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Visualizzazione dei post da dicembre, 2022

Storia della musica #20

 Dallo ska al reggae Il reggae vive essenzialmente di due storie parallele, una giamaicana e una inglese: storie speculari ed invertite perché se in Giamaica nasce prima lo ska e poi, gradualmente, si arriva al reggae, in Inghilterra succede l’esatto contrario, poiché prima (aldilà di un’effimera moda ska sul finire dei ’60) si afferma il reggae di Bob Marley, poi, in un’ondata di revival, si riscopre lo ska, da cui l’equivoco, ancora molto diffuso, che lo ska venga dal reggae. Per trovare un filo nell’intricata vicenda la cosa migliore è partire dalle origini; luogo e periodo: la Giamaica dei primi anni ’60, fresca d’indipendenza, che comincia a coniare una propria musica popolare, lo ska, appunto; la line-up tipica dello ska è uno strano abbinamento di strumenti elettrici tipici del rhythm’n’blues e fiati in parte legati alla tradizione jazz: sassofono, tromba e trombone; lo stile di musica è uno strano incrocio tra il jump blues ed il mento, musica tradizionale giamaicana altamente

The Wallflowers - Bringing Down The Horse (1996)

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Lo spunto per scegliere il tema delle storie di musica di Settembre me l’ha data una notizia musicale britannica: a fine luglio al primo posto della classifica del dischi più venduti in Gran Bretagna c’è il disco di debutto di una band irlandese, gli Inhaler, che si intitola It Won’t Be Always Like This. Non mi ha colpito la notizia in sè, sebbene siano i ragazzi solo i terzi irlandesi negli ultimi 20 anni a debuttare in prima posizione, ma che il leader della band è il cantante e chitarrista Elijah Hewson, che è figlio di Paul Hewson, conosciuto nel mondo come Bono, leader degli U2. Prendo spunto da questo per raccontare a Settembre di bei dischi di illustri figli d’arte. Premetto subito che non ci sarà Grace di Jeff Buckley, apparso qualche mese fa nella serie dei dischi unici dei loro autori passati alla leggenda. Ma iniziamo con un altra storia niente male, che secondo me è paradigmatica di quello che un figlio di un grande musicista può fare nel mondo della musica. Perchè nel caso

The Passenger - Iggy Pop (1977)

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Non lo puoi tenere al guinzaglio, Iggy Pop, anche se lui ha dichiarato di voler essere il tuo cane. Dopo gli eccessi e le meraviglie con gli Stooges, ha portato a spasso la sua dannazione e il suo rock con orgoglio e grandezza, anche quando alcuni colpi cadevano nel vuoto. Quel che conta è l'onestà del cammino, la credibilità di un personaggio che non è mai sceso a compromessi. The Passenger nasce a Berlino, con il fraterno amico Bowie, ma idealmente, rimanda ai tour effettuarti con il Duca Bianco.   (M. Cotto - da Rock Therapy)  

Okkervil River - The Silver Gymnasium (2013)

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di Silvano Bottaro Notevole prova di maturità e sfoggio di evoluzione espressiva da parte degli Okkervil River, band statunitense formatasi nel 1998 è attiva discograficamente dal 2002. The Silver Gymnasium settimo album in studio, è un album intenso e gradevolissimo, che sicuramente farà aumentare il pubblico di ascoltatori. La facilità di scrittura che The Silver Gymnasium evidenzia non può che colpire favorevolmente, tutte le canzoni scorrono senza forzature o momenti di noia, dando l'impressione che il lavoro di selezione sia stato piuttosto rigoroso. E' indiscusso "il filo" marcatamente autobiografico del leader Will Sheff, i testi, dal canto loro, riflettono da varie argomentazioni tutte legate da un comune denominatore: l'adolescenza. Suonato con eleganza e professionalità da musicisti di buon livello, l'album è prodotto e arrangiato da John Agnello che con gusto ha sottolineato la sua presenza, rendendo il disco quasi sicuramente il più fruibi

Goran Bregovic – Kalashnikov

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 di Annalisa Baldi Si spengono le luci in sala, mi sento scaldare il viso dai fari caldi che si concentrano su noi. Silenzio. Le dita tamburellano nervose sul mio legno, il cuore batte forte. Guardo i miei amici di una vita, compagni di strada e di avventure meravigliose; percepisco la loro emozione che è la mia, ogni volta. Amiamo questo pezzo, non ci stanchiamo mai di ascoltarlo e di suonarlo, ci assomiglia, ci lascia senza fiato. Parte improvvisa la tromba, senza che il maestro la chiami. È libera. Prima un acuto e poi giri rocamboleschi che ci portano dentro e scaldano il motore. La tensione cresce, la platea è in attesa. E poi l’attacco: tutti i fiati partono in un’esplosione di energia. È un pezzo veloce, difficile da suonare, ma le note ci afferrano di fretta, poi non leleggi più; ormai la sai a memoria, ti fai trascinare, ti muovi, guardi il pubblico che si è alzato e balla. E balli anche tu, sulla sedia, in una trance emotiva collettiva. Kalashnikov, kalashnikov, kalashnikov!

Miles Davis - In A Silent Way (1969)

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Ogni volta che vedo una sua foto, oltre notare il suo fascino magnetico, mi hanno sempre meravigliato due cose: il suo sguardo fiero, carismatico, da leader, a sfidare chiunque, e la curiosità dei suoi occhi scurissimi. Miles Davis è stato una divinità della musica, c’è poco da fare. Inizio l’anno delle storie musicali con uno dei suoi dischi più belli e famosi, che è stato uno dei più grandi tentativi di contaminazione tra musica jazz e musica rock, gravosità che solo un gigante come lui poteva sopportare. Nell'approssimarsi del decimo anniversario di quella che è una delle pietre di paragone della musica del ‘900, sto parlando di Kind Of Blue (1959), Davis con il suo secondo quintetto “classico” verso le fine degli anni ‘60, molto incuriosito dalla nuova e fragorosa stagione del rock, accetta di aprirsi sia agli strumenti elettrici (prima eresia per i puristi) e poi a strutture e ritmi rock (seconda eresia) che di fatto aprono la strada al jazz fusion. Il percorso di Davis è g

U2

Un giorno del 1976 Larry Mullen (1961) batterista alle prime armi e studente alla Mount Temple Comprehensive High School di Dublino, appende alla bacheca della scuola un annuncio per trovare qualcuno disposto a unirsi con lui in un complesso. Gli rispondono in quattro: il cantante Paul "Bono" Hewson (1960), il bassista Adam Clayton (1960), il chitarrista David "The Edge" Evans (1961) e suo fratello Dick, anch'egli chitarrista. Discografia e Wikipedia

Storia della musica #19

 Il proto punk di Detroit Com’è noto, Detroit è stata la città della Motown, l’etichetta pop-soul per eccellenza, di formazioni garage-rock come Awboy Dukes & The Mysterians e dei Grandfunk Railroad: ma Detroit è anche la città di MC5 e Stooges, due formazioni fondamentali per quel suono che, passando per la New York delle New York Dolls e del CBGB ci porta dritti al punk del 1976. Non s’è solo un suono, ma anche un’attitudine, deviata e (auto)distruttiva, che trova voce per la prima volta nelle due formazioni e che segna una fattura epocale con le esperienze passate del rock. Il disco più celebre degli MC5 è un live del 1969, “Kick Out The Jams”: le orecchie dell’ascoltatore sono immediatamente aggredito da una miscela estrema e primitivo di rhythm’n blues e rock’n’roll, mezzo per incanalare la rabbia interiore e strumento per John Sinclair, vocalist del gruppo nonché leader delle White Panthers, ala rivoluzionaria dei movimenti antagonisti studenteschi dell’epoca, per enunciare i

Classifica 2022

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  1) The Smile – A Light For Attracting Attention - Leggi 2) Noori & his Dorpa Band – Beja Power! - Leggi 3) Jake Xerxes Fussell - Good And Green Again - Leggi 4) Baba Sissoko & J.P. Rykiel, M.S. Diabate, L. Kouyaté – Griot Jazz - Leggi 5) Grace Cummings - Storm Queen - Leggi 6) Dean Owens – Sinner’s Shrine - Leggi 7) Tedeschi Trucks Band - I Am The Moon: IV. Farewell 8) Vieux Farka Touré et Khruangbin - Ali -   Leggi 9) Massimo Zamboni - La mia patria attuale -  Leggi 10)  Matthew Halsall - Changing Earth  11) Taj Mahal & Ry Cooder - Get On - Leggi 12) Van Morrison - What's it Gonna Take - Leggi 13) Big Thief - Dragon New Warm Mountain... - Leggi 14) alt-J – The Dream - Leggi 15) The Delines – The Sea Drift - Leggi 16) Anaïs Mitchell – Anaïs Mitchell - Leggi 17) The Dream Syndicate - Ultraviolet Battle Hymns and ... - Leggi 18) Cate Le Bon – Pompeii - Leggi 19) Calexico – El Mirador - Leggi 20) Sun Ra Arkestra – Living Sky -   Leggi 21) Mavis Staples e Levon Helm - Car

Why - Annie Lennox (1992)

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E' un momento di passaggio. Annie lennox e Dave Stewart non riescono più a parlare la stessa lingua. Molte cose sono state dette, forse troppe, perché quando si dice tutto non è mai cosa buona e giusta, E' la fine degli Eurythmics. Annie è a un bivio: vuole continuare, ma teme di non essere all'altezza. Si siede e scrive di getto quello che prova, quello che pensa, quello che accade quando non c'è altro da aggioungere a una domanda di tre sole lettere e un punto interrogativo: "Why?". In pochi minuti, il brano è finito. Inizia una nuova vita, con un successo clamoroso.   (M. Cotto - da Rock Therapy)  

Laura Marling - Once I Was An Eagle (2013)

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di Silvano Bottaro Negli ultimi cinque anni, la musicista inglese Laura Marling ha inciso quattro album, nulla di straordinario si potrà pensare, ebbene, questa cantautrice ha 23 anni e il suo primo lavoro l'ha pubblicato a soli 18 anni. Se nei primi dischi era inevitabilmente espressa una certa ingenuità, con questo quarto album, la Marling affina la sua musica in modo sottile e discreto. Once I Was an Eagle è un album molto intimo, dove anche i momenti più profondi e le sensazioni personali vengono espresse in maniera semplice, con un senso elegante, consapevole ed intenso. Il suono è tipicamente folk, principalmente chitarre acustiche, pianoforti, archi e percussioni, tutti estremamente misurati con uno stile molto sommesso e silenzioso. Sicuramente dotata, vista l'età, la usa forza è la voce che riesce a comandare sia nelle canzoni lente, sia in quelle energiche. Il raffronto con la giovane Joni Mitchell degli anni settanta  è inevitabile ma, a onor del vero, ri

Procol Harum – A Whiter Shade Of Pale

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 di Gianluigi Morosin Ogni volta che sento questo attacco di Hammond il mio cuore è trafitto dalla pura emozione. Musica di Bach? / Procol Harum band che nella mia infanzia storpiavo procolaru, un conoscente vicino di casa l’aveva trasformato in “i broccoli stupidone.! Sfondo: l’infanzia – giochi, giocattoli; sono da mia zia, sto giocando su un tappeto di lana fatto a mano con mia madre – pomeriggio e in sottofondo alla radio e nelle orecchie a whiter shade of pale, suonata più volte.  È la canzone del momento. C’è anche la versione italiana di Dik Dik (Senza Luce) [senzainfamiasenzalode], entrambi un grande successo. La versione italiana non mi entusiasma molto, anche se non capisco l’inglese (ho 7/8 anni) il testo non rispecchia l’originale, che per me è mille volte più musicale, fors’anche perché non capisco un accidente di cosa cantano – nemmeno il titolo. Figuriamoci “senza luce” per un bambino di 8 anni… buio totale! Colori: Sono qui nella Londra tanto amata, odiata e sudata, da

Slint - Spiderland (1991)

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Tre anni prima che Simon Reynolds inventasse la definizione di post rock (come ho scritto nella storia di domenica scorsa), 4 ragazzi di una sperduta cittadina del Kentucky, Louisville, che non erano nemmeno musicisti professionisti (chi si divideva con gli studi, chi con il lavoro) pensano e creano un disco dirompente, che scardina le classiche strutture del rock, quasi ad ucciderlo (secondo la metafora di molta critica) inventando di fatto il genere prima che fosse definito. Conclusasi la breve ma seminale storia degli Squirrel Bait (che produssero due album a metà anni ‘80), Brian McMahan e Britt Walford formano gli Slint, con il chitarrista David Pajo e il bassista Ethan Bucker. Giovanissimi, nel 1989 pubblicano, con la produzione di quello che diventerà il re della musica alternativa americana, Steve Albini, l’urticante e selvaggio Tweez: è un misto caustico di hardcore, punk, potenza sonora in brevi e potentissime canzoni. Il successo è sempre microscopico, ma Albini dirà loro: “

Tuxedomoon

I Tuxedomoon occupano una posizione a parte nel panorama rock contemporaneo: gruppo multimediale per eccellenza (fondono musica, teatro, mimo, danza cinema e video) vivono un'evoluzione artistica che dalla scena new wave di San Francisco li porta a ricercare le proprie radici culturali in Europa, toccando generi molto diversi con una produzione discografica sterminata. Discografia e Wikipedia

Storia della musica #18

Hard Rock Versione anfetaminizzata del blues-rock anni ’60, il passo più veloce, se non frenetico, la voce un urlo sgraziato che esaspera lo shouting dei vocalist rhythm’n’blues neri, i riff di chitarra distorta e sferragliante al centro della scena nei lunghi assoli chitarristici che diventano presto un topos del genere, l’hard rock fin da subito si impone come un antidoto popolare contro le spinte colte del progressive. Si è soliti attribuire ai Led Zeppelin l’invenzione del genere, anche se questo in realtà è in parte falso: se è vero che col gruppo di Plant e Page che il genere viene definitivamente codificato e diventa il genere popolarmente più affermato per tutti gli anni ’70, capace di riempire arene e stadi e di far balzare gli LP dei gruppi hard rock (primi fra tutti gli stessi Led Zeppelin) in cima alle classifiche di vendita, contrapponendone allo stesso tempo la vena sanguigna e puramente fisica alle cerebrali, elitarie sperimentazioni del progressive è pur vero che, in fo

Richard Dawson - The Ruby Cord (2022)

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 di Marco Boscolo The Ruby Cord è il settimo album del cantautore di Newcastle e fin dalle premesse e promesse del lancio avrebbe dovuto concludere la trilogia iniziata cinque anni fa con il salto nel Medio Evo (Peasant) e proseguita tre anni più tardi con una feroce ma ironica critica del presente (il profetico 2020). Questo terzo disco, almeno in teoria, avrebbe dovuto prendere il protagonista/voce narrante di quelle fatiche e lanciarlo 500 anni avanti nel futuro, immergendolo in una società dove le premesse postulate nei dischi precedenti avrebbero dovuto mostrare tutti i segni della decadenza definitiva. Insomma, il progetto di smantellamento della civiltà occidentale si dovrebbe qui completare, sempre a suon di canzoni bizzarre, profondamente intrise di strutture folk, ma chiaramente libere di andare in tutte le direzioni che l’autore ritenga necessarie. Si comincia con un brano che è una dichiarazione di intenti: The Hermit, infatti, dura la bellezza di 41 minuti abbondanti e la

What I Am - Edie Brickell (1988)

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Siamo nel 1988, Edie Brickell ha 22 anni e non è ancora famosa. Ha accantonato il suo vecchio sogno di bambina - diventare quarterback dei Dallas Cowboys, strana ambizione, decisamente maschile, che lei coltiva forse perché sapeva che i suoi genitori volevano un figlio maschio. Ha accettato di fare una piccola parte nel film Nato il quattro luglio , che uscirà nel 1989, in una scena girata al The Hop di Fort Worth, in Texas, un posto che aveva visto esibirsi Bob Dylan e Janis Joplin e che avrebbe chiuso i battenti pochi mesi dopo. (M. Cotto - da Rock Therapy)  

Donna the Buffalo - Tonight, Tomorrow and Yesterday (2013)

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di Silvano Bottaro I Donna the Buffalo nati nel 1987, hanno dieci album al loro attivo e con questo Tonight, Tomorrow and Yesterday festeggiano il loro quarto di secolo. In questi venticinque anni hanno preferito perfezionare il loro stile, renderlo più solido e maturo piuttosto che cambiare "spostandosi" in aree musicali adiacenti al loro consolidato sound, come dire "mai cambiare la strada vecchia per una nuova". Il loro suono è un mix di cajun, zydeco, folk, con spruzzatine di ritmi reggae in salsa roots americana. Tonight, Tomorrow and Yesterday e quanto sopra detto e conferma la loro coerenza musicale. Grazie a dei buoni riff chitarristici e un buon uso del violino e della fisarmonica, il risultato finale è che probabilmente questa è la loro migliore incisione. Ci sono dei brani solidi a dimostrazione di una sana maturazione, nulla di eclatante ma grazie ad una consapevolezza sonora, sicuramente sincera, riescono a convincere. Non scaleranno le classi

Bruce Springsteen – Black Cowboys

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 di Daniele Vincenzo Benussi Non c’è niente da fare: ci sono canzoni che Bruce Springsteen canta con una voce diversa. Una voce tremante, quasi un bisbiglio, una vibrazione, nient’altro che il vestito leggero di una storia nuda e cruda che vuole essere raccontata. Negli album meno famosi di Bruce a un certo punto arriva sempre il momento in cui prende vita quella canzone lì, quella che ti prende il cuore e te lo scioglie a fuoco lento. In “Davils and Dust” il momento arriva col quinto pezzo, Black Cowboys.  La storia è quella di Rainey Williams, un bimbo afro nato in uno dei quartieri più poveri di New York: Mott Heaven, nel Bronx. Rainey cresce nell’unico modo in cui si può crescere in quei posti: povero e con una madre che teme per la sua incolumità. Il grigio delle strade prende colore solo quando si interrompe per fare da lenzuolo alle infinite corone di fiori accompagnate da fotografie di giovani volti neri strappati alla vita da una realtà che non fa sconti. Chi ha letto Tra me e

Luke Winslow-King - If These Walls Could Talk (2022)

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  di Pie Cantoni  New Orleans è una città che ti abbraccia, ti intrattiene e ti vizia. Parafrasando qualcuno si potrebbe dire che è una città ti tiene "tra le sue tette un po’ mamma un po’ porca com’è". Nel bene e nel male, ti lascia i segni addosso. La cultura, la musica, i colori, sono così diversi dal resto degli Stati Uniti che viverci e respirarne l’aria per forza di cose ha effetti duraturi. Luke Winslow-King, originario del Michigan, vi ha passato molti anni, vi ha incontrato musicisti e personaggi che ha perso per strada o che l’hanno accompagnato da quel punto in poi della sua carriera (come ad esempio l’italiano Roberto Luti). I dischi che ha registrato in quel periodo sono carichi di influenze del passato: folk, blues, dixie, jazz. Ma la terra scotta sotto i piedi del ragazzone americano (in senso letterario, in quanto ha le dimensioni di un quarterback di football) e così nel 2020 è tempo di muoversi ancora e lasciare NOLA. E dal sud degli States al nord della Spa

John Trudell

Agitatore sociale, attivista politico, poeta, attore e musicista, il nativo americano John Trudell è una delle personalità più scomode apparse negli ultimi tren'anni sulla scena statunitense. Santee Sioux nato in Nebraska, Trudell inizia a far parlar di sé sul finire degli anni '60, quando prende parte alla rivolta di Alcatraz, che poi porta alla chiusura del famoso penitenziario. Discografia e Wikipedia

Storia della musica #17

 Il “Kraut Rock” Sotto l’infelice definizione di kraut rock si trovano raggruppati gruppi diversissimi tra loro, ma accomunati dalla nazionalità tedesca e da una certa predisposizione a fusioni inedite di rock ed avanguardia (dal minimalismo di Riley all’avanguardia elettronica di Stockhausen) filtrate attraverso la tradizione musicale teutonica, da Wagner al cabaret di Brecht e Weill. Come per il primo progressive inglese il la per molti di questi gruppi viene dato dalla psichedelia, dalle lunghe jam e dal bisogno di espandere la canzone oltre i limiti tradizionali, in termini di durata e struttura, ma anche in termini stilistici. Un ulteriore elemento di similarità tra gli artisti tedeschi di questi anni sta nel pionieristico utilizzo di strumenti elettronici: sintetizzatori, sequencer e drum machine cominciano per la prima volta ad affiancare (e talvolta a sostituire) gli strumenti tradizionali del rock. Elementi comuni rilevanti, ma spesso superficiali, se si considera che le scelt

The Beatles - Sgt. Pepper’s Lonely Hearts Club Band (1967)

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“Dai tempi del Congresso di Vienna, 1815, la civiltà occidentale non fu mai così vicina all’unità come nella settimana in cui venne pubblicato (…) Per un breve momento, la frammentata coscienza del mondo occidentale si riaggregò, quantomeno nelle teste dei giovani”. In un famoso articolo uscito nel 1968 sulla mitica rivista Rolling Stone, Langdon Winner (che finirà a insegnare scienze politiche alla Columbia University) definiva in questi termini ciò che capitò ai giovani nella primavera del 1967, precisamente il 1° giugno, in contemporanea in tutto il mondo, primo record di un disco che ne ha un’infinità. Usciva infatti quel giorno un disco dei The Beatles, che passati ormai oltre 50 anni, è probabilmente uno dei discorsi definitivi sulla musica pop occidentale. Sgt. Pepper’s Lonely Hearts Club Band è L’Album, anche per semplici motivi tecnici: fu infatti il primo disco la cui copertina si apriva come un album fotografico e il primo sul cui retro vi erano stampati i testi delle canzon

E T I C H E T T E

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