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Visualizzazione dei post da aprile, 2024

Frank Zappa - Hot Rats (1969)

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Nella classifica di chi, facendo musica rock, ha sempre cercato una dimensione tecnica e strumentale da musicista “classico” (mi si perdonino le virgolette) al primo posto non può esserci che lui. Frank Zappa è stato uno dei personaggi più bizzarri e creativi della musica rock. Figlio di Francis, perito industriale originario di Partinico (Palermo), nasce a Baltimore. Per problemi respiratori suoi, la famiglia si trasferisce prima in Florida e poi a Los Angeles. Agli inizi degli anni 60′, bazzica studi di registrazione, con l’idea di fare musica orchestrale. Quello che però riesce ad ottenere sono solo jingle pubblicitari (determinanti comunque nello sviluppo della sua musica), qualche canzoncina da poche copie e due composizioni per gli Animals (il disco di riferimento è Animalism). Non si sa come, verso la fine del 1965 viene ingaggiato dalla Verve, la leggendaria etichetta del Jazz, e Zappa, che aveva fondato nel giorno della festa della mamma il suo gruppo, The Mothers Of Invention

Bodega - Our Brand Could Be Yr Life (2024)

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di Lorenzo Montefreddo What is the difference between an artist and an advertiser? (“Bodega Bait”) Quanto un artista è spinto da reale urgenza creativa o quanto è solamente un pubblicitario che vuole vendere i suoi prodotti? Nella loro ultima uscita, “Our Brand Could Be Yr Life”, parafrasando il libro sull’underground americano degli anni 90 “Our Band Could Be Your Life”, i Bodega osano porsi questo interrogativo. E lo fanno ricorrendo a un’operazione abbastanza inusuale: scelgono di fare un ritorno al loro passato con il ripescaggio dei brani scritti nel disco pre-esordio, quando avevano ancora come ragione sociale Bodega Bay. In questa sorta di prequel dell’esperienza Bodega, la band di New York rivede, riarrangia tutto il materiale, riscrivendo anche alcune parti per riproporlo in una nuova veste che sfrutta tutte le competenze acquisite in questi anni di attività. Già l’arrembante open track “Dedicated To The Dedicated” è una chiara dichiarazione di intenti, piena di cambi di direz

Caterina Caselli

Caterina Caselli nasce a Sassuolo, in provincia di Modena, nel 1946. Appassionatasi al rhythm'n blues, nel 1964 esordisce come cantante e bassista ne Gli amici, che suonano nelle balere della provincia emiliana e pubblicano il singolo Sciocca. La fama ragguunta in breve tempo a livello locale la porta ad esibirsi allo storico Piper Club di Roma e a firmare subito dopo un contratto con la CGD. Discografia e Wikipedia

Home Sweet Home - Mötley Crüe (1985)

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Dopo chilometri di eccessi, droghe e alcool, dopo aver toccato il cielo con un dito e pensato che il mondo sarebbe stato per sempre nel palmo delle loro mani, qualcosa nella parabola dei Mötley Crüe stava cominciando a rotolare per il verso sbagliato della collina. Stavano perdendo il contatto con la realtà. Quando si trattava di avvicinare una donna, non erano più capaci di corteggiarla in modo tradizionale, si limitavano a dire, come aveva fatto Nikki con Nicole: «Senti, ho dell'eroina, della coca e un po di eccitanti. Ho anche un paio di bottiglie di whiskey. Perché non fai un salto da me?». Il problema era che la ragazza, come tutte del resto, aveva detto sì. Anche se i Mötley Crüe si erano resi conto che tuto stava scivolando loro di mano - il senso della musica, la bellezza dell'amicizia e la potenza di suonare in un gruppo - non sembrano avere voglia di fermarsi e ammetterlo. (M. Cotto - da Rock Therapy)

Pearl Jam - Dark Matter (2024)

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 di Tiziano Toniutti Un album diretto, scritto suonato e registrato a botta calda, ma che va riascoltato più volte per capire che cos'è il rock nel 2024. La "materia oscura", le paure del tempo che viviamo in cui "qualcuno paga per gli errori di altri" come canta Eddie Vedder nel brano che titola l’album, sono il carburante di un album che le accelera e le sbaraglia nella sua scia, fino a trasformarle in speranze. Tra parecchi alti e pochi bassi questo è Dark Matter dei Pearl Jam. Ci sono pezzi che rimarranno, su tutti “Scared of fear", "Wreckage" e la splendida "Setting sun". C'è l'espressività di una band levigata e insieme scorticata da trent'anni di palco, ci sono inevitabili rimandi ai loro stessi di ieri ma altrettanto inevitabilmente, vivendo chi sono loro oggi: "Wreckage" sembra un incontro tra "Daughter" e "7 o'clock", "Won't tell" rimanda a "Infallible" e al

Van Morrison - Beautiful Vision (1982)

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di Silvano Bottaro Dopo una pausa di riflessione, The Man è pronto a ributtarsi nella mischia e, coadiuvato da Pee Wee Ellis, Mark Isham, dal bassista Hayes e da una serie di fedeli musicisti, nasce Beautiful Vision - e la visione è davvero bella! Profumi e sapori d'Irlanda si mischiano a liriche religiose in un'opera strutturata su classiche melodie morrisoniane condotte dal canto personalissimo dell'artista irlandese. L'amore per i fiati, il rhythm and blues e l'apporto dell'orchestra, cornamuse e sintetizzatori, sensibilità e maestria, creano in questo disco delle "visioni sonore" facendone un'opera unica e profonda. Due le novità presenti in questo lavoro, la prima è la presenza Mark Knopfler alla chitarra dove in diversi brani conferma le analogie tra Morrison e Bob Dylan, Knopfker infatti ha partecipato in Slow Train Coming, Shot Of Love e Infidels seguendo l'iter artistico-religioso di Dylan in tutta la sua compiutezza.

Mingus Big Band - Live At Jazz Standard (2010)

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Chi e cosa è stato Charles Mingus? Le domande non sono così tautologiche come possono apparire. Nella storia dei grandi del jazz, porta agli estremi la ribellione culturale, l’esigenza di una riabilitazione personale, i problemi psichiatrici, una vitalità che molto spesso superava ogni eccesso nel cibo, nel sesso, nell’esternazione delle emozioni. Ma sopra ogni cosa Mingus è stato un genio creativo con pochi pari. Il burbero, scontroso, violento passa in secondo piano rispetto al musicista. È quello che successe poco dopo la morte, avvenuta nel gennaio del 1979: molti dei musicisti che avevano collaborato con lui, si strinsero intorno alla figura di Sue Mingus, la sua quarta moglie, e iniziarono a pensare a come omaggiare la sua musica. Tra l’altro, nonostante la debilitante malattia che lo stava progressivamente fermando, Mingus continuò a comporre e dettare musica, tanto che alla sua morte lasciò in eredità almeno 200 idee musicali tra spartiti, linee melodiche, idee sparse qua e là.

Phosphorescent - Revelator (2024)

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di Fabio Cerbone  Non mandava segnali artistici da quasi sei anni Phosphorescent, pseudonimo dietro il quale si cela da due decenni il songwriting di Matthew Houck, musicista originario di Athens, Georgia, che ha diviso la sua ispirazione fra i poli di New York e Nashville, quest’ultima la città che lo ha accolto e dove attualmente Houck risiede e incide nel suo studio personale. D’altronde non si è mai mosso frettolosamente il nostro protagonista, tanto è vero che anche dopo gli apprezzamenti generali ottenuti con Muchacho, ancora oggi il suo album più rappresentativo, aveva atteso altri cinque anni per dare alle stampe C’est la Vie, disco di compromesso fra passato e presente dal punto di vista stilitisco, un po’ irrisolto o forse soltanto troppo ambizioso nei suoni perché i singoli pezzi del puzzle musicale riuscissero a incastrarsi alla perfezione. Non a caso la prima impressione che restituisce Revelator, titolo dall’afflato spirituale, è quella di un parziale ritorno a casa, di u

Sergio Caputo

Il romano Sergio Caputo esordisce al Folk Club, principale motore della scena cantautorale capitolina, sul finire degli anni '70. Lì viene notato dal cantautore Ernesto Bassignano, che lo mette in contatto con una piccola etichetta indipendente, la It, che gli pubblica un primo singolo, Libertà dove sei . Nel 1983, la CGD lo mette sotto contratto e gli pubblica l'album d'esordio "Un sabato Italiano ". Discografia e Wikipedia

New Delhi Freight Train - Terry Allen (1979)

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Viene da Lubbock, Texas, dove si trasferì giovanissimo e a cui dedicò il capolavoro Lubbock (On Everything). Eclettico, dunque di difficile etichettazione. Si sarebbe tentati di dire che la sua è border music in accezione ampia, nel senso che risente dei suoni dei territori confinanti con il Messico, ma anche perché il suo è un suono che confina con tanti altri e da cui si stacca quando ti sei quasi deciso a decretarne la parentela: mexicana, jazz swing, musica degli Appalachi, tex-mex, country-rock, honky tonk, mariachi, folk, boogie. I suoi personaggi sono cuginetti dei falchi della notte di Tom Waits, ma meno alienati e più disincantati, perché consumano le loro esistenze e i loro stivali, anziché a New York o Los Angeles, nello Stato della stella. (M. Cotto - da Rock Therapy)

Charles Mingus - The Black Saint And The Sinner Lady (1963)

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Jimmy Knepper è stato uno dei più grandi trombonisti del jazz. Dopo una straordinaria “gavetta” nei locali più famosi di tutti gli stati uniti negli anni ‘40, suonando nelle più prestigiose orchestre, a metà anni ‘50 ha l’incontro della sua vita, quello con Charles Mingus. Mingus lo scrittura per moltissimi lavori ma, come si è già detto nella storia precedente, Mingus aveva un rapporto quantomeno singolare con i suoi collaboratori: non rare erano le urla durante i concerti perchè non suonavano come voleva lui, le liti, le mani addosso. Ma con Knepper successe qualcosa di inaudito. Inizio anni ‘60, dopo il grande successo di Mingus Ah Um, il grande contrabbassista suona prima con il suo mito Duke Ellington in Money Jungles (1960, immenso capolavoro anche con la collaborazione di Max Roach) e poi inizia una proficua collaborazione con Eric Dolphy, con cui c’era anche una sorta di amicizia spirituale, non nuova nelle relazioni di Mingus ma sempre piuttosto movimentate: faranno insieme un

De Gregori canta Bob Dylan. Un lavoro riuscito

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Né omaggio né tributo ma semplice traduzione (in realtà non così semplice). Con questo album Il Principe "fa sue" alcune canzoni del maestro. Le scelte non sono per niente scontate. E l'operazione non delude, anzi... di Riccardo Bertoncelli  Innamorato di Bob Dylan fin da quand’era ragazzo, Francesco De Gregori non aveva mai pensato di dedicarsi specificamente al maestro, con un album di sue canzoni tradotte. Lo fa adesso, in un momento felice della carriera, e la sorpresa di chi ascolta è anche la sua, del protagonista: non era in programma, è venuto quasi per caso, per la voglia di non rimanere con le mani in mano dopo un lungo tour che a quel punto poteva bastare. Né omaggio né tributo ma semplice traduzione (in realtà non così semplice). Amore e furto è un diorama dylaniano largo cinquant’anni, dalle spine elettriche di Subterranean Homesick Blues alle voluttuose ombre di Not Dark Yet, dal gospel di Gotta Serve Somebody ai buffoneschi enigmi di Tweedle Dee and Tweedle

Daniel Lanois - Acadie (1989)

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di Silvano Bottaro "Volevo un disco di canzoni popolari ma anche di musiche insolite, misteriose, di istantanee e brani minori, e qualche strumentale psichedelico che portasse in viaggio chi ascolta. Trovo che sia bello quando si riesce a elevare lo spirito del prossimo, e tanto ho voluto fare, fornendo uno sfogo per l'immaginazione". Esiste dentro il suo DNA, il produrre musica. Daniel Lanois, giovane e affermato produttore di gruppi variegati provenienti dalla sua terra fredda chiamata Canada. Viene scoperto dal tam tam sonoro che circola nell'emisfero musicale, da Brian Eno, che a sua volta lo apre e lo esporta in terre più calde e internazionali. Ci mette poco a farsi conoscere, a breve produce: “The Unforgettable Fire” e "Joshua Tree" degli U2, "Birdy" e "So" di Peter Gabriel, "Robbie Robertson" dell’omonimo leader della Band, "Yellow Moon" dei Neville Brothers, tantissimi dischi di Brian Eno, "O

Charles Mingus - Mingus Ah Um (1959)

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Le storie di giugno nascono dalla lettura di uno dei libri più belli sulla musica scritto da un non esperto musicale, Natura Morta Con Custodia Di Sax, che Geoff Dyer, sublime scrittore britannico, dedica a storie di jazz. In questo bellissimo saggio, che pesca da fonti storiche, un po’ inventa, un po’ sogna, Dyer scrive storie di alcuni tra i più grandi interpreti di questa musica particolare, creativa, magmatica, pilastro della cultura mondiale da cent’anni. Per mia indiretta colpa, in tutte queste storie di musica non mi era mai capitato di raccontare del personaggio che ho scelto, e uno dei protagonisti del libro, per un mese monografico anche piuttosto particolare: Charles Mingus. Contrabbassista, genio e sregolatezza, uno dei musicisti più importanti del jazz. Arrabbiato, per via di una infanzia passata a cercare di combattere quel sentirsi minoranza di una minoranza (pur essendo di famiglia piccolo borghese, soffriva terribilmente le sue origini meticce, tra genitori con discend

Rosali - Bite Down (2024)

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di Lino Brunetti Anche se già autrice di tre album prima di Bite Down, non mi pare che, quantomeno dalle nostre parti, la cantautrice di Philadelphia Rosali Middleman abbia raccolto consensi quanto altre sue colleghe, pur senza essere inferiore sia dal punto di vista musicale che del songwriting. Alcuni di voi potrebbero averla incrociata in apertura dei concerti della Rose City Band l'anno scorso, in una serie di show nei quali il gruppo di Ripley Johnson le faceva da backing band. lo ero venuto a conoscenza della sua musica col suo secondo album, che già la segnalava musicista dal piglio mediamente più rock, rispetto a quanto fatto dalla maggior parte delle cantautrici contemporanee. La cosa è confermata da Bite Down, esordio per un'etichetta più in vista delle precedenti quale Merge, cosa che potrebbe finalmente farla conoscere di più, che arriva dopo il trasferimento dalla natia Philadelphia al North Carolina e consolida la collaborazione con i Mowed Sound - David Nance (ba

Vinicio Capossela

Vinicio Capossela nasce ad Hannover, Sassonia, il 14 dicembre 1965, da genitori di origine pugliese emigrati in Germania all'inizio degli anni '60. Tornato poco dopo in Italia con la famiglia, a Reggio Emilia, si iscrive senza successo al conservatorio e terminati gli studi, dopo alcune parentesi poco significative in gruppi rock, nella seconda metà degli anni '80 si dedica al pianoforte. Discografia e Wikipedia

Mr. Bojangles - Jerry Jeff Walker (1968)

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Jerry Jeff Walker era finito dentro. Niente di grave, si era semplicemente messo a ballare sul tavolo di un bar, completamente ubriaco. Il mattino seguente si risvegliò in cella con altri vagabondi e musicisti di strada. Anche loro non avevano commesso niente di che, ma la polizia, subito dopo l'omicidio di un pezzo grosso della città, non sapendo che pesci pigliare, aveva fatto il gesto eclatante di arrestare chiunque si trovasse per le strade di New Orleans e non a casa sua. Uno di loro faceva il ballerino e si presentò come "Mr. Bojangles", in ricordo di Bill Bojangles Robinson, grande ballerino di tip tap. Il compagno di cella di Walker, in gioventù, era stato quasi altrettanto bravo del maestro da cui aveva preso il nome. Viaggiava da una città all'altra, spostandosi sui vagoni merci alla maniera degli hobos , in compagnia del suo cane. Poi, il suo fedele amico era morto e lui aveva cominciato a bere, perché a volte si impazzisce di dolore anche per un animale. D

AA.VV. - Pretty In Pink (o.s.t.) (1986)

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John Hughes non suona famosissimo oggi, ma per 15 anni, dal 1980 al 1995 è stato una sorta di gallina dalle uova d’oro per un genere cinematografico, i film per i ragazzi, collezionando successi che ancora oggi ricordiamo: basta dire che è lo sceneggiatore di Mamma Ho Perso L’Aereo e Beethoven. Ma prima ancora fu anche regista, a metà degli anni ‘80, di una serie di film sugli adolescenti che hanno segnato un certo tipo di immaginario, come Una Pazza Giornata Di Vacanza del 1986 (che la Biblioteca del Congresso USA ha deciso di inserire nella lista dei film da preservare per i valore artistico, culturale o estetico del lavoro) e una serie di film con protagonista una giovane attrice, Molly Ringwald, che con i suoi capelli rossi e il broncio naturale fece innamorare una generazione intera di ragazzi. Tra i film, Sixteen Candles - Un compleanno da ricordare del 1984, The Breakfast Club del 1985 (un culto, anch’esso nel Registro di conservazione della Biblioteca del Congresso) e il film d

Francesco Guccini. Come non scoppiò la Seconda Guerra Avvelenata (compreso lieto fine)

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Omaggio di Riccardo Bertoncelli a Francesco Guccini e a “Se io avessi previsto tutto questo – Gli amici, la strada, le canzoni” di Riccardo Bertoncelli  La storia dell’Avvelenata la conoscono tutti e io stesso l’ho raccontata più volte, con dovizia di particolari – quindi salto il giro. Forse non tutti invece sanno che rischiò di arrivarmi tra capo e collo una seconda freccia al curaro sempre scagliata dalla cerbottana del Guccini, allora appostato nella boscaglia di via Paolo Fabbri, quartiere Libia, Bologna. Per fortuna la schivai e anni dopo ebbi la soddisfazione di veder riconosciute le mie ragioni, come ora in breve dirò. Fatemi cominciare dalla fine. È un freddo giorno del dicembre 2012, Francesco Guccini presenta alla stampa il suo disco finale, L’ultima Thule, e annuncia il ritiro dalle scene. Per farlo, ha scelto un incredibile posto degno di un “dizionario delle case perdute”, nel cuore di Milano, a due passi da Porta Venezia. Siamo sotto Natale, corso Buenos Aires splende di

Mavis Staples - We'll never turn back (2007)

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di Silvano Bottaro E’ un doppio filo quello che percorre questo ottimo disco. Il primo è quello di Mavis Staples: il gospel, il soul, la lotta, Dr. King (Martin Luther King) e la sua splendida voce. Il secondo è quello di Ry Cooder: la produzione, il suo talento, la sua musica e il suo essere straordinario. L’unione di questi due “fili” che tra loro si intrecciano, come la trama e l’ordito, formano un tappeto sonoro unico e inimitabile. Questo “tappeto sonoro” provoca e trasmette dei segnali che vanno a stimolare anche quelle “zone” più latenti del nostro cervello, creando così nuove sensazioni, nuove emozioni, che credevamo perdute. Mavis Staples è una cantante di colore di 67 anni, è una leggenda del gospel. Possiede una delle voci più belle della musica soul, una delle voci più preziose della musica contemporanea. E’ stata cantante solista per tantissimi anni negli Staple Singer assieme al padre Roebuck Pops. Incide questo, che probabilmente, è il più bel disco della sua

AA.VV. - I’m not there (O.S.T.) (2007)

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Bob Dylan, che è stato anche attore (14 film come attore protagonista o co-protagonista), non concesse mai la sua autorizzazione per un film biografico su di lui. Con una unica, spettacolare eccezione: Todd Haynes, creativo cineasta canadese, che ha grande passione per la musica nei suoi film (cito per esempio Velvet Goldmine sul mondo glam, o un documentario sui Velvet Underground uscito nel 2021), ha il suo placet per un film su di lui, I’M Not There, che esce nel 2007. Dove per tutta la pellicola non viene mai citato Bob Dylan per nome, ma dove è rappresentato da 6 storie potenti e profonde da 6 personaggi diversi, ognuno a raccontare un aspetto del Dylan leggenda: il Poeta Arthur Rimbaud, il Profeta Jack Rollins / Padre John, il fuorilegge Billy McCarty, il falso Woody Guthrie, il "martire del rock and roll " Jude Quinn e la "stella elettrica" Robbie Clark. Il cast è stellare: Marcus Carl Franklin, 11 anni, in una prova magistrale per Guthrie, ossessione adolesc

E T I C H E T T E

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