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Visualizzazione dei post con l'etichetta 1980

Martha And The Muffins - Metro Music (1980)

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 La copertina di oggi ha un che di elegante e di suggestivo, e credo perché sia opera di quel genio di Peter Saville, autore di alcune delle copertine più belle della storia della musica, che prese in prestito una mappa originale della National Topographic Society di Toronto, città dalla quale i protagonisti di oggi provenivano (sul retro, un quadrato blu del mare della stessa cartina). La storia di oggi inizia a Toronto, nel 1977, anno del punk. David Millar chiese al suo compagno di studi all'Ontario College of Art, Mark Gane, di aiutarlo a formare una band. Millar conosceva una ragazza musicista, Martha Johnson, che chiese di suonare le tastiere; Johnson a sua volta  portò con sé un amico del liceo, Carl Finkle, al basso; e il fratello di Gane, Tim, si unì al gruppo come batterista. Con Millar e Mark Gane alla chitarra e Johnson come voce solista, questa fu la formazione che debuttò a una festa di Halloween all'Ontario College of Art nell'ottobre del 1977. Scelsero il no...

Joy Division - Closer (1980)

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  L'epilessia è una condizione neurologica caratterizzata da una scarica improvvisa di una popolazione di neuroni che contraggono tra loro sinapsi reciproche, le crisi epilettiche. Sebbene oggigiorno si possa convivere con la malattia, è considerata una malattia sociale dall'OMS e nei casi più gravi può compromettere la vita di chi ne soffre. Conosciuta fin dall'antichità (il nome epilessia deriva dal verbo greco epilambanein che significa “essere sopraffatti, colti di sorpresa”) era vista da un lato come un segno della lotta tra uomini e demoni, tanto che in molte culture antiche chi ne soffriva veniva considerato uno sciamano, ma anche come stigma sociale per cui i malati epilettici venivano segregati o addirittura allontanati dalla società.  A Ian Curtis fu diagnosticata nel 1978 una epilessia tonico-clonica, che ha una componente di fotosensibilità, per cui le luci stroboscopiche, i flash improvvisi possono causare attacchi molto forti. Sebbene apparsa improvvisamente, ...

The Buggles - The Age Of Plastic (1980)

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 Mentre si brindava all'arrivo del 2026, una grande ma oggi dimenticata storia finiva: MTV cancellava in Europa i suoi canali musicali. Nacque 45 anni fa, il 1° Agosto 1981, cambiando la fruizione della musica: non si ascoltava soltanto, ma si guardavano i videoclip delle canzoni. È stata una rivoluzione formidabile, che ha cambiato la cultura, il costume e molte parti dell'economia planetaria, e le nuove evoluzioni della fruizione musicale ne hanno scritto il destino (già da anni MTV non si concentrava più sulla diffusione di contenuti musicali a favore invece di intrattenimento generale). Ho pensato che sarebbe stato bello "discuterne" attraverso dei dischi che hanno caratterizzato questa parabola, che ha avuto il suo apice tra metà anni 80 e 90. Il primo videoclip (così si chiamavano) trasmesso della neonata emittente negli Stati Uniti alla prima trasmissione fu un  singolo del disco di oggi, clamorosamente anticipatore di cose che avverranno. I Buggles si formano ...

Pino Daniele – Nero a metà (1980)

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di Silvano Bottaro Dopo la pubblicazione di “Terra mia” del 1977 e la conferma con l’album “Omonimo” del 1979, Pino Daniele pubblica “ Nero a metà ” il disco che lo consacrerà definitivamente al grande pubblico. Daniele ha venticinque anni ma ha già una buona esperienza come strumentista suona, infatti, dall’età di dodici anni e ha già militato in diversi gruppi partenopei compresi i Napoli Centrale. Pino Daniele come Napoli, possiede in questo disco una doppia anima, romantica la prima, ritmica la seconda, nervose e soleggiate entrambe. Nero a metà è un buon disco, senza alti e bassi. Daniele riesce a stringere in dodici canzoni la ‘napolitanità’ sonora fatta di mare, caffè, chitarra e soul.  Come ogni grande musica, le canzoni di Nero a metà sono quasi più di chi le ascolta che di chi le ha scritte. Ma chi le ha scritte ha un grande orecchio, e ha avuto il merito di convogliare in arte le tante ispirazioni del mondo sonoro napoletano. Il disco inizia con l’armo...

Elvis Costello & The Attractions - Get Happy!! (1980)

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Quando, in una sera del 1976, gli venne l’idea di presentarsi con un nome d’arte omaggio alla sua nonna, pensava forse che sebbene volenteroso, il suo vero, Declan Patrick Aloysious McManus, sarebbe stato preso per uno scherzo. Quella sera si presenta come D.P. Costello, che cambierà nel definito Elvis Costello, come omaggio al Re del Rock’n’Roll. Occhialoni alla Buddy Holly, look che esibiva orgogliosamente il suo essere fuori moda, a metà degli anni ’70 Costello è un giovane arrabbiato che ha le carte in regole per dire la sua, in modo interessante, oltre il nichilismo furbetto del punk. Quando Nick Lowe, suo amico e collaboratore, gli trova un ingaggio per la Stiff Records, lui non essendo in totale fiducia decise di non abbandonare il proprio posto da operaio nella ditta di cosmetici Elizabeth Arden (a cui dedicherà una stupenda canzone, I’m Not Angry). In effetti non erano tempi da cantautori, ma bastano i primi guizzi di My Aim Is True (1977) per sgombrare il campo: l’offensiva a...

The Clash - Sandinista! (1980)

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Il punto esclamativo finale di questa piccola carrellata tra i dischi che lo hanno nel titolo arriva ad uno dei più famosi dischi degli anni ’80. Protagonista una band che nasce dal calderone del punk britannico della seconda metà degli anni ’70, ma che grazie ad un percorso per molti versi unico e virtuoso, è arrivata ad essere, giustamente, considerata come una delle più importanti rock band d tutti i tempi. Joe Strummer è figlio di un alto funzionario del Ministero degli Esteri Britannico, tanto che nasce in Turchia nel 1952. Quando ha 20 anni, fonda un gruppo, i 101’ers con Clive Tiperlee e Richard Dudanski. Suonano con discreto successo nei pub londinesi e registrano persino qualche canzone. Nel loro giro c’era un altro gruppo, I London SS, che erano noti poiché non suonavano quasi mai con la stessa formazione, in una sorta di gruppo aperto: tra coloro che più spesso ne facevano parte c’erano Mick Jones, Paul Simonon, Tory Crimes e Nicky “Topper” Headon. I primi tre si uniscono a ...

The Clash - Sandinista! (1980)

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Il punto esclamativo finale di questa piccola carrellata tra i dischi che lo hanno nel titolo arriva ad uno dei più famosi dischi degli anni ’80. Protagonista una band che nasce dal calderone del punk britannico della seconda metà degli anni ’70, ma che grazie ad un percorso per molti versi unico e virtuoso, è arrivata ad essere, giustamente, considerata come una delle più importanti rock band d tutti i tempi. Joe Strummer è figlio di un alto funzionario del Ministero degli Esteri Britannico, tanto che nasce in Turchia nel 1952. Quando ha 20 anni, fonda un gruppo, i 101’ers con Clive Tiperlee e Richard Dudanski. Suonano con discreto successo nei pub londinesi e registrano persino qualche canzone. Nel loro giro c’era un altro gruppo, I London SS, che erano noti poiché non suonavano quasi mai con la stessa formazione, in una sorta di gruppo aperto: tra coloro che più spesso ne facevano parte c’erano Mick Jones, Paul Simonon, Tory Crimes e Nicky “Topper” Headon. I primi tre si uniscono a ...

Steely Dan - Gaucho (1980)

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Devo ammettere che la fine di questo percorso sulle storie musicali alla ricerca del suono perfetto non poteva che fermarsi a questi due. Che in un decennio dove nella musica sono successe infinite cose, gli anni ’70, sono passati tranquilli e inscalfibili a diffondere qualcosa di completamente diverso. E per molti versi inclassificabile. Walter Becker e Donald Fagen sono probabilmente i musicisti più maniacali, quasi in senso patologico, che io conosca nella storia della musica pop occidentale. Siamo davvero ad una sorta di mania di perfezionismo che nasce in un momento preciso. Infatti i loro Steely Dan (dal nome di un dildo meccanico a vapore citato da William Burroughs ne Il Pasto Nudo) all’inizio erano un gruppo, formato dal duo (che sanno fare tutto, ma si dividono tra voci e chitarra) con Denny Dias insieme a Jim Holder alla batteria, Jeff Baxter alla seconda chitarra, e David Palmer. Il loro esordio è già fenomenale: Can’t Buy A Thrill (1972) vola subito nella Top 20 e frutta d...

Van Morrison - Common One (1980)

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di Silvano Bottaro Ci vuole davvero coraggio per fare uscire, dopo il successo di "Into the Music", un disco tanto anti-commerciale. Siamo di nuovo fuori dal rock, per approdare ad un improbabile tipo di sperimentazione, prossima alla musica leggera in quanto a strumentazione ed arrangiamenti, eppure opposta nello spirito. Al posto dell'unico violino del disco precedente, qui c'è una orchestra intera, condotta dal vecchio compare Jeff Labes. La registrazione fu eseguita in pochi giorni, con largo spazio per l'improvvisazione. Il pezzo forte, "Summertime in England", durava mezz'ora, ma la Polygram pensò bene di rieditarlo in metà tempo. Le liriche sembrano l'indice di un testo di letteratura inglese, in quanto citano a raffica nomi di poeti e di luoghi. E' un lungo momento di meditazione filosofica, come tutto il disco, d'altronde. Il verso finale "Can you feel the Silence?" sarà ripreso, undici anni dopo, nel momento culminante...

Eric Clapton - Just One Night (1980)

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Due serate consecutive, il 3 e il 4 dicembre del 1979. Nello stupendo scenario del Nippon Budokan, il meraviglioso complesso costruito per le Olimpiadi del 1964 e diventato il regno delle arti marziali, anche nell’edizione di Tokyo 2020. Ma anche uno dei teatri più magici per i concerti, con decine di dischi registrati nella sala più grande del complesso, un gioiello di acustica da 14 mila posti. In quelle serate del dicembre 1979, uno dei miti del rock è in tour dopo l’uscita del suo ultimo disco, Backless, con una nuova formazione ad accompagnarlo. Quel mito è Eric Clapton. Quello è un periodo di ennesima rinascita per Slowhand (nomignolo che non ha nulla a che fare con la sua velocità di esecuzione delle note, che chiunque lo abbia mai sentito in uno dei suoi capolavori potrebbe capire al volo, ma per la maniacale cura con cui accordava le corde delle sue chitarre): dopo l’ennesimo periodo di dipendenza da alcool e droga, finalmente è disintossicato, sta bene fisicamente e ha un est...

The Clash - Sandinista (1980)

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di Silvano Bottaro Un monumento: tre dischi, trentasei titoli, due ore e un quarto abbondanti di musica. Ogni musica immaginabile dentro il perimetro del rock e nelle zone ad esso limitrofe e oltre ancora: reggae innanzitutto e poi funky, disco, soul, jazz, calipso, gospel, country. E rockbilly e ombre o poco più, di quel punk deragliante da cui i Clash erano partiti nel 1977 per approdare due anni dopo all'enciclopedismo di London Calling , riassunto magistrale in due LP di un quarto di secolo di rock'n'roll. Quest'ultimo triplo segnò il passo successivo, e quale passo, un balzo in avanti mozzafiato che lasciò a bocca aperta, il respiro affannoso, per la meraviglia e l'ammirazione. Sandinista è un'opera di fusione superba, un lavoro in cui il rock si rivitalizza risalendo alle sue radici più ataviche, confrontandosi e amalgamandosi con le musiche terzomondiste. Un monumento, si è detto, e come tutti i monumenti forse un po' ingombrante. Avrebbe gi...

Prince - Dirty Mind (1980)

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Non si dovrebbe ragionare così, ma da quando esistono i talent musicali (formula già di per sé oggetto di mie speculazioni sulla combinazione dei due termini) ho sempre pensato a come sarebbero stati accolti alcuni grandi della musica. Una delle suggestioni più grandi riguarda proprio il protagonista della storia di oggi: uno che scrive la sua prima canzone a 10 anni, fonda il suo primo gruppo a 13 e che a 18 sa suonare tutti gli strumenti principali per registrate dei demo che la Warner Bros, venuta in possesso dei nastri, decide di non farsi sfuggire. Prince sceglie il suo nome d’arte in omaggio al padre, che era leader di un trio jazz, il Prince Rogers Trio, a Minneapolis, sua città natale. La Warner Bros pubblica For You nel 1978, quando Prince ha solo vent'anni, e già è possibile scovare tra le tracce quello che sarà il suo marchio di fabbrica e la conseguente rivoluzione che la sua musica apporta al grande fume della musica popolare del ‘900: un mix irresistibile e a tratt...

Bruce Springsteen - The River (1980)

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Quando uscì questo doppio album, qualcuno ipotizzò fosse zeppo di riempitivi. Invece quello che stava passando era un periodo di profonda ed intensa creatività. Bruce Springsteen è un mito della musica anche per questo. Dopo quel capolavoro che fu Darkness On the Edge Of Town (1978, uscito tre anni dopo il mitico Born To Run anche per problemi legali con il suo vecchio management) Springsteen insieme alla sua banda di amici musicali, la E-Street Band (in quel periodo così composta: Roy Bittan alle tastiere, Clarence Clemons al sax, Danny Federici all’organo, Garry Tallent al basso, Steve Van Zandt alla chitarra, Max Weinberg alla batteria) scrive canzoni su canzoni, che suona dal vivo durante le date del tour che segui la pubblicazione di Darkness On the Edge Of Town. Per dire The Ties That Bind, quella che suonerà più spesso, avrebbe dovuto essere anche il titolo del suo nuovo disco. Ma Bruce e i suoi compari capirono che il momento era delicato, le persone vivevano uno scontento ...

Fabrizio De André - Pfm - Fabrizio De André In Concerto \ Arrangiamenti PFM, Voll. 1 e 2 (1979-1980)

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Quando Fabrizio De Andrè decise di intraprendere un tour con la PFM, molti storsero il naso. Era il periodo delle contestazioni dei concerti (e proprio De Andrè a Roma fu costretto a interrompere il concerto, discutendo con la solita sagacia e intelligenza con i contestatori). Oltre a tutto questo, il tour fu spesso interrotto per problemi di afonia di Faber, e molte date, soprattutto del Sud, furono poi cancellate per il clamoroso rapimento avvenuto in Sardegna, dove lui e la moglie Dori Ghezzi furono sequestrati dall’Anonima Sequestri Sarda. Nei concerti che furono effettuati però, il risultato era così eccezionale, vivo e convincente che si decise di pubblicare un disco dal vivo. Il rapporto De Andrè PFM ha radici profonde: Franz Di Coccio, Franco Mussida e Flavio Premoli, che all’epoca facevano parte de I Quelli (band in cui cantata Teo Teocoli) furono gli eccezionali turnisti ne La Buona Novella, il suo quarto album di inediti uscito nel 1970. I Quelli di lì a poco si nomine...

Echo & The Bunnymen - Crocodiles (1980)

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Oltre che patria prima del Mersey Sound e poi universalmente capitale della musica come patria dei Beatles, Liverpool ha avuto un altro momento di luce musicale, verso la fine degli anni ‘70 appena dopo l’esplosione del punk. In quegli anni, un trio di personaggi niente male stava entrando nel mondo della musica: Julian Cope che fonderà i Teardrop Explodes, Pete Wylie che fonderà gli Wah! e Ian McCulloch che sarà il leader della band di cui scriverò oggi. In verità i tre per un brevissimo periodo suonarono addirittura insieme (come Crucial Three), poi Wylie se ne va, e rimangono Cope e McCulloch come Shallow Madness. Nell’ottobre del 1978 anche loro prendono strade diverse, e Ian insieme a Will Sergeant (chitarra) e Les Pattison (basso) formano i Bunnymen. Nell’impossibilità di trovare un batterista in tempi brevi, decidono di usare una batteria elettronica soprannonimata Echo e da questo cambiano il nome in Echo & The Bunnymen. L’esordio ufficiale avviene all’Eric’s storico loc...

Edoardo Bennato - Sono Solo Canzonette (1980)

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Nell’ultimo post di questa rubrica, ho indicato Ivan Graziani e il protagonista di oggi come i due simboli della rinascita del rock italiano negli anni’70. Con una sostanziale differenza: Edoardo Bennato a cavallo dei due decenni ‘70-’80 diventerà uno dei cantanti più famosi e di successo della musica del nostro paese. Nato a Napoli nel 1949, giovanissimo inizia ad amare il rock americano portato in città dai militari americani. Con i due fratelli, Eugenio (che diventerà colonna portante della Nuova Compagnia Di Canto Popolare e poi maestro della musica folk tradizionale) e Giorgio, si esibisce nel locali a nome Trio Bennato. Dopo il diploma al liceo artistico, va a Milano per studiare architettura. Incide un 45 giri, Le Ombre, ma quelli sono anni di gavetta, passati anche a suonare da busker con chitarra, armonica, kazoo nelle metropolitane di mezza Europa. Incide brani per Bruno Lauzi, Formula 3 e la Numero Uno, l’etichetta di Mogol e Battisti gli fa incidere un disco nel 1973, N...

Bruce Springsteen - The River (1980)

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Il capolavoro di Bruce Springsteen con la E Street Band. Amaro, struggente, coraggioso, The River cristallizza un suono che poi diventerà un marchio, di più, uno stile e porterà Springsteen a confrontarsi con un tempo e con un'età sempre più difficili. La risposta è un doppio album la cui ricchezza di soluzioni, di composizioni e di ispirazioni (si va da Hank Williams, alla fonte di tutto, alla Band, da Bob Dylan agli Stones) è parallela all'uniformità del suono, alla qualità delle canzoni, alla perfezione di una visione ormai adulta, precisa, completa. Il songwriter e la rock'n'roll band, insieme e mai così grandi (almeno in studio di registrazione), l'inizio e la fine di una grande storia americana: The River è un diario a cuore aperto e le canzoni diventano, una dopo l'altra, le scene di una vita in bianco e nero a cui soltanto il rock'n'roll riesce a dare un senso. Vale la pena di riscoprire e riascoltare con rinnovata attenzione la seconda parte ...

John Lennon - Yoko Ono - Double Fantasy (1980)

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Sean ha cinque anni e suo padre John sente finalmente di poter tornare a fare musica. «Per cinque anni ho cotto il pane e cresciuto mio figlio», dirà poi lui, e aggiungerà che imparare a cuocere bene il pane è tutt'altro che facile. Nell'estate del 1980 sua moglie Yoko lo incoraggia a navigare: lui parte con un 15 metri in direzione sud-est, come sentenzia il saggio giapponese consultato da Yoko: «Cosí allontanerai le nubi dalla tua vita, e ritroverai creatività, un centro ed equilibrio». Durante la traversata la barca supera una tempesta: sei giorni dopo, quando attracca alle Bermuda, John Lennon si sente un uomo nuovo. Nei giorni successivi scrive freneticamente e trova un titolo per l'album che segnerà il suo ritorno sulle scene. E Double Fantasy, fantasia doppia, dal nome di un fiore che cresce da quelle parti. Il disco sarà il lavoro di due artisti, il primo album matrimoniale della storia del rock'n'roll. E non solo perché le 14 tracce sono divise a metà, s...

Talking Heads - Remain in Light (1980)

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Remain In Light è il fronte più occidentale nella scoperta della musica africana e caraibica: l'incontro e la simbiosi tra l'arte concettuale dei Talking Heads e la varietà ritmica imposta da Bob Marley a Fela Kuti fino a Kurtis Blow porta a siglare una pietra miliare, ricercata e geniale, frenetica e coinvolgente. Molto di ciò che verrà dopo il 1980, anno dell'uscita di Remain In Light, e il 1981, anno della scomparsa di Bob Marley, deve molto a questo disco, al suo carattere cosmopolita, alla visione poliedrica di Brian Eno, che qui ha un ruolo fondamentale nel guidare i Talking Heads a concepire il loro capolavoro. Remain In Light era e resta proiettato nel futuro e ancora di più la sua evoluzione dal vivo, dove i Talking Heads si trasformarono in una sorta di elaborato ensemble jazzistico con tutti gli strumenti raddoppiati, un po' alla Ornette Coleman e un po' alla King Crimson dove, guarda caso, finirà Adrian Belew, il chitarrista aggiunto durante le incisi...

E T I C H E T T E

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