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Martha And The Muffins - Metro Music (1980)

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 La copertina di oggi ha un che di elegante e di suggestivo, e credo perché sia opera di quel genio di Peter Saville, autore di alcune delle copertine più belle della storia della musica, che prese in prestito una mappa originale della National Topographic Society di Toronto, città dalla quale i protagonisti di oggi provenivano (sul retro, un quadrato blu del mare della stessa cartina). La storia di oggi inizia a Toronto, nel 1977, anno del punk. David Millar chiese al suo compagno di studi all'Ontario College of Art, Mark Gane, di aiutarlo a formare una band. Millar conosceva una ragazza musicista, Martha Johnson, che chiese di suonare le tastiere; Johnson a sua volta  portò con sé un amico del liceo, Carl Finkle, al basso; e il fratello di Gane, Tim, si unì al gruppo come batterista. Con Millar e Mark Gane alla chitarra e Johnson come voce solista, questa fu la formazione che debuttò a una festa di Halloween all'Ontario College of Art nell'ottobre del 1977. Scelsero il no...

Cowboy Junkies - Demons (2011)

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di Silvano Bottaro Nella seconda metà degli anni ottanta i fratelli Timmins si fecero conoscere grazie ad una manciata di buoni dischi, tra cui gli ottimi The Caution Horses, Black Eyed Man e il superlativo The Trinity Session dell’88. Negli anni successivi, per una serie di coincidenze, non ultima la mancanza di “creatività” sonora, non li ho più seguiti se non “per sentito dire”. Ora, come è successo per i R.E.M., ho ascoltato questo loro ultimo lavoro e la sorpresa è stata più che buona. Il disco in origine doveva essere una collaborazione con l’amico Vic Chesnutt ma, la sua morte avvenuta prematuramente il giorno di Natale del 2009, ne ha cambiato le sorti, facendolo diventare un tributo allo stesso artista canadese. La band non estranea alla rielaborazione di brani altrui, vedi “Dead Flowers” dei Rolling Stones o “Sweet Jane” di Lou Reed (la più bella versione in assoluto a detta dello stesso autore) ha trovato tanto e ottimo materiale da arrangiare nell’archivio musical...

The Trip - Atlantide (1972)

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 Dopo aver lasciato I Camaleonti, gruppo storico del beat italiano degli anni '60, Riki Maiocchi va a Londra, nel 1966. Nella città che è il centro artistico musicale d'Europa e forse anche del mondo, Maiocchi mette insieme un gruppo di musicisti: il batterista Ian Broad gli presenta un chitarrista, Ritchie Blackmore, (già noto session man che aveva fatto parte di altre band del Regno Unito), un bassista, Arvid "Wegg" Andersen, e un secondo chitarrista, Billy Gray.  Con questa formazione Maiocchi riparte per l'Italia dove si presenta in numerosi festival come band psichedelica, dal nome Maiocchi & The Trip, ma già a dicembre Blackmore torna nel Regno Unito per poi formare nel 1968 i Deep Purple e la band si separa da Maiocchi. Rimangono un trio e decidono di restare in Italia: si uniscono prima il tastierista savonese Joe Vescovi e poi nel giugno 1967 il batterista torinese Pino Sinnone, uscito dalle Teste Dure e dai The Rogers, che sostituisce Broad allontana...

Chicago - Chicago XI (1977)

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  Le storie musicali di Giugno avranno come filo conduttore una mappa in copertina. E la prima che mi è venuta in mente è proprio quella di oggi, che rappresenta la città di Chicago sul lago Michigan ma con il famoso logo di una delle più popolari e di successo band americane degli anni '70. Con il nome Chicago Transit Authority nasce nel 1969 una delle formazioni che, nel corso del decennio successivo, venderà più dischi, avrà più singoli in top ten e diventerà una sorta di colonna sonora per una parte degli statunitensi. Il debutto, omonimo, contiene addirittura degli spezzoni della Convention Democratica del 1968 tenutasi a Chicago, passata alla storia per le fortissime tensioni interne al partito, per la non candidatura del presidente Johnson, e per gli scontri repressi dalla polizia municipale per le proteste contro la Guerra in Vietnam e per gli assassinii recenti di Martin Luther King e di Robert Kennedy. Il primo nucleo, Big Thing, si formò nel 1967 con Terry Kath (voce e c...

Sidi Touré - Afrik Toun Mé (2020)

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di Silvano Bottaro Come il venerato connazionale, Salif Keita, il musicista maliano Sidi Touré condivide la particolarità di discendere da una stirpe reale in una famiglia che lo ha poi rinnegato. Nato a Gao, nella regione di Singhai nel nord del Mali, e anche del defunto Ali Farka Touré, (nessuna parentela), situato tra il fiume Niger e il deserto del Sahara, è un paio di centinaia di miglia a est di Timbuktu e della regione dei nomadi Tuareg di fama "desert blues", un suono che può essere immediatamente riconosciuto nella sua musica. Mentre l'ultima produzione del 2018, Toubalbero , ha visto un cambiamento radicale verso un approccio elettroacustico, Afrik Toun Mé, vede un ritorno all'acustica pura e essenziale come nelle sue prime registrazioni, in particolare Sahel Folk del 2011, un album di sessioni informali registrato con gli amici a casa di sua sorella. Come in Sahel Folk, l'obiettivo non è la performance musicale, ma è la conseguenza, la con...

Beck - Mellow Gold (1994)

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 L'ultimo riferimento all'oro, in riferimento prima alla carriera di Andrew Gold, poi a Gold di Ryan Adams, finisce con una nuance che è tenue solo nel titolo. Il disco di oggi quando uscì, nel 1994, scaraventò suo malgrado l'autore dalla scena underground a quella di una probabile star della musica internazionale. Beck Campbell decide di usare il cognome della madre, Bibbie Hansen, figlia di Al Hansen (artista del movimento culturale Fluxus) e che ebbe un certo successo come una delle Superstar Girl della Factory di Andy Warhol a metà degli anni '60. Beck si avvicina a New York al nascente movimento anti-folk (genere di musica che mischia il punk rock al folk americano) ma decide di tentare fortuna dall'altra costa degli Stati Uniti. Nel 1990 è a Los Angeles dove tra lavori a salario minimo, senza una casa dormendo in un capannone, cerca di esibirsi in tutti i locali della città, dai club punk alle caffetterie, dove spesso per mantenere l'attenzione del pubblic...

Ryan Adams - Gold (2001)

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La vicenda artistica di Andrew Gold, co-protagonista delle storia del mese di Maggio, mi ha fatto ricordare che un disco che mi piace davvero molto ha come titolo proprio Gold, e lo pubblicò nel 2001 Ryan Adams. Adams inizia come cantante punk in un gruppo liceale di Georgetown, la città della Carolina del Nord in cui è nato e cresciuto, che si chiamava  The Patty Duke Syndrome. Non dura molto, solo un mini disco da 7 pollici che ha una canzone che passa anche per qualche radio locale, GlamourPuss. Nel 1994 a Raleigh, sempre Carolina del Nord, fonda con Caitlin Cary, Eric "Skillet" Gilmore, Steve Grothmann e Phil Wandscher i Whiskeytown, formazione che mischia il rock, il country e altre cose mirabili in un modo davvero eccellente, tanto che in pochi anni arrivano ad essere acclamati dalla critica e dal pubblico, realizzando almeno due dischi davvero belli, Faithless Street (1995) e il successivo Strangers Almanac (1997). La band per dissidi interni vive però male il successo...

Radiohead - The King of Limbs (2011)

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di Silvano Bottaro Come si diceva, un nuovo disco va assaporato lentamente, se poi il disco in questione è dei Radiohead, allora la regola va moltiplicata. The King of Limbs non è un disco facile, chi conosce e ama i Radiohead è preparato a questo. Molte loro uscite hanno spiazzato e anche The King of Limbs, in parte, mantiene questa promessa. Chiamiamole ricerche, esperimenti, poco cambia, il loro percorso sonoro è sempre all'insegna dell'innovazione e dello stile progressivo. Ora, alla domanda se il disco è bello o brutto, la mia risposta è che va al di là di questi aggettivi. The King of Limbs è un disco emozionale prima di tutto e come tale il nostro stato d'animo influisce molto sul giudizio. Il suono a volte melodico, piacevole e godibile, a volte tortuoso, spigoloso e monotono, è un alternarsi sinusoidale di sensazioni uditive. E’ un “progetto” questo The King of Limbs, dove nulla viene lasciato al caso ma è parte integrante di un viaggio. Un viaggio urb...

Wax - Magnetic Heaven (1986)

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 Quando Andrew Gold interruppe la sua carriera solista, divenne uno dei sessionisti migliori della scuderia Warner Bros e fu chiamato, ad inizio anni '80, da Lenny Waronker, capo della A&R, ad aiutare a rendere il suono più americano di una delle nuove e più interessanti band britanniche di quei tempi, i 10cc. Questi ultimi, fondati a Stockport vicino Manchester alla fine degli anni '60 da Graham Gouldman, Eric Stewart, Kevin Godley e Lol Creme, tra il 1972 e il 1978 andarono nella Top Ten britannica con ben 5 dischi consecutivi, con alcune canzoni diventate iconiche, come la stupenda I'm Not In Love (1975). La band però era reduce da uscite e riformazioni che avevano perso lo slancio iniziale, e Gold nel 1981 contribuì al suono di Ten Out Of 10 suonando numerosi strumenti e partecipando agli arrangiamenti. I 10cc chiesero persino a Gold di entrare nel gruppo, ma lui rifiutò. Rimase però una grande amicizia con Graham Gouldman. Il quale invitò Gold nel 1983, dopo che i ...

Andrew Gold - The Essential Collection (1997)

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 La scorsa settimana ho avuto da @auprivave e da @orsodanzante un invito a parlare in questa rubrica di Andrew Gold. Dato che non era mai successo, mi è sembrato interessante e gentile partire dal loro suggerimento per iniziare i dischi di Maggio. È stata anche l'occasione per approfondire la vicenda umana ed artistica di un autore che io conoscevo poco. E che ci porterà a fare un viaggio interessante nel pop sofisticato tra fine anni '70 ed inizi anni '80. Andrew Gold nasce in una famiglia di musicisti: il padre Ernest vinse addirittura un Oscar per le musiche del film Exodus (1960) con Paul Newman protagonista, la madre Marni Nixon era una cantante che provvedeva alle parti cantate di famose attrici nei film musicali. Impara a suonare tantissimi strumenti, non solo i più importanti, ma anche l'ukulele, la musetta (che è una sorta di piccola cornamusa francese) e l'harmonium. Oltre a ciò, è anche abilissimo produttore, ingegnere del suono e addetto ai missaggi. Sa ...

Drive-By Truckers - English Oceans (2014)

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di Silvano Bottaro A tre anni da Go‐Go Boots, la band Georgiana attiva dal 1996, pubblica il suo dodicesimo album (decimo in studio, due sono dal vivo). La coerenza è sicuramente uno dei meriti principali della band, in diciotto anni di attività infatti, la band non è mai scesa a compromessi con mode e facili suoni commerciali, ma ha sempre mantenuto un'ottimo pregio musicale. Di controparte però, una certa stagnatura non gli ha permesso di fare quel salto di qualità da renderli davvero rilevanti. I Drive-By Truckers proseguono, se così si può dire, quel suono classico degli anni settanta, fatto di lunghi assoli e tanto southern rock, evitando allo stesso tempo però, tutti quegli orpelli che hanno caratterizzato quel genere. Se per certi aspetti quindi, la prevedibilità di English Oceans è abbastanza forte i brani non sembrano soffrire di ripetizione. Tredici canzoni sincere, quasi tutte travolgenti e con una manciata di brani sopra la media. English Oceans è un diario di ...

Island - Pictures (1977)

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Dopo il periodo aureo del prog (1969-1974), molto di quel movimento si incrinò: tutte le grandi band si sciolsero, alcune riformandosi, altre terminando temporaneamente (con ritorni clamorosi, come gli Yes negli anni '80) oppure chiudendo la loro avventura artistica definitivamente. Ci furono anche il perentorio rafforzamento della musica hard rock, e l'arrivo, per me decisivo, dell'estetica punk, che aveva come uno dei suoi obbiettivi quello di sfidare la maestria tecnica del prog per esprime in modo grezzo ed "immediato" meglio la rabbia e tristezza di una generazione. Il prog fu messo all'angolo, non c'è dubbio, ritornando genere più di nicchia e certamente non da classifica: ma nuovi gruppi continuarono a sperimentare, e la storia di oggi che conclude la piccola panoramica di Aprile del prog minore ne è esempio lampante. Siamo in Svizzera, dove negli anni del furore iconoclasta del primo punk, un gruppo di ragazzi mette su un gruppo: Benjamin Jäger, ca...

Semiramis - Dedicato a F.R.A.Z.Z. (1973)

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L'epopea del prog fu pienamente una avventura europea, cioè che non si esaurì nel gruppi anglosassoni. Nel periodo aureo (1969-1974) gruppi di tutto il continente sfornarono dischi esuberanti e meravigliosi, si crearono movimenti quasi a sé stanti, come il kosmik rock tedesco o l'avventura del prog mediterraneo italiano e spagnolo. I gruppi italiani del prog, in uno dei momenti più creativi in assoluto della musica italiana, hanno ancora oggi un grande seguito negli appassionati, un po' in tutto il mondo. E ci sono storie davvero particolari, come quella del gruppo di oggi che nasce a Roma ad inizio anni '70. Quattro amici d'infanzia a Centocelle mettono su una band: Maurizio Zarrillo, i cugini Memmo Pulvano e Marcello Reddavidde e il cantante Maurizio "Macos" Macioce. Sono tutti giovanissimi, all'epoca della formazione nessuno di loro è maggiorenne. Iniziano a suonare in qualche locale e alle feste di amici, e molti notano un potenziale niente male. S...

The War On Drugs - Lost In The Dream (2014)

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di Silvano Bottaro Premessa: Lost In The Dream è il primo quasi-capolavoro di questo duemilaquattordici. I The War on Drugs si formano nel 2005 grazie all'incontro di Adam Granduciel e Kurt Vile. Dopo alcuni demo e l'album di debutto Wagonwheel Blues , Vile lascia il gruppo e inizia la sua ottima carriera solista. Nel 2011 viene pubblicato il secondo album Slave Ambient e nel marzo 2014 Lost in the Dream . Dieci brani, solo due al di sotto dei cinque minuti, confermano la grandezza di questo gruppo. Ballate con dei riff trascinanti, riescono ad emozionare in maniera disarmante. E' un disco piacevolissimo con dei spunti di valore assoluti, dove classic rock e psichedelia si fondono in un tutt'uno, senza mai cadere nel banale. Il suono infatti, molto legato agli anni settanta, è perfetto senza nessuna sbavatura. Non mancano il synth e le atmosfere ambient che degli anni '70 furono tra i protagonisti, non mancano certo i richiami in primis ai Petty, Knopfl...

Gnidrolog - Lady Lake (1972)

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Una cosa che ricordo spesso ogni volta che scrivo di rock progressive è che fu il primo esempio di musica europea nel rock: furono i giovani studenti nati appena dopo la guerra che, in risposta alla musica rivoluzionaria che arrivava dagli Stati Uniti, immaginarono una via europea alla questione, prendendo dalla tradizione della musica classica, dalla tradizione folk, con l'innesto dei nuovi strumenti elettronici, con temi dei testi profondi, con richiami alla mitologia, all'esplorazione spaziale, ai temi oscuri della giovinezza.  Il 1972 fu uno dei grandi anni del prog, e nel mare magnum del movimento c'è sempre l'occasione per scovare qualche tesoro dimenticato, come il disco di oggi. Il gruppo nasce in Galles nel 1969, quando i fratelli gemelli Colin e Stewart Goldring, il primo alla voce e ai fiati, tra cui un sassofono, il secondo alla chitarra solista, fanno entrare nella formazione il batterista Nigel Pegrum proveniente da un altro gruppo locale, gli Spice, e Pet...

10cc - Ten Out Of 10cc (1981)

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La scorsa volta ci siamo lasciati con la collaborazione tra Andrew Gold e Graham Gouldman come duo Wax, e di come si fossero conosciuti quando Gold fu chiamato a collaborare con lo storico gruppo di Gouldamn, i 10cc. E proprio di questo gruppo, e di quel disco in collaborazione, racconterò oggi. I 10cc nascono da un nucleo precedente, gli Hotlegs, che ebbero a fine anni '60 un singolo di successo, Neandethal Man. Gouldman, Eric Stewart, Kevin Godley e Laurence "Lol" Creme. Quattro autori, quattro cantanti ma anche quattro sofisticati polistrumentisti per un gruppo che decide di puntare su musica che fa dell'orecchiabilità, delle armonie e dei ritornelli irresistibili il suo marchio di fabbrica, ma lo fa con una bella dose di sarcasmo, giochi di parole, allusioni. Su questo punto, è lampante la storiella che accompagna il loro nome: leggenda vuole che i 10 centimetri cubici del nome fossero un riferimento alla quantità media di liquido seminale in un'eiaculazione m...

Pontiak - Innocence (2014)

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di Silvano Bottaro I Pontiak sono un gruppo musicale statunitense originario delle Blue Ridge Mountains nello stato della Virginia composto da tre fratelli nati a Washington DC: Jennings Carney (1978, organo, basso), Van Carney (1980, voce, chitarra) e Lain Carney (1982, batteria). ( Wikipedia ) A due anni da Echo Ono, apice della loro carriera, i Pontiak pubblicano il loro settimo album Innocence. Devo ammettere che pur non amando particolarmente l'hard-rock, se così si può etichettare il suono di questa band statunitense, il disco mi ha subito preso e ascolto dopo ascolto è entrato tra i miei preferiti di questo inizio duemilaquattordici. Una miscela musicale deflagrante e alquanto variegata, undici tracce esplosive tutte con un minimo comune denominatore: energiche. A onor del vero una manciata di brani sconfinano dal territorio heavy, dal rock potente a tratti metal, fatto di distorsioni elettriche e ritmi hard, per entrare in "suoni" più strettamente blu...

Web - I Spider (1970)

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 Le storia aprilatiche che iniziano nel giorno di Pasqua (Tanti auguri!) portano nell'uovo musicale di questa rubrica dei tesori "misconosciuti" della musica prog, che i pazienti e carissimi lettori più fedeli sanno essere una delle mie passioni musicali più ardenti. Sarà dunque un mese di viaggio musicale tra 4 gemme poco conosciute, ma con grande considerazione ed entusiasmo tra gli appassionato del genere, che li considerano dei lavori davvero eccellenti. La storia pasquale è dedicata ad un gruppo, The Web, che nasce in Inghilterra nel frizzantissimo periodo a fine anni '60. La band all'inizio è un settetto, che ruotava intorno a due chitarristi e alla figura carismatica di John L. Watson, cantante afroamericano che ad inizio anni '60 fece il viaggio dagli Stati Uniti in Inghilterra in cerca di fortuna musicale. Dalla voce portentosa e piena di accenti soul e rhythm'n'blues, il gruppo pubblica per la Deram due dischi dove mischiano il suono caldo de...

Roland Kirk - We Free Kings (1962)

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 L'ultima storia musicale marzolina che racconta dischi di musicisti con una disabilità termina oggi con un musicista francamente eccezionale. A Roland Kirk, nato Ronald (e vi dirò presto perché cambia nome) la sua disabilità, la cecità, arrivò dopo una cura oftalmica sbagliata a soli due anni. La disabilità non gli impedì di studiare musica e di diplomarsi a pieni voti alla Ohio High School For Blind. È mentre frequenta la scuola che ha uno dei primi sogni "impositori" che segneranno la sua vita e la sua carriera di musicista: sogna a 14 anni infatti che uno spirito gli impone di dover suonare più sassofoni contemporaneamente. Quella che sarà una delle sue caratteristiche fondamentali, presentarsi cioè sul palco con vari strumenti al collo lo spingerà a imparare una tecnica di respirazione particolare, la respirazione circolare o respirazione continua: questa consiste nell'essere in grado di soffiare in uno strumento e di aspirare simultaneamente (usando le guance co...

Leonard Cohen - I'm Your Man (1988)

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di Silvano Bottaro " Sono nato così, non ho mai avuto scelta, sono nato con il dolore di una voce d'oro ", canta Leonard Cohen nell'ultimo brano del disco, Tower Of Song, cronaca poetica e ironica del tormentato percorso che da Various Positions del 1984, il suo primo album "elettronico", l'ha portato a I'm Your Man. Nel mezzo, c'è stato Famous Blue Raincoat, in cui l'ex corista Jennifer Warnes ha interpretato le sue canzoni più celebri: un successo che ha rimesso Cohen sulla mappa della casa discografica di sempre, la Columbia. I'm Your Man gode dunque di rinnovate attenzioni, non è più il solito disco del solito Cohen. E I'm Your Man non delude, fin dalle prime battute. L'inizio è bizzarro, forse provocatorio: batterie elettroniche e tastiere introducono a versi enigmatici che sanno di guerra: " Mi hanno condannato a vent'anni di noia, per aver tentato di cambiare il sistema dal suo interno. Sto tornando per ri...

E T I C H E T T E

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