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Visualizzazione dei post da Luglio, 2014

Bon Iver – Bon Iver (2011)

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di Silvano Bottaro

Bon Iver pseudonimo di Justin Vernon, pubblica il suo secondo lavoro a distanza di tre anni dal suo fortunato ‘For Emma, Forever Ago’. Com’è immaginabile, la seconda prova discografica è sempre molto attesa, a conferma della veridicità artistica del musicista. A tal proposito, diciamolo subito la “prova” è stata superata.
Bon Iver, infatti, pur conservando la sua essenza musicale, si evolve brillantemente nelle sonorità che, grazie all’uso di fiati e archi, rende questa sua seconda opera assai più fiorente e luminosa. Il disco è stato registrato nel Wisconsin, un’ex-clinica veterinaria ristrutturata a studio di registrazione, questo va detto per sottolineare la differenza dal primo disco che, invece, fu registrato in una capanna di caccia sperduta tra le foreste del Wisconsin nel gelo invernale del 2007, della serie: “status quo ante”. Una vena più ottimistica è rivelata nelle dieci canzoni che compongono il disco. Grazie alla poesia melodica e ai suoni originali del tr…

Bob Dylan, Sing Out!, 1962

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Le 101 copertine di musica più importanti di sempre

Jefferson Airplane - Volunteers (1969)

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di Silvano Bottaro
A metà degli anni sessanta, specialmente in California esplodono le feste hippy, la sbornia mistica, l'equazione tra amore e libertà trionfa, la maggior parte dei gruppi West-Coast sono attivissimi ed in prima fila nella contestazione al "sistema" ed alla guerra al Vietnam. I Jefferson, formatosi nel '65, conoscono già il successo, soprattutto grazie a un percorso artistico che partendo dal folk revival acustico li portano alla psichedelia, al rock "acido", alle ballate libertarie e impegnate. La loro "visione" musicale è per lo più una ricerca collettiva che li porta pian piano ad annullarsi come entità fissa per ridefinirsi come collettivo aperto alle collaborazioni. Nel novembre del 1969 esce "Volunteers" il loro l'album più polemico. Gli ospiti del disco sono come sempre importanti: Jerry Garcia, Joey Covington, David Crosby, Nicky Hopkins al pianoforte e Stephen Stills all'organo hammond. Paul Kantner, Steve …

William Fitzsimmons - Gold In The Shadow (2011)

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di Silvano Bottaro
Quello che traspare fin dalle prime note di Gold in the Shadow è una particolare e marcata intimità. Lo stile dato dalla voce e dalla sonorità raffinata, lieve e crepuscolare di William Fitzsimmons, suggeriscono un viaggio emotivo nei meandri del suo, del nostro ‘essere’. William Fitzsimmons psicoterapeuta oltre che musicista, descrive le sue canzoni come una continua lotta contro i suoi demoni, le sue paure. Figlio di genitori ciechi e con un passato da malato mentale, la sua non è stata certo una vita facile, i suoi testi ne sono la testimonianza, la musica ne è la rivincita. Gold In the Shadow è il suo quarto lavoro e pur non discostandosi molto dal suo “The Sparrow and the Crow”, considerato il più bel disco/rivelazione folk del 2009, ci regala dieci ballate acustiche di asciutto folk con un equilibrato uso di ‘elettronica’ e ‘archi’. Gold In The Shadow è un’opera profonda che tocca le corde più sensibili dell’uomo. Descrive in maniera poetica “stati” di anime in …

Steve Wynn - Kerosene Man (1990)

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di Silvano Bottaro
Il primo album solista di Steve Wynn, leader dei disciolti Dream Syndicate, è un disco vario, denso di umori, con qualche puntata personale verso sonorità più ricercate dove si dimostra autore con meno rabbia del rocker dei Syndicate, ma con più idee, con un uso degli strumenti vario, mille sfaccettature nella musica, tanto che il disco mostra di avere diverse cose che si riescono a scoprire solo dopo vari ascolti. 
L'album rivela un Wynn musicista più maturo, non più il ragazzo dai suoni acidi ma un scrittore ed interprete rock di vero talento. I suoni del disco richiamano in parte i Syndicate e in parte fanno apparire un lato nuovo, quello del balladeer notturno. 
E' chiaro che Wynn con questo lavoro ha voluto prendere le distanze dal vecchio suono a cui ci aveva abituato, cercando soluzioni più vicine al cantautorato statunitense che al puro rock di matrice chitarristica che aveva alimentato sino a qualche mese fa la sua carriera. Wynn si dimostra songwriter…

Bob Marley

E’ la notte la vera musica che sento: rane, grilli, i suoni della natura. La musica è il canto della terra.

George Ezra - Wanted On Voyage 2014

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di Michele Saran
La carriera di George Ezra, nativo della campagnola Hertford, dintorni di Bristol, ha avuto una velocità che la rende virtualmente inesistente. Ancora quasi ragazzino, dopo essersi diplomato in un istituto di “modern music” di Bristol, impressiona tutti con la sua scioltezza alla chitarra e soprattutto la voce possente. L’ascesa è fulminea: live, partecipazioni, passaggi in radio e social network delle sue prime canzoni. Tratta dal suo primo Ep “Did You Hear The Rain?” (2013) è la sua maggiore hit, la “Budapest” ululata e gorgheggiata che ha avuto l’indubbio merito di riportare la canzone d’autore semi-acustica alle vette della classifica di vendita nell’era di Pitbull, David Guetta e Skrillex. Questo nuovo enfant prodige rimane, comunque, anni luce da obblighi contrattuali di sorta. Ezra dimostra, alla prova dell’album lungo “Wanted On Voyage”, di avere una sporta d’idee efficaci e pure affascinanti, e una coerenza di ferro nell’imporle.
La produzione elettronica aiu…

The Clash - Sandinista (1980)

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di Silvano Bottaro
Un monumento: tre dischi, trentasei titoli, due ore e un quarto abbondanti di musica. Ogni musica immaginabile dentro il perimetro del rock e nelle zone ad esso limitrofe e oltre ancora: reggae innanzitutto e poi funky, disco, soul, jazz, calipso, gospel, country. E rockbilly e ombre o poco più, di quel punk deragliante da cui i Clash erano partiti nel 1977 per approdare due anni dopo all'enciclopedismo di London Calling, riassunto magistrale in due LP di un quarto di secolo di rock'n'roll. Quest'ultimo triplo segnò il passo successivo, e quale passo, un balzo in avanti mozzafiato che lasciò a bocca aperta, il respiro affannoso, per la meraviglia e l'ammirazione. Sandinista è un'opera di fusione superba, un lavoro in cui il rock si rivitalizza risalendo alle sue radici più ataviche, confrontandosi e amalgamandosi con le musiche terzomondiste. Un monumento, si è detto, e come tutti i monumenti forse un po' ingombrante. Avrebbe giovato una m…

White Fence - For The Recently Found Innocent (2014)

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di Ruben Gavilli
Tim Presley, aka White Fence, giunge con “For The Recently Found Innocent “ al sesto album in quattro anni di carriera e sembra aver rinforzato sempre di più la venatura cantautoriale del suo pop lo-fi psichedelico: si è fatto più preciso, il Nostro, meno rude, più limpido e meno confusionario. Perciò via i suoni stravaganti e i mille pedali che hanno caratterizzato per anni il suono della sua chitarra, ma solo strumenti che servono al jangle- psych californiano: chitarra acustica, chitarra elettrica, basso e batteria. C’è meno urgenza in For The Recently Found Innocent e si percepisce di più la forza crescente della composizione di White Fence. Rispetto agli stessi due dischi precedenti, “Family Perfume Vol. 2“ (2012) e “Cyclops Reap” (2013) c’è più chiarezza e sicurezza nello scrivere canzoni, che inevitabilmente predispone all’ascolto. Detto questo, non che l’immaginario di riferimento cambi, siamo sempre in odore di Byrds, folk-rock, Syd Barrett, il Bob Dylan d…

Bruce Springsteen - Wrecking Ball (2012)

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di Silvano Bottaro
Quante volte ci si chiede se un musicista ormai datato della scena artistica mondiale, con decine e decine di album pubblicati, abbia ancora qualcosa di nuovo da farci sentire? E' molto probabile che, se il musicista non appartiene alla nostra sfera di preferenza, lo si liquidi subito, a volte ancor prima di ascoltarlo, con un bel "niente di nuovo", "album inutile", "ormai finito" ecc. ecc.; se invece è un nostro beniamino o ancor meglio apparteniamo alla sfera dei suoi fans incalliti, è molto probabile che il nostro giudizio sia "oscurato" dal classico velo affettivo che, per carità non è "pietoso", ma senz'altro poco obbiettivo. Ecco, tutta questa premessa per arrivare a dire che, personalmente, pur appartenendo alla seconda sfera, quella dei fan incalliti e non da tempi recenti, serenamente affermo che Wrecking Ball è un buon album e il nostro sessantatreenne "The Boss" riesce a dirci ancora molto…

The Band - The Band (1969)

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di Silvano Bottaro
Se il primo album della Band "Music from Big Pink" (1968), per molti il capolavoro del gruppo, sembrava provenire dal nulla, fu con questo secondo disco Omonimo che la Band prese il volo. Il gruppo più coeso e compiuto, con uno sforzo maggiore e consapevole, assume le fisionomie di vera band. Abbandonando la miscela sgangherata, per quanto eccezionale del primo lavoro, il suono delle dodici canzoni che compongono questa pietra miliare assume una linea più marcata e personale. Una Band speciale sotto molti punti di vista: per il nome (l'unico veramente incondizionato), per la provenienza geografica, per le peculiarità dei componenti: un batterista che suona il mandolino, un organista che suona il sassofono, un bassista che suona il violino e un pianista che suona la batteria. L'unico normale è il chitarrista Robbie Robertson, che però è un eccellente strumentista, oltre che autore di gran parte delle canzoni e leader a tutti gli effetti. Appunto, una …

Help Save the Youth of America - Billy Bragg

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Che il cielo salvi la gioventù d'America
Che il cielo li salvi da loro stessi Che il cielo salvi i ragazzi abbronzati che fanno surf E le ragazze della California
Quando le luci si spengono nel resto del mondo Che cosa dicono i nostri cugini Giocano al sole e si divertono tanto tanto tanto Sino a che il papà mette via la pistola Dalla Grande Chiesa al Grande Fiume E fuori fino al Mare Splendente Questa è la terra dell'Opportunità E c'è Monkey Trial alla televisione Una nazione dai freezer sempre pieni Sta ballando in poltrona Mentre fuori un'altra nazione Sta dormendo nelle strade Non raccontatemi la solita vecchia storia Ditemi la verità questa volta L'uomo Mascherato o l'Indiano E' un nemico o un amico
Che il cielo salvi la gioventù d'America Che il cielo salvi la gioventù del mondo Che il cielo salvi i ragazzi in uniforme Le loro madri e le loro fedeli ragazze
Ascolta la voce del soldato Giù nella zona di combattimento Si parla del costo della vita E del prezzo di portarlo a c…

Ray Charles, Jazz Magazine, 1961

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Le 101 copertine di musica più importanti di sempre

Eddie Vedder - Ukulele Songs (2011)

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di Silvano Bottaro Vedder è un grande musicista, una grande voce, un grande leader (I Pearl Jam sono uno dei gruppi più importanti e più amati degli ultimi decenni), ci ha regalato la splendida colonna sonora del film “Into the wild” ma questo secondo album; ‘Ukulele Songs’, non convince del tutto.

Nei trentacinque minuti del disco ci sono brani prevalentemente già pubblicati dai Pearl Jam e altri già sentiti perché sono cover o presentati in’ tournèe’ con il gruppo, solo alcuni sono originali. Sedici canzoni sedici di solo voce e ukulele. Ecco, capisco che Vedder abbia una grande simpatia per le Hawaii e l’Ukulele appunto, però è assai difficile arrivare alla fine del disco senza avere almeno una volta sbadigliato o ancor peggio sbuffato per "la noia del diciassettesimo minuto" che inevitabilmente arriva. E’ solo da sottolineare il fatto che il disco non è per niente banale o superficiale, anzi, a Vedder va il merito di aver saputo creare un’atmosfera carica di melodia, un…

Allman Brothers Band - At Fillmore East (1971)

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di Silvano Bottaro
Alle radici del cosi detto southern rock, ma soprattutto di una serie di incursioni strumentali che hanno reso la Allman Brothers Band una delle compagini più affiatate e propense alla jam di tutti i tempi. Giocoforza scegliere dalla sua discografia la performance indimenticabile al Fillmore East di New York del '71, dove i fratelli Duane (chitarra) e Gregg (tastiere) Allman duettano con l'elettrica di Dickey Betts, si fanno sostenere da una grandissima sezione ritmica composta da due batterie (Jay Johanny Johanson e Butch Trucks) e basso (Raymond Berry Oakley) e inventarono , in generale, un modo nuovo di concepire il rock dal vivo, raffinato e legato a forme improvvisative vicine ai sapori jazz dell'epoca. Memori delle fantasie psichedeliche a cavallo dei decenni, gli Allman reinterpretarono espansivamente classici blues (Statesboro Blues, Stormy Monday) come pure originali estenuanti ma avvincenti (su tutte gli oltre venti minuti di Whipping Post). E'…

Doors

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Okkervil River - I Am Very Far (2011)

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di Silvano Bottaro
A parte la collaborazione con Roky Erickson nel suo bellissimo True Love Cast All, gli Okkervil River mancavano dalla scena musicale da tre anni e questo nuovo album si preannunciava come un album ‘difficile’.
"Voglio fare un disco di suoni per me stesso e non per la massa" disse a suo tempo Will Sheff, compositore e cantante del gruppo, e così è stato. Il termine ‘difficile’ in questo caso non è da intendersi come poco accessibile, ma soprattutto come ‘spiazzante’. I Am Very Far, settimo album della band Texana si allontana dalla sua matrice prevalentemente Folk - rock, da quel sound personale e pulito che li ha caratterizzati e approda a suoni più arrangiati ed orchestrali, infatti molte delle canzoni sono eseguite da due batterie, due bassi, due tastiere e ben sette chitarre. La prima cosa che risalta di questo ‘I Am Very Far’ è il suo ‘umore’, difficile da raccontare, non semplice da assorbire. Viene da chiedersi se il disco è frutto di un progetto musica…

Ani DiFranco – ¿Which Side Are You On? (2012)

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di Silvano Bottaro
Dopo una pausa di quasi quattro anni (il suo ultimo lavoro "Red Letter Year" è del 2008) dovuti al matrimonio e alla maternità, la quarantunenne Ani DiFranco ritorna con un nuovo disco, il diciannovesimo: ¿Which Side Are You On?
Sono presenti alla realizzazione di questo album Pete Seeger, i Neville Brothers, il compagno e produttore del disco Mike Napolitano e molti altri musicisti di New Orleans, città di residenza della DiFranco. Il "marchio" che ha sempre contraddistinto la folksinger americana è l'impegno politico, la libertà e l'autonomia di pensiero e di azione, proprio per questo non ha mai accettato compromessi con le major, pagando di persona l'esclusione dalle radio e dai riflettori mass-mediatici. Combattente, idealista e coerente è da più di vent'anni sulla scena folk, dimostrando sempre un marcato talento, una coscienza sociale, uno stile e una voce evoluti e fuori dal coro. Abbandonate le raffiche furiose, i riff energi…

Nick Cave

Conclusa l'esperienza dei Birthday Party nell'estate 1983, Nick Cave (1957) dà l'avvio alla carriera solista in quel di Berlino. Con il batterista Mick Harvey forma i Bad Seeds, sorta di super-gruppo che comprende Barry Adamson al basso e il berlinese Blixa Bargeld alla chitarra.
Discografia e Wikipedia

Mikal Cronin - MCII (2013)

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di Michele Passavanti
A Mikal Cronin sono bastati un album di debutto del 2011, varie collaborazioni con svariate formazioni (Okie Dokie, Epsilons, Party Fowl e Moonhearts) e alcuni lavori al fianco di Ty Segall (che appare tra gli ospiti di questo nuovo lavoro), tra cui lo strepitoso “Slaughterhouse” (2012, In The Red R.) e l’ultimo “Reverse Shark Attack”, (2013, In The Red ) per diventare subito un artista di culto. Ora possiamo dirlo tranquillamente: in Mikal Cronin ci avevamo creduto sin dall’inizio. Fin dalle prime note del suo album di esordio si percepiva che il giovane musicista americano, nato alla metà degli anni 80, aveva tutte le qualità per confermarsi tra gli artisti più interessanti di questa nuova decade. “MCII” è stato registrato alla fine del 2012 a San Francisco, città divenuta la location ideale per Mikal Cronin, sin dall’uscita del suo primo album, dai suoi tours con Ty Segall e con la sua band.
I dieci brani poco si discostano dalle sonorità del precedente al…

Vinicio Capossela - Marinai, Profeti e Balene (2011)

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di iSimone
Bisogna resistere. Resistere alla tentazione di iniziare la recensione di capitan Capossela usando parole abusate, mai come ora, come abissi, profondità, leviatani... Tutte parole estranee al mondo della musica. Tutte parole inusuali per una recensione musicale che tuttavia scorrono a fiumi, come rum per marinai, in questi ultimi giorni. E sicuramente questo è uno dei tanti pregi dell’ultima fatica di Capossela. Riconosco in “Marinai, profeti e balene” lo stesso soffio di grandezza che pervade “Ovunque Proteggi”, quell’album che fino ad ora consideravo il migliore nella mia personale bacheca delle eccellenze. Il testimone passa a questo ultimo lavoro che consolida l’esperienza dell’artista e la condensa rendendolo ancora più stupefacente. Le storie che si susseguono traccia dopo traccia hanno il sapore del già noto, quasi dell’ovvio. Chi non conosce Achab, Moby Dick, Ulisse, Polifemo o la Bibbia… Chi non conosce le sirene, i marinai, il mare… Tutte cose sotto gli occhi di tu…

Kurt Vile - Wakin On A Pretty Daze (2013)

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di Lorenzo Righetto
Se “Smoke Ring For My Halo” era il tuffo dalla rupe (per vari motivi), “Wakin’ On A Pretty Daze” si svolge interamente, e per settanta minuti, nei pochi secondi che passano dall’entrata in acqua al riaffioramento. In questo breve e dilatatissimo lasso di tempo, i raggi di sole rifratti illuminano un universo subacqueo imperturbabile, una pletora di meduse e filamenti d’alghe ondeggianti con la corrente. Il nuovo disco di Kurt Vile non è certamente il disco prepotente che era il precedente, ma lo supera probabilmente in fascino col suo andamento rallentato, post-sbornia appunto, come sembra suggerire il titolo.
Il drawl scazzato di Kurt è centrale nell’interpretare le molli divagazioni elettriche, Young-iane di “KV Crimes” e “Shame Chambers”, nel riscoprire l’esistenza di cose e persone quando ci si sveglia dopo una lunga notte, con la bocca impastata e gli occhi semiaperti (“Wakin’ On A Pretty Day”). Un momento di confusione totale, di perdita completa dell’identi…

Little Richard, Hit Parade, 1959

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Le 101 copertine di musica più importanti di sempre

John Hiatt - The Open Road (2010)

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di Silvano Bottaro

Con cadenza quasi biennale torna con un nuovo disco John Hiatt che alle porte dei sessant’anni ci regala questo The Open Road. Considero Hiatt uno dei migliori songwriter americani e la sua voce, insieme al compianto Willy de Ville, The Man e poche altre, tra le più belle in circolazione.
Nella sua trentacinquennale carriera musicale John ha pubblicato una ventina di dischi, alcuni di poco valore, soprattutto i primi, alcuni capolavori; Slow Turning del ’88, l'irrinunciabile Bring the Family del ’87, disco che obbligo tutti ad avere nella propria collezione discografica e nel mezzo una serie di ottimi dischi; Perfectly Good Guitar, Crossing Muddy Waters, Master of Disaster e questo The open Road. Anche se al primo ascolto il disco non mi ha particolarmente colpito, un po' alla volta ha catturato le mie simpatie e, dopo la poco esaltante prova di Same old man del 2008, riporta John ancora in carreggiata, scongiurando così una sua possibile "caduta” che, …

Foals - Holy Fire (2013)

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di Francesco Giordani
I Foals sono senza dubbio, tra tutti i giovani gruppi inglesi emersi nell'ultimo decennio, una delle realtà più caratteristiche e naturalmente dotate di estro. Il quintetto capeggiato dal visionario Yannis Philippakis ha tradito sin dai singolarissimi esordi una spiccata personalità e un gusto tutto suo, quasi sempre encomiabile, per una sperimentazione aperta e completamente libera nelle intenzioni, “a tutto campo”, per così dire. Dopo il fulminante minimalismo di “Antidotes”, tutto sincopi math e ipnotiche dissimetrie avant-pop, la band oxfordiana è approdata alla definizione “classica” dell'opus magnum “Total Life Forever”, un lavoro di notevole impegno realizzativo, volutamente monumentale e atteggiato nelle sue movenze, spesso all'insegna di un sofisticatissimo “tropical-prog” (auto-definizione coniata dalla stessa band), innervato di complesse trame architettoniche e vertiginosi slanci neo-romantici.
L'ombra lunga del vecchio (e comunque b…

Steve Earle - I'll Never Get Out of This World Alive (2011)

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di Silvano Bottaro

Ognuno ha il suo ‘metro’ per valutare un disco, ognuno lo può ‘criticare’ attraverso le sue priorità. Personalmente uso sempre questo mio teorema: “La somma di quante volte un cd suona nel tuo lettore musicale è uguale alla somma di quanto il disco ti piace”. Al di là quindi di ogni razionale ricerca sonora, quello che conta, alla fine, riguarda una più semplice questione di ‘pelle’ o meglio di ‘udito’.
In base al suddetto teorema, ‘I'll Never Get Out of This World Alive’ è l’album più ascoltato in questo primo quadrimestre del 2011 e per un semplice motivo: è bello! Non ci si aspetti niente di straordinario, sia chiaro, nessuna rivoluzione sonora, anzi, il contrario. Folk, Country e simili, sono i generi suonati, e, sarà la produzione di T-Bone Burnette, sarà il momento felice di Steve, il disco suona bene, ha grande carisma, ed è un piacere ascoltarlo.
Non si può certamente dire che Earle abbia avuto una vita monotona: sposato sette volte e con figli, attività p…

Alt-J - An Awesome Wave (2012)

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di Franz Bungaro
Personalmente credo che una delle soddisfazioni più grandi per chi ama scoprire ed ascoltare musica nuova, sia ritrovarsi con l’imbarazzante bisogno di comunicare al “magico cerchio” di amici “music addicted” l’entusiasmante scoperta. L’alienante mondo dei social network ha oggi potenziato tale possibilità, ma al contempo ne ha deturpato l’aurea missione, costringendoci a condividere con Chicchessia musica che il signor Chicchessia potrebbe non apprezzare mai. Spesso si usa aggiungere la raccomandazione che si tratta di qualcosa che scotta, che devi assolutamente ascoltare perché le tue corde stanno vibrando e sei sicuro di far vibrare pure quelle dei destinatari della tua favolosa (o presunta tale) scoperta. Altre volte, senza troppi preamboli, basta dire: senti un po' qua. Questo, molto semplicemente, vi inviterei oggi a fare. Sentite un po' qua.
Dopo giorni di ininterrotti ascolti e continui tentativi di provare a classificare la musica degli Alt-J, mi …

That Ain't My America - Lynyrd Skynyrd

Quella non è la mia America

Qualche volta voglio mettermi a fumare sotto il cartello 'non fumare'
Qualche volta vorrei che mi dicessero, come la giustizia sia così cieca
Vorrei che mi lasciassero solo perché mi sto comportando bene
Puoi effettuare il tuo cambio laggiù in strada e lasciami qui col mio

Perché quella non è la mia America
Quelle non sono le radici di questo paese
Vorresti fare a pezzi il vecchio Zio Sam
Ma non ti sto mollando
Sono pazzo come l'inferno e sai che sanguino ancora Rosso, Bianco e Blu
Quello non siamo noi
Quella non è la mia America

Me ne stavo lì, a Dallas
Aspettavo su un aereo
Ho ascoltato involontariamente un vecchio uomo
Dire ad un giovane soldato 'grazie'
Il giovane soldato vergognandosi disse è difficile da credere
Che tu sei l'unico che si è preso la briga di dirmi una parola?
E il vecchio uomo disse:

Quella non è la mia America
Quelle non sono le radici di questo paese
Vorresti fare a pezzi il vecchio Zio Sam
Ma non ti sto mol…

Paul Simon – So Beautiful Or So What (2011)

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di Silvano Bottaro

E’ un buon ritorno questo di Paul Simon che, dopo diverse pubblicazioni di non grande valore, ritorna finalmente con un disco sopra la media, anche se lontano dall’ultimo suo capolavoro solista che è Graceland. So Beautiful Or So What è il dodicesimo lavoro in studio del settantenne cantautore americano famoso anche per il duo con Art Garfunkel.
Nei testi è la spiritualità l’elemento predominante, ecco infatti cosa dice in una sua intervista: “Spiritualità sì, tanta, anche se in senso non religioso. Credo sia connessa con i tempi, con i problemi economici in America; c'è tanta gente che ha perso e perde il lavoro. Quel che capita nel mondo, e anche nella mia vita, finisce sempre nelle canzoni. Ma direi che sarebbe troppo appioppargli il titolo "Now i sing God"; il soggetto Dio appare in 4 o 5 canzoni, non l'ho fatto intenzionalmente”, un disco quindi, che approfondisce il significato della vita.
Pur non avendo uno stile musicale dominante, in una manc…

Morrissey - World Peace Is None of Your Business (2014)

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di Chiara Felice
Il decimo lavoro in studio di Morrissey, “World Peace Is None Of Your Business”, segna il passaggio dell’artista all’etichetta Harvest e vede Joe Chiccarelli (U2, Beck, White Stripes) alla produzione. L’album arriva a poco più di nove mesi di distanza dalla pubblicazione della sua “Autobiography” uscita per la casa editrice Penguin, la quale aveva immediatamente inserito il libro nella collana “Classics” attirando qualche polemica.
La figura di Morrissey ha da sempre diviso pubblico e critica: a partire dai suoi Smiths, un’intera generazione cresciuta durante gli anni ottanta – che in Inghilterra vedevano la Thatcher al comando – si è rispecchiata nell‘anticonformismo di una band che solo nel nome si allineava con la maggioranza. La poetica di Morrissey e gli arrangiamenti di Johnny Marr sono stati da subito una simbiosi perfetta e gli album che ne derivarono avrebbero contribuito a plasmare parte della cultura britannica. Non è un caso che ancora oggi si trovino con…

Francesco De Gregori - Amore nel pomeriggio (2001)

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First Aid Kit - Stay Gold (2014)

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di Silvano Bottaro
Con questo terzo album Stay Gold, le due sorelle svedesi Klara e Johanna Söderberg convincono alla grande e si confermano tra le più belle realtà della musica scandinava. Quello che colpisce fin dal primo ascolto è la capacità di creare armonie tanto semplici quanto belle. Mettendo in risalto le loro capacità vocali, le due sorelle di Stoccolma riescono ad assecondare gli strumenti musicali rendendoli quasi irrilevanti a favore delle liriche cantate alla perfezione. Sono cresciute notevolmente in questi quattro anni (la loro prima prova discografica risale al 2010) e da poco più che adolescenti (avevano 20 e 17 anni) sono passate all'età adulta, e non solo musicalmente parlando. La testimonianza viene data dal valore che le loro esperienze hanno contribuito alla creatività. Più sagge, per quanto siano ancora molto giovani, lo dimostrano i loro testi ma ancor di più lo dimostrano i suggestivi complessi sonori dati dalla bellezza armonica e dalla perfezione assolut…

Fabian, Dig, 1959

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Le 101 copertine di musica più importanti di sempre

The Pogues - If Should Fall From Grace With God (1987)

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di Silvano Bottaro
Irlandesi e soprattutto figli di irlandesi, i Pogues nascono a Londra, a King's Road, la via dorata del punk. Shane MacGowan e i suoi denti storti si notano ancora oggi nei pochi filmati dei primi concerti dei Sex Pistols. La storia è proprio quella: il folk, l'eredità irlandese una scoperta, e mica tanto ovvia. La ventata di punk folk che attraversa il continente, fa resuscitare i dialetti e gli strumenti della tradizione, e il usa come nuova linfa per l'albero secco del rock'n'roll. Questa è roba nuova, forte, e se sotto ci sono fisarmoniche, flauti o cornamuse, meglio ancora. Di tutto ciò i Pogues sono il meglio, grazie al talento di molti dei musicisti della band e per via della più impresentabile rockstar di sempre. Shane, appunto, denti marci e stonature continue, alcolista senza possibilità di salvezza. Capace, nei rari momenti di lucidità, di scrivere canzoni strepitose. L'album precedente, Rum Sodomy & The Lash, ha messo a fuoco i…

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