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Visualizzazione dei post con l'etichetta miles davis

Sketches of Spain - Miles Davis

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Miles Davis, Guida per principianti

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Miles Davis è uno dei jazzisti più conosciuti al mondo. Le sue origini agiate – padre dentista, madre violinista – potrebbero renderlo anacronistico rispetto allo stereotipo di musicista nigger di New Orleans: povero artista venuto dal basso che approccia il jazz improvvisando melodie. Ma Davis non si è mai sentito fuori dal genere, soprattutto dal punto di vista culturale e sociale. Nato nel 1926 ad Alton, Stati Uniti, ebbe una carriera fulgida di successi, ma anche di periodi neri che segnarono la sua vita, come la dipendenza dall’eroina. Suono pulito e morbido, assenza di vibrato, melodie nostalgiche e, spesso, icone della sua mestizia e ribellione interna, trasformatisi poi in talento e carica emotiva: questo era il Miles Davis sonoro, chiamato anche Principe delle tenebre. Iniziò la sua carriera negli anni’ 40, ma fu la seconda metà degli anni ‘50 a segnare lo splendore innovativo del trombettista e a dare i natali a uno dei capolavori che restano ancora d’attualità: Kind...

Miles Davis - Bitches Brew (1970)

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  Tutti i dischi che ho raccontato fin qui sono per me importanti, nel senso che mi lega a loro ammirazione e piacere nell'ascoltarli e studiarli. Tra loro, ci sono molti che espandono a moltissimi quelle emozioni, divenendo dei classici riuscendo a raccontarsi ad una platea molto più grande. E poi ci sono dei dischi, uno sparuto gruppetto, che oltre a quell'emozione hanno un valore simbolico, storico e culturale maggiore perché sono dei momenti diversi, di spinta creativa differente. Il disco che oggi festeggia il numero 400 di questa rubrica è probabilmente l'apice di questo discorso, uno dei dischi, se non il disco, più controverso nel suo impatto culturale. Eppure mi ha sempre stupito il fatto che per la sua realizzazione ci siano volute solo 9 ore, in tre turni "sindacali" da 3 ore, tenute il 19,20,21 Agosto 1969 presso i leggendari studi di registrazione Columbia sulla 52.ma Strada a New York, edifici che un tempo avevano ospitato le aule della prestigiosa J...

Miles Davis Quintet - Relaxin' With The Miles Davis Quintet (1958)

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Per essere stata una piccola casa editrice musicale, la Prestige di Bob Weinstock è infarcita di leggende, come ho un po' raccontato in queste belle (per me, e spero pure per chi le ha lette) storie musicali novembrine. Che oggi toccano l'impressionante traguardo dei 350 dischi, e come tradizione vuole tocca a Miles Davis. Weinstock capì agli inizi degli anni '50 che Davis aveva un talento gigantesco sia come musicista ma forse ancora di più come band leader, tanto che fu uno dei suoi più grandi sostenitori ad intraprendere la costruzione di un suo gruppo. E Davis alla prima occasione dimostrerà il suo fiuto per la genialità musicale e nello scegliersi i musicisti, formando quello che è uno dei grandi gruppi di sempre, e apice dell'hard bop. Davis sceglie un giovane sassofonista della scuderia Prestige, John Coltrane, che in pochi anni diventerà uno dei giganti della musica del '900 e quella che è la sezione ritmica per eccellenza del genere: Red Garland al pianofor...

Miles Davis - Live-Evil (1971)

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Quando si ascoltò questo disco per la prima volta, i critici ebbero un profondo senso di smarrimento: Come bisogna definirlo? Cosa è? È jazz? È rock? È qualcosa di altro? In parte era lo scopo del suo creatore, in parte perfino a lui, genio incontrastato delle rivoluzioni musicali, qualcosa "sfuggì di mano", divenendo addirittura qualcosa di altro dalla sua idea primigenia. Questo è un disco che parte da un percorso iniziato qualche anno prima, quando Miles Davis e il suo storico secondo quintetto iniziano ad esplorare le possibilità che gli strumenti elettrici e le strutture della musica rock possono dare al jazz. I primi esperimenti con Miles In The Sky (1968), poi con quel capolavoro magnetico che è In A Silent Way (1969), il primo con la nuova formazione elettrica, la quale sviluppa a pieno quella rivoluzione che va sotto il nome di jazz fusion con il fragoroso, e irripetibile, carisma musicale rivoluzionario che fu Bitches Brew (1970, ma registrato qualche giorno dopo il...

Miles Davis - Miles Smiles (1967)

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Il traguardo delle 250 storie di musica lo festeggio con una delle sue rare foto in cui ride: probabilmente ne esistono altre, dato che è stato uno dei musicisti più fotografati di sempre, ma nelle copertine dei suoi dischi, dove compare sempre accigliato e “serio”, è un punto di svolta (unico tra l’altro). Il 24 e il 25 ottobre 1966, Miles Davis è con il suo formidabile Secondo Quintetto nei leggendari studi della Columbia sulla 30.ma strada a New York. Sotto gli occhi vigili del suo produttore principe, Teo Macero, arrivano i musicisti di questa nuova avventura, iniziata 3 anni prima: Herbie Hancock al pianoforte, Ron Carter al basso e contrabbasso, Tony Williams alle batterie e Wayne Shorter al sax. Quel periodo storico è una fase centrale della musica jazz, probabilmente anche poco conosciuta, perchè compressa dalla frenesia eccitante del bop degli anni ‘50 e l’arrivo delle avanguardie free form che dall’inizio del decennio successivo iniziavano ad incalzarla. Davis, non nuovo a in...

Miles Davis - Milestones (1958)

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La storia musicale di oggi taglia un bellissimo traguardo, quello delle 200 avventure musicali. La numero uno, scelta puramente a caso, fu un disco dello stesso signore del suono di oggi, protagonista anche della numero 50, 100, 150. E non potevo che continuare a raccontare i numeri celebrativi con lui anche oggi, per la duecentesima storia di musica. Per celebrarla degnamente, ho scelto quello che è considerato uno dei dischi più importanti del jazz. Miles Davis allarga a sei componenti, per una sola incisione, il suo leggendario quintetto, dopo aver imposto a John Coltrane di disintossicarsi: insieme al suo sax tenore ci sono Julian Cannonball Adderley al sax alto, una squadra ritmica formidabile con la potenza di una Formula 1 composta da Red Garland al piano, Paul Chambers al contrabbasso e Philly Joe Jones alla batteria, guidati dal carisma e dalla potenza magnetica del Signor Davis con la sua tromba. Il quale aveva già sp...

Miles Davis - In A Silent Way (1969)

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Ogni volta che vedo una sua foto, oltre notare il suo fascino magnetico, mi hanno sempre meravigliato due cose: il suo sguardo fiero, carismatico, da leader, a sfidare chiunque, e la curiosità dei suoi occhi scurissimi. Miles Davis è stato una divinità della musica, c’è poco da fare. Inizio l’anno delle storie musicali con uno dei suoi dischi più belli e famosi, che è stato uno dei più grandi tentativi di contaminazione tra musica jazz e musica rock, gravosità che solo un gigante come lui poteva sopportare. Nell'approssimarsi del decimo anniversario di quella che è una delle pietre di paragone della musica del ‘900, sto parlando di Kind Of Blue (1959), Davis con il suo secondo quintetto “classico” verso le fine degli anni ‘60, molto incuriosito dalla nuova e fragorosa stagione del rock, accetta di aprirsi sia agli strumenti elettrici (prima eresia per i puristi) e poi a strutture e ritmi rock (seconda eresia) che di fatto aprono la strada al jazz fusion. Il percorso di Davis è g...

28 settembre

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Alla domanda “Signor Davis, lei cosa ha fatto della sua vita?”, rispose serafico: “Beh, ho cambiato la storia della musica. 5 o 6 volte”. Il 28 Settembre di trenta anni fa si spegneva  la luce di uno dei personaggi culturalmente più influenti del ‘900: Miles Davis. Uno che non ha mai avuto paura di cambiare, fulcro di ogni rivoluzione del jazz. Uomo scontroso, carismatico come nessuno mai, dallo sguardo magnetico, dalla voce roca e dalla pronuncia a volte incomprensibile. Rockstar prima di ogni rockstar. La sua tromba è stata l’estensione della sua magia musicale, che sia il be-bop, il cool jazz, la rivoluzione modale, la fusion, il jazz rock. Lui c’è stato sempre.  Diceva:” Devi imparare alla perfezione le 400 note che puoi suonare, e trovare le 4 che ti fanno suonare bene”. Un Mito, poco altro da aggiungere. Ciao Miles 

Quando Miles Davis fu percosso dalla polizia americana

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 di Luca Divelti “Lo vedi quel nome in alto? C’è scritto Miles Davis! E sono io!” Il poliziotto che gli intimava di allontanarsi dal marciapiede di fronte al Birdland, il locale a Broadway dove si stava esibendo con il suo gruppo, non sembrava particolarmente colpito da quella affermazione e neppure dall’insegna. O forse, più semplicemente, non gli importava affatto. Probabilmente vedere quel nero vestito di tutto punto che accompagnava a un taxi una ragazza bianca lo aveva indispettito: come si permetteva quell’ometto di atteggiarsi con così tanta confidenza con una del colore sbagliato? E poi perché non si limitava ad andarsene come gli era stato ordinato, come facevano tutti gli altri, consentendogli così di riprendere la ronda notturna e soprattutto di ristabilire il giusto senso delle cose? Ma Miles Davis lo fissava dritto negli occhi, con quello sguardo penetrante che non solo non sembrava affatto sottomesso, ma addirittura lo sfidava apertamente. La discussione intanto decli...

Miles Davis - Sketches Of Spain (1960)

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Nel disco di oggi, il grande musicista mette sul disco tutta la sua immensa immaginazione, tutta la sua creatività e soprattutto la sua voglia di fare qualcosa di nuovo, istanza che lo accompagnerà per tutta la sua vita musicale. Il disco di oggi, leggenda vuole, nacque da una serata dove la prima moglie di Miles, Frances Taylor, lo portò ad un balletto di Flamenco a New York. A Davis piacque moltissimo, e iniziò a parlarne con il suo amico, e fenomenale arrangiatore e musicista, Gil Evans. La collaborazione tra i due aveva già prodotto cose fantasmagoriche (tra le altre, The Birth Of The Cool, Miles Ahead, la collaborazione per quel capolavoro insuperabile che fu Kind Of Blue). Davis e Evans erano soliti ascoltare i dischi in una stanza apposita della casa di Evans, e da lì iniziare a pensare ai progetti futuri. Sketches Of Spain fu registrato tra la fine del 1959 (una sessione ad Ottobre) e gli inizi del 1960 (a Marzo), appena pochi mesi dopo Kind Of Blue, ed è il disco nato dalle qu...

Tutte le volte in cui Miles Davis ha rivoluzionato la storia del Jazz

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È sempre difficile parlare dei miti. Soprattutto di quelli che i mass media hanno insensibilmente modificato, come fanno le onde del mare con gli scogli. Chi è davvero Miles Davis, il trombettista più celebre dopo Louis Armstrong? Per il mondo è stato un ineffabile jazzista che sposava una musica molto raffinata con le sirene pop di brani celebri. Per la comunità afroamericana è stato il nero che ha saputo cantarla chiara ai bianchi con i suoi atteggiamenti spregiudicati, spesso arroganti, e una musica sempre un po’ più in là del confine conosciuto. Per chi ama la musica (di ogni genere) è stato l’inventore di una voce strumentale inedita, non più associata alle fanfare di stampo militaresco ma a un mondo notturno, intimo, nel quale trova spazio anche una componente femminile che equilibra l’aggressività maschile ancora ben presente nel suo modo di suonare: yin e yang, insomma. E per il jazz? Qui il discorso si amplia, perché Davis, nato nel 1926 e scomparso nel 1991, si è imposto giov...

Miles Davis - Bitches Brew (1970)

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Basterebbe solo la copertina di Mati Klarwein (che per una volta propongo sia aperta che chiusa), che disegnerà anche quella magnifica di Abraxas di Santana, per farlo passare alla storia. Woodstock è appena finito e quello che già all’epoca era una divinità della musica, Miles Davis, entra in studio, con la fidata banda che già aveva fatto cose inaudite in In a Silent Way (1969) inventando di fatto il jazz rock. Ma se quell’album era il dolce vento di prima primavera che captava le nuove forme espressive della musica nera (facendo già inferocire i critici ed i puristi) quello che Davis fa per Bitches Brew (che uscirà nell’aprile del 1970) riscrive la musica contemporanea. La copertina ne è anticipatrice: il fiore della stagione dell’amore va in fumo e si trasforma in una nuvola portatrice di tempesta, e gli intrecci bianchi e neri (musica bianca e nera, con quest’ultima che attinge alle radici etniche africane), complementari ed armonici, fanno della musica di questo capolavoro ass...

Miles Davis - Kind Of Blue (1959)

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Per la centesima (però!) Storia di Musica, ho scelto quello che unanimemente è considerato IL disco jazz. Un disco che nelle sue 6 tracce compie una rivoluzione, l’ennesima del suo autore, che nella vita non ha mai avuto paura di provare a cambiare le regole del gioco. Miles Davis, il geniale trombettista figura centrale della cultura del ‘900, a capo di un dream team del jazz composto da Julian “Cannonball” Adderley (sax contralto), John Coltrane (sax tenore), James “Jimmy” Cobb (batteria), Paul Chambers (contrabbasso), Bill Evans (pianoforte) e Wynton Kelly (pianoforte in un solo brano) mette in musica nei 6 brani in scaletta, il jazz modale. Nato come risposta alla frenesia e alla tecnica quasi brutale del be-bop e l’hard bop, i principi del modal jazz furono descritti in un saggio da George Russell. Il principio guida era di svincolare la progressione degli accordi dalla tonalità del brano e associare ad ogni accordo differenti scale “modali”, ciascuna con una sua tonica, dalle ...

Miles Davis - Birth Of The Cool (1957)

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Voglio iniziare l’anno di storie musicali raccontando di una rivoluzione del jazz. Una rivoluzione però fatta a colpi di strumenti a fiato poco utilizzati nel genere e ad un approccio delicatamente innovativo. Artefice di questa trasformazione MIles Davis, la prima di una serie vitale e creativa che lo accompagnerà per tutta la vita, segnando di fatto la cultura musicale del ‘900. Siamo alla fine degli anni ‘40, Davis è un giovane rampollo alla corte di giganti come Charlie Parker e Dizzy Gillespie, quelli che inventarono il bebop. Sin da subito Miles voleva esplorare un nuovo linguaggio, ma non trovava appigli. Nel 1947 incontra Gil Evans, superbo pianista ed arrangiatore, e fa amicizia anche con Jerry Mulligan e John Lewis, animati dalla sua stessa idea di andare oltre i canoni del bebop. Evans aveva poco tempo prima riarrangiato un pezzo scritto da Davis, Donna Lee, con un intento preciso: eliminare la “brutalità” del bebop, la sua ossessiva ricerca della velocità e dell’assolo f...

Miles Davis - Kind of Blue (1959)

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Parlare di Kind of Blue in dieci righe? Del disco che dopo mezzo secolo resta il più venduto nella storia del jazz? Nonché della prima espressione compiuta di jazz modale della storia? Dell'ensemble impressionante che lo realizzò: John Coltrane, Julian "Cannonball" Adderley, Bill Evans, Wynton Kelly, Paul Chambers e Jimmy Cobb, l'unico sopravvissuto e speriamo che gli altri non si rivoltino nella tomba? Dire che un capolavoro di siffatta grandezza fu registrato in una chiesa sconsacrata sulla 30ma strada in appena due session e grazie a uno slalom tra divorzi e disintossicazioni da eroina? Che pertanto è in odore di miracolo e difatti canonizza il suo autore quale Re Mida del jazz, come fu prima per il bebop e come sarà in seguito per la fusion, il jazz-rock e gli arditi cross-over con il pop? Di come, se non ci fosse stato Gershwin, sarebbe stata la colonna sonora baciata per Manhattan con i suoi umori metropolitani? Di come l'iniziale So What snoccioli una le...

Miles Davis and Dizzy Gillespie

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Paris, 1958

Miles Davis, Rolling Stone, 1969

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Le 101 copertine di musica più importanti di sempre

The Miles Davis Story

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Miles Davis è stato indiscutibilmente uno dei più grandi musicisti della storia del jazz. Questo documentario della BBC del 2001, traccia parte della sua straordinaria vita: la sua infanzia musicalmente precoce a St. Louis, il suo trasferimento a New York dopo la laurea dalla High School nel 1944, il suo primo periodo bebop, la nascita del Cool e il suo capolavoro Kind of Blue e la sua continua reinvenzione di se stesso negli anni '60 e '70, quando ha incorporato influenze rock e funk nella sua musica. In questo documentario sono presenti interviste con molte delle persone che conoscevano Davis, le sue mogli e alcuni dei grandi musicisti che hanno lavorato con lui, come Jimmy Cobb, Shirley Horn, Clark Terry e Keith Jarrett. Il film comprende anche vecchie interviste con Dizzy Gillespie e con lo stesso Davis, morto dieci anni prima. Il documentario dura poco più di due ore ed è un ottimo modo per conoscere la vita del musicista. via

Miles Davis

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E T I C H E T T E

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