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Francesco Guccini. Come non scoppiò la Seconda Guerra Avvelenata (compreso lieto fine)

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Omaggio di Riccardo Bertoncelli a Francesco Guccini e a “Se io avessi previsto tutto questo – Gli amici, la strada, le canzoni” di Riccardo Bertoncelli  La storia dell’Avvelenata la conoscono tutti e io stesso l’ho raccontata più volte, con dovizia di particolari – quindi salto il giro. Forse non tutti invece sanno che rischiò di arrivarmi tra capo e collo una seconda freccia al curaro sempre scagliata dalla cerbottana del Guccini, allora appostato nella boscaglia di via Paolo Fabbri, quartiere Libia, Bologna. Per fortuna la schivai e anni dopo ebbi la soddisfazione di veder riconosciute le mie ragioni, come ora in breve dirò. Fatemi cominciare dalla fine. È un freddo giorno del dicembre 2012, Francesco Guccini presenta alla stampa il suo disco finale, L’ultima Thule, e annuncia il ritiro dalle scene. Per farlo, ha scelto un incredibile posto degno di un “dizionario delle case perdute”, nel cuore di Milano, a due passi da Porta Venezia. Siamo sotto Natale, corso Buenos Aires splend...

Francesco Guccini. Canzone di giugno, n. 80

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di Riccardo Bertoncelli  Di un tipo così in America direbbero che è “one of a kind”, “di una specie tutta sua”. Il diretto interessato vola più basso: le canzoni, gli è capitato di scrivere, le crea gente “quasi normale/ ma con l’anima come un bambino/ che ogni tanto si mette le ali/ e con le parole gioca a rimpiattino”.  Sarà, ma io sto con gli americani. Guccini non l’ho mai trovato “quasi normale” ma proprio “speciale”, e per tante buone ragioni. Perchè non ha mai sgomitato, anzi, una naturale pigrizia in questo caso provvidenziale lo ha allontanato spesso e volentieri dalla mischia. Perchè non ha mai voluto apparire, diffidando da uomo antico degli Appennini di tutto quello che di moderno e modaiolo è  comparso sulla scena del mondo negli ultimi 50 anni, dal Festivalbar a Facebook. Perchè si è sempre preso i suoi tempi, anzichè farsi fare l’agenda dagli altri; quindi un disco quando veniva e in un anno magari una canzone sola (sembra il mio amico Robert Wyatt). Perchè...

Francesco Guccini - Via Paolo Fabbri 43 (1976)

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L’immagine sfocata di questo disco, uno dei più belli della canzone d’autore italiana, fu usata da Francesco Guccini per anni come manifesto per i suoi concerti, per la forza iconica che le 6 canzoni di questo disco hanno rappresentato per almeno due generazioni. Francesco Guccini, uno dei massimi esponenti della musica italiana, nasce, come ha sempre definito, “fra la via Emilia ed il West”, nel gennaio del 1940, in quel di Modena, ma trascorre buona parte dell’adolescenza a Pavana, sull'appenino pistoiese. Inizia d appassionarsi al nascente Rock’n’Roll e impara a suonare armonica e chitarra. Il suo primo complesso di natura “professionale” si chiamava I Gatti. All’inizio degli anni ‘60 si unisce Maurizio Vandelli e quel nucleo si trasformerà nella futura Equipe 84. Guccini però non si aggrega, e decide di studiare Letteratura Americana. Pur non laureandosi insegnerà per vent’anni Lingua Italiana al Dickinson College di Bologna, dove si trasferisce, creando un rapporto sentimen...

E T I C H E T T E

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