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Visualizzazione dei post con l'etichetta 1973

Semiramis - Dedicato a F.R.A.Z.Z. (1973)

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L'epopea del prog fu pienamente una avventura europea, cioè che non si esaurì nel gruppi anglosassoni. Nel periodo aureo (1969-1974) gruppi di tutto il continente sfornarono dischi esuberanti e meravigliosi, si crearono movimenti quasi a sé stanti, come il kosmik rock tedesco o l'avventura del prog mediterraneo italiano e spagnolo. I gruppi italiani del prog, in uno dei momenti più creativi in assoluto della musica italiana, hanno ancora oggi un grande seguito negli appassionati, un po' in tutto il mondo. E ci sono storie davvero particolari, come quella del gruppo di oggi che nasce a Roma ad inizio anni '70. Quattro amici d'infanzia a Centocelle mettono su una band: Maurizio Zarrillo, i cugini Memmo Pulvano e Marcello Reddavidde e il cantante Maurizio "Macos" Macioce. Sono tutti giovanissimi, all'epoca della formazione nessuno di loro è maggiorenne. Iniziano a suonare in qualche locale e alle feste di amici, e molti notano un potenziale niente male. S...

Lou Reed - Berlin (1973)

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L'ultimo libro del 2024 è stato lo strepitoso Kairos di Jenny Erpebeck, ambientato nella Berlino Est a fine anni '80, tra gli ultimi anni della DDR e la transizione verso la riunificazione. Quel libro mi ha ispirato per la prima serie di dischi della Rubrica del 2025, che sarà dedicata a dischi che hanno a che fare con Berlino. Due tra i più famosi, Heroes di Bowie, fulcro della cosiddetta Trilogia Berlinese (insieme a Low e Lodger, in verità in primo solo in parte registrato lì, il terzo pensato a Berlino ma finito fuori dalla Germania) e Achtung Baby! degli U2 sono stati già protagonisti delle storie di musica. Ma fortunatamente la città tedesca è stata fonte ispirativa per altri grandiosi capolavori musicali.  Il disco di oggi parte da un assunto: dopo che ci aveva quasi rinunciato, e proprio grazie a Bowie era diventato di nuovo leggenda, Lou Reed è ormai un artista di successo oltre la leggenda che lo accompagnava dai tempi dei Velvet Underground. Dopo Trasformer, ha una n...

Robert Fripp & Brian Eno - No Pussyfooting (1973)

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di Silvano Bottaro Due per due. Due musicisti macchina. Due tracce di venti minuti di composizioni spontanee. Due periodi di impressionante ricerca sonora per uno dei lavori più importanti di sperimentazione elettronica mai realizzati. Inizia così il sodalizio artistico tra Robert Fripp e Brian Eno, due personaggi tra i più enigmatici della musica rock. No Pussyfooting è il primo di una serie di collaborazioni che porteranno incredibili strategie sonore e un mutamento radicale all'interno della musica rock. Registrato in casa di Eno in un solo pomeriggio, questo disco crea un precedente per intere generazioni di sperimentatori e minimalisti del suono. L'eclettismo di Fripp e il suo cinismo maniacale per lo strumento trovano il giusto complemento con il rigore introspettivo di Eno. Una sequenza imprevedibile di assolo liberi che si dribblano in giri frenetici, si aggrovigliano tra le traiettorie dei sintetizzatori manipolatori di Eno, modificati, rallentati, filtrati in...

Gentle Giant - Octopus (1973)

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Tutto inizia quando, ad inizio degli anni '60, i tre fratelli Shulman, Derek, Phil e Roy mettono su una band: sono scozzesi di Glasgow, ma il padre, che suonava la tromba in un gruppo amatoriale dopo lavoro, si trasferì con loro neonati a Portsmouth, nel 1948. I tre fratelli Shulman formano uno dei primi gruppi inglesi di rock\ r'n'b, Simon Duprèe & The Big Sound (Simon Duprèe è lo psudonimo di Derek). La band riuscì ad andare in tour e a evolvere il proprio sound, fino a raggiungere un discreto successo, entrando nella classifica inglese con il brano musicale Kites, da un album bellissimo, Without Reservation, e per un certo periodo suonò con loro un giovanissimo pianista, Reginald Dwight, che qualche anno dopo cambiò nome d'arte in Elton John e sappiamo come andò a finire. Nel 1969 sciolgono il gruppo e si organizzano, sull'eco della nascente musica progressive, a fondere le loro idee con il jazz, la musica classica, il folk in un modo del tutto unico e caratt...

Billy Cobham - Spectrum (1973)

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Non si poteva terminare il piccolo racconto del jazz fusione davisiano senza imbattersi in lui. In parte è già successo, perchè è il suo battere unico e riconoscibile che scandisce alcuni dei più grandi dischi del genere. Ci vollero infatti pochi anni a Billy Cobham per imporsi subito come uno dei grandi solisti della batteria, e per diventare negli anni uno dei riconosciuti grandi interpreti dello strumento, non solo in ambito jazz. Nasce a Panama, ma dopo pochi anni si trasferisce con la famiglia a New York. da giovanissimo si innamora della batteria, si diploma all' High School of Music and Art, nel 1962 (quando ha 18 anni) ed inizia a suonare nei locali. Viene arruolato, ma per vari motivi non parte mai per nessun fronte di guerra americano; passa però molto tempo nella banda musicale dell'esercito, con cui gira per mesi tutta l'America e non solo. Nel 1968, una volta finito il servizio, inizia a suonare con grandi del jazz: il primo a scoprirlo fu Horace Silver, con cu...

Ian Carr with Nucleus - Labyrinth (1973)

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di Silvano Bottaro I primi due album dei Nucleus , “ Elastc rock” e “ We ’ ll talk about it lather ”, conservavano una formazione fissa, che veniva ripetuta anche nel terzo, “Solar Plexus ”, con la differenza che nuovi musicisti venivano aggregati alla formazione originaria. Dopo lo sfaldamento degli originari Nucleus , dovuto soprattutto al progressivo passaggio di alcuni membri ai Soft Machine , Ian Carr si è deciso a concepire i Nucleus come un insieme intercambiabile, vivo e pulsante, di musicisti. Da questa concezione nasceva l’album “Belladonna”, interessante ma offuscato da molti momenti ancora incerti, troppo frenato rispetto alle possibilità degli eccezionali musicisti che vi partecipavano. Con questo “ Labyrinth ” l’arte di Ian Carr torna a rinascere in tutto il suo splendore, in tutte le sue principali caratteristiche, che sono l’estrema raffinatezza degli arrangiamenti, la particolare potenza espressiva e la grandiosità delle parti strumentali corali, e ...

Area - Arbeit macht frei (1973)

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di Silvano Bottaro C'è ancora bisogno di commentare un'opera come questa?, di dire chi era ed è diventato per tutti i cultori della musica sperimentale, Demetrio Stratos ? Io credo di si. Basta ascoltare Arbeit Macht Frei , per capirlo. Se pensiamo poi che un genio della sperimentazione musicale, un rivoluzionario dello "strumento-voce", ma soprattutto un uomo dotato di un'umanità fuori dal comune ci ha lasciati, lasciando un vuoto culturale, prima ancora che musicale, incolmabile, sono ancora più convinto del si. Arbeit Macht Frei è una delle cose musicalmente più interessanti che si siano mai realizzate in Italia. Gli Area al di là di certe pretese social -politicizzate, sono il primo gruppo che nella nostra nazione si pone come obbiettivo l'avvicinamento di una grossa fetta di pubblico ad un tipo di musica nuova e non facilmente alla portata di tutti. La struttura portante di questa opera è lo studente di architettura allora ventisettenne D...

Santana & McLauglin - Love Devotion Surrender (1973)

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di Silvano Bottaro Sono molto affezionato a quest'opera. Possiedo il vinile fin dalla sua uscita, anche se ascolto solo il CD visto che il vinile è praticamente un "campo arato". L'uscita di questo disco all'epoca passo in sordina. Probabilmente molti interpetrarono questa uscita come un preciso disegno commerciale da parte della casa discografica. Ma per chi ha avuto occasione di ascoltare l'album avrà avuto modo di pensare: ne venissero di accordi commerciali con un risultato simile! Il marchio che contraddistingue il disco è " ode alla chitarra elettrica ", e in questo caso ne rappresenta uno dei migliori mai suonati nella storia del rock. E' l'incontro tra due chitarre. Due chitarre che, si trovano, iniziano il dialogo, c'è una scoperta l'uno dell'altro, poi pian piano si sfiorano, si studiano e comincia un'amicizia. L'uno entra nel mondo dell'altro, per McLauglin si aprono spazi dolci e rarefatti, p...

Roy Buchanan - Second Album (1973)

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La storia di oggi inizia più o meno come altre che ho raccontato già in questo mese di chitarristi leggendari ma dimenticati: il nostro guitar hero di oggi a 5 anni è già un prodigio, a 15 anni va via di casa per cercare la sua strada di musicista, armato solo della sua Fender Telecaster. Ha il primo colpo di fortuna unendosi a Tulsa a Dale Hawkins (quello Susie Q, poi ripresa dai Creedence Clearwater Revival) e inizia a girovagare per il mondo del rock’n’roll che conta. Ma non si riuscirebbe a capire in fondo cosa sia stato Roy Buchanan solo da queste info, un tizio dal talento straordinario, ma che per vari motivi (sfortuna, mancanza di salute psicofisica nei momenti decisivi e aggiungo pure un caratteraccio da sbruffone) non è il primo nome che viene in mente alla voce: grandi chitarristi della storia del rock. Eppure già quando, e siamo nel 1958, Buchanan è con Hawkins, alla mitica Chess Records, per incidere My Babe, quel chitarrista canadese lascia sempre tutti a bocca aperta. Ne...

Embryo - Rocksession (1973)

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Tra le meraviglie del rock cosmico tedesco, vorrei sottolineare un filone particolare, che certi filologi del rock chiamano Munich Style, caratterizzato dalla preminente, e all’epoca, innovativa commistione con il jazz nel loro rock, prendendo al balzo la palla scagliata in quella direzione da Miles Davis sin da In A Silent Way (1969). È definito Munich Style perchè furono i locali di quella città a essere teatro delle nuove sperimentazioni, e non come si può pensare perchè le band fossero tutte bavaresi. Anzi, proprio in questo filone in Germania furono attivi personaggi nemmeno tedeschi. Per fare una breve carrellata, tutto inizia con gli Xhol Caravan, che si fondano verso fine anni’60 per suonare musica soul con le cover di artisti americani, per poi virare con più decisione verso un suono jazz elettrico che fece breccia in molte band, oscure ai più e del tutto dimenticate, ma che grazie alle piattaforme di musica digitale regalano musica eccelsa e facilmente reperibile alla fruizio...

Joe Pass - Virtuoso (1973)

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Mariano Passalacqua, nato a Gualtieri Sicaminò, in provincia di Messina, ma emigrato da bambino negli Stati Uniti, non avrebbe mai immaginato che il regalo scelto per il nono compleanno di suo figlio, Joseph Antony, diventerà centrale per la storia della chitarra jazz: alla fine degli anni ‘30 una Harmony di 17 dollari che tra le mani del piccolo diviene qualcosa di straordinario. Perché a Joseph basta ascoltare una melodia per impararla subito ad orecchio, e le feste in famiglia sono l’occasione per suonare i classici della canzone italiana tanto amati dal padre, che non era un musicista ma operaio in una acciaieria della Pennsylvania. Già da adolescente girava l'America con diversi gruppi jazz, migliorando le sue capacità chitarristiche, finché traslocò dalla Pennsylvania a New York; qui successero due cose: la prima, scelse come nome d’arte Joe Pass, nome che lo consegnerà alla storia del jazz, la seconda fu la droga, che lo portò in carcere durante gli anni '50. Tornò a suo...

The Marshall Tucker Band - The Marshal Tucker Band (1973)

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La storia di oggi ha tutti gli ingredienti migliori per essere una vera storia di Southern rock: un gruppo musicale capitanato da due fratelli, il colore, il calore e il sapore del Sud degli Stati Uniti, una musica che si basa sulle classiche fonti del rock sudista (country, soul, blues, boogie) a cui però stavolta verrà dato un tocco davvero sorprendente. Tutto inizia a metà anni ‘60 quando a Spartanburg, Carolina del Sud, i fratelli Toy e Tommy Caldwell formano con alcuni loro amici due gruppi rock. Toy è chitarra solista nei Rants, mentre Tommy, che suona il basso, guida i New Generation, che a detta di chi li sente suonare nei locali, hanno un cantante niente male, Doug Gray. Nel 1966 sono chiamati alla leva militare obbligatoria, e le band si sciolgono. Al ritorno a Spartanburg, ben quattro anni dopo, Toy ha ancora dentro il fuoco della musica e fonda i Toy Factory, sempre con la voce di Gray e il sax e il flauto di Jerry Eubanks. A...

Budgie - Never Turn Your Back On A Friend (1973)

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Nel mio ultimo viaggio in Irlanda, in una piccola galleria d’arte nei pressi di Grafton Street a Dublino, visitai una mostra di disegni e fotografie di Roger Dean. Per ogni appassionato del rock, questo nome significa alcune delle copertine più belle di tutti i tempi: con i suoi disegni che immaginano mondi alieni, nature gigantesche, con un tocco sognante e delicato suo marchio di fabbrica: famosissimo per la sua collaborazione con gli Yes, ma anche per i lavori con alcuni dei gruppi inglesi più particolari del periodo progressive, si calcola che i dischi con le copertine di Dean abbiano venduto oltre 150 milioni di copie. In questa mostra c’era il disegno originale di questo disco, accompagnato da una canzone, un riff micidiale che io non avevo mai ascoltato. Ed è così che io ho scoperto i Budgie. Gallesi, erano un power trio sulla scia dei Cream e della Jimi Hendrix Experience nato nel 1967, composto da Burke Shelley (voce, particolarissima, e basso), Tony Bourge (chitarre e seconda...

Van Morrison - Hard Nose the Highway (1973)

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di Silvano Bottaro "Chiudi la porta, abbassa le luci e rilassati", dice un verso di questo disco e questo è il programma di tutta l'opera. L'atmosfera, oltre ad essere rilassata, è malinconca ed autunnale. Torna nell'organico Jeff Labes che cura parte degli arrangiamenti e trova spazio in eleganti assoli di piano. Van disponeva all'epoca di un gran numero di composizioni, tanto da pensare di rilasciare un doppio LP. In realtà nessuna di esse era un capolavoro assoluto, e alla fine non soltanto ci sarà un singolo LP, ma ci saranno due composizioni non sue a cui, evidentemente, Van doveva essere affezionato. Come accade in tutti gli album di Van Morrison gli arrangiamenti non sono mai sovraccarichi, anche qui se vi sono tantissimi accompagnatori. Nella iniziale "Snow in San Anselmo" c'è addirittura un coro sinfonico a dare un effetto inatteso ed affascinante. Nella finale "Purple Heater" c'è un nutrito accompagnamento d'archi ch...

Pink Floyd - The Dark Side Of The Moon (1973)

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di Silvano Bottaro Meddle, uscito nel 1971, indica la strada, soprattutto con Echoes, la suite di 23 minuti che occupa tutto il lato B. Ma per lasciarsi davvero alle spalle Syd Barrett e la sua psichedelia, i Pink Floyd devono prenderla di petto. Lo fa per tutti Roger Waters, che con quel singolo atto diventa capo assoluto della band: i prossimi cinque album avranno tutti testi suoi, le idee saranno sue, cosí come le scelte artistiche piú significative. Alla fine del 1971, in una sala prova di West Hampstead, Londra, i quattro Pink Floyd si ritrovano con un po' di brani ancora da mettere a punto, idee musicali, melodie. Una (Us And Them) l'ha scritta Rick Wright per la colonna sonora di Zabriskie Point, ma non è stata usata, un'altra (si chiamerà Breathe) l'ha composta Waters. Suonano, provano, finché Waters non se ne viene fuori con un'idea, l'Idea: il prossimo album parlerà della follia e dei condizionamenti sociali che rendono folli gli esseri umani. Il de...

Mike Oldfield - Tubular Bells (1973)

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di Silvano Bottaro Nato dall'etichetta inglese più artigianale (all'epoca), la Virgin, frutto di un ottimo investimento, il disco scalò velocemente la classifica inglese, senza arrivare al primo posto perché le copie immesse erano poche e quindi furono subito esaurite, con i negozi d'importazione di tutto il mondo che facevano a botte per averne almeno una. Eppure nonostante ciò Tubular Bells non è un disco commerciale, tutt'altro, è un disco con tante complessità piacevoli che difficilmente si riescono a capire con una recensione. Mike Oldfield è il protagonista assoluto di tutti questi "solchi" (cinquanta minuti di suoni) sia come compositore che come esecutore, suonando praticamente tutti i venti e più strumenti che ivi compaiono: è proprio questa enorme varietà di strumenti la prima cosa che colpisce del disco: una vera celebrazione del suono nelle sue infinite possibilità. Oldfield è come un grande imbuto teso ad imprigionare questo dono p...

Rick Wakeman - The Six Wives Of Henry VIII (1973)

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Il nome Rick Wakeman è adrenalina per gli amanti del rock progressive. Le sue tastiere e il suo stile hanno reso celebre il suono prima degli The Strawbs (gruppo formidabile della prima scena folk rock britannica) e poi quello magniloquente e leggendario degli Yes, una delle formazioni regine di quel periodo. Già quando era membro degli Yes, a Wakeman fu chiesto di registrare dischi solisti: la sua abilità alle tastiere, al piano, all’organo erano momenti spettacolari che valeva la pena isolare dal contesto delle canzoni del gruppo. Il primo esperimento del genere è del 1971, con la John Schroeder Orchestra, dal titolo Piano Vibrations: un pastiche di pop e classica che non piacque allo stesso Wakeman; i brani erano una serie di cover di canzoni di artisti all’epoca di grande fama (Elton John, Leon Russell, James Taylor, Randy Newman) e Wakeman in pratica si limita a suonare il pianoforte. Discorso ben diverso avviene nel 1972: la casa discografica A&M gli propone un contratto per ...

Alphataurus - Alphataurus (1973)

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Il mese delle gemme del prog italiano volge al termine, ma è un arrivederci, dato che l’entusiasmo e la bellezza del riscoprire il progressive italiano mi lascia la voglia di ritornarci, anche perché il periodo è così ricco di storie di musica da essere ancora preziosa fonte per la rubrica. Per concludere questa piccola carrellata il disco di oggi ci porta in uno degli anni cruciali del progressive, il 1973. Il gruppo di oggi prende il nome dalla prima stella della costellazione del Toro, Alphataurus. Si formano a Milano e la formazione comprende il tastierista Pietro Pellegrini, il cantante Michele Bavaro, il chitarrista Guido Wasserman, il bassista Alfonso Oliva e Giorgio Santandrea alla batteria. All’inizio erano specializzati in cover di famosi gruppi prog europei, poi la svolta e la decisione di creare materiale originale. Vengono notati da Vittorio De Scalzi dei New Trolls, il quale aveva appena fondato la Magma Records insieme al fratello Aldo ed era in cerca di gruppi da inseri...

E T I C H E T T E

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