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Visualizzazione dei post da giugno, 2026

Il rock chicano di Ritchie Valens

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di Gianni Lucini Il successo immediato e il destino crudele Il primo a scoprirlo e a intuire le sue potenzialità è Bob Keene, uno dei produttori di punta di Los Angeles, titolare dell’etichetta Keen, per cui ha inciso anche Sam Cooke. Scritturato per pochi dollari nel 1958, diciassettenne conquista la popolarità con brani che mescolano la gioiosa armonia latina della tradizione messicana con le nuove strutture ritmiche del rock and roll. Il suo strepitoso successo con un singolo che contiene due brani come Donna e La bamba segna l’inizio del rock chicano, un nuovo genere destinato a restare nella storia del rock’n’roll. Il segreto del rapido successo di Valens è tutto nel suo stile: una vocalità gentile e sognante che si innesta con una base chitarristica dal suono selvaggio figlia delle rielaborazioni del rock and roll da parte dei gruppi di cultura latina. Il destino non gli consente di godere a lungo della popolarità. Il 3 febbraio 1959, infatti, non ancora diciottenne, muor...

The Smashing Pumpkins - Mellon Collie And The Infinite Sadness (1995)

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  Il disco di oggi compie 30 anni, e da 30 anni continua ad affascinare. La storia della band artefice inizia nella seconda metà degli anni '80 quando un chitarrista e cantate, figlio di un chitarrista jazz, Billy Corgan, mette su una band, scegliendo personalmente i componenti con una maniacalità che diventerà proverbiale. Si chiamano all'inizio The Marked, e con lui ci sono James Iha alla chitarra solista, la bassista D'Arcy Wrestzky e un batterista che come Corgan ha una formazione jazz, Jimmy Chamberlin. Il patto all'inizio è chiaro: Corgan si prenderà cura di tutto, gli altri devono solo suonare. Sebbene suoni sinistramente tirannico, la band funziona sin da subito perfetta. Cambiano nome in The Smashing Pumpkins, con tutta una serie di leggende sul perchè lo abbiano scelto (il motivo più probabile è che un amico della band portò una zucca a Corgan, che disse fosse "smashing", fantastica" sottolineando come smashing pumpkin fosse un nome bellissimo p...

Cream - Disraeli Gears

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Bob Dylan - Blood On The Tracks (1975)

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  Un altro dei pilastri della Rubrica è l'annuale omaggio a Bob Dylan, che è uno dei miei miti musicali. Quello di oggi è particolarmente emozionante perchè è uno dei miei dischi preferiti e uno dei più belli della storia della musica. La sua genesi è tormentata e io la faccio partire da un momento particolare. Dylan nel 1966, a luglio, ha uno spaventoso incidente motociclistico presso Woodstock, dove aveva una villa in campagna. La vicenda è abbastanza oscura per scatenare le leggende più strane, dal fatto che sia morto, che sia morto e resuscitato, fino alla banale “è una scusa” per riposarsi a corto di idee, tossico e pieno di crisi personali. Durante la convalescenza insieme alla The Band suona nel seminterrato della sua villa e di quella che Danko comprerà a pochi metri, The Big Pink (come vi ho raccontato qualche storia di musica fa), scrivendo e suonando un oceano di cose, che in parte finiranno ad artisti amici, in parte verranno pubblicate nel bootleg più famoso della stor...

Ella Fitzgerald, Guida per principianti

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Oltre 100 milioni di dischi venduti. 59 anni di carriera. 250 album. 13 Grammy Awards. Oltre cinque minuti consecutivi di scat. Sono questi i numeri stupefacenti di un’artista straordinaria che ha scritto delle pagine indimenticabili della storia della musica jazz e non solo. Ella Fitzgerald è una delle cantanti più conosciute al mondo che seppe sfruttare al massimo le capacità delle sue corde vocali utilizzandole come se stesse pizzicando le corde di uno strumento. E’ nota per le sue abilità di scat (improvvisazione di fraseggi musicali pronunciando parole senza significato reale): poteva andare avanti per vari minuti, anche oltre 5, senza essere mai banale e coinvolgendo con suoni sorprendenti. La tecnica venne utilizzata da grandi come Louis Armostrong e Dizzie Gillespie. Nacque nel 1917 in Virginia e trascorse tutta l’infanzia in orfanotrofio. Il debutto avvenne a 17 anni. Sfumato il sogno da ballerina, il canto arrivò per caso dopo una deludente performance di...

Neil Young - Le Noise (2010)

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di Silvano Bottaro Sorprendente, questo è l’aggettivo più appropriato o per lo meno il primo aggettivo che mi viene in mente dopo l’ascolto di “Le Noise” l’ultimo lavoro di Mr. Neil Percel Young. In questo disco il sessantacinquenne (il prossimo 12 novembre) cantautore canadese si fa aiutare per la prima volta dal produttore Daniel Lanois, canadese pure lui, che in questo caso è anche strumentista. Non è un’opera semplice, ovvia, "La Noise", ci sono otto brani, di cui due ballate e per l’esattezza; Love and War e The Hitchhiker, canzoni acustiche di rara bellezza, e altre sei decisamente elettriche, molto elettriche! Il disco è un fiume in piena, i suoni trasmettono la rabbia, la passione e l’amore di Neil per la vita. A voler marcare ancor di più questi sentimenti, Young scaraventa sulla sua chitarra tutta l’energia possibile, come voler raggiungere il più profondo, come volesse solleticare le viscere di ognuno di noi, il fatto è che ci riesce e ci riesce anche ben...

La jungle music di Bo Diddley

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di Gianni Lucini Il ragazzo di strada e la “musica del diavolo” Sono i nuovi genitori ad assecondare la sua passione per la musica indirizzandolo allo studio del violino. Il giovane Elias si ritrova così a suonare nell’orchestra della chiesa battista Ebenezer. Con lui c’è un altro ragazzo che si chiama Leroy Jenkins e che diventerà un grande del jazz nell’Art Ensemble of Chicago. In quel periodo non è proprio un angioletto tutto casa e chiesa. La strada è la sua vera dimora. Inizia anche a praticare con una certa regolarità il pugilato e sempre più spesso, lasciato a casa il violino, si esibisce con una chitarra agli angoli della strada per raccogliere qualche soldo. Gli amici cominciano a chiamarlo Bo Diddley, un soprannome che gli resterà appiccicato per sempre e di cui lui stesso confesserà di ignorare l’origine. La svolta del ragazzo sul piano esistenziale non piace né alla madre adottiva né agli zii, che erano predicatori e diaconi e consideravano il blues “musica del dia...

My Bloody Valentine - Loveless (1991)

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Chiudo la serie novembrina degli album assurdi con una perla degli anni 90, precisamente del 1991, uno degli anni di grazia della musica rock. Questo disco fu un'uscita che spiazzò davvero tantissimi, venendo considerato uno dei lavori più strani, allucinati e particolari, ma non per questo meno potente e rivoluzionario per la storia del rock. La storia di oggi inizia in Irlanda nei primi anni degli anni '80 e buona parte della propria particolarità ruota tutto intorno all’estro creativo, ma estremamente lunatico, di Kevin Shields, che forma il primo gruppo con il batterista Colm O'Ciosoig. Nella prima formazione c’era il cantante Dave Conway e la tastierista Tina, e con la formazione a quattro registrano qualche canzone noise-punk, con venature pop, nella prima metà degli anni ’80. Scelgono come nome il titolo di un film horror inglese, My Bloody Valentine, in italiano Il Giorno di San Valentino, diretto nel 1981 da George Mihalka, film tra l'altro tra i preferiti di Q...

R.E.M. - New Adventures In Hi - Fi

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Dedalus - Materiale Per Tre Esecutori e Nastro Magnetico (1974)

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  Le lezioni davisiane della "mescolanza" dei generi musicali ebbero proseliti ovunque, nonostante le critiche del jazz che quella non fosse più musica di quel genere, ma un'altra cosa. Uno dei posti dove quelle lezioni ebbero presa maggiore, e mi permetto di dire con risultati davvero eccellenti, fu proprio l'Italia. Sull'onda del progressive, che come gli estimatori sanno nel Belpaese ebbe una delle sue dimensioni più spettacolari e convincenti, il calderone del "jazz rock" produsse cose meravigliose: ricordo tra i tanti i mitici Perigeo, una delle band più sublimi della musica italiana; gli Arti E Mestieri, il cui esordio, Tilt (immagini Per Un Orecchio) del 1974 (con la iconica copertina con l'imbuto) è uno dei dischi jazz rock più belli in assoluto; i Napoli Centrale del commiato James Senese e per una volta anche gruppi del Sud Italia, come i bravissimi Baricentro dei fratelli Moncuzzi o gli Etna, di cui parlai anche in questa rubrica.  Il grup...

Johnny Cash, Guida per principianti

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Voce baritonale, stile cupo e profondo, il Man in black della musica è uno di quegli artisti che ha saputo destreggiarsi con stile tra i vari generi musicali definendo una personalità unica che l’ha reso famoso e speciale in tutto il mondo. Stiamo parlando di John Ray Cash, meglio conosciuto come Jonny Cash. Chi era Nato nel 1932, Cash ha conosciuto la povertà e la fatica. Figlio di contadini dell’Arkansas, sin da bambino aiutò i suoi genitori nei campi di cotone. Si avvicinò alla musica in tenera età frequentando i cori della chiesa, ma il suo amore per il country nacque ascoltando le trasmissioni radiofoniche degli anni ’40. Lo studio da autodidatta della chitarra avvenne durante il suo periodo nell’esercito. Ottenne il primo contratto discografico intorno al 1955 sotto l’etichetta Sun Records. Nella sua vita ebbe due grandi amori Vivian Liberto, prima moglie, e June Carter che sposò nel 1968 restando con lei fino alla fine dei giorni. L’esistenza di Cash ...

Violent Femmes - 3 (1989)

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di Silvano Bottaro Dopo due anni di silenzio, l'esperimento di Gano con i Mercy Seat, dopo il solo di Brian Ritchie, dopo che voci della stampa americana li davano per defunti, i Violent Femmes escono con questo disco che porta il nome di "3". In realtà questo è il loro quarto disco, ma Gano e co. contorti come al solito, hanno voluto divertirsi con la matematica. Gano è tornato in gran forma, compone bene, e la band lo segue a menadito, colorando le sue canzoni con argute sonorità, talvolta grezze e dure come la roccia, talvolta raffinate e circonstanziali. Avevano inciso tre dischi, belli, il primo addirittura è un capolavoro (Omonimo del 1982), con quel suono spartano, elettroacustico, duro, quasi feroce, il secondo ed il terzo più studiati, curati, quasi levigati, ma taglienti come una lama affilata. "3" ha forza ed impeto, non è un disco facile, non piace al primo ascolto anzi, ne ha bisogno di diversi, ci sono degli accenni free, grazie all...

Solo il punk ci salverà

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di Imma I. Quarant’anni di Punk 77. Perché questo periodo storico potrebbe essere proficuo per la nascita di nuovi generi musicali, nuove sperimentazioni in campo artistico e della moda? Scopriamolo insieme Era il 1977, quando uscirono alcuni degli album più importanti per il mondo della discografia, soprattutto per il punk, 14 per la precisione e tutti di fila. Inutile ricordarvi che quegli anni da un punto di vista musicale sono stati prolifici non solo per questo genere musicale, potremmo soffermarci per ore su tutti gli album usciti in quel periodo, ma in questo articolo voglio parlarvi nello specifico del Punk 77. Ho cercato di indicare gli album che hanno segnato il punto di svolta per questo genere musicale e ne ho trovati 14, che vi riporto di seguito: Richard Hell & The Voidoids con il loro “Blank Generation”, I Television con “Marquee Moon”, I Wire con “Pink Flag”, I Sex Pistols con il loro “Never Mind the Bollocks here’s the Sex Pistols”, I Clash con “Th...

Pere Ubu - The Modern Dance (1978)

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  L'intento dei dischi di Novembre non è semplicemente quello di raccontarvi dei dischi "strani", ma di raccontarvi dei dischi strani che musicalmente hanno avuto un impatto dirompente nella storia della musica, almeno dal punto di vista qualitativo. Per questo motivo non saranno dei nostri i "leggendari" Hatebeak, band death metal statunitense che ha in formazione un pappagallo, Waldo, per le parti vocali e che si prefigge di suonare qualcosa che assomigli "ad un martello penumatico in un compattatore"; ma ci sono questi di oggi, una delle più grandi band del rock alternativo degli ultimi 50 anni. Tutto incomincia a Cleveland nel 1975, che probabilmente non era il posto migliore che si potesse immaginare sulla Terra: in una realtà "inquinata e innaturale" (che in verità segnerà molto la creatività dei nostri) due ragazzi che vorrebbero fare i giornalisti, David Thomas e Peter Laughner, avevano già una band, i Rocket From The Tombs, formazion...

Procol Harum - A Salty Dog

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The Residents - Eskimo (1979)

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  Secondo la leggenda, un gruppo di persone nell'Estate dell'Amore 1966 si stava dirigendo in California. Sfortunatamente però il furgoncino che li stava portando lì si ruppe nei pressi di San Mateo, nella area metropolitana di San Francisco, a 20 km dalla città del Golden Bridge. Decisero di stabilirsi lì. Sperimentano la pittura, la scrittura e procurandosi degli strumenti musicali, spesso modificandoli personalmente, decisero di provare a fare musica. Si narra che registrarono due "album", dai titoli The Ballad Of Stuffed Trigger e Rusty Coathangers For The Doctor che secondo i "biografi" sono ancora lì in attesa di essere pubblicati. Nel 1971, il gruppo inviò un demo tape a Hal Halverstadt della Warner Bros., poiché aveva messo sotto contratto Captain Beefheart, per loro un Mito. Ne inviarono una copia anche a Frank Zappa, che produsse i primi dischi di Beefheart. Il demo si intitolava The Warner Bros. Album che Halverstand non capì per niente, ma ebbe u...

Paolo Conte, Guida per principianti

Paolo Conte è uno dei cantautori più originali del panorama italiano, e pur non avendo mai raggiunto le vette di notorietà e successo di altri artisti nel nostro paese—a causa del genere che ha sviluppato, il jazz, e della complessità dei suoi testi—rimane uno dei musicisti italiani più apprezzati all’estero. La vita Paolo Conte nasce ad Asti, nel 1937, da Luigi, un notaio con una grande passione per la musica e Carlotta. Durante il periodo del fascismo il padre, nonostante le severe restrizioni del regime nell’importazione di prodotti culturali di origine americana, acquista una serie di dischi jazz provenienti dagli Stati Uniti, e influenza così i gusti musicali del figlio, che nel frattempo sta apprendendo i rudimenti del pianoforte. L’infanzia dell’artista, quindi, è segnata da questo grande ascendente musicale paterno e dal mito dell’epoca d’oro del jazz statunitense. Subito dopo essersi laureato in giurisprudenza, Conte entra come assistente nello studio del padre, m...

Bruce Springsteen - High Hopes (2014)

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di Silvano Bottaro Le pubblicazioni discografiche nell'ultimo decennio del Boss sono un susseguirsi altalenante di discrete e buone confezioni sonore. Con High Hopes, Springsteen si assesta su posizioni di tutto rispetto, anzi più che buone, ottime direi. Il rock è il suo disperato amore e lo interpreta con grande anima e passionalità e, alla faccia di tutti i suoi detrattori, prosegue imperterrito sulla sua linea ortodossa riuscendo a dare ancora ottime vibrazioni e feeling. A sessantaquattro anni, Bruce Springsteen ha imparato che "la vita ha i suoi paradossi", così come il rock'n'roll, che "porta con se una certa gioia, una felicità che è ciò per cui vale la pena vivere". Ma parla anche sempre di gelo e della solitudine che abbiamo dentro". In questo diciottesimo album in studio, riesce a farci stare dentro tutto, la felicità e la solitudine, l'oscurità ai bordi della città ma anche l'energia che trasforma i suoi concerti in q...

In boxer a sudare sul sassofono

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Altro che istinto, John è diventato Coltrane con l’esercizio matto e disperatissim o Come si diventa ciò che si è? Prima di diventare se stesso, John William Coltrane fu, in ordine sparso: orfano di padre e madre a dodici anni, marinaio a Pearl Harbor (registrò per la prima volta una session informale alle Hawaii), eroinomane, ottimo studente alle elementari e alle medie, studente svogliato alle superiori, e un ragazzo folgorato da Charlie Parker. E prima ancora, novant’anni fa, il 23 settembre 1926, fu soltanto un neonato nero come tanti altri – e che come tanti altri portava un marchio. Coltrane era un cognome di origine scozzese, appartenuto a una famiglia americana e, secondo l’uso all’epoca, trasmesso ai propri schiavi. Ma John fu anche il simbolo del modo in cui a una radice o a un destino ci si possa ribellare. Fin da adolescente amava restare solo con il suo strumento: un flicorno e un clarinetto prima, un sassofono poi. Le parole più ricorrenti nei ricordi degli ami...

Miles Davis - Bitches Brew (1970)

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  Tutti i dischi che ho raccontato fin qui sono per me importanti, nel senso che mi lega a loro ammirazione e piacere nell'ascoltarli e studiarli. Tra loro, ci sono molti che espandono a moltissimi quelle emozioni, divenendo dei classici riuscendo a raccontarsi ad una platea molto più grande. E poi ci sono dei dischi, uno sparuto gruppetto, che oltre a quell'emozione hanno un valore simbolico, storico e culturale maggiore perché sono dei momenti diversi, di spinta creativa differente. Il disco che oggi festeggia il numero 400 di questa rubrica è probabilmente l'apice di questo discorso, uno dei dischi, se non il disco, più controverso nel suo impatto culturale. Eppure mi ha sempre stupito il fatto che per la sua realizzazione ci siano volute solo 9 ore, in tre turni "sindacali" da 3 ore, tenute il 19,20,21 Agosto 1969 presso i leggendari studi di registrazione Columbia sulla 52.ma Strada a New York, edifici che un tempo avevano ospitato le aule della prestigiosa J...

Neil Young - After The Gold Rush

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E T I C H E T T E

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