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Visualizzazione dei post da settembre, 2023

Storia della musica #59

Alternative country e neo-folk Negli anni ’90 del crossover totale e delle sperimentazioni con l’elettronica c’è comunque spazio per la tradizione, termine che in America è spesso sinonimo di country, o meglio, siccome si sta parlando di rock, di country-rock: il genere che Gram Parsons aveva “inventato” nei tardi anni ’60 attraverso gruppi come The International Submarine Band, Byrds e Flying Burrito Brothers e che Neil Young aveva portato allo stato dell’arte e sposato col folk; lo stesso suono che durante gli anni’80 era stato rivisitato ripassato al vetriolo dai cosiddetti cowpunk come Jason & The Scorchers, gruppo cui si ricollega idealmente una formazione di matrice hardcore come gli Uncle Tupelo che recupera anche la lezione di musicale di band come Replacements e Meat Puppets (seminali per la loro capacità di rinverdire le tradizioni musicali), nell’esordio  del 1990 “No Depression”. Il disco, molto semplicemente, segna l’atto di nascita dell’alternative country, un movimen

The National - Laugh Track (2023)

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di Antonio Paolo Zucchelli Diremmo quasi inaspettato questo decimo LP dei National, che arriva a sorpresa dopo nemmeno cinque mesi dall’uscita del precedente, “First Two Pages Of Frankenstein“, di cui utilizza anche la stessa foto in copertina (anche se qui lo sfondo è differente rispetto all’altro disco). Nato durante le stesse sessioni del suo predecessore, l’album viene definito dalla stessa band originaria dell’Ohio come il loro più collaborativo, dopo aver ritrovato fiducia e sintonia con “First Two Pages Of Frankenstein”: le canzoni, però, come abbiamo potuto sentire, sia dal vivo (per chi è stato fortunato da partecipare a un loro concerto) che nei filmati live in rete, sono state spesso provate prima durante i loro live-show e questo ha permesso a Matt Berninger e compagni di poterle ricostruire e registrare nuovamente, dando loro maggiore forza e qualità. Sono ben nove le canzoni a cui è stato dato un nuovo volto – durante una sessione lo scorso maggio presso lo studio di Tuck

Boom Boom - John Lee Hooker (1962)

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Charles Shaar Murray, grande giornalista, fine esperto di rock e musica nera, autore di libri essenziali come Crosstown Traffic: Jimi Hendrix and Post-War Pop e Boogie Man: Adventures of John Lee Hooker in the American 20th century (perchè Charles Shaar Murray ha sempre avuto un debole per i titoli corti), ha definito Boom Boom "la più grande pop song che sia mai stata scritta da John Lee Hooker". Curiosa definizione, per un brano blues fino al midollo, dal suono ipnotico e martellante che ha influenzato una quantità tale di artisti (blues e non blues) da riempirci il deserto del Mojave. Ed è proprio questa la chiave per entrare nella stanza della frase di Murray. Boom Boom sembra il perfetto recipiente per l'improvvisazione di chiunque si voglia avvicinare.   (M. Cotto - da Rock Therapy)  

Bombino - Sahel (2023)

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 di Piermattia Vantaggi Il guitar hero nigerino Goumar Almoctar, alias Bombino, pubblica il suo nuovo album per Partisan Records. All’interno dell’ultimo lavoro dell’eroe folk ritroviamo tutte le sonorità che abbiamo imparato ad apprezzare nel corso del tempo, disco dopo disco. “Sahel”, questo il titolo della produzione, prende il nome dall’omonima regione africana che si estende da est a ovest dall’Oceano Atlantico al Mar Rosso e rappresenta un attesissimo ritorno sulle scene per il musicista tuareg. Dopo l’uscita di “Deran” nel 2018, produzione che gli è valsa la nomina ai Grammy (traguardo importante poiché Bombino è il primo nigerino ad essere nominato per tale premio), l’artista si era parzialmente ritirato dalle scene per sviluppare nuove canzoni e idee.  Per dare vita a “Sahel”, Goumar è stato affiancato dal produttore gallese David Wrench (David Byrne, Frank Ocean, The xx, Sampha) trasferendosi con la sua band a Casablanca per realizzare l’album in soli dieci giorni. Questa nuo

Il sound di domani...

Difficilissimo dire quale sarà il sound di domani. L’udito della gente è oggi infinitamente più sofisticato e ricettivo di ieri. Oggi tutti ascoltano tutto. Dov’è il silenzio? Sparito. La musica, il ritmo pervadono tutto il tempo. A volte servono per eccitarsi, ma spesso anche per rilassarsi, per farsi viaggi in fuga dal ritmo velocissimo del videoclip, della tv e dello stesso cinema, ormai un inferno. Ho visto Armageddon: ogni scena dura pochi secondi fra altissimi fragori. Insomma, il suono e la visione a volte sono in combutta, esplodono insieme, a volte sono agli antipodi per bilanciarsi. E tante persone si fanno la loro musica da sé: bastano quindici milioni per metter su uno studio completo, con sintetizzatore, computer e tutto quanto. Un fenomeno molto democratico. Ma c’è il problema che ci son fuori troppe etichette discografiche, migliaia e migliaia, e la concorrenza è spaventosa. Il risultato è una confusione totale, la globalizzazione non c’è soltanto in economia. A Londra,

Nick Cave & Warren Ellis - Australian Carnage - Live at the Sydney Opera House (2023)

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 di Cristiano Orlando e Alessio Belli Come ricordo, scelto per immortalare l'esperienza di un tour, Nick Cave e Warren Ellis optano per il gran finale giocato in casa, prendendo in prestito una terminologia sportiva. Il duo ormai inscindibile - sia nel percorso in and out i Bad Seeds, sia nella parallela carriera di compositori per il cinema - pubblica la carneficina australiana andata in scena alla Sydney Opera House, un appuntamento programmato su tre serate inserite nella tranche australiana della tournée, protrattasi lungo tutto il 2022. Se l'umore dei protagonisti appare divertito e l'atmosfera tendente all'euforia, il concerto assume spesso i connotati di una liturgia, date le tematiche e la dimensione sonora delle composizioni al centro di questo live, tratte quasi completamente dagli ultimi lavori di Cave, segnati da "Fede, speranza e carneficina", qui richiamando il titolo del libro pubblicato lo scorso anno dal Re Inchiostro con Seán O'Hagan. Bat

ZZ Top

Gli ZZ Top, uno dei più famosi gruppi di rock texano, hanno origine da due band dei '60, i Moving Sidewalks e gli American Blues. I Moving Sidewalks vengono fondati nel 1966 dal chitarrista Billy Gibbons, nato a Houston nel 1049, grande esperto di blues e rock psichedelico, e si sciolgono nel tardo 1969. Gli American Blues suonano a Dallas nel biennio 1967-68. Discografia e Wikipedia

Storia della musica #58

La rivincita dell’easy listening Il rock fin dalle sue origini si sviluppa all’insegna della contaminazione, essendo nato come fusione tra generi differenti ed essendosi evoluto nel corso dei decenni proprio grazie alla sua capacità di inglobare linguaggi musicali e generi anche lontani, con un tasso sempre più spinto dagli anni ’70 del progressive in poi. A lungo però tale contaminazione si era posta dei paletti, legati a tabù inespressi nei confronti di generi e stili che ideologicamente stridevano con la logica tendenzialmente antagonista del rock, in particolare tutto un insieme di suoni ed autori che erano considerati parte di quell’establishment tradizionalista cui il rock si contrapponeva per natura, oltre a una serie di generi, come la lounge, che erano considerati semplicemente kitsch, appartenenti alla “classe inferiore” della muzak, musicaccia buona al massimo per i supermercati ed i film di serie b. Negli anni ’90, però, qualcosa cambia: c’è una caduta definitiva delle barr

Temple Of the Dog - Temple Of The Dog (1991)

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La storia di oggi inizia dove finiva quella di Apple della settimana scorsa: Andrew Wood rimane in coma in ospedale tre giorni prima di morire, circondato tra gli affetti e dagli amici. Tra loro, Stone Gossard e Jeff Ament, con lui nei Mother Love Bone, e Chris Cornell, spettacolare cantante e chitarrista dei Soundgarden, la band più tosta di Seattle a quei tempi, che con Wood condivideva un appartamento. Cornell è scosso moltissimo, anche perchè era lui con Wood nel momento in cui, constatata la morte cerebrale, furono staccati i macchinari che tenevano il ragazzo in vita. Sin da subito sente l''esigenza di scrivere su quanto accaduto, scrivere parole e musica. Decide quindi di coinvolgere Gossard e Ament in un progetto, un singolo, per ricordare Wood. La casa discografica di Cornell, la A&M, spingeva a fare anche delle cover di canzoni di Wood, ma Cornell non accettò pensando ad una manovra speculativa sulla morte di un personaggio che iniziava ad essere molto amato, e di

Desire - Anna Calvi (2011)

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Ammaliante regina londinese della dannazione, sangue italiano, algida come Nico (a tratti ricorda anche la voce), folgorata da Captain Beefheart, ma anche da Maria Callas e da Ravel e Debussy, amata da Brian Eno e in tour con Nick Cave. Una sorta di Patti Smith degli anni dieci, con spruzzate di Marianne Faithfull, PJ Harvey, Siouxsie e, a volte, un'atipica e incredibile oncia di flamenco, al cui stile rimanda anche nel look. Una dark-pop lady di cui è facile innamorarsi, soprattutto se non sei attratto dallo stile classico. Desire è la perfetta sintesi del suo pensiero, perché secondo Anna la tensione sessuale è fondamentale nella musica e deve sempre trapelare, da ogni nota, dal modo in cui si canta, si suona la chitarra o ci si muove sul palco.   (M. Cotto - da Rock Therapy)  

Van Morrison - Veedon Fleece (1974)

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di Silvano Bottaro Tornato in Irlanda nel 1973 e suggestionato nel rivedere i luoghi della propria adolescenza, Van trova l'ispirazione per un album concept estremamente personale. Non vi sono note di copertina o interviste a spiegarlo, ma si capisce che le varie canzoni sono in un ordine preciso, con frasi che si ripetono da un brano al successivo, in modo da formare la storia di un ragazzo che dapprima sogna una vita fantastica, popolata da eroi e da poeti, poi parte deciso incontro alla vita reale come se andasse incontro ad una avventura (la ricerca di un immaginario vello di Veedon). Seguono le esperienze e le disillusioni. Alla fine c'è il ritorno al paese natio ed un amore che curerà le ferite. Ad accompagnare il cantante c'è una versione snellita della Caledonia Soul Orchestra. Il suono è curato, ma rarefatto, ricordando un po' tutti gli album precedenti. Infatti per ogni canzone c'è uno stile diverso, eppure l'opera conserva un carattere fortemente u

Scusi dov'è il west? #John Mayall

Tre “nostri” musicisti si trasferirono in California a fine anni Sessanta per ri-trovare un’ispirazione che sembrava stesse per scomparire. In pochi anni e con pochi dischi segnarono la storia della musica rock, sprigionando un’energia insperata: Eric Burdon, John Mayall , Van Morrison. John Mayall è originario di Manchester, dove nacque il 29 novembre del 1943. Il padre era un chitarrista amante del jazz e attraverso di lui conobbe Pinetop Smith, Leadbelly, Sonny Boy Williamson (suo maestro per l’armonica) Muddy Waters. Passò tre anni in Corea per il servizio militare e lì imparò a suonicchiare la chitarra elettrica. Nel 1963 decise di provarci come musicista e partì per Londra dove suonò nei Blues Syndicate e conobbe il batterista Hughie Flint e Alexis Korner. Nel 1963 formò i Bluesbreakers e suonò al Marquee di Londra come cantante, tastierista e armonicista di una band maniacalmente devota al Chicago Blues. Formazione con Bernie Watson alla chitarra, John McVie al basso e Pe

Spirit - Spirit (1968)

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La storia musicale di oggi ha in comune con quella dei Love il luogo, la California di metà anni ‘60, un nuovo gruppo rock molto interessante (e molto meno famoso di quello che meriterebbe) e lo stesso, gigantesco, chitarrista rock di Seattle. Tutto inizia in un club di Hollywood, l’Ash Grove, gestito da Ed Pearl. Pearl aveva un nipote innamorato della chitarra, Randolph Craig Wolfe, che vide da adolescente su quel palco passare grandi nomi del folk, del blues e del jazz. Un giorno al locale dovevano suonare i Rising Sons, nel quale militavano fra gli altri Taj Mahal, Ry Cooder e il batterista Ed Cassidy, un batterista che aveva suonato con alcuni giganti del jazz (Art Pepper, Cannonball Adderley, Roland Kirk, Lee Konitz, Gerry Mulligan). Cassidy, di trenta anni più grandi di Randy Wolfe, è impressionato dal talento di questo 15enne, e decide di mettere su un suo gruppo, i Red Roosters: ci sono oltre a loro Mark Andes (basso e voce), Jay Ferguson (voce e percussioni, e un talento nello

John Zorn

Maestro incontrastato dell'avant-garde newyorkese, il sassofonista John Zorn (1953) si segnala fra le personalità più creative e controverse della musica contemporanea, capace di sconcertanti digressioni jazz, rock, free, trash, progressive, be-pop. Le prima incisioni, rimaste inedite per un lungo periodo, risalgono all'inizio degli anni '70. Discografia e Wikipedia

Storia della musica #57

Dalla deep alla microhouse Se per molti versi, trovandosi alle prese con l’evoluzione subita dalla house dai primi ’90 in poi ci si trova alle prese con dinamiche e problemi simili a quelli incontrati con la techno (una miriade di stili e sottostili, città ed etichette chiave) è anche vero che, se possibile, in questo caso la soluzione del puzzle si rivela ancora più problematica: un gioco di sponde e di reciproche influenze fittissimo tra i due lati dell’Atlantico (complicato dal subentrare sulla scena di nuovi poli musicali come Germania, Italia e Francia), controversie e confusioni sulle definizioni dei vari generi, contaminazioni infinite e continue, complicano la faccenda. Per un trovare un primo bandolo nell’intricata matassa bisogna tornare agli ultimi anni ‘80: la deep house, suono definito fin dal 1987 da seminali pezzi come “Let The Music (Use You)” dei Nightwriters e “You Used To Hold Me” di Ralphie Rosario, caratterizzato da lussuriosi layer di archi sintetici e da un bpm r

Midnight Oil - Diesel And Dust (1987)

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Il viaggio che più ho nel mio cuore fu quello quando me ne sono andato in Australia, da solo. Non potevo non sottrarmi dal cercare qualche band australiana che non fossero gli AC\DC, e il tipo del negozio di dischi di Darlinghurst, un quartiere molto bello di Sydney, non ebbe dubbi a dare un consiglio ad un “dutchman” (non ci credeva che fossi italiano): i Midnight Oil sono il più grande gruppo del rock australiano. Mi consigliò il disco di oggi, ma ci arriviamo tra poco. I Midnight Oil prendono il nome da un verso di una canzone della Jimi Hendrix Experience, Burning Of The Midnight Lamp, e nascono a metà anni ’70 quando Peter Garrett risponde ad un annuncio messo dal batterista Rob Hirst, dal bassista Andrew James e dal tastierista/chitarrista Jim Moginie, che formavano i The Farm: cercavano un nuovo cantante. Garrett si trasferì da Canberra a Sydney, dove completò una brillante carriera universitaria di studi in legge, e iniziò a cantare con gli altri 3. In breve tempo, grazie alla

E T I C H E T T E

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