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Visualizzazione dei post da giugno, 2026

R.E.M. - New Adventures In Hi - Fi

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Dedalus - Materiale Per Tre Esecutori e Nastro Magnetico (1974)

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  Le lezioni davisiane della "mescolanza" dei generi musicali ebbero proseliti ovunque, nonostante le critiche del jazz che quella non fosse più musica di quel genere, ma un'altra cosa. Uno dei posti dove quelle lezioni ebbero presa maggiore, e mi permetto di dire con risultati davvero eccellenti, fu proprio l'Italia. Sull'onda del progressive, che come gli estimatori sanno nel Belpaese ebbe una delle sue dimensioni più spettacolari e convincenti, il calderone del "jazz rock" produsse cose meravigliose: ricordo tra i tanti i mitici Perigeo, una delle band più sublimi della musica italiana; gli Arti E Mestieri, il cui esordio, Tilt (immagini Per Un Orecchio) del 1974 (con la iconica copertina con l'imbuto) è uno dei dischi jazz rock più belli in assoluto; i Napoli Centrale del commiato James Senese e per una volta anche gruppi del Sud Italia, come i bravissimi Baricentro dei fratelli Moncuzzi o gli Etna, di cui parlai anche in questa rubrica.  Il grup...

Johnny Cash, Guida per principianti

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Voce baritonale, stile cupo e profondo, il Man in black della musica è uno di quegli artisti che ha saputo destreggiarsi con stile tra i vari generi musicali definendo una personalità unica che l’ha reso famoso e speciale in tutto il mondo. Stiamo parlando di John Ray Cash, meglio conosciuto come Jonny Cash. Chi era Nato nel 1932, Cash ha conosciuto la povertà e la fatica. Figlio di contadini dell’Arkansas, sin da bambino aiutò i suoi genitori nei campi di cotone. Si avvicinò alla musica in tenera età frequentando i cori della chiesa, ma il suo amore per il country nacque ascoltando le trasmissioni radiofoniche degli anni ’40. Lo studio da autodidatta della chitarra avvenne durante il suo periodo nell’esercito. Ottenne il primo contratto discografico intorno al 1955 sotto l’etichetta Sun Records. Nella sua vita ebbe due grandi amori Vivian Liberto, prima moglie, e June Carter che sposò nel 1968 restando con lei fino alla fine dei giorni. L’esistenza di Cash ...

Violent Femmes - 3 (1989)

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di Silvano Bottaro Dopo due anni di silenzio, l'esperimento di Gano con i Mercy Seat, dopo il solo di Brian Ritchie, dopo che voci della stampa americana li davano per defunti, i Violent Femmes escono con questo disco che porta il nome di "3". In realtà questo è il loro quarto disco, ma Gano e co. contorti come al solito, hanno voluto divertirsi con la matematica. Gano è tornato in gran forma, compone bene, e la band lo segue a menadito, colorando le sue canzoni con argute sonorità, talvolta grezze e dure come la roccia, talvolta raffinate e circonstanziali. Avevano inciso tre dischi, belli, il primo addirittura è un capolavoro (Omonimo del 1982), con quel suono spartano, elettroacustico, duro, quasi feroce, il secondo ed il terzo più studiati, curati, quasi levigati, ma taglienti come una lama affilata. "3" ha forza ed impeto, non è un disco facile, non piace al primo ascolto anzi, ne ha bisogno di diversi, ci sono degli accenni free, grazie all...

Solo il punk ci salverà

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di Imma I. Quarant’anni di Punk 77. Perché questo periodo storico potrebbe essere proficuo per la nascita di nuovi generi musicali, nuove sperimentazioni in campo artistico e della moda? Scopriamolo insieme Era il 1977, quando uscirono alcuni degli album più importanti per il mondo della discografia, soprattutto per il punk, 14 per la precisione e tutti di fila. Inutile ricordarvi che quegli anni da un punto di vista musicale sono stati prolifici non solo per questo genere musicale, potremmo soffermarci per ore su tutti gli album usciti in quel periodo, ma in questo articolo voglio parlarvi nello specifico del Punk 77. Ho cercato di indicare gli album che hanno segnato il punto di svolta per questo genere musicale e ne ho trovati 14, che vi riporto di seguito: Richard Hell & The Voidoids con il loro “Blank Generation”, I Television con “Marquee Moon”, I Wire con “Pink Flag”, I Sex Pistols con il loro “Never Mind the Bollocks here’s the Sex Pistols”, I Clash con “Th...

Pere Ubu - The Modern Dance (1978)

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  L'intento dei dischi di Novembre non è semplicemente quello di raccontarvi dei dischi "strani", ma di raccontarvi dei dischi strani che musicalmente hanno avuto un impatto dirompente nella storia della musica, almeno dal punto di vista qualitativo. Per questo motivo non saranno dei nostri i "leggendari" Hatebeak, band death metal statunitense che ha in formazione un pappagallo, Waldo, per le parti vocali e che si prefigge di suonare qualcosa che assomigli "ad un martello penumatico in un compattatore"; ma ci sono questi di oggi, una delle più grandi band del rock alternativo degli ultimi 50 anni. Tutto incomincia a Cleveland nel 1975, che probabilmente non era il posto migliore che si potesse immaginare sulla Terra: in una realtà "inquinata e innaturale" (che in verità segnerà molto la creatività dei nostri) due ragazzi che vorrebbero fare i giornalisti, David Thomas e Peter Laughner, avevano già una band, i Rocket From The Tombs, formazion...

Procol Harum - A Salty Dog

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The Residents - Eskimo (1979)

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  Secondo la leggenda, un gruppo di persone nell'Estate dell'Amore 1966 si stava dirigendo in California. Sfortunatamente però il furgoncino che li stava portando lì si ruppe nei pressi di San Mateo, nella area metropolitana di San Francisco, a 20 km dalla città del Golden Bridge. Decisero di stabilirsi lì. Sperimentano la pittura, la scrittura e procurandosi degli strumenti musicali, spesso modificandoli personalmente, decisero di provare a fare musica. Si narra che registrarono due "album", dai titoli The Ballad Of Stuffed Trigger e Rusty Coathangers For The Doctor che secondo i "biografi" sono ancora lì in attesa di essere pubblicati. Nel 1971, il gruppo inviò un demo tape a Hal Halverstadt della Warner Bros., poiché aveva messo sotto contratto Captain Beefheart, per loro un Mito. Ne inviarono una copia anche a Frank Zappa, che produsse i primi dischi di Beefheart. Il demo si intitolava The Warner Bros. Album che Halverstand non capì per niente, ma ebbe u...

Paolo Conte, Guida per principianti

Paolo Conte è uno dei cantautori più originali del panorama italiano, e pur non avendo mai raggiunto le vette di notorietà e successo di altri artisti nel nostro paese—a causa del genere che ha sviluppato, il jazz, e della complessità dei suoi testi—rimane uno dei musicisti italiani più apprezzati all’estero. La vita Paolo Conte nasce ad Asti, nel 1937, da Luigi, un notaio con una grande passione per la musica e Carlotta. Durante il periodo del fascismo il padre, nonostante le severe restrizioni del regime nell’importazione di prodotti culturali di origine americana, acquista una serie di dischi jazz provenienti dagli Stati Uniti, e influenza così i gusti musicali del figlio, che nel frattempo sta apprendendo i rudimenti del pianoforte. L’infanzia dell’artista, quindi, è segnata da questo grande ascendente musicale paterno e dal mito dell’epoca d’oro del jazz statunitense. Subito dopo essersi laureato in giurisprudenza, Conte entra come assistente nello studio del padre, m...

Bruce Springsteen - High Hopes (2014)

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di Silvano Bottaro Le pubblicazioni discografiche nell'ultimo decennio del Boss sono un susseguirsi altalenante di discrete e buone confezioni sonore. Con High Hopes, Springsteen si assesta su posizioni di tutto rispetto, anzi più che buone, ottime direi. Il rock è il suo disperato amore e lo interpreta con grande anima e passionalità e, alla faccia di tutti i suoi detrattori, prosegue imperterrito sulla sua linea ortodossa riuscendo a dare ancora ottime vibrazioni e feeling. A sessantaquattro anni, Bruce Springsteen ha imparato che "la vita ha i suoi paradossi", così come il rock'n'roll, che "porta con se una certa gioia, una felicità che è ciò per cui vale la pena vivere". Ma parla anche sempre di gelo e della solitudine che abbiamo dentro". In questo diciottesimo album in studio, riesce a farci stare dentro tutto, la felicità e la solitudine, l'oscurità ai bordi della città ma anche l'energia che trasforma i suoi concerti in q...

In boxer a sudare sul sassofono

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Altro che istinto, John è diventato Coltrane con l’esercizio matto e disperatissim o Come si diventa ciò che si è? Prima di diventare se stesso, John William Coltrane fu, in ordine sparso: orfano di padre e madre a dodici anni, marinaio a Pearl Harbor (registrò per la prima volta una session informale alle Hawaii), eroinomane, ottimo studente alle elementari e alle medie, studente svogliato alle superiori, e un ragazzo folgorato da Charlie Parker. E prima ancora, novant’anni fa, il 23 settembre 1926, fu soltanto un neonato nero come tanti altri – e che come tanti altri portava un marchio. Coltrane era un cognome di origine scozzese, appartenuto a una famiglia americana e, secondo l’uso all’epoca, trasmesso ai propri schiavi. Ma John fu anche il simbolo del modo in cui a una radice o a un destino ci si possa ribellare. Fin da adolescente amava restare solo con il suo strumento: un flicorno e un clarinetto prima, un sassofono poi. Le parole più ricorrenti nei ricordi degli ami...

Miles Davis - Bitches Brew (1970)

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  Tutti i dischi che ho raccontato fin qui sono per me importanti, nel senso che mi lega a loro ammirazione e piacere nell'ascoltarli e studiarli. Tra loro, ci sono molti che espandono a moltissimi quelle emozioni, divenendo dei classici riuscendo a raccontarsi ad una platea molto più grande. E poi ci sono dei dischi, uno sparuto gruppetto, che oltre a quell'emozione hanno un valore simbolico, storico e culturale maggiore perché sono dei momenti diversi, di spinta creativa differente. Il disco che oggi festeggia il numero 400 di questa rubrica è probabilmente l'apice di questo discorso, uno dei dischi, se non il disco, più controverso nel suo impatto culturale. Eppure mi ha sempre stupito il fatto che per la sua realizzazione ci siano volute solo 9 ore, in tre turni "sindacali" da 3 ore, tenute il 19,20,21 Agosto 1969 presso i leggendari studi di registrazione Columbia sulla 52.ma Strada a New York, edifici che un tempo avevano ospitato le aule della prestigiosa J...

Neil Young - After The Gold Rush

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Daughn Gibson - Carnation (2015)

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di Dafne D'Angelo Daughn Gibson è un artista di quel genere che fa sempre piacere ascoltare. Innovativo, naive e appartenente a un mondo quasi magico, per qualche aspetto riconducibile a David Bowie. Le prime note del brano d'apertura “Bled to Death” rivelano un'eleganza pacata che si riflette per l'intero ascolto di “Carnation”, album dall'impronta mistica a partire già dal titolo. Anni ottanta e una spruzzatina di “Depeche Mode” anche nella terza traccia del cd, “Shatter you through”, incredibilmente suggestiva e ricca. La timbrica calda e profonda ricorda il miglior Valo Ville di “Razorblade Romance” e l'elettrica elettronica proposta in una chiave pop-chic si rende adatta a qualsiasi tipo di ascolto. E' una grazia che non stanca mai quella di Gibson e che nel brano numero 4 dal titolo “For every bite” assume una raffinatezza leggermente inquietante che renderebbe la traccia indicatissima per la colonna sonora di una pellicola cinematografica, magari ...

CCCP, Guida per principianti

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CCCP Fedeli alla linea: la nascita del punk italiano Nei primi anni ’80 la musica italiana visse un profondo cambiamento, influenzato dal punk e dalla new wave inglese. La nuova ondata fu caratterizzata dall’assenza di melodie e testi graffianti, ma anche dall’uso della lingua italiana, utilizzata per la prima volta come mezzo di espressione. A valorizzare il tutto, la nascita delle cosiddette etichette indipendenti: la Contempo Records, l’IRA, la Kindergarten Records, l’Attack Punk, che contribuirono notevolmente alla diffusione di una nouvelle vague rock. Sono dei primi anni ‘80 gruppi indipendenti come: i Moda, Neon o Rats e band ancora attive come: Litfiba, Diaframma, Decibel (o meglio chi ne rimane, Enrico Ruggeri). In quel periodo nascono anche i CCCP Fedeli alla linea, originari della provincia di Reggio Emilia, considerati tra i più importanti esponenti della musica punk italiana. Tutto nasce da un incontro a Berlino tra Giovanni Lindo Ferretti e Massimo Zamboni, ris...

The Jesus And Mary Chain - Darklands (1987)

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di Silvano Bottaro Quando ascoltai per la prima volta i “ The Jesus And Mary Chain ” ebbi nei loro confronti un atteggiamento estremamente conservatore, lo stesso che manifestai - lo ammetto - nel ‘77 quando vennero fuori i Sex Pistols: che diamine - consideravo tra me e me - come si permettono questi sfacciati di bistrattare il vecchio rock di papà Elvis? Ripensandoci, ho commesso lo stesso imperdonabile errore: dietro a quell’atteggiamento cinico, come sovente accade, si nasconde il vero amore e l’atteggiamento giusto, in grado di “preservare la specie”; nel senso di rock, quello genuino e privo da qualsiasi contaminazione che non abbia bisogno di scaricare le proprie sensazioni, frustrazioni, urgenze. Dietro a quel rumore apparentemente “maleducato”, dunque, ecco la stoffa, il sincero e sentito bisogno di recitare la propria parte per il gusto di conservare l’attitudine, di non snaturare il vecchio significato di una musica adulta che rifiuta la maturità; il rock’n’roll, dunqu...

L’inarrivabile John Coltrane

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Per qualcuno è stato uno dei più grandi sassofonisti di sempre, per altri IL più grande: quelli a cui non bastava ci costruirono intorno una religione. John Coltrane cominciò a entrare nell’affollato giro del jazz di New York alla fine degli anni Quaranta, quando Charlie Parker era nel suo periodo migliore, ed era il leader indiscusso del be-bop, lo stile di jazz che si suonava allora nei locali della Cinquantaduesima strada di Manhattan. Coltrane cominciò presto a suonare con i migliori jazzisti del momento, da Miles Davis a Dizzy Gillespie, ma in quegli anni quando qualche gruppo aveva bisogno di uno che suonasse il sax tenore, il suo strumento, chiamava Sonny Rollins. Ci mise qualche anno, ma alla fine Coltrane gli rubò il posto: era la metà degli anni Cinquanta, Parker era morto e con lui il be-bop. Il jazz aveva iniziato a cambiare molto velocemente, e non c’era mai stato così tanto spazio per sperimentare: Coltrane ebbe la fortuna di raggiungere l’apice della sua breve...

Buffy Sainte-Marie - Power In The Blood (2015)

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di Mauro Eufrosini Il modo più semplice per provare a raccontare di questo Power In The Blood è far finta di credere che Buffy Sainte Marie sia, soltanto, una autrice e cantante. Di dimenticarci delle sue esperienze di artista multimediale e del suo impegno di pacifista e cooperatrice, a difesa e sostegno dei nativi americani, popolo al quale lei stessa appartiene. Ma anche così, pur essendo questo il modo più semplice, ridurre Power In The Blood alla sua sola dimensione fisica di album, non rende tuttavia semplice raccontarlo. Perché la multidimensionalità, artistica e strumentale, attraverso la quale Buffy Sainte Marie ha giocato l’intera sua esperienza di donna e artista Cree è, ancora una volta, la chiave, la sola possibile, per provare a decodificarlo. Power In The Blood sin dalla semplice scansione della scaletta dei 12 brani che lo compongono, si presenta paradigmatico dell’intero suo percorso di cantante e autrice. Non è certo per caso, infatti, che l’apertura sia ...

E T I C H E T T E

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