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Visualizzazione dei post con l'etichetta david bowie

Slip Away - David Bowie (2002)

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 Peggy se n'era andata da poco, Lexi era appena arrivata. Nel 2001, David Bowie si dibatteva tra i due estremi del dolore e della gioia: la morte della madre, l'arrivo della figlia. Incapace di mettere in relazione due eventi così radicalmente diversi, il Duca Bianco continuava a ripetersi le stesse domande: «Qual è il senso del nostro vagare? Quanto tempo ho ancora da vivere? Chi si occuperà di mia figlia quando non ci sarò più? Che fine hanno fatto le persone che hanno riempito la mia adolescenza?». Negli Allaire Studios vicino a Woodstock era più il tempo che Bowie trascorreva a piangere di quello che impiegava a tentare di scrivere una canzone. A scuoterlo c'erano Tony Visconti, con cui Bowie aveva riallacciato i rapporti (era dai tempi di Scary Monsters che non lavoravano più insieme), e i discografici della Columbia, la sua nuova etichetta dopo che la Emi/Virgin si era rifiutata di pubblicare i nuovi brani, giudicati non all'altezza del passato. (M. Cotto - da Roc...

Ziggy Stardust - David Bowie (1972)

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Con Ziggy Stardust David Bowie realizza il suo capolavoro. Non solo perché arriva a confezionare uno dei riff più importanti nella storia del rock, non solo perché musicalmente lucida una gemma di superbo splendore, ma anche perché racconta la parabola del Messia che sale in alto e poi scende in un arco di tempo molto ridotto. È, in sintesi, un modo come un altro per portare in scena il concetto di Andy Warhol: «Ognuno ha diritto a un quarto d'ora di celebrità». Bowie esorcizza così una paranoia, quella che lui possa essere il Messia che balla per una sola stagione. Anche in questo è geniale: sceglie di essere quello che non vorrebbe mai diventare, una meteora. Alieno sì, ma capace di durare. Poi, con la stessa velocità con cui l'ha messo al mondo, gli confeziona la bara: Bowie si allontana da Ziggy e vola verso un nuovo travestimento, un altro personaggio, Aladdin Sane. Sulla faccia si disegna un fulmine, una scarica elettrica. Invece di essere illuminato da una luce, ecco il ...

David Bowie #3/3

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Di un artista si dice spesso sia il prodotto dei suoi tempi. David Bowie è stato il prodotto dei suoi tempi, e poi di quelli dopo, e poi di quelli dopo ancora. Ha cantato la ribellione d'una generazione, poi ne ha intuito il fallimento e l'ha irrisa. Ha visto il mondo incupirsi e l'ha cantato. Ha cantato pure la cortina di ferro: anzi l'ha fatto come mai nessuno prima e dopo. E’ volato nella Berlino del Muro, se n'è fatto inghiottire. Ha inciso un album, Low, perfettamente diviso in due: due mondi che mai s'incontrano e collassano dentro se stessi. Ha cantato gli anni Ottanta, ma a guardarlo saltellare con l'abito azzurro di Let’s dance ti pareva che gli anni Ottanta se li fosse inventati lui. David Bowie, ti viene in mente allora, è scivolato sulla storia facendosi ora prodotto, ora ispiratore dei tempi. Kitsch, con la parola nel suo significato originale, e precursore. Annunciatore e interprete. A celare un conflitto irrisolto, e che forse mai s...

David Bowie #2/3

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Le poesie, le liriche del disco, sono bellissime, con versi stagliati nella disperazione come lo sono i cut ups di William Burroughs. Per esempio: “Che fantastico abisso di morte”; o “Non seppe mai che cosa lo colpì”; o: “Questo caos mi sta uccidendo”; o: “Le ruote girano e il ventesimo secolo sta morendo”; o: “Questo è ciò che avrei potuto essere”; o: “Non dire a Dio i tuoi piani, è tutto senza controllo”; o: “Ogni mossa è incerta”; o: “Non posso controllare il mio destino”; o: “Abbiamo avuto inizi così promettenti ma abbiamo vissuto vite insopportabili”; o la conclusione drammatica, forse (purtroppo) autobiografica: “Non c'è ritorno”. La sua abilità non gli viene dalla scuola ma dalle sue traumatiche esperienze di vita: da quando a dodici anni il fratello maggiore gli fece leggere Jack Kerouac e conoscere Neal Cassady, Bowie si è chiuso in se stesso e, ha fatto in un'intervista, si è sentito: “emarginato a causa dell'indifferenza dei genitori: questo mi ha fatto scatta...

La musica dopo David Bowie #1/3

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di Daniele Cassandro La settimana scorsa girava per la rete un giochino chiamato What did Bowie do? Digitando quanti anni hai scopri cosa ha fatto lui alla tua età. Per esempio, quando aveva la mia età Bowie si è sposato con una della donne più belle del mondo. Quando io mi sono laureato lui faceva uscire Aladdin sane, il suo primo album in testa alla classifica in Gran Bretagna. Ecco, appena ho saputo della morte di Bowie, ho pensato a quel giochino che finiva. Ho visualizzato un flusso di creatività che si interrompeva all’improvviso, in un punto ben preciso del tempo. Si dice che un grande artista morendo lasci un vuoto, e sembra un luogo comune. Se ne vanno sempre i migliori, eccetera. Però a partire dal 10 gennaio 2016 non ci saranno più nuove canzoni di David Bowie, nuovi video, nuove copertine, nuove parole. È una conversazione che si interrompe. Ma, alla fine, cosa ha fatto David Bowie di tanto importante? Ha scritto splendide canzoni, ha creato look memorabili, ha...

Station to Station - David Bowie (1976)

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Station to Station è il prodotto più ammaliante e al tempo stesso alienante del Thin White Duke, incarnazione artistica e travestimento singolare del Bowie di metà anni settanta: elegantissimo, una via di mezzo tra uno zombie immorale e un aristocratico decadente e un po' pazzo. Odioso, senza emozioni, lontano dal mondo, com'è Bowie in quei giorni, nella follia di Los Angeles, sempre più magro e ossessionato da tutto e tutti, distrutto da una dieta ssurda a base di sigarette, peperoni e latte che lo porta a perdere peso fino ad arrivare sotto i 45 chili. Bowie si trasferisce a Los Angeles nel 1975 e trasforma la sua esistenza in qualcosa ai confini della realtà. Vive barricato in una villa di Bel Air, rischiarata solo da candele nere. (M. Cotto - da Rock Therapy)  

Lazarus - David Bowie (2016)

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Il dolore arriva per la prima volta nel giugno del 2004, sul palco, ovvero il luogo che da infiniti anni rappresentava la vita di David Bowie. Una mano al petto, un dolore lancinante, il sudore, il volto pallido. Bowie esce di scena accompagnato da una guardia del corpo nei camerini. Sembra solo la compressione di un nervo della spalla, almeno così dicono i medici, na due giorni dopo, in Germania, Bowie collassa. Viene operato d'urgenza per un'arteria coronarica struita. Per uno dei tanti scherzi della vita, da molti anni ormai Bowie conduceva una vita più che sana: aveva smesso di bere e di fumare, si allenava regolarmente in palestra e prendeva farmaci per abbassare il colesterolo. L'infarto lo coglie dunque nel momento di massima forma fisica, anche se, ovviamente, dopo decenni di eccessi. (M. Cotto - da Rock Therapy)

Space Oddity - David Bowie (1969)

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E' il 1956 quando il padre di David Bowie gli regala una copia di Tutti Frutti , il primo singolo di Little Richard. E' lo spartiacque, l'inizio di una nuova vita. " Tutti Frutti  ha riempito la stanza di colori, energia e di uno scandaloso senso di sfida. Avevo appena ascoltato Dio". Per Bowie non è soltanto una rivelazione musicale, è la speranza di una vita lontana dalla schizofrenia. Suo fratello Terry è tornato da una delle ultime guerre coloniali della Gran Bretagna, nello Yemen, profondamente turbato e distrutto. Un giorno, mentre lui e David camminano verso casa, Terry si inginocchia a terra e comincia a colpire violentemente l'asfalto con le mani. E' convinto di vedere delle crepe che si aprino e fiamme ovunque, come all'inferno. Bowie, che per anni ha avuto il terrore che anche la sua psiche potesse andare in pezzi, si butta sulla musica.  (M. Cotto - da Rock Therapy)

Starman - David Bowie (1972)

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Genio mutante. Uno, nessuno, centomila. Ha fatto della curiosità la sua bussola. Ha contaminato, unito cultura alta e cultura bassa. Ha usato l'arte del travestimento, ma non come gioco: come ragione di vita. Il senso del suo vagare era indossare abiti sempre nuovi per inventare nuovi personaggi. E' il procedimento del cinema: l'attore si sveste e si riveste, interpreta ruoli sempre diversi, cerca di entrare nelle vite altrui per scoprire, alla fine, essenzialmente la sua, per vedere, dopo tanti volti, il proprio. "Io sono una fabbrica di personaggi, ma non sono tutti loro", così diceva Bowie. Da questi personaggi a volte si è lasciato fagocitare, altre volte ha avuto l'intuizione e il coraggio di condannarli a morte prima di sentire il morso della camicia di forza. Alcune volte è stato lui a crearli, altre volte sono stati loro a creare lui. (M. Cotto - da Rock Therapy)  

Jean Genie - David Bowie (1973)

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E' Iggy Pop il personaggio della canzone. Bowie lo modella sulla figura dell'Iguana, tanto che il titolo originale era Jean Jìmmy , per ricordare il vero nome di Iggy, James Newell Osterberg. E' il vanto di amicizia per l'artista che "siede come un uomo, ma sorride come un rettile". Bowie ha diviso e dividerà lunghi tratti di strada con lui, salvandolo in più di una occasione, producendo i suoi dischi e, soprattutto, riscaldandolo in un abbraccio pubblico nei momenti di difficoltà.   (M. Cotto - da Rock Therapy)  

Heroes - David Bowie (1977)

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Il brano più popolare, più emotivamente coinvolgente, nonché il mio preferito in asoluto di David Bowie. Una canzone che negli anni ha assunto infiniti significati, ma che, in origine, raccontava la semplice storia di due ragazzi che si incontravano all'ombra del muro di Berlino e che sognavano di poter essere eroi anche solo per un giorno. L'ispirazione venne a David Bowie un pomeriggio, quando vide Tony Visconti e una corista abbracciarsi alla finestra degli Hansa Studios, che si affacciavano sul Muro. Subito dopo l'uscita del brano, Bowie optò per un'altra versione e dichiarò alla stampa che i due ragazzi erano totalmente frutto della sua immaginazione, ma lo fece solo per proteggere Visconti, che all'epoca era sposato con Mary Hopkin. (M. Cotto - da Rock Therapy)

Prima di Ziggy | “Hunky Dory” è il disco manifesto del Bowie-pensiero

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È il disco di iniziazione al mondo di David Bowie. Vero che è già il terzo album (quello del ’67 per la Deram francamente non lo considera nessuno), ma è come se fosse il primo: è un vero Manifesto del Bowie pensiero, mondo, influenze, ambizioni. Ci sono i semi di tutto quello che verrà, dagli alieni al superuomo, da Dylan/Lou/Andy al Libro Tibetano dei Morti. Ma il tutto – a differenza di quello che arriverà poi – scritto e interpretato con una leggerezza, una freschezza e uno humour che in carriera non ritroverà più. Un album da cantautore, capace di testi semplici e sorridenti ma anche estremamente complessi, persino esoterici. E, sopra a tutto il resto, un perfetto album pop per i suoi tempi: grandi melodie, ritornelli che ti si appiccicano e non si staccano più, giochi di parole che rimarranno incastonati nella nascente cultura pop. Non c’è ancora avanguardia, Berlino è lontana, non c’è mitologia rock’n’roll, per Ziggy manca un anno. C’è poca America e tanta Inghilterra, c’è famig...

David Bowie - “Heroes” (1977)

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Quando uscì nel 1976 Station To Station, la sua “maschera” del tempo era quella del Sottile Duca Bianco: nell’ultima delle sue infinite trasformazione si dichiarava fan di Nietzsche, auspicava un Hitler inglese e salutava i fan con il braccio teso. Anni dopo David Bowie dichiarerà: “Ero strafatto tutti i giorni, fu un periodo in cui non capivo più niente”. Addirittura si allontanò dalla musica per l’interpretazione da protagonista de L’uomo che cadde sulla terra, che non fu il successo sperato al botteghino. Tossico, disperato e confuso, con i suoi amici Iggy Pop e Tony Visconti parte per Berlino, un posto dove “la gente aveva molte cose più interessanti da fare che seguire un cantante”. Ci sono altri due artefici al leggendario periodo berlinese: Brian Eno, i cui esperimenti ambient affascinarono sin da subito Bowie; il genio e la chitarra di Rober Fripp, leader dei King Crimson, sperimentatore, creativo di rivoluzioni musicali. Gli anni passati a Berlino “produssero” tre dischi, L...

David Bowie

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La storia dei primi anni di David Bowie

di Giovanni Gabban Il 2019 è l’anno del 50esimo anniversario di Space Oddity. L’11 febbraio 2019 è stato pubblicato un libro dal titolo At The Birth Of Bowie, scritto da Phil Lancaster, ex batterista che si unì ai Davy Jones & The Lower Third, uno dei primissimi gruppi del White Due nel lontano 1965. Siamo distanti ancora dalle hit degli anni ’70 che lo resero celebre in tutto il mondo, ma si poteva già notare la sua unica personalità. Forse quel periodo, insieme agli ultimi 10 anni di carriera, rimane il più scuro. Ma vediamo di scoprire qualcosa in più sulla nascita di David Bowie e i primi oscuri anni. DAVIE JONES & THE LOWER THIRD, GLI ESORDI David Bowie non era ancora David Bowie. Egli conservava ancora il suo vero nome, David Jones, nel 1965 quando aveva appena 18 anni. Un giovanissimo cantante, sassofonista, interprete e cantautore. Phil Lancaster, il batterista della band, racconta che la band era alla ricerca di un cantante, dopo l’abbandono del frontman prec...

I mille volti di David Bowie

I primi passi sulla scena musicale di David Robert Jones Prima di essere Bowie, David Robert Jones (1947 – 2016) pubblica canzoni e suona in concerti come membro dei Kon-rads, dei King Bees, dei Manish Boys e dei Lower Third a nome Davy Jones. Ribattezzatosi David Bowie, pubblica col suo nuovo gruppo – The Buzz -, il singolo Can’t Help Thinking About Me/And I Say To Myself, per poi iniziare una vera e propria carriera solista, che lo porta ad incidere il primo della serie di grandi pezzi che costellelleranno la sua carriera: Space Oddity. Apparsa poi sul secondo album eponimo, quello uscito nel 1969, rimane forse la sua canzone più nota, e sicuramente è stata quella di maggior successo commerciale nel Regno Unito. Bowie entra quindi negli anni Settanta con The Man Who Sold The World, un album notevole da svariati punti di vista, a partire dalla copertina. Su questa appare infatti un Bowie dai boccoli preraffaeliteggianti che, languidamente adagiato su un divano, indossa u...

David Bowie - Changes

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David Bowie - Aladdin Sane (1973)

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La foto sulla copertina dell'album "Aladdin Sane" del cantautore britannico David Bowie pubblicato il 13 aprile del 1973, è opera del fotografo inglese Brian Duffy, uno dei 100 fotografi professionisti più influenti di tutti i tempi, con la collaborazione del make-up artist Pierre Laroche. La foto fu scattata a gennaio del 1973 ed è la più celebre immagine di Bowie nella quale venne ritratto in un primo piano a torso nudo, con una strana goccia poggiata sulla scapola sinistra, i capelli rossi, gli occhi socchiusi e sul viso disegnato l'iconico fulmine rosso e blu. Il manager dell'artista, Tony Defries, talmente soddisfatto del risultato, decise di rendere ancora più brillanti i colori insistendo con la RCA di riprodurre la copertina con un inedito sistema a sette colori che richiedeva l’intervento di una tipografia di Zurigo. In Italia, al fine di anticipare al massimo l'uscita dell'album la RCA decise di distribuire la prima tiratura con una copertin...

Alcune canzoni del 1977 #5/16

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“Heroes”, David Bowie Un’altra delle più grandi canzoni rock di tutti i tempi. La leggenda vuole che sia stata ispirata dalla visione di due che si baciavano davanti al Muro di Berlino (uno era il produttore Tony Visconti), quando Bowie abitava là. Robert Fripp ci mise la chitarra, e Brian Eno il resto. Esistono la versione tedesca (“Helden”) e quella francese (“Heros”), cantate dallo stesso Bowie.

David Bowie, il Duca bianco della musica

David Bowie (Londra, 8 gennaio 1947 – New York, 10 gennaio 2016) è stato un cantautore, poli-strumentista, attore, produttore discografico e pittore britannico. Nel 2008 è stato inserito al 23º posto nella lista dei 100 migliori cantanti secondo Rolling Stone, che ha individuato tra i suoi migliori brani Life on Mars?, Space Oddity, Fame e “Heroes”. Per ricordare l’artista, Rai Teche propone un estratto del programma “Nu Vintage”, a cura di dario Salvatori, in onda su Rai 5 nel 2013 Link al video delle teche della rai Link all'  intervista del 1981

E T I C H E T T E

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