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Classifica 2025

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Van Morrison - Remembering Now - Leggi Olafur Arnalds & Talos - A Dawning - Leggi Matt Berninger - Get Sunk - Leggi M.C. Carpenter, J. Fowlis, K. Polwart – Looking for the Thread - Leggi The Weather Station - Humanhood - Leggi Kathleen Edwards - Billionaire - Leggi Anna B Savage - You And I Are Earth - Leggi Valerie June – Owls, Omens, And Oracles - Leggi The Third Mind - Right Now! - Leggi Bob Mould - Here We Go Crazy - Leggi Robert Plant - Saving Grace - Leggi Sam Amidon - Salt River - Leggi Brunori Sas – L’albero delle noci - Leggi Mary Chapin Carpenter – Personal History - Leggi Big Thief – Double Infinity - Leggi Cate Le Bon - Michelangelo Dying - Leggi Tedeschi Trucks Band and Leon Russell - Leggi Ben Nichols - In The Heart of The Mountain - Leggi Joan Shelley - Real Warmth - Leggi Charlie Musselwhite - Look Out Highway - Leggi Mdou Moctar – Tears of Injustice - Leggi Kevin Connolly and Mule Variations - Alive and Kicking - Leggi Bright Eyes - Kids Table (2025) - Leggi Ginevr...

Ryan Adams – Self Portrait (2025)

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di Marco Denti  Proprio a metà del guado di Self Portrait, le confessioni autobiografiche di I’m a Rollercoaster e Thunderstorm Years, sembrano delineare un punto di non ritorno. È un’immersione totale nel suo mondo: tra la prolificità e l’incontinenza, ovvero l’autoindulgenza, il limite è sottile e Ryan Adams neanche lo nota. Figurarsi se gliene importa qualcosa: non fa alcun sforzo per assecondare le canzoni o la musica, gli accordi spesso sono accennati e gli arrangiamenti improvvisati, echi e delay sono sparsi a piene mani, ma senza una vaga teoria di come applicarli. La produzione stessa pare considerata irrilevante: il suono è dimesso, i finali troncati, la voce filtrata e doppiata senza particolari attenzioni. La batteria, quando c’è, sembra registrata a un’isolato di distanza, e non che gliene importi a qualcuno, di sicuro non a Ryan Adams. La composizione, volendo, è anche peggio. Due dozzine di canzoni, che spesso sono bozzetti trascurabili di un paio di minuti o anche me...

Kevin Connolly and Mule Variations - Alive and Kicking (2025)

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 di Aldo Pedron Kevin Connolly è uno dei migliori rappresentanti della cosiddetta musica chiamata semplicemente “americana”, un mix di stili: country, rock, blues, soul, folk, cantautorato. I suoi eroi sono gente come Tom Waits, J.J. Cale, Van Morrison, Muddy Waters, Pops Staples, Bob Dylan, John Prine e ho già detto tutto! Nato e cresciuto nella striscia di terra fangosa chiamata Irish Rivera a sud di Boston (votato come “Best of Boston”). Di lui si dice abbia scritto 324 canzoni, 132 poemi, inciso 13 album (o 11), abbia due figli e circa 1.213 amici (dipende dai giorni). Ha suonato in tutti i tipi di festival, dai più prestigiosi come il Newport Folk Festival, il Kerrville Folk Festival, SXSW (South By South West di Austin, Texas) e al Bumbershoot, un festival internazionale che si tiene a Seattle, Washington e uno dei più grandi festival del genere del Nord America. Ha aperto concerti delle Indigo Girls, Todd Rundgren, Huey Lewis e Joan Osborne e ora vive nel New England. Di lui...

Joan Shelley - Real Warmth (2025)

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di Silvano Bottaro Joan Shelley pubblica album da quindici anni, eppure riesce sempre a far sì che ogni album sembri un nuovo, facile abbraccio. " Voglio l'inno che sa di primo amore / Voglio il ritornello che scalda come il fuoco / Voglio la melodia che si gonfia come una luna piena / Che conosce il tuo desiderio più profondo", canta a metà del suo decimo LP, Real Warmth, un album disinvolto e infinitamente canticchiabile, registrato a Toronto con il produttore Ben Whiteley e che vanta contributi del suo compagno, Nathan Salsburg, così come di Tamara Lindeman dei Weather Station e di una affiatata comunità di musicisti di Toronto, tra cui Philippe Melanson, Karen Ng, Doug Paisley, Tamara Lindeman, Matt Kelley e Ken Whiteley.  Cantando con una convinzione silenziosa e ardente, Shelley scrive spesso attraverso una lente fantastica, ma il linguaggio che raccolgono è musicale, colloquiale, amante della natura e totalmente umano. Ha incaricato un altro grande cantautore mode...

The Third Mind - Right Now! (2025)

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di Silvano Bottaro The Third Mind con "Right Now!", sono al loro terzo album. Registrato dal vivo in quattro giorni nei Sound Recording Studio di Los Angeles. "Right Now!" è una combinazione di istinto e improvvisazione da parte di musicisti esperti che si incontrano in tempo reale per trovare le canzoni man mano che procedono. "Tutto in questo disco è intuitivo", afferma il co-fondatore di The Third Mind Dave Alvin. "Siamo cinque musicisti che camminano su una corda tesa, improvvisando un dialogo tra loro".  La band è nata come un esperimento in studio free-form tra Alvin e Victor Krummenacher (Camper Van Beethoven, Cracker, Monks of Doom, Eyelids), ispirato dalla spontaneità del lavoro di improvvisazione di Miles Davis. I Third Mind si sono evoluti in un supergruppo che ha arruolato il chitarrista David Immerglück (Counting Crows), il batterista Michael Jerome (Richard Thompson, Better Than Ezra, John Cale) e il cantautore Jesse Sykes (Jesse Sy...

Bright Eyes - Kids Table (2025)

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di Silvano Bottaro Dopo "Five Dice, All Threes", album viscerale e coinvolgente del 2024, questo EP si presenta sia come complice di quell'album sia come mondo autonomo a sé stante. Sebbene molte di queste nuove canzoni siano emerse dalle stesse sessioni di registrazione, non tutte si adattavano perfettamente alla coesione concisa di quell'album. Quindi è sempre stato il piano di Conor Oberst, Mike Mogis e Nate Walcott quello di trovare un altro posto per questi emarginati. Riferimenti culturali sia alti che bassi costellano l'EP: citando tutti, da Salman Rushdie, Joe Strummer e Candace Bergen in "Victory City" a Shakespeare, Guy Fawkes e la signora Peacock del classico gioco da tavolo Cluedo in "Shakespeare In A Nutshell". Ma è la cover del brano del 1980 di Lucinda Williams "Sharp Cutting Wings (Song For A Poet)" davvero il cuore di questa raccolta. Oberst e Williams condividono una chiara comunanza musicale, entrambi esperti nel te...

Cate Le Bon - Michelangelo Dying (2025)

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di Silvano Bottaro Cate Le Bon non si è avvicinata al suo settimo album con una grande dichiarazione in mente. Piuttosto, si è ritrovata attratta da una singola immagine: una donna sola in una stanza drappeggiata con tessuti e specchi che catturano la luce. Quel senso di strascico, la peculiare chiarezza che emerge una volta che la polvere si è finalmente depositata, si insinua in ogni angolo di Michelangelo Dying. Le Bon scrive dall'interno della nebbia della confusione, cercando di catturare quell'attimo sfuggente in cui la lotta cede il passo a qualcosa di simile al riposo. Avendo trascorso la maggior parte del tempo a produrre per altri artisti, Le Bon non aveva ancora elaborato appieno la rottura che la stava consumando. Quando finalmente è uscita nuova musica, ha affrontato l'amore e il dolore con un'onestà senza precedenti. Quello che era iniziato come un seguito più spigoloso di Pompeii si è trasformato completamente quando la sua relazione di lunga data si è di...

Robert Plant - Saving Grace (2025)

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di Gianfranco Marmoro Per la cronaca, "Saving Grace" è il nuovo album di una delle figure leggendarie della musica rock: Robert Plant, nonché il definitivo battesimo della band con la quale il musicista ha vagato prima tra i piccoli locali inglesi e poi nei teatri europei (qui il report della data di Roma). Per i più solerti e attenti, il ritorno in scena dell'ex Led Zeppelin è l'ennesima conferma di una sensibilità artistica e di una molteplicità creativa spesso oscurate da un fin troppo ingombrante passato. "Saving Grace" non è l'ennesimo capitolo da archiviare sotto la denominazione di collaborazione, ma il risultato di una rinascita che è stata a lungo elaborata, un vero e proprio laboratorio musicale che Robert Plant ha condiviso con Oli Jefferson (percussioni), Tony Kelsey (mandolino, chitarra acustica), Matt Worley (banjo, chitarra acustica e baritono, cuatro), Barney Morse-Brown (violoncello) e l'eccellente vocalist Suzi Dian (moglie del batt...

Tedeschi Trucks Band and Leon Russell Present: Mad Dogs & Englishmen Revisited (Live at LOCKN’) (2025)

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di Silvano Bottaro Mad Dogs & Englishmen Revisited (LIVE AT LOCKN') della Tedeschi Trucks Band è un commovente e ambizioso tributo all'omonimo e iconico album live originale del 1970 di Joe Cocker e Leon Russell, registrato durante una storica esibizione al LOCKN' Festival del 2015 in Virginia. Questa registrazione live di 14 tracce, abbinata al documentario Learning to Live Together: The Return of Mad Dogs & Englishmen (2021), è una testimonianza del potere duraturo della creazione musicale comunitaria, reimmaginando un momento fondamentale nella storia del rock con riverenza, energia e una nuova prospettiva. Guidati dal duo marito e moglie Derek Trucks e Susan Tedeschi e dai loro compagni di band, che quell'anno misero insieme un ensemble tentacolare al LOCKN', che sarebbe cresciuto fino a oltre 20 musicisti. Il risultato è una celebrazione gioiosa e chiassosa che canalizza lo spirito crudo e soul dell'originale, infondendolo con la miscela distintiva ...

David Byrne – Who Is the Sky? (2025)

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di Gianfranco Marmoro Dopo le immagini che hanno visto di nuovo insieme i Talking Heads per promuovere la riedizione del film "Stop Making Sense" e il deciso no al ritorno in scena della band, la pubblicazione di "Who Is The Sky?" cala come un pietra tombale sulle speranze dei fan di un nuovo album, o quantomeno di un tour celebrativo per le "teste parlanti". I propositi del nuovo album di David Byrne sono palesi. Le dodici tracce di "Who Is The Sky?" sono miniature pop estroverse e godibili, a tale scopo il musicista di origine scozzese ha assoldato un produttore esperto, Tom Hull alias Kid Harpoon (già alla corte di Harry Styles e Florence + The Machine), e ha coinvolto la Ghost Train Orchestra per avere a disposizione una sezione archi e una di fiati, al fine di consolidare il taglio chamber-pop e quasi yacht-rock dell'album, lasciando scivolare in sottofondo le familiari influenze esotiche e funky del passato. La pubblicazione del nuovo d...

Kathleen Edwards - Billionaire (2025)

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  di Fabio Cerbone  Sole in faccia, un limpido paesaggio marino e un titolo che sembra ammiccare alla fortuna sfacciata della vita, dietro però si nasconde qualcosa di più complicato. A cominciare dalla carriera artistica di Kathleen Edwards, cantautrice canadese fra le più talentuose dei primi anni Duemila, lanciata alla conquista dell’Americana oltre i confini nazionali, portata in palmo di mano da colleghi e stampa e poi finita in un vicolo cieco personale, quasi dieci anni di blackout discografico e un “buon ritiro” nel suo locale di Ottawa, una coffee house dove ha lavorato fino al ritorno sulla scene nel 2020. Venduta l’attività, trasferitasi in Florida con un nuovo compagno e ripresa confidenza con la scrittura musicale grazie a Total Freedom, Kathleen aveva forse bisogno di tornare a credere in se stessa, magari trovando qualcuno che la assecondasse nella traduzione sonora delle sue idee, facendo emergere nuovamente l’intensità delle liriche e l’afflato del suo country...

Big Thief – Double Infinity (2025)

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 di Nicola Stufano Che sesto disco che tirano fuori dal cilindro i Big Thief: li avevamo lasciati in quattro nel 2022 con “Dragon New Warm Mountain I Believe in You”, e li ritroviamo in 3 dopo l’abbandono dello storico bassista Max Oleartchik, avvenuto l’anno scorso, ma li ascoltiamo in 11 su questo nuovo “Double Infinity”, un disco concepito dopo vari tentativi di trovare una soluzione idonea a questo nuovo assetto, e coronato attraverso la trasformazione in collettivo, riunitosi lo scorso inverno negli studi con altri amici e conoscenti della scena di Brooklyn a jammare fino alla costruzione di 9 tracce, a partire da una base di bozze che risultava ben più ampia.  La coralità, le differenze rispetto al passato si fanno evidenti sin dalle prime battute di Incomprehensible, un pezzo definito da un commentatore di youtube “come quando piove ma fuori c’è il sole”: ecco, non è la colonna sonora di “Solaris”, non ci assomiglia neanche lontanamente, però trasmette effettivamente qu...

Ben Nichols - In The Heart of The Mountain (2025)

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 di Fabio Cerbone  All’inizio dell’anno c’erano state, per così dire, le prove generali: accompagnato soltanto dal fedele pianista Rick Steff, Ben Nichols ripercorreva le tappe principali dei venticinque anni di carriera alla guida dei Lucero, rileggendo il repertorio della band di Memphis in chiave acustica e disadorna, andando dritto al cuore del suo songwriting. Quella formula, in assenza di una vera rock’n’roll band a fare da propulsore alle spalle, si ripete nel nuovo album solista di Nichols, il primo pubblicato dal lontano 2009, quando il breve affresco di frontiera di The Last Pale Light in the West, ispirato dal romanzo capolavoro di Cormac McCarthy, Medidiano di Sangue, aveva rappresentato una parentesi nella cavalcata dei Lucero, concept album troppo particolare per trovare posto nel discorso artistico portato avanti con il gruppo. Anche In the Heart of the Mountain - con la canzone omonima, collocata in apertura di scaletta, dedicata al matrimonio e alla figura del...

Olafur Arnalds & Talos - A Dawning (2025)

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A Dawning, un commovente omaggio alla vita e all’arte In un mondo musicale spesso contraddistinto da collaborazioni effimere e produzioni di routine, A Dawning si distingue come un tributo toccante e senza tempo alla memoria di un artista scomparso troppo presto. Questa straordinaria collaborazione tra il compositore islandese Ólafur Arnalds e il musicista irlandese Eoin French, alias Talos, nasce da un incontro tra anime affini in un momento di creatività condivisa, ma si trasforma in un commovente omaggio alla vita e all’arte. Completato da Arnalds dopo la tragica scomparsa di French lo scorso Agosto, l’album rappresenta un dialogo intimo tra delicati paesaggi sonori, pianoforti evocativi e un’elettronica struggente, senza mai scadere nel sentimentalismo sdolcinato. Un ascolto devastante, ma allo stesso tempo un inno alla memoria e alla resilienza, che celebra la vita di un artista scomparso e il potere della musica di unire anime oltre la perdita. In apertura, il brano che dà il tit...

Matt Berninger - Get Sunk (2025)

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di Marco Denti Pur essendo frutto di una stringente necessità di Matt Berninger e di un suo travagliato momento personale, Get Sunk è un disco dei National senza i National. A differenza di Serpentine Prison dove la differenza era molto più accentuata, il nuovo e secondo episodio solista di Matt Berninger riporta da vicino all’esperienza dei National, in particolare quelli sperimentati dal vivo nell’ultimo tour, come non potrebbe essere altrimenti visto che sono stati protagonisti di uno spettacolo davvero imponente e senza un attimo di respiro. In modo diverso, ma con la stessa insistenza, Get Sunk ti si incolla addosso pur non contenendo niente di particolarmente memorabile. È un disco al limite, che resta a metà strada, reggendosi su un equilibrio fatto di chiaroscuri, tra riflessi pop e tensioni più vicine allo spirito di un songwriter. Rimane indefinito, un po’ come la logica sottintesa da No Love, una delle tante situazioni ambigue che trovano nella voce di Matt Berninger l’eleme...

Van Morrison - Remembering Now (2025)

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di Marco Denti Per quanto uniforme, più di molti altri episodi della personale saga di Van Morrison, Remembering Now è un disco che contiene un’inquietudine di fondo. È tutto fondato sulle emozioni, sui “ricordi e visioni” e su sentimenti che capitano una volta nella vita, compresa la nostalgia che, nel ricordare tempi appena più nobili, ha il sapore di una terapia indolore. Restare aggrappati alla meraviglia e allo stupore come succede in Haven’t Lost My Sense Of Wonder è l’imperativo principale per la sopravvivenza. La canzone è una specie di riassunto strategico delle forme amate di Van Morrison: sentite l’intreccio dell’organo e del pianoforte che l’accompagna e poi quella voce che si inerpica in un rosario di invocazioni da grande soulman. Il richiamo plateale a A Sense of Wonder, bellissimo album di un altro secolo dove trovava posto l’omaggio a Ray Charles, pare il seguito implicito della celebrazione definitiva di If It Wasn’t For Ray, dove Van Morrison confessa senza pudore l’...

Ginevra Di Marco - Kaleidoscope (2025)

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di Luca Cremonesi Dopo cinque anni, Ginevra Di Marco torna in sala d’incisione per “Kaleidoscope”, un lavoro nato a seguito di un’importante campagna di crowdfunding, modalità con la quale l’artista ha già prodotto alcuni dei suoi ultimi progetti. Al suo fianco, il marito e compagno d’arte Francesco Magnelli (entrambi ex C.S.I.), e Andrea Salvadori, musicista raffinato che da anni collabora stabilmente con i progetti della cantautrice. “Kaleidoscope” è un lavoro di piena maturità che conferma un fatto: oggi più che mai si fanno album quando si ha davvero qualcosa da dire. Questo nuovo lavoro, che arriva dopo cinque anni dal precedente disco, opera dedicata a Luigi Tenco, conferma poi altri due fatti. Il primo, che Di Marco è nel pieno della sua maturità artistica. Per chi la segue con attenzione, come il sottoscritto, ulteriori conferme non servivano, ma trovarle in queste 13 nuove proposte (a cui si aggiunge una traccia fantasma) fa davvero piacere, anche perché “Kaleidoscope” è un la...

Counting Crows - Butter Miracle, Suite One (2025)

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 di Federico Piccioni Dopo l’eccellente esordio folk-rock del 1993, i Counting Crows, con “Recovering The Satellites” e il sottovalutato “This Desert Life”, hanno progressivamente virato verso un rock più elettrico, mantenendo comunque inalterata quella vena poetica, melanconica e romantica che ha rappresentato da sempre la cifra stilistica di Adam Duritz, voce e anima della band californiana. Sebbene fresco, orecchiabile ed ottimamente prodotto, “Hard Candy” - uscito nel 2002 per la fedele Geffen, abbandonata solo in tempi recenti - ha rappresentato il disco del cambiamento per i Counting Crows, quello che ha sancito l’inizio della loro “mezza età” e di una produzione artistica più spigliata e scanzonata rispetto al passato. Da allora, anno dopo anno, i Crows si sono appiattiti, assumendo le sembianze di una esperta band revival di roots-rock, orfana dell’energia del Duritz degli anni Novanta e di un afflato poetico quasi del tutto assopito, sebbene spesso celato dietro l'abilità ...

Charlie Musselwhite - Look Out Highway (2025)

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 di Matteo Bossi Qualche anno fa, durante una lunga intervista apparsa sul n. 159 de Il Blues, per parlare del suo bellissimo “Mississippi Son” (Alligator), Charlie Musselwhite si era espresso così in merito a quello che sarebbe diventato il suo disco successivo: “E’ già tutto pronto, ma quello sarà il prossimo disco. C’è la band, ma suono anche io la chitarra in un pezzo, mentre in un altro c’è un mio amico rapper di Memphis, Al Kapone. È diventato famoso grazie anche ad alcuni pezzi suoi in un film, “Hustle & Flow”, tra cui “Whoop That Trick”. Mi aveva invitato a suonare l’armonica su un suo disco e allora per ricambiare è venuto a fare rap sul mio. Ma non voglio rivelare troppo!” Ed eccolo allora il nuovo album, intitolato Look Out Highway, edito stavolta dalla Forty Below di Eric Corne. Ascoltare Charlie è ogni volta un piacere rinnovato, come assaporare un bicchiere di un Barbaresco di una grande annata, significa ritrovare classicità, consistenza e territorialità. Per pro...

Mary Chapin Carpenter – Personal History (2025)

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 di Gianni Zuretti Se avessi avuto una sorella minore, avrei voluto fosse Mary Chapin Carpenter! Perché la sessantasettenne singer songwriter di Princeton (NJ) è tutto ciò di desiderabile, in termini di sensibilità, eleganza e qualità artistiche, possano trovarsi in un’unica persona e poi perché da quasi quarant’anni sono legato in maniera quasi indissolubile al suo percorso umano e artistico. Ascoltare le sue canzoni, sviscerare i suoi testi, specie degli ultimi dischi, equivale a ricevere le confidenze da una amata sorella. Con Personal History, Mary Chapin realizza il diciassettesimo album in studio, e lo fa con una consapevolezza artistica che affonda le radici in oltre trent’anni di scrittura raffinata e coerente. Dagli esordi tra folk e country di Hometown Girl (1987) al successo planetario degli anni Novanta con Come On Come On e Stones in the Road, Carpenter ha saputo trasformare il racconto personale in un gesto collettivo, mantenendo sempre una postura discreta, riflessiv...

E T I C H E T T E

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