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Visualizzazione dei post con l'etichetta Black Keys

Gold On The Ceiling - The Black Keys (2011)

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A vederli in certe foto, più che il duo più popolare degli ultimi anni dopo la scioglimento dei White Stripes, sembra di assistere a un remake della Rivincita dei nerds . Dan Auerbach e Patrick Carney sono discretamente brutti, ma, soprattutto sembrano sempre fuori posto. Non è così la loro musica, o forse si, nel senso che è sempre spostata di qualche mesto dai suoni che i Black Keys hanno eletto come riferimento. Vengono da Akron, Ohio, terra dei Devo e del loro originale post-punk, ma con quelle sonorità hanno poco a che vedere. Si muovono dal blues del Delta e arrivano fino al garage in una parabola luminosa e coraggiosa. Gold On The Ceiling  è un brano che appartiene al secondo periodo dei Black Keys, quello in cui, dopo il successo iniziale, hanno allargato il suono (senza troppi compromessi) per raggiungere più gente possibile. (M. Cotto - da Rock Therapy)  

Black Keys - Delta Kream (2021)

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 di Giovanni Davoli Per chi non lo sapesse, i The Black Keys cominciarono il loro viaggio nell’industria musicale con due dischi di garage rock, nel 2002 e nel 2003 che, in mezzo a una manciata di canzoni nuove, contenevano alcune covers dei loro artisti di riferimento, Junior Kimbrough e R.L. Burnside. Nel 2006, per rafforzare il messaggio, tirarono fuori un EP completamente dedicato a coverizzare le tracce di Kimbrough: “Chulahoma”. I succitati sono gli eroi di un sottogenere del Missisippi Blues, chiamato “Hill Country Blues” (HCB), sviluppatosi in una regione a est (sottolineiamo, a est e poi capirete perché) dell’autostrada I55 e della regione del Delta. Il genere aveva cominciato a ricevere riconoscimento e dall’angusta e isolata Hill Country solo negli anni ‘90, quando l’etichetta locale Fat Possum cominciò a pubblicare i dischi di questi artisti allora ormai ultra-sessantenni. L’operazione si diffuse per gli States e non sfuggì, in Ohio, ai futuri membri dei “Black Keys”; A...

The Black Keys - Delta Kream (2021)

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 di Giovanni Davoli  Per chi non lo sapesse, i The Black Keys cominciarono il loro viaggio nell’industria musicale con due dischi di garage rock, nel 2002 e nel 2003 che, in mezzo a una manciata di canzoni nuove, contenevano alcune covers dei loro artisti di riferimento, Junior Kimbrough e R.L. Burnside. Nel 2006, per rafforzare il messaggio, tirarono fuori un EP completamente dedicato a coverizzare le tracce di Kimbrough: “Chulahoma”. I succitati sono gli eroi di un sottogenere del Missisippi Blues, chiamato “Hill Country Blues” (HCB), sviluppatosi in una regione a est (sottolineiamo, a est e poi capirete perché) dell’autostrada I55 e della regione del Delta. Il genere aveva cominciato a ricevere riconoscimento e dall’angusta e isolata Hill Country solo negli anni ‘90, quando l’etichetta locale Fat Possum cominciò a pubblicare i dischi di questi artisti allora ormai ultra-sessantenni. L’operazione si diffuse per gli States e non sfuggì, in Ohio, ai futuri membri dei “Black Ke...

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