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Visualizzazione dei post da marzo, 2020

Lost in Transmission No. 50

Pearl Jam – Gigaton (2020)

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di Ernesto Assante Sei anni e mezzo sono tanti. In un simile lasso di tempo si cambia, si pensa ad altro, si provano esperienze differenti, si viaggia, si parla, si pensa, si scrive, e alla fine non si è mai come quelli di sei anni e mezzo prima. Quindi pensare che i Pearl Jam di Gigaton, il loro nuovo album in uscita il 27 marzo, arrivato da noi a sei anni e mezzo dal precedente Lightning bolt, siano gli stessi di prima è per forza di cose sbagliato. Oppure, se così fosse, sarebbe una cattiva notizia, perché una band che resta uguale a se stessa dopo sei anni e mezzo di silenzio discografico sarebbe una band irrilevante e pronta per la pensione. E invece, per nostra e loro fortuna, non è così. Gigaton è un ulteriore passo avanti nel lungo e affascinante percorso della band di Seattle, un album in cui il gruppo fotografa se stesso esattamente com'è oggi, con tutto quello che questi anni hanno portato con loro in termini di maturità, di scoperte, di desideri realizzati e di ipot

Elliott Murphy

Da più parti acclamato come il Bob Dylan dehli anni '70, Elliott James Murphy (1949) è uno dei più validi poeti del rock newyorkese. A soli tredici anni, col gruppo Rapscallions, vince un concorso di bande giovanili. Nei primi '70 è in Europa, gira i piccoli club e ottiene una piccola parte nel film Roma di Federico Fellini. Discografia e Wikipedia

Orchestra Baobab - "Nijaay" @Jazz_in_Marciac 2017

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The Boomtown Rats – Citizens Of Boomtown (2020)

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di Claudio Lancia Abbiamo voluto bene a Bob Geldof, per “I Don’t Like Mondays” e per tutto quanto scrisse e cantò nel corso dell’esperienza Boomtown Rats. Anche se le ragioni della sua personale notorietà, specie dalle nostre parti, sono quasi esclusivamente da rintracciare nell’affaire Live Aid. Le bollette vanno pagate, il mutuo pure, e dopo un breve reunion tour di sette anni fa, ecco la decisione di tornare a incidere una manciata di inediti, di nuovo tutti assieme, nella formazione originale. Gli abbiamo voluto bene, e ancora gliene vogliamo, anche per alcune belle sortite soliste, ma quando abbiamo saputo di questo disco, la puzza di bruciato si distingueva chiara dietro l’angolo. E alla fine stavamo quasi per ricrederci, perché fino a metà corsa “Citizens Of Boomtown” sta in piedi con le proprie gambe. L’efficace ibrido Bowie/Bolan “Trash Glam Baby” risulta più riuscito di tanti altri scimmiottamenti contemporanei (qualcuno ha detto Giuda?), “Sweet Thing” butta in caci

Pearl Jam: Gli ultimi eroi del grunge

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Assieme a Nirvana, Soundgarden, Alice In Chains e Mudhoney sono stati i maggiori esponenti del Seattle sound. Storia dei Pearl Jam, degli anni 90, del grunge. Estate 1984, primi fermenti grunge. A Seattle Jeff Ament e Stone Gossard fondano i Green River insieme a due altre figure importanti del movimento, Mark Arm e Steve Turner (che in seguito daranno origine ai Mudhoney). Le due coppie scoppiano quasi subito, giusto il tempo di qualche registrazione e di un tour come gruppo spalla dei Dead Kennedys. Nel gennaio 1988 Gossard e Ament ci riprovano con i Mother Love Bone. Alla voce stavolta c'è Andrew Wood. I due anni successivi sono fruttiferi: un album (Apple), un tour, un contratto con una major (la Polygram). Ma Wood, dipendente dall'eroina, muore per un'overdose nel marzo del '90 e il gruppo si scioglie. Ament e Gossard si perdono di vista. Si ritroveranno l'anno successivo grazie al chitarrista Mike McCready che, transfugo dagli Shadow, sta cerca

The Smiths – The Queen is Dead (1986)

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di Silvano Bottaro Esiste una teoria secondo cui gli anni Ottanta britannici hanno prodotto solo due nomi da salvare: Smiths e Japan. Gruppi presuntuosi quanto si vuole ma almeno capaci di musica vera. Eppure all’epoca soprattutto gli Smiths lasciavano qualche dubbio. Sono bravi, bravissimi nei pochi minuti di un 45 giri – si diceva di loro – meno quando si tratta di reggere i tre quarti d’ora di un album, niente vero per quel che mi riguarda. Sì, in “The Smiths” e in “Meat is murder” ci sono dei vistosi cali di tensione ma, in “The Queen is Dead” no, è perfetto dall’inizio alla fine come non era accaduto prima e non sarebbe accaduto poi. “The Queen is Dead” è stato il punto più alto della carriera degli Smiths e può essere considerato il ritratto dell’Inghilterra del ‘900 secondo Morrissey che, al di là del suo ostentato egocentrismo è riuscito a regalarci canzoni uniche, immediate e nello stesso tempo con una presa lirica inimitabile. Gli elementi dei testi sono: l’amore

Lost in Transmission No. 49

Blood And Sun – Love And Ashes (2020)

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di Marco De Baptistis Torna il neofolk di Blood and Sun con “Love & Ashes”, album pubblicato per la etichetta svedese Nordvis Produktion. Il nuovo lavoro del progetto di Luke Tromiczak, qui coadiuvato da un ricco ensemble di musicisti, arriva dopo ben sei anni dal precedente “White Storms Fall”, disco che aveva colpito nel segno con sonorità pagan folk legate alle radici europee degli americani. I riferimenti preminenti erano, allora come oggi, gruppi come gli statunitensi Changes e Blood Axis. Nel segno di un tradizionalismo radicale e senza compromessi, Tromiczak (in precedenza nella band black metal Maledicere) mescola suggestioni europee con la mitologia di un territorio, l’Appalachia, che risuona ancora di mistero e di antiche leggende, frontiera di una lotta per la sopravvivenza che serba ancora il ricordo dei tempi in cui quelle dure montagne erano chiamate solo “backcountry” dalla popolazione della costa est. Il nuovo album è stato composto e registrato in diversi l

Muddy Waters

McKinley Morganfield (1915 - 1983) insieme a John Lee Hooker, è probabilmente l'artista più importante negli ambiti del blues urbano e del rock a esso ispirato. Da piccolo gli viene affibbiato il soprannome "Muddy Waters", che gli rimarrà appiccicato per sempre. Discografia e Wikipedia

Algiers – There Is No Year

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King Krule – Man Alive! (2020)

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di Fabrizio Siliquini Chi è King Krule? La risposta più ovvia è che King Krule è Archy Marshall, ancora giovane musicista talentuoso e fuori da ogni schema, decisamente indie se per indie intendiamo qualcuno che fa musica mettendo nei suoi lavori se stesso e il suo modo di concepire la musica. La risposta più attuale invece potrebbe essere un’ altra, King Krule è Archy Marshall, ancora giovane musicista talentuoso e fuori da ogni schema, che si sta sviluppando contorcendosi su stesso e che purtroppo finisce per apparire come un contorsionista che resta nella stessa posizione per tutta la durata della sua esibizione. Se questa era l’occasione per una evoluzione e un passaggio verso nuove scoperte, allora il risultato è fallimentare perché l’album, per quanto interessante e a tratti anche coinvolgente, resta con il freno a mano tirato, e finisce per deludere. Come scrivo già mi pento, con le cuffie e “Comet Face” che mi batte nelle orecchie, già tentenno, forse sono tro

Nina Simone: L'inferno è proprio accanto a me

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Considerava My babe just cares for me una delle sue canzoni più belle (il celebre video di Peter Lord con i gatti di plastilina e lo spot per Chanel n. 5 a consegnarla alla memoria mediatica dei più). La voce estatica e orgogliosa rimbalza come un ciottolo sui ciottoli. Voce piena di tristezza e gioia. Di luce e di spigoli. Nina piega le canzoni andando improvvisamente giù fino alla pancia o fuori tonalità perché la melodia da sola non riesce a reggere tutto il suo sentimento. Una sirena nella nebbia, la pioggia leggera su un lago vuoto, i camion che passano sull’autostrada a notte fonda. La sua voce vibra di una vibrazione ricca e profonda sotto la superficie incrinata. Come può una voce contenere qualcosa di così vecchio e così giovane? Si chiamava Eunice Waymon (sangue africano, pellerossa e irlandese precipitato a forza nelle sue vene da secoli di colonizzazione e schiavitù); sua madre era un ministro metodista che viaggiava in varie congregazioni per officiare funzioni e pr

Waterboys – Fisherman’s Blues (1988)

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di Silvano Bottaro Con “This is the sea” del 1985, lo scozzese Mike Scott, realizzò il sogno della sua vita. Per questo disse: “Dopo un disco così, non posso che andare da un’altra parte”. Lo fece in tutti i sensi, anche geograficamente; lasciò Londra per l’Irlanda e passo anni a tessere una nuova tela di suoni, inserendo fili di quella gloriosa tradizione nel suo mondo già ricco di Dylan, Van Morrison e Patti Smith, di country, gospel e cajun. Fisherman’s Blues è il loro quarto album, chiamato anche “disco verde”, è stato registrato nella contea di Galway, e si sente. La svolta è decisamente “Irish”, il violino virtuoso di Steve Wickham recita il ruolo del protagonista e il mandolino di Anthony Thistlewaite non è da meno. Ed è ancora musica fresca, un viaggio folk rock, un dolce blues celtico, un ritorno ai valori della tradizione in opposizione al futurismo del rock ’80. Le ballate tradizionali e i suoni ricercati fanno di questo disco un meraviglioso tributo all’Isola Verde

Lost in Transmission No. 48

Jonathan Wilson – Dixie Blur (2020)

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di Marco Boscolo Nell’arco di dieci anni avevamo imparato a conoscere e sempre più apprezzare Jonathan Wilson come il musicista/produttore che fa tutto da sé. Un vero e proprio autarchico del self-made che, da Gentle Spirit (2011) e Fanfare (2013), in perfetto equilibrio tra tradizione e sperimentazione, è definitivamente maturato nell’ultimo Rare Birds (2018). Era quello un disco che metteva a disposizione di un songwriting completamente a fuoco tutto l’armamentario tecnico accumulato producendo dischi per, tra gli altri, Father John Misty e Laura Marling, oltre che girando con l’ultimo progetto di Roger Waters, US+THEM. Qui le coordinate, invece, cambiano profondamente, nell’attitudine ma non nella sostanza. Su suggerimento, pare, di Steve Earle, uno che se ne intende di cantautorato e tradizione americana, Wilson ha lasciato la Los Angeles dove si è insediato quindici anni fa per raggiungere Nashville e registrare con i migliori turnisti sulla piazza. Ne salta fuori una ba

Mott The Hoople

Eccentrici capiscuola del primo hard rock britannico, nascono alla fine degli anni '60 a Hereford con il nome di Silence. Agli inizi del 1969 il gruppo si ribattezza Mott The Hoople (da un racconto di Willard Manus), ottiene un contratto con la Island e si trasferisce a Londra. L'album d'esordio, ottiene grandi riscontri di critica. Discografia e Wikipedia

Drive-By Truckers - "Thoughts and Prayers"

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Terry Allen and the Panhandle Mystery Band - Just Like Moby Dick (2020)

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di Gianfranco Marmoro Il nome di Terry Allen è uno di quelli che difficilmente spunta fuori sulle nostre pagine quando si parla di musica americana, nonostante l’ormai settantaseienne artista multidisciplinare (pittore, scultore e musicista) sia da tempo immemore uno dei punti fermi di quel fronte cantautorale ancorato alle radici e alla tradizione folk e, in questo caso, alla musica texana. Chissà, forse un giorno parleremo di quel gioiellino del 1979 “Lubbock (On Everything)” ristampato dalla Paradise Of Bachelors tre anni fa, sancendo l’interesse dell’etichetta americana per il ritorno in scena dell’artista, dopo il successo critico dell’album “Bottom Of The World” del 2013. Quel che serviva ad Allen, per consolidare la sua presenza nel panorama contemporaneo era un produttore che riuscisse a estrapolare dall’apparentemente austero e ortodosso stilema artistico tutta quell’eccentrica magia e vivacità allegorica, che lo aveva spinto verso l’arte della pittura e della scul

Genesis: C'era una volta il progressive

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C'era una volta il progressive, un impasto di musica classica, rock e jazz che raggiunse il proprio apice nei tardi anni '60. Strutture musicali maestose, cangianti, immaginifiche; concept album costruiti come vere e proprie sinfonie, e una manciata di band (Van Der Graaf Generator, King Crimson, Gentle Giant, Emerson Lake & Palmer, Jethro Tull) passate alla storia come alfieri del genere. E poi c'erano i Genesis. La storia dei Genesis inizia nel 1967 alla Charterhouse, una prestigiosa istituzione scolastica privata con sede a Godalming, nella contea del Surrey. In pieno boom psichedelico e ancora adolescenti, Peter Gabriel, Tony Banks, Chris Stewart, Michael Rutherford e Antony Philips fanno i primi tentativi musicali: la band si chiama Anon e il repertorio è inizialmente limitato alle cover dei grandi successi dei Rolling Stones. Il produttore e astro nascente del pop Jonathan King intuisce le potenzialità del gruppo e li spinge a comporre brani origin

Pixies – Doolittle (1989)

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di Silvano Bottaro Era la fine degli anni Ottanta e non si pensi, musicalmente parlando, che le cose andassero male, tutt’altro. “ Come on Pilgrim ”, il mini album d’esordio del 1987, aveva fatto scalpore e più impressione ancora aveva suscitato il seguito, “ Surfer Rosa ” (1988) votato miglior disco dell’anno dai critici del settimanale Melody Maker. Ma, i Pixies scrissero il loro capolavoro con “ Doolittle ”, salutato dai fans e dai critici come un sublime artefatto di post punk. L’album è il risultato di varie influenze, un misto di note sonore inizialmente riprese da gruppi come gli Husker Du, Violent Femmes, Jesus and Mary Chain, e i Pere Ubu. Questo disco dalla musica incontenibile possiede, infatti, una freschezza ed una vitalità praticamente inesauribili. I Pixies con “ Doolittle ” hanno creato un disco meno devastante dei precedenti, più estroso, sottile.  Doolittle è una sorta di enciclopedia del rock americano in versione, naturalmente, molto riveduta e poco “corrett

Lost in Transmission No. 47

Nathaniel Rateliff – And It’s Still Alright (2020)

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L’intero disco è una collezione di lavorazioni dissotterrate dai primi anni di Rateliff e insaporite da melodie più solide ma non meno veraci; si contorce nella malinconia per riscoprire la sua anima e conoscerla meglio. di Davide Nora “And It’s Still Alright” è il terzo album solista di Nathaniel, il primo dopo sette anni costellati da grandi successi con i Night Sweats. Una decade, quella di Rateliff, permeata di emozioni forti e scorribande goderecce. L’irsuto ragazzo del Colorado ha deciso di prendersi una pausa da quelle cavalcate ad alto tasso di energia per fare spazio ad una raccolta di brani che ricorda gli esordi: malinconici, intimi e agrodolci. Che si tratti di un nuovo corso, di una transizione o di una sospensione non è ancora dato saperlo e, forse, non interessa più di tanto. Quello che è certo, è che Rateliff riposiziona se stesso e ripesca dal suo passato la matrice folk dei primi anni (In Memory of Loss, 2010) per dare sfoggio di tutto ciò che ha imparato

Morrissey

Quando, in seguito ai sempre più vivaci contrasti tra il cantante Morrissey (1959, nome completo Steven Patrick Morrissey) e il chitarrista Johnny Marr, si sciolgono nel 1987, gli Smiths sono il top act inglese del decennio. L'esordio da solista di Morrissey, "Viva Hate", conferma la sua volontà di continuare il discorso artistico degli Smiths. Discografia e Wikipedia

Bill Fay - Salt of the Earth

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Isobel Campbell – There Is No Other (2020)

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di Valentina Zona In un ormai lontanissimo 2014, Isobel Campbell condivideva con orgoglio sul proprio canale Instagram un contratto discografico appena firmato per il suo prossimo album. Due anni dopo, There Is No Other era pronto, ma nel frattempo l’etichetta che avrebbe dovuto produrlo non c’era più. Cominciava con i peggiori auspici l’avventura di un disco lungamente atteso (uscito finalmente il 7 febbraio 2020, a 14 anni di distanza da Milkwhite Sheets, l’ultima prova solistica della Campbell, e a 10 da Hawk, l’ultimo con Lanegan); eppure, con una tenacia e una resilienza invidiabili, la Nostra non ha rinunciato a vederlo pubblicato, e alla fine ha trovato una via d’uscita grazie alla Cooking Vinyl di Martin Goldschmidt e Pete Lawrence. Il risultato è, sorprendentemente, qualcosa che fin dalle prime note suona atemporale: come se il fatto di essere rimasto congelato per quattro anni ne avesse determinato una sorta di sospensione diacronica. Al suo interno si mescolano inf

La magia dei Pink Floyd

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Musica dei Pink Floyd: gli esordi psichedelici sotto la guida di Syd Barrett I Pink Floyd nascono nel 1965 dalle ceneri degli Abdabs, nel momento in cui a Roger Waters, Rick Wright e Nick Mason si unisce Syd Barrett, che li porta a dominare la scena underground londinese con esibizioni che mescolano alchemicamente luci e suoni. Notati dalla casa discografica EMI, i Pink Floyd pubblicano The Piper at the Gates of Dawn, vero e proprio manifesto del rock psichedelico inglese. Gnomi, spaventapasseri, il luciferino gatto Sam e un topo di nome Gerald rendono letterariamente eccentrica un’opera che grazie alle eccellenti doti compositive di Barrett risulta notevole anche sotto l’aspetto musicale. Oltre a scrivere le canzoni, Barrett canta le liriche e suona la chitarra. Con uno stile sorprendente e coraggioso, il leader del gruppo inventa un approccio allo strumento che coniuga gli stilemi del chitarrista ritmico con quelli del solista. A rendere il suono del disco epocale cont

Van Morrison - Astral Weeks (1968)

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di Silvano Bottaro Quarant’anni fa usciva “Astral Weeks”, disco che Wikipedia definisce così: -  “Astral Weeks è uno degli album più enigmatici della storia. Le canzoni sono pacate, la voce estremamente estatica, le melodie languide e jazzate. Ad un primo ascolto non sembrano esserci grandi capolavori, ma ascoltando meglio si è irresistibilmente attratti”. -  “Astral Weeks è il secondo album dell'artista irlandese Van Morrison; uscì nell'anno 1968 ed è considerato uno dei migliori album rock di sempre.” -  Dopo la pubblicazione di “Blowin Your Mind” del 1967, Morrison effettua una breve tournèe con dei musicisti sconosciuti. Al ritorno si presenta con delle sue composizioni alla chitarra: l’artista è irriconoscibile – la crisalide è diventata farfalla, il rock è posto in disparte per assaporare nuovi sofisticati suoni, meno immediati ma emotivamente più intensi. Nei concerti di “prova” la formazione non infiamma le platee, ma incanta molti musicisti, fra i quali Jimi H

Lost in Transmission No. 46

Trilok Gurtu – God Is A Drummer (2020)

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di Francesco Brunale Trilok Gurtu ha una carriera di tutto rispetto che davvero fa impressione se la si vuole ripercorrere per intero. Tanta qualità per un batterista che ha suonato con i migliori musicisti del pianeta. Session man importante, tra le sue collaborazioni spiccano quelle con Vernon Reid (Living Colour), i nostri Pino Daniele e John De Leo, Andy Summers (The Police) e Pat Metheny. In un contesto del genere, il musicista indiano ha deciso di dare sfogo alla sua creatività, piazzando ad inizio anno il suo disco da solista, il cui titolo è abbastanza emblematico, ovvero God is a drummer, che per un batterista dovrebbe essere una sorta di frase da Vangelo. Il lavoro è totalmente world music, nel vero senso della parola. Basta ascoltare una canzone come Samadhan per rendersi conto come il jazz si fonda alla grande con la fusion. Altissima classe, ma su questo non vi era alcun dubbio. Le percussioni sono al centro del discorso negli intermezzi Connect, Conn

Van Morrsion

Nativo di Belfast, Van Morrsion (1945) è figlio d'arte (la madre è una cantante di jazz e il padre un appassionato di blues) e cresce affascinato da Leadbelly, Mose Allison, Jimmy Rodgers e dal jazz di Count Basie e Woody Herman. Le sue prime esperienze musicali avvengono in ambito country and western. Discografia e Wikipedia

E T I C H E T T E

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