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Visualizzazione dei post con l'etichetta ry cooder

The Chieftains & Ry Cooder - San Patricio (2010)

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di Silvano Bottaro Per quanto riguarda la musica popolare, dal 1996 anno di uscita di quel meraviglioso disco che porta il nome di “Buena vista social club” niente è stato pubblicato di così bello e guarda caso anche in quel disco c’era la presenza di Cooder. In realtà non è un caso, nessuno meglio di lui sa raccogliere le radici storico musicali di un popolo. In questo disco il risultato è doppio visto che il suo collaboratore Paddy Moloney (leader dei Chieftains) è altresì un musicista sempre alla ricerca di perle sonore appartenenti al suo popolo d’Irlanda. Due mondi quindi, quello di Ry Cooder e una musica di base messicana e quello dei Chieftains con le loro ballate irlandesi, uniti per raccontare una storia che porta il nome di San Patricio, una guerra avvenuta nel 1846 tra messicani e americani alla quale parteciparono molti irlandesi. Il disco, che i due musicisti poco più che sessantenni hanno inciso, comprende diciannove brani. Tutte le canzoni sono ricche di sonorit...

Across The Borderline - Ry Cooder (1987)

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 Tra gli artisti più geniali ed eclettici che gli Stati Uniti abbiano espresso negli ultimi decenni, Ryland Peter Cooder da Santa Monica ha saputo fondere le innumerevoli tradizioni musicali della sua terra in uno stile originale e delizioso, in grado di farsi continuatore dei suoni dei padri e al contempo pietra di paragone per nuovi percorsi. Quando aveva soltanto 13 anni, avvicinava timidamente i cantanti blues o i maestri della chitarra fingerpicking per carpirne i segreti. «Ogni volta che arrivava in città un buon musicista, compravo un biglietto di prima fila e non staccavo gli occhi dallo strumento. L'indomani andavo a bussare alla sua camera d'albergo, gli mettevo in mano un biglietto da cinque dollari e lo pregavo di suonare davanti a me. Un mese dopo ero in grado di applicare il suo metodo, anche se, naturalmente, con molta meno maestria». A 16 anni, alcuni amici che si trovavano in un covo di musica folk lo costrinsero a salire sul palco a suonare. Il giovane Cooder,...

Ry Cooder

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Difficile è collocare un personaggio singolare come Ry Cooder, musicista, produttore, chitarrista, compositore, interprete, che dagli anni Settanta alla fine del secolo percorrerà in lungo e in largo le strade della musica, dal rock al country, dalla musica cubana a quella araba, dalle colonne sonore al pop, dal jazz al blues. Secondo lo schema tradizionale, non è un cantautore, non è un rocker, né un campione del pop. Sfugge, per natura, alle etichette e alle definizioni, ma il suo lavoro di recupero delle tradizioni musicali, quella americana in particolare durante gli anni Settanta, e il suo lavoro di musicista e produttore, avranno grandissima influenza. Come ha scritto su “Rolling Stones” Jon Landau: “Cooder è alla perpetua ricerca della nota magica, del sound giusto al momento giusto”. Interprete sopraffino della tradizione musicale americana, nei primi anni della sua avventura musicale si concentrava sul repertorio più vicino al blues e al tex-mex, ma già verso la fine degli ...

Ry Cooder - I, Flathead (2008)

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di Silvano Bottaro “In un mondo in cui è difficile mantenere la soglia dell’attenzione oltre i tre minuti di un videoclip o di una news, pensare in termini di trilogia è già un atto coraggioso, estremo e ammirevole”. Marco Denti Nonostante la sua non più tenera età, Ry Cooder è di nuovo in corsa per lanciarsi in una nuova avventura. La sua missione è: 'salvare quel che resta della musica tradizionale, il gioiello più prezioso della pietra verde' (Indiana Jones). Un gioiello che però sta rapidamente svanendo assieme ai suoni, ai modi di dire e di vivere delle comunità di cui è stata, e in certi casi è tutt’ora espressione. Non a caso la fama di questo eclettico chitarrista e compositore californiano resta legata a memorabili riscoperte come quella dei nonnetti cubani del “Buena Vista Social Club” o come l’album "Talking Timbuctu”, favoloso compendio della tradizione maliana, rappresentata dal grande bluesman Alì Fraka Tourè. Negli ultimi anni Cooder è tornato ad ...

Ry Cooder - Get Rhythm (1987)

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di Silvano Bottaro Finalmente un po' libero dalle continue richieste di comporre colonne sonore per film, Cooder si prende una pausa, se così si può dire, per incidere un album finalmente di canzoni. Questo disco è un po' la sommatoria dei precedenti album suonati dal nostro Ry , siamo nell'87, e Cooder ha quarant 'anni. Alla maniera dei vecchi cercatori d'oro, il chitarrista californiano è tornato a setacciare i filoni musicali che in passato gli hanno procurato non poche soddisfazioni, convinto di poterci trovar ancora qualche luccicante pepita. Cooder anche in questo disco si fa accompagnare dai soliti fidati e inseparabili musicisti quali: Jim Keltner alla batteria, Van Dyke Parks alle tastiere, il poco fortunato e compreso fisarmonicista Flaco Jemenez , Miguel Cruz alle percussioni, Steve Douglas al sassofono, Jorge Calderon al basso elettrico e lo stravagante jazzista Buell Niedlinger al contrabbasso. Grazie al gruppo ma sopratt...

Ry Cooder - Pull Up Some Dust and Sit Down (2011)

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di Silvano Bottaro Il musicologo Ry Cooder ritorna con un nuovo lavoro a distanza di tre anni dalla trilogia formata dal bellissimo ‘progetto’ Chavez Ravine del 2005, dalla storia del gatto Buddy di My name is Buddy  del 2007 e dal non tanto entusiasmante I, Flathead del 2008. Per metà dei suoi quarant’anni di attività musicale, Ry si è prodigato a riscoprire i suoni di diverse culture del mondo, famosissima è quella cubana dei Buena Vista Social Club, dell'Africa con Ali Farka Toure , del soul/gospel con Mavis Staples e l’ultima irlandese con i Chieftains. Pull Up Some Dust And Sit Down è un lavoro essenzialmente di matrice sociale/politica dove i testi marcatamente di protesta, prendono di mira soprattutto i banchieri, Wall Street e il disastro economico che ha messo in ginocchio gli Stati Uniti. Altro argomento preso in evidenza sono le leggi varate contro l’immigrazione, storie di povera gente in cerca di un futuro migliore e che invece a volte, purtroppo, i...

Ry Cooder - My name is Buddy (2007)

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di Silvano Bottaro La pubblicazione di un album da parte di un musicista di grande spessore com’è Ry Cooder , crea sempre un certo “travaglio”. Si perché ormai il nostro Ry ci ha abituato, che ogni sua uscita discografica sia diversa dalla precedente e ogni volta ci svia verso nuove frontiere e quindi nuove visioni, nuove realtà, nuovi orizzonti sonori. Anche in questo caso non si smentisce e ci regala quest’opera di notevole valore, se non altro per il coraggio di intraprendere “sentieri” molto tortuosi, aspri e di difficile percorribilità. E’ un buon disco questo, anche se, e già il “se” implica un non totale coinvolgimento dell’album, e questo è dato solo esclusivamente dalla musicalità, dalle onde sonore che il mio “sentire”, non riesce completamente a far sue. Ascolto dopo ascolto, riesco a cogliere le varie sfumature che il bravo Ry è riuscito ad imprimere, ma non riesco ancora per il momento a “sentire” quelle vibrazioni che si percepiscono solo a “pelle”. Ci vorr...

Ali Farka Toure & Ry Cooder - Talking Timbuktu (1994)

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di Silvano Bottaro Un blues dal cuore della terra. Nel 1994 con la collaborazione di Ry Cooder grande “musa” musicale di tutti i tempi, esce questo Talking Timbuktu, e naturalmente come è immaginabile, per essere stato inserito tra i miei dischi preferiti, rimango deliziato. La cosa che viene subito alla luce è l’equilibrio che nasce dalla combinazione di due “mondi” diversi. Dove per mondi si intende non solo le provenienze naturali dei due musicisti, ma anche la loro diversità di esperienze, culture, vite e suoni. Il disco composto da dieci brani, crea un’atmosfera semplicemente magica e nota dopo nota avviene questo scambio sonoro. Qualunque sia lo strumento in evidenza, si ha modo di “respirare” la musica in una maniera lenta e profonda. Il terreno dove avviene questo scambio sonoro è il blues. E se pur non suonato con i soliti strumenti, la venatura malinconica rimane in evidenza. C’è un qualcosa che traspare dal disco che ricorda una ciclicità: l’amaro e il dolce, gl...

Ry Cooder - The Prodigal Son (2018)

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di Silvano Bottaro Dopo le sue due ultime produzioni del 2011 e 2012, non troppo entusiasmanti, Ry Cooder ritorna nella scena musicale con "The Prodigal Son" e questa volta convince. A differenza dei sopra citati, marcatamente fusi con suoni folk, blues e roots, questo "Prodigal Son" lo riporta all'inizio della sua carriera quando registrava vecchi brani blues, gospel, folk e swing. Co-prodotto con il figlio Joachim - che contribuisce anche alla batteria e alle percussioni - Cooder prende il controllo; suona chitarre, basso, banjo, mandolino e tastiere in un programma di otto cover e tre brani originali raffinati. Prodigal Son è un disco fortemente legato alla musica religiosa, suonato e registrato da un non religioso. Cooder le considera canzoni gospel, proprio per il loro potere di trasmettere un messaggio diretto a chi le ascolta. La cosa più importante del gospel è di dare forza alla gente, di fare da collante tra ascoltatore ed esecutore. Il...

Taj Mahal & Ry Cooder - Get On (2022)

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Il punto di partenza per l'ultimo album di Taj Mahal e Ry Cooder, Get on Board (22 aprile 2022; Nonesuch), risale a più di 60 anni fa, quando i due erano giovani. In particolare, stavano ascoltando separatamente un disco con lo stesso nome del mago dell'armonica Sonny Terry e del suo grande amico, il chitarrista Brownie McGhee, e furono colpiti dalla loro interpretazione del blues, dal lavoro di chitarra e dall'atmosfera rilassata che crearono.       "Quel primo disco, Get on Board [...] era così meraviglioso che riuscivo a capire la chitarra che suonava", dice Cooder del primo momento in cui l'ha sentito. Mahal è d'accordo: "Ho cominciato a sentirli quando avevo circa 19 anni, e volevo andare in questi locali, perché avevo sentito che quei vecchi suonavano lì. Sapevo che c'era un fiume là fuori da qualche parte in cui potevo entrare, e una volta entrato, sarei stato bene. Hanno rappresentato tutto per me".    Quel 'fiume' li portò en...

Ry Cooder - Buena Vista Social Club (1997)

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di Silvano Bottaro Anche se sono passati dieci anni dall'ultimo disco a suo nome "Get Rhythm", Ry Cooder non ha mai smesso di perseguire i propri interessi di musicista. Colonne sonore a parte, ha smesso da molto di pensare ai dischi in modo tradizionale. E' stanco, disilluso e scontento: non gli interessa più il mondo occidentale, la società consumistica, lo show biz in cui, per anni, ha cercato invano di fare "cultura". Ry Cooder ama la musica, quella vera, incontaminata e pura e, oggi come oggi, non trova spazio in America: le case discografiche non sono interessate a dei prodotti alternativi di questo genere, non sono facili da vendere, non attraggono i giovincelli, non sono, radiofonicamente parlando, stimolanti. E lui sbattendosene altamente, ha continuato per la propria strada. Ha inciso con Ali Farka Toure il bellissimo "Talking Timbuktu", poi si è preso la sua bella pausa. Ha pensato e meditato a lungo, ed ha spostato i suoi in...

Mutt Romney Blues – Ry Cooder

Blues di Romney il bastardo* 1, 2, 3, 4 Ora, il capo Mitt Romney è andato a farsi un giro Si è fermato di lato sull’autostrada Mi ha legato mani e piedi sopra il tetto Capo, ho urlato, woof woof woof La prego, signore e padrone! Non sembra giusto, non mi sembra proprio giusto Caldo di giorno, freddo tutta la notte Dove sto andando, non lo so proprio Povero cane, è stato represso Oh, Signor Capo, abbattimi! Woof, woof, woof Si è fatto un giro, di certo non di corsa Povero cane, si è davvero fatto un giro Si è fatto un giro, di certo non di corsa Sul tettuccio, sto seduto li —— *Il titolo della canzone è un gioco di parole sul nome del candidato repubblicano alle elezioni presidenziali USA 2012, Mitt Romney. ‘Mutt‘ in inglese vuol dire ‘bastardo’, riferito a un cane. La canzone parla del cane di Romney: è stata fatta larga polemica su un lungo viaggio di famiglia che il candidato ha tenuto nel 1983, durante il quale ha portato il suo povero cane ...

E T I C H E T T E

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