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Visualizzazione dei post da Agosto, 2018

Interpol – Marauder (2018)

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di Cristina Palazzo
Come un’impronta digitale, per quanto fedele sia lascerà sempre una traccia sbiadita, così gli Interpol rischiano di essere inimitabili. Soprattutto da loro stessi. Destinati a rincorrere una totalità che solo la freschezza impacciata di una band agli esordi, somma dell’insoddisfazione entusiasta di giovani rockstar e della novità di un genere ancora poco esplorato può regalare. Fu così per Turn On The Bright Lights, era il 20 agosto 2002. Non lo è oggi. Ma 16 anni dopo, con il sesto album Marauder, il trio indie-rock newyorkese dimostra di essere ben lontano dall’appendere la chitarra al chiodo. Anzi, di essere del tutto intenzionato a ripartire proprio da quel primo lavoro che resta, come è giusto che sia, irraggiungibile.
Un disco di alti e di bassi, di strofe intense e di cori sussurrati, di tredici pezzi profondi e intensi, come The Rover, Complications o Stay in Touch, ma anche di sveltine, per valore o lunghezza che si perdono in un soffio come Interlude 1 …

Henri Texier - L'elephant

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Sons Of Kemet – Your Queen Is A Reptile (2018)

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di Ignazio Gulotta
Il titolo del nuovo lavoro dei Sons of Kemet non dovrebbe lasciare dubbi su quale sia la motivazione inanzitutto politica che sta alla base del disco. E alla Regina simbolo del colonialismo e dello snobismo inglese non a caso si contrappongono le nove regine richiamate nei titoli dei brani e tutte orgogliosamente dichiarate My Queen, a legarle in un unico filone di condivisione e appartenenza culturale e politica. Ogni brano è dedicato a una donna che ha significato molto per la lotta e la cultura afro, partendo da Ada Eastman, nonna del leader della band Shabaka Hutchings, vissuta fino a 103 anni a simboleggiare la tenacia e la forza delle donne, e passando per combattenti come Angela Davis, Harriett Tubman o la sudafricana Albertina Sisulu, intellettuali come la psicologa Mamie Phipps Clarke o Anna Julia Cooper o la leggendaria Nanny leader delle comunità Maroon che nel '700 in Giamaica si oppose fieramente allo schiavismo. Se questo è l'orizzonte ideologi…

Keith Jarrett

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Luluc – Sculptor (2018)

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di Gianfranco Marmoro, Michele Corrado
I segnali che indicavano i Luluc come uno dei nomi da tener d’occhio nel panorama contemporaneo erano molteplici: non solo l’interesse, nonché la co-produzione del secondo album del duo, da parte di Aaron Dessner dei National, ma anche il successivo contratto con la Sub Pop, senza dimenticare la chiamata alle armi di Joe Boyd per il tributo a Nick Drake: “Way To Blue”. Attivi sin dal 2008, anno in cui rilasciarono il loro primo Lp intitolato “Dear Hamlyn”, dedicato alla memoria del papà di Zoë Randell, i Luluc sono un duo indie-folk australiano formato da quest'ultima e Steve Hassett. Il loro nome è salito agli onori della cronaca grazie a “Passerby”, un album che ha trasformato il toccante e scheletrico folk dell’esordio in un rigoglioso chamber-pop dalle affascinanti nuance country alla Cowboy Junkies, il tutto graziato da un delicato e profondo timbro vocale alla Karen Carpenter.
Registrato in uno studiolo di New York che Zoë e Steve ha…

Portishead, guida per principianti

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Gli appassionati di musica spesso si portano attorno un’ossessione tassonomica, come se i dischi fossero organismi fossili da classificare scientificamente. Ciò si manifesta ad esempio quando si pensa ai Portishead, il gruppo che si fa coincidere di solito, con Tricky e i Massive Attack, al “sound di Bristol”, che hanno contribuito a diffondere (la scena underground di Bristol negli anni 90′ ruota soprattutto intorno al trip-hop e al graffitismo, Banksy viene da lì).
La musica dei Portishead è trip-hop? È dark-wave? Noise, di tanto in tanto? Rock sperimentale, alternativo? Non si saprebbe dire bene. Perché i “generi” appaiono e scompaiono nelle canzoni dei Portishead, una band per cui l’arrangiamento e il mood sono il messaggio. Ascoltando, fra i primi successi, il blues imbottigliato di Glory Box, viene in mente, nel senso più comprensivo, il post-rock.


Portishead, una storia semplice I Portishead all’inizio sono un duo che, subito dopo la pubblicazione del primo album, con Adrian U…

The Party - Andy Shauf

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di Christian Rocca 
Cantautore canadese, genere Elliott Smith, straordinario storyteller di personaggi da festa. Pop elegance, Che conquista già alla prima canzone, The Magician. Ascolta il brano The Magician


Andy Shauf Bandcamp

John Hiatt - Bring the family (1987)

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di Silvano Bottaro
John Hiatt, uno dei migliori songwriter elettrici della scena rock americana con questo disco ha creato il suo capolavoro. Nel’85 la morte della moglie suicida e pochi mesi dopo, la morte della madre, porta Hiatt in una crisi profonda che lo allontana dalla musica portandolo alla dipendenza da alcol e droghe. Sembra che ormai la sua carriera sia finita. Per fortuna però esistono gli amici, esiste Ry Cooder che, gli sta vicino assistendolo e riportandolo un poco alla volta verso la musica. Disintossicato dall’alcool e trovata una nuova stabilità familiare, Hiatt ritorna negli studi di registrazione e in soli quattro giorni, incide Bring the Family.  L’album è la materializzazione musicale di questo momento di vita, della rinascita, della voglia di vivere dopo un periodo che lo ha visto in contatto diretto con la depressione, con il “buio”. Questo disco è un sogno ed è la fine di un incubo.
L’album è registrato in presa diretta insieme ad un trio superlativo Nick Lowe, …

Portrait In Jazz - Bill Evans Trio

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Khaled

Soprannominato il "Re del Rai", Khaled (1960) all'inizio della carriera Cheb Khaled, dove Cheb sta per giovane e attraente, è uno degli esponenti più influenti del moderno rai, la musica che riflette il colasso dell'ordine sociale tipico dell'Algeria postbellica.
Discografia e Wikipedia

Claudio Lolli

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E’ stato snobbato da tv, da critici e dal grande pubblico, ma siamo certi quell’anima anarchica si prenderà il posto che gli spetta nel cuore dei grandi ideali, delle parole che animano idee, speranze e il grande cuore di chi non si arrende per cambiare. E quanti hanno avuto fortuna e costanza di ascoltare le sue canzoni, o di conoscerlo, da oggi hanno un motivo in più per ricordarlo e ringrazialo.Il “grande freddo” è stata la sua ultima canzone testamento perchè lui – Claudio Lolli- ormai non si ritrovava più in un momento senza dialogo reale, tra parvenze social, del sembrare e apparire più che essere, senza ideali e con una galassia di ipocrisie tra gli adepti sulla strada dell’effimero e prezzolato successo della Maria nazionale, dei boy scout fiorentini rubagalline e dei sultani da olgettine.
Claudio ci ha lasciati a 68 anni dopo una malattia che via via l’ha consumato.
Claudio Lolli, lo incrociavo alle rassegne Tenco anni 70, un mito da osservare da lontano., ma l'incontro …

Skip a Sinking Stone - Mutual Benefit

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di Christian Rocca
Esiste un genere che si può definire “folk orchestrale” che ha radici nella musica folk britannica anni Sessanta, tipo Fairport Convention, poi esportata nella costa occidentale degli Stati Uniti, in particolare nel quartiere Laurel Canyon di Los Angeles, e che per 40 anni ha ispirato il folk rock californiano da Joni Mitchell a Jonathan Wilson. Skip a sinking stone è una specie di lunga suite sognante e ricca di chitarre acustiche, pianoforte, sinetti attori, flauti, oboe, violini e violoncelli. Ascolta il brano Lost Dreamers


Tutto l'ascoltabile dei Mutual Benefit

Charles Mingus

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Can, Guide per principianti

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Nella musica rock gli sperimentatori sono stati moltissimi, e in ogni Paese. Gruppi come Pink Floyd, King Crimson o Joy Division. E quando si parla di rock sperimentale tedesco non si possono non citare i Can. Iniziatori del genere krautrock, nonché fra i gruppi tedeschi più apprezzati di sempre. Insieme ai Kraftwerk.
Il loro rock, pur mutuando da un immaginario comune—la psichedelica americana—aveva dei ritmi incalzanti. E uno stile distintivo nel realizzare le liriche.
La nascita della band e il primo album Formatisi a Colonia nel 1968—anche se Holger Czukay e Irmin Schmidt suonavano insieme già da tre anni—i Can iniziarono fin da subito un apprendistato fatto di continue sessioni di prova, realizzate in uno strano castello abbandonato della città.
Il primo album, Monster Movie—realizzato dal vivo suonando in giro per la Norvegia, esce nel 1969, e contiene tracce che nella loro semplicità conservano comunque delle sfumature incredibilmente distintive per una band all’inizio della propri…

Teens of denial - Car Seat Headrest

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di Christian Rocca
I Car Seat of Headrest sono il gruppo di Will Toledo, 24 anni della Virginia, un ragazzo predestinato di cui si scrive già che il salvatore della musica indie. E in effetti questo Teens of denial è un bel disco di inni rock di quelli che si facevano una volta. Chitarre, droga e depressione per un disco registrato a Seattle, con l’autore di un immancabile produttore dei Nirvana. Testi non banali, a cominciare dai titoli delle canzoni: Destroyed by hippie powers, The Ballad of the Costa Concordia, (Joe Gets Kicked Out of School for Using) Drugs With Friends (But Says This Isn’t a Problem). La canzone più bella è Drunk Driver\Killer Whales, con un formidabile coro da sing along che fa “it doesn’t have to be like this”. Ma anche gli undici minuti e mezzo di Costa Concordia sono fenomenali. Ascolta il brano Drunk Drivers/Killer Whales

Car Seat Headrest Bandcamp

Le Luci Della Centrale Elettrica - Costellazioni (2014)

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Per il quarto album de Le Luci Della Centrale Elettrica, progetto musicale del cantautore ferrarese Vasco Brondi uscito sul mercato il 4 marzo 2014, troviamo un'opera dell'artista e illustratore Italiano Gianluigi Toccafondo. Vasco Brondi ha raccontato così l'opera realizzata per il suo nuovo album " Una ragazza che sembra una Madonna ma con il rossetto. Una Madonna contemporanea che aspetta e chissà che lavoro fa. Aspetta con gli occhi chiusi, aspetta un bacio oppure fa finta di dormire o chiude gli occhi per non vedere oppure chiude gli occhi per non essere vista come fanno i bambini, come a volte facciamo tutti. Dietro di lei la notte è rosa e blu elettrico. Una ragazza che assomiglia ad una nazione. È protettiva e distratta, pensa soprattutto a se stessa, è bellissima".

Salif Keita

In molti paesi africani essee albino è uno stigma pressoché incancellabile. Salif Keita (1949) è stato marchiato per questo "handicap" fin dall'infanzia passata a Djoliba, villaggio a ovest di Bamako, a poca distanza dal cuore dell'antico impero mandingo. La tradizione vuole che le sue origini nobili gli impediscano di diventare cantante.
Discografia e Wikipedia

Susanne Sundfør - The Brothel

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Chet Baker

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Edward van der Elsken (1925 - 1990) Untitled / Jazz, late 50s Gelatin silver prints

Kraftwerk, Guida per principianti

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I Kraftwerk si possono paragonare ai Beatles, senza offendere nessuno. Sono stati i pionieri della musica elettronica. Associati principalmente al synth-pop e al krautrock la “Centrale elettrica” (questa è la traduzione in italiano della band) ha indicato la strada a tantissimi artisti successivi. Come i quattro di Liverpool nel pop. Difficile pensare a gruppi come i Depeche Mode o i Devo senza i Kraftwerk.
I Kraftwerk non erano certo musicisti improvvisati. Avevano seguito i corsi a Dusseldorf di Stockhausen. Due dei fondatori si erano conosciuti proprio al conservatorio della città. Florian e Ralf.
Nel 1970 pubblicano il primo album, anche se il nome del gruppo era un altro: Organisation. Il LP si intitola Tone Float. Oggi è un gioiello introvabile e indispensabile per conoscere la genesi dei futuri Kraftwerk.


Il cui esordio, omonimo, sarà l’anno dopo. Cominciano i primi aggiustamenti alla formazione. Che di lì a poco troverà una stabilità: Ralf Hütter, Florian Schneider, Karl Bartos e…

PJ Harvey - Silence

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Nick Cave & Grinderman - Omonimo (2007)

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di Silvano Bottaro
Grinderman è un progetto, e come tale ha una sua precisa identità. I brani che compongono l’album hanno la peculiarità di essere “essenziali”, scarni, meno arrangiati del Cave che conosciamo degli ultimi anni, infatti ci riportano il “nostro” agli esordi, anche se in forma più morbida. I Grinderman, oltre a Cave alla voce, chitarra e piano sono: Warren Ellis al violino e chitarra acustica, Jim Sclavunos batteria e percussioni, Martyn Casey al basso. I disco spazia in tre momenti particolari; quello della TENSIONE ELETTRICA come la rabbiosa Get it on, la stridente Honey bee, la potente Love bomb, la essenziale Title track, per finire con la nevrotica e punk No pussy blues. Quello del BUIO TORMENTO come la psicadelica Elettric Alice, dell’oscura Don’t set me free, della seducente Decoration day, della decadente Go tell the women. Quello DOLCE RILASSATO come la lirica Rise, la poetica Man on the moon solo voce e piano, la superba Vortex, per finire con l’eccezionale e roma…

The Darkness - Hot Cakes (2012)

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Autore del dipinto presente sulla copertina del terzo album in studio della hard rock band britannica The Darkness pubblicato il 20 agosto 2012 fu l'artista argentino Diego Gravinese, famoso per i suoi quadri iperrealistici basati sulla rielaborazione di fotografie scattate su soggetti reali. L'idea di questa copertina fu di Thom Lessner, un amico della band, mentre a lavorare sugli oggetti di scena fu l'agenzia londinese Tourist. L'immagine rappresenta tre ragazze ricoperte di caramello in bikini su dei pancakes giganti, dopo lo scatto fotografico a Gravinese spettò il compito di trasformare il tutto in un dipinto artistico.

Fabrizio De Andrè - Creuza De Mà (1984)

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di Silvano Bottaro
Prefazione.
Disco considerato come uno dei massimi capolavori non solo della musica italiana, ma della musica tutta. Attribuire questo disco a De Andrè è un po’ limitativo visto che l’apporto musicale di Pagani è non solo determinante ma in egual misura direi anche “sonoramente marcante”. In questi ventidueanni dall’uscita del disco, ammetto di averlo ascoltato fino quasi alla nausea (che non mi è mai venuta), assaporandolo in ogni sua minima sfumatura, nei suoni e nei testi, cercando di cogliere il significato più profondo che i due musicisti hanno voluto esprimere. Proprio per questo l'articolo è più lungo e dettagliato.

Il disco
Un disco italiano ma non in italiano, anzi in genovese antico. L'album infatti nasce dall'incontro tra De Andrè e Mario Pagani, uno dei maggiori musicisti italiani. L'idea è stata quella di concepire un album "mediterraneo" nell'origine, andando a pescare in giro per il bacino del nostro mare gli strumenti che le…

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