altro ingegnere del suono, Ron Wickersham, perfezionerà le tecniche di registrazione con un nuovo tipo di microfono, e nuovi tipi di preamplificatori, tanto che Bear e Wickersham fondarono una società, la Alembic, che diventerà regina di questi componenti e in seguito meravigliosa liuteria per chitarre raffinatis...

Sly & The Family Stone - Stand! (1969)

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San Francisco è stata anche la città dell’inclusione razziale: sin dagli anni ‘50 il crescente fervore culturale, la presenza di grandi università pubbliche, tra cui le due Università di San Francisco e, appena fuori città, quella di Berkeley che fu teatro delle spinte culturali giovanili di tutto il paese il decennio successivo, tutta la baia era la zona più eccitante della parte occidentale degli Stati Uniti. Così la pensò anche la famiglia di Sylvester Steward, che nei primi anni ‘50 si trasferisce lì. Sylvester studia teoria, composizione e tromba al Vallejo Junior College, e come esame finale compone un pezzo, Long Time Away, che a sedici anni lo fa conoscere al pubblico locale. Con il fratello Freddie, forma il primo gruppo, gli Steward Brothers, e amplia i suoi esperimenti musicali a San Francisco facendo il Dj per un’emittente specializzata nella musica soul, la KSOL. Intorno alla metà degli anni ‘60 entra come produttore nella Autumn Records fondata da uno dei grandi personag...

Laura Nyro - New York Tendaberry (1969)

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La storia di oggi vede protagonista una delle più creative e geniali cantautrici della storia della musica americana, colpevolmente dimenticata, sebbene la sua influenza sia stata centrale nell’evoluzione del cantautorato femminile e non solo dagli anni ‘70 in poi. Laura Nigro è figlia di Lou, trombettista jazz, e di Gilda, che fa la contabile. Frequenta la High School of Music and Art di Manhattan e a 17 anni, con un fiuto per gli affari che manterrà per tutta la vita, incide la prima canzone con il suo nome d’arte, Laura Nyro: And When I Die viene venduta nel 1964 a Peter, Paul And Mary, uno dei grandi gruppi vocali dell’epoca, per 5000 dollari. Sin da subito mostra quello che diventerà  il suo punto forte: condensare in brani la storia della musica americana (il doo woop, i gruppi vocali, il Brill Building, Broadway, la rivoluzione soul e funky, il ragtime) il tutto con una euforica e gioiosa vocalità, spettacolare nella sua estensione di ben 3 ottave. A 19 anni pubblica il prim...

Miles Davis - In A Silent Way (1969)

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Ogni volta che vedo una sua foto, oltre notare il suo fascino magnetico, mi hanno sempre meravigliato due cose: il suo sguardo fiero, carismatico, da leader, a sfidare chiunque, e la curiosità dei suoi occhi scurissimi. Miles Davis è stato una divinità della musica, c’è poco da fare. Inizio l’anno delle storie musicali con uno dei suoi dischi più belli e famosi, che è stato uno dei più grandi tentativi di contaminazione tra musica jazz e musica rock, gravosità che solo un gigante come lui poteva sopportare. Nell'approssimarsi del decimo anniversario di quella che è una delle pietre di paragone della musica del ‘900, sto parlando di Kind Of Blue (1959), Davis con il suo secondo quintetto “classico” verso le fine degli anni ‘60, molto incuriosito dalla nuova e fragorosa stagione del rock, accetta di aprirsi sia agli strumenti elettrici (prima eresia per i puristi) e poi a strutture e ritmi rock (seconda eresia) che di fatto aprono la strada al jazz fusion. Il percorso di Davis è g...

Tre giorni di pace e musica

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Tre giorni che hanno fatto la storia. Si celebra il 15 agosto l'anniversario del più grande evento di libertà, umanità e lotta pacifica: il Festival di Woodstock. Più che un concerto un pellegrinaggio, una fiera di arte e musica, una comunità, un modo di vivere che ha cambiato per sempre il concetto di libertà. Sul palco, a Bethel (una piccola città rurale nello stato di New York) si sono alternati per tre giornate alcuni tra i più grandi musicisti della storia. Musicisti che provenivano da influenze, scuole musicali e storie differenti ma che avevano in comune ciò che più contava in quei favolosi anni ’60: la controcultura. Si passava dal rock psichedelico di Jimi Hendrix (che, pur di essere l’ultimo a esibirsi, salì sul palco alle 9 di lunedì mattina per un concerto di due ore, culminato nella provocatoria versione distorta dell’inno nazionale statunitense) e dei Grateful Dead ai suoni latini dei Santana (che regalarono un memorabile set, impreziosito dallo storico assolo di batt...

King Crimson - In The Court Of The Crimson King (1969)

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di Silvano Bottaro Probabilmente il solo album "progressive" in grado di entusiasmare anche i detrattori più feroci del genere, e capitolo di spicco di una discografia mediamente buona, In The Court Of The Crimson King segna l'esordio dei King Crimson, creatura del geniale chitarrista inglese Robert Fripp. Con lui, in questa prima di molte incarnazioni, Ian McDonald ai sassofoni e alle tastiere, Michael Giles alla batteria e il paroliere Peter Sinfield, oltre a Greg Lake (basso e voce), che di lì a poco si unirà in trio con Keith Emerson e Carl Palmer. Non sono proprio dei debuttanti, questi musicisti facenti parte dei King Crimson che, partendo alla grande, entrano in studio e superata una falsa partenza (cambiano produttore) in soli otto giorni registrano un album che trasporta tutti - ascoltatori e musicisti - in una dimensione nuova, forse quella del nuovo decennio in arrivo. Cinque le tracce, tutte a loro modo capolavori: a partire da 21st Century Schizoid Ma...

Grateful Dead - Live Dead (1969)

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di Silvano Bottaro Live Dead è il primo album dal vivo della band che più di ogni altra ha costruito la propria immagine sui "live". Nella loro discografia i dischi dal vivo hanno raggiunto quelli in studio e senza dubbio sono destinati ancora a crescere. Live Dead è un live un po' speciale non solo perché è stato registrato con una platea di amici e non con un pubblico pagante ma soprattutto perché è un disco di passaggio, "il" disco di passaggio dagli Acid Tests e dalla San Francisco "sixties" verso il mondo nuovo, verso i settanta, anni più complicati e grigi. Nel '69 i Dead avevano appena abbandonato il quartier generale di Haight Ashbury e si erano spostati a nord, in campagna, alla ricerca della quiete e delle "buone vibrazioni" che nella città della baia, ormai sconsacrata, non poteva più dare. Con loro, anche la musica aveva cambiato domicilio, spostandosi dallo spazio astrale e psichico ai prati e alle colline di casa, da...

Jefferson Airplane - Volunteers (1969)

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di Silvano Bottaro A metà degli anni sessanta, specialmente in California esplodono le feste hippy, la sbornia mistica, l'equazione tra amore e libertà trionfa, la maggior parte dei gruppi West-Coast sono attivissimi ed in prima fila nella contestazione al "sistema" ed alla guerra al Vietnam. I Jefferson, formatosi nel '65, conoscono già il successo, soprattutto grazie a un percorso artistico che partendo dal folk revival acustico li portano alla psichedelia, al rock "acido", alle ballate libertarie e impegnate. La loro "visione" musicale è per lo più una ricerca collettiva che li porta pian piano ad annullarsi come entità fissa per ridefinirsi come collettivo aperto alle collaborazioni. Nel novembre del 1969 esce "Volunteers" il loro l'album più polemico. Gli ospiti del disco sono come sempre importanti: Jerry Garcia, Joey Covington, David Crosby, Nicky Hopkins al pianoforte e Stephen Stills all'organo hammond. Paul Kan...

E T I C H E T T E

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