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The Band - The Band (1969)

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The Band - Music From The Big Pink (1968)

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 L'ultimo della panoramica ottobrina di dischi legati ad un luogo stavolta è un elegia ad un posto creativo, precisamente ad una casa. Perchè è in una casa famosa della storia del rock che sono nate cose davvero notevoli. Tutto inizia quando a metà degli anni '60, dopo la svolta elettrica, Bob Dylan ha in programma un tour mondiale, siamo nel 1966. Tramite John Hammond Jr, bluesman che suonerà nei suoi dischi di svolta, contatta una band metà canadese e metà statunitense che si era fatta le ossa come backing band di Ronnie Hawkins, chiamandosi The Hawks, e poi suonando con lo stesso Hammond. Ne fanno parte Robbie Robertson, Garth Hudson, Richard Manuel e Levon Helm. Con Dylan è subito sintonia: Robertson suona in Blonde On Blonde, poi partono come gruppo di Dylan per il leggendario tour del 1966 che toccherà tutti gli Stati Uniti, Il Canada, l'Europa e l'Australia. Nel luglio di quell'anno Dylan ha il misterioso e "fondamentale" incidente motociclistico:  ...

The Band - Music From Big Pink (1968)

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di Silvano Bottaro L'incidente motociclistico del 1967, sempre ammesso che sia realmente accaduto, chiude Bob Dylan in quel di Woodstock. Esce poco, e solo per andare appena piú in là, nella casa dipinta di rosa in cui abitano e lavorano i musicisti che l'hanno accompagnato nel tour australiano ed europeo che ha seguito l'uscita di Blonde On Blonde. Sono The Hawks, dal nome del cantante rockabilly canadese a cui facevano da spalla, Ronnie Hawkins. Sono quasi tutti canadesi, piuttosto giovani: il tour con Dylan è la loro grande occasione, ma anche un impegno non agevole. La parte del concerto in cui appaiono loro è quella elettrica, quella che i fan della prima ora non riescono ad accettare. Vengono spesso fischiati: Levon Helm, il batterista, l'unico americano del gruppo, a un certo punto se ne va. Ama il folk anche lui, e non riesce a sopportare la tensione. Gli altri, a Woodstock, nella casa rosa, si danno alle sessioni con Dylan: sono cover, pezzi nuovi, scritti lí...

Bob Dylan & The Band - Before The Flood (1974)

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C'è un'altra ricorrenza periodica nelle Storie di Musica, e che capita quasi sempre a Dicembre: un racconto di un disco di Bob Dylan. Dopo tanto tempo vi racconto quando nasce la mia fascinazione per lui. Tra i libri della libreria dei miei mi capitò tra le mani, io andavo alle elementari, un libro, Bob Dylan: folk, canzoni e poesie, a cura di Alessandro Roffeni, Newton Compton Editori, pubblicato nel 1978 e comprato anni dopo dai miei ad una Festa dell'Unità. Mi affascinava anche perché aveva i testi inglesi a fronte e quel libro, che conservo ancora con affetto, aveva un'introduzione che finisce così: in un "ritmo di distorsione impoetica" si consuma l'impossibilità stessa di fare "grande" poesia, di additare le risoluzioni definitive: nelle pulsioni dell'eros, nella ricerca martellante di concatenazioni linguistiche nervose e oltraggiosamente impure, Dylan, e con lui l'uomo contemporaneo, cerca un instabile e mai risolto rapporto con l...

The Band & Robbie Robertson

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The Band - Una sola formazione merita l’appellativo di “band più importante della musica americana degli anni Settanta” ed è stata quella di R. Robertson, R. Danko, L. Helm, G. Hudson e R. Manuel, ovvero la Band, il massimo riconoscimento al più nobile artigianato della musica. Tra il 1958 e il 1963 la Band entrò nella storia del rock suonando alle spalle di un Bob Dylan alla ricerca dell’elettricità. La Band arrivava da un repertorio forte, ballabile e nero. Dylan portava con sè il proprio repertorio folk e country: l’insieme fu straordinario, dal vivo come in studio (basta riascoltare i Basement Tapes). Prima di Dylan i musicisti del gruppo non componevano le proprie canzoni, dopo l’incontro con il folksinger Manuel, Robertson e Danko iniziarono a mettere mano alle composizioni con risultati eccellenti. E’ con “ Music from Big Pink ”, del 1968, che la band mostra davvero se stessa al mondo. Il gruppo cantava e suonava come cinque distinte individualità che lavoravano insieme per ...

The Band - The Band (1969)

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di Silvano Bottaro Se il primo album della Band "Music from Big Pink" (1968), per molti il capolavoro del gruppo, sembrava provenire dal nulla, fu con questo secondo disco Omonimo che la Band prese il volo . Il gruppo più coeso e compiuto, con uno sforzo maggiore e consapevole, assume le fisionomie di vera band. Abbandonando la miscela sgangherata, per quanto eccezionale del primo lavoro, il suono delle dodici canzoni che compongono questa pietra miliare assume una linea più marcata e personale . Una Band speciale sotto molti punti di vista: per il nome (l'unico veramente incondizionato) , per la provenienza geografica, per le peculiarità dei componenti: un batterista che suona il mandolino, un organista che suona il sassofono, un bassista che suona il violino e un pianista che suona la batteria. L'unico normale è il chitarrista Robbie Robertson, che però è un eccellente strumentista, oltre che autore di gran parte delle canzoni e leader a tutti gli effetti...

The Band - The Band (1969)

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Uscito dopo il pastorale Music from Big Pink, l'omonimo disco della Band, noto ai più anche con il nome di "Brown album", è l'opera della maturità del gruppo americano. Se infatti con l'esordio dell'anno precedente i nostri avevano saputo trasporre in musica il mondo rurale statunitense, gettando al contempo le basi del cosiddetto suono Americana, è proprio con questo secondo album che focalizzano ulteriormente il loro lavoro di ricerca. L'opener Across the Great Divide è emblematica di come il gruppo voglia attraversare ogni confine, sia esso fisico o sonoro, tra nord e sud, tra le bucoliche zone rurali e i caotici agglomerati urbani. In un suggestivo excursus musicale si passa così dall'incalzante piano di Rag Mama Rag alla sincopata Up on Cripple Creek, con in entrambe la voce, dalla profonda inflessione sudista, di Levon Helm in primo piano, fino alla corale e conclusiva King harvest (Has Surely Come). Ad incantare in Whispering pines è inve...

The Band - Music from Big Pink (1968)

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Nel 1967 una improbabile casa rosa persa nelle campagne di Woodstock diventò la forgia di una stagione di capolavori. Quando Rick Danko l'affittò, non aveva idea che sarebbe stata la culla del primo album della sua band. Che aveva un nome (gli Hawks) che nessuno voleva più avere, nato per fare assonanza con il nome di Ronnie Hawkins quando nei primi anni 60 gli facevano da backing-band. Ma loro ora erano "La Band" di Dylan, e la Big Pink doveva essere proprio il luogo dove sarebbe nato l'atteso album in studio con il Gran Capo, dopo che Robertson e soci avevano dovuto sopportare lo sgarbo delle registrazioni di Blonde On Blonde (Dylan iniziò a registrare il disco con loro, ma, insoddisfatto del risultato, rifece tutto a Nashville con session-man locali). Il disco con Dylan venne registrato ma non uscì mai, se non come The Basement Tapes nel 1975. Invece nacque subito Music From Big Pink, in cui la collaborazione con Bob (r)esisteva nei 3 brani co-firmati (Tears...

E T I C H E T T E

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