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Visualizzazione dei post con l'etichetta Bonnie “Prince” Billy

Bonnie Prince Billy - We Are Together Again (2026)

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di Stefano Solventi Sono più di trent’anni che Will Oldham distilla la sua personale idea folk declinata al presente. Sulle prime – agendo come Palace Brothers e Palace – rivestendolo con una buccia scabra di ascendenza post-, una specie di esoscheletro spettrale col quale sembrava voler dare corpo al bisogno di recidere quelle stesse radici a cui ostinatamente si rifaceva, scavandosi la terra sotto i piedi, quasi a ribadire la spettrificazione del passato nel momento stesso in cui il passato iniziava a rovesciarsi sul mondo in maniera vasta e sistematica, di nostalgia in nostalgia, revival dopo revival, ristampa dopo ristampa. Nelle canzoni di Oldham a cavallo tra i due secoli, a quel punto già ribattezzatosi Bonnie “Prince” Billy, potevi avvertire il rimbombo cupo di un’epoca morente, ovvero la forma sonora del vuoto che albergava al centro stesso della cosiddetta retromania: come se quel suonare e quel cantare accadessero a pochi passi dalla propria dissolvenza, così vicino a una qu...

Bonnie “Prince” Billy - The Purple Bird (2025)

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di Stefano Solventi Sono più di trent’anni che Oldham pubblica dischi (iniziò a nome Palace nei primi anni ‘90). Il moniker del Principe Billy è quello che ha utilizzato di più, col quale cioè ha messo a referto oltre venti album, non pochi dei quali frutto di collaborazioni, ad esempio coi Tortoise, Mariee Sioux, Matt Sweeney e Bill Callahan tra gli altri. Nel complesso, parliamo di una discografia corposa che si è sviluppata con una certa regolarità, senza grossi cali né interruzioni (a parte i tre anni di vuoto tra What the Brothers Sang del 2013 e Best Troubador del 2017). In tutto questo c’è però un grande “ma”: dov’è finito il cantautore che impastava foschie, tremori e fuochi fatui nell’ossario della cultura USA (anzi, Americana), accucciato in un crepuscolo emotivo apparentemente senza inizio né fine, hobo spiegazzato sempre sul confine tra la comfort zone del folk(country)-rock “tradizionale” e un alt-country sottoposto all’apnea strutturale del post-rock? Non è facile rispond...

E T I C H E T T E

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