Pink Floyd - Ummagumma (1969)
Quando la Emi, che li aveva sotto contratto, decise che sarebbe stato pubblicato come uno dei dischi di punta della neonata etichetta Harvest, quella che era una delle band più promettenti del panorama rock britannico sapeva bene che era necessario un album “serio”, cioè una musica che si slegava dalla fruizione dei locali, dove si andava a ballare, ma che invece era diretta ad un nuovo pubblico, in espansione, che sentiva tutto rapito a gambe incrociate sulla pista da ballo, immerso nella musica. Quella band erano i Pink Floyd, che iniziarono a pensare al loro quarto disco negli studi di Abbey Road. Lo chiamarono Ummagumma, che nel gergo di uno dei groupie del gruppo, Ian "Imo" Moore, voleva dire “fare sesso”. Stavolta fu proposto un metodo nuovo per la sua ideazione. Ognuno dei componenti infatti lavorò autonomamente ad un proprio brano, nel tempo stabilito di 15 minuti ciascuno. Liberi anche dalle pressioni della casa discografica per l’uscita di un singolo, i musicisti f...