Post

Visualizzazione dei post con l'etichetta 1972

The Allman Brothers Band - Eat A Peach (1972)

Immagine
 L'epopea di questa band è degna di un grande romanzo, direi americano vista la loro provenienza. La Allman Brothers Band è un pilastro della musica non solo a stelle strisce, capace di scrivere alcune delle pagine più intense della storia del rock, condite da molti tragici avvenimenti nel corso della loro ultra decennale attività. Nel 1972 erano all'apice del successo: la formazione aveva appena pubblicato uno dei dischi fondamentali del rock, il live At Fillmore East, registrato durante le due sere del 12 e 13 marzo 1973 nel noto locale di Bill Graham a New York. Fu determinante nel rivoluzionare gli standard del blues e a far nascere il suono torrido e sconvolgente del Souther Rock. Ma dopo tre mesi, Duane Allman, che con il fratello Greg, Dickey Betts, Berry Oakley e la sezione ritmica di Jai Johanny Johanson e Butch Trucks componevano la band, muore in un incidente motociclistico a Macon, in Georgia, mentre ritornava a casa. Fu uno shock non solo per la band, ma per l'...

Grateful Dead - Europe '72 (1972)

Immagine
La storia dei dischi che si legano al numero 3 oggi prevede un triplo disco, dal vivo, di una formazione che ha fatto la storia della musica dal vivo (sono la band con più registrazioni live pubblicate della storia della musica, e vista la loro quasi cinquantennale attività non verranno probabilmente mai superati). I Grateful Dead decisero di intraprendere il primo tour fuori dagli Stati Uniti verso la fine del 1971. La band di San Francisco, che in patria era già una sorta di mito, non aveva idea dell'accoglienza degli ascoltatori europei. Anche per questo, la Warner Bros organizzò tutto alla perfezione, con una serie di concerti tra l'Aprile e il Maggio del 1972 previsti in Gran Bretagna, Francia, Germania, Paesi Bassi e Danimarca. I Dead erano in un momento di cambiamento organizzativo: Micky Hart, uno dei due batteristi, si chiamò per un po' fuori,  Ron "PigPen" McKernan era debilitato da problemi di salute (che lo porteranno dopo pochi mesi alla morte) e in q...

Yes - Close To The Edge (1972)

Immagine
Il disco di oggi è composto da soli 3 brani, e per questo è la variante al numero 3 che lega i dischi marzolini. Può sembrare una sfida scrivere un disco di 37 minuti con soli 3 brani, ma quando si è state una delle formazioni più straordinarie della musica la sfida fu accettata e vinta. Siamo nel 1972, all'apice del progressive: in quel momento gli Yes erano una delle sensazionali formazioni di quel periodo per molti versi irripetibile. La band è nella formazione culto: Jon Anderson al canto, una delle voci del prog, Steve Howe alla chitarra, Chris Squire al basso, il mago dei tasti Rick Wakeman che suona tastiere, piano e organo e Bill Bruford alla batteria. Con questa formazione avevano già scritto il fenonemale Fragile, nel 1971, a cui era seguito un grandioso Tour mondiale, che fece breccia pure nel solitamente sospettoso, verso il prog, pubblico americano. Finito il tour, la band, che in una pausa tra le tappe europee e quelle americane aveva già iniziato a sviluppare delle i...

Mahavishnu Orchestra – The Inner Mounting Flame (1972)

Immagine
di Silvano Bottaro In un periodo adolescenziale della mia vita fui folgorato sulla via del jazz rock (e non solo), termine non certamente ortodosso per la critica jazzistica (non me ne voglia l’amico Jazzer). Fra i tanti musicisti e gruppi in auge in quegli anni, la Mahavishnu Orchestra di John McLaughlin nutriva la mia più sentita ammirazione.  Se Miles Davis inventò il jazz rock sulle onde di “Bitches Brew”, furono i suoi discepoli a dargli ordine e regola, a cominciare da John McLaughlin, che con Hammer e Cobham fondò nel 1971 la Mahavishnu Orchestra. The Inner Mounting Flame è uno dei capolavori insieme a Birds of Fire (1973) di questo genere sonoro: il jazz rock. Questo primo disco è completamente composto dal giovane trentenne chitarrista, dotato di una tecnica straordinaria affinata nei lunghi anni di apprendistato nella scena jazz blues britannica. McLaughlin è ispirato dalla filosofia induista di Sri Chinmoy e in “The Inner Mounting Flame” né dà evidente prova, ...

Captain Beyond - Captain Beyond (1972)

Immagine
Il mio impegno di scoprire più gruppi e artisti sconosciuti ma autori di dischi eccezionali inizia oggi. E inizia con quello che una volta si chiamava un supergruppo: musicisti provenienti da altre band che, a volte non lasciando definitivamente i loro gruppi di appartenenza, si riunivano per suonare in divertimento ciò che gli interessava di più. La storia di oggi ci porta a Los Angeles ad inizio degli anni '70. La grande stagione della musica californiana è al termine della sua spinta propulsiva, ma ha lasciato sul campo semi che germoglieranno per tanni. I musicisti del gruppo di oggi hanno storie particolari. Rod Evans è britannico, è stato il primo cantante dei Deep Purple, per i primi 3 dischi (quelli dell'avvio psichedelico, Shades Of Deep Purple e lo splendido The Book Of Taliesyn del 1968, e poi Deep Purple del 1969), ruolo che perde per Ian Gillian. Evans abbandona l'Inghilterra e va prima in Florida, dove prova la carriera solista, e poi vira in California, dove ...

Todd Rundgren - Something/Anything? (1972)

Immagine
Le storie di musiche di Aprile hanno avuto il tratto comune di copertine con i fiori. I garofani stilizzati poco rappresentano un disco che, per mantenerci nella metafora, ha la qualità, la quantità e la bellezza di un grandioso orto botanico. Protagonista assoluto di questo capolavoro è Todd Rundgren. È una di quelle figure che in uno studio di registrazione sa fare di tutto: musicista, compositore, arrangiatore, produttore, a cui si aggiungono le magie di tecnico del suono, alcune pioneristiche che faranno scuola, appassionato anche di tecniche di registrazione video, il tutto sublimato in un carattere giocoso e bizzarro, che si rifletterà anche nelle sue scelte musicali e artistiche. È giovanissimo quando entra nel primo gruppo, i Nazz, quartetto rock pop che si rifaceva nel suono al beat inglese degli inizi degli anni ‘60. Nel 1969 i Nazz si separano. Rundgren è già un fiume in piena e pubblica a cavallo tra 1970 e 1971 due dischi, Runt (soprannome che gli ha dato Patti Smith) che ...

Lou Reed - Transformer (1972)

Immagine
Mick Rock, uno dei più grandi fotografi del rock (tra l’altro recentemente scomparso), quando sviluppò delle foto che fece ad uno dei suoi miti (già all’epoca), si accorse che spesso erano leggermente fuori fuoco. Il mito le vide e gli piacquero così tanto che decise di usarne una per il suo nuovo disco, quello della rinascita. Lou Reed era a Londra agli inizi degli anni ‘70, dopo la tempestosa uscita dei leggendari Velvet Underground di cui fu leader e cantante, per registrare due dischi con la RCA. Il primo, a nome Lou Reed, registrato nel 1971 ed uscito nel ‘72, nonostante la produzione di Richard Robinson e la partecipazione di star della musica come Steve Howe e Rick Wakeman degli Yes e Caleb Quaye, il fidato chitarrista di Elton John, fu un fiasco, che mostrava la svogliatezza di Reed, che in pratica pescò dei brani scarto del periodo Velvet. Si pensava al tramonto di una leggenda. Ma la RCA conti...

Van Morrison - Saint Dominic's Preview (1972)

Immagine
di Silvano Bottaro Van è stato estremamente geloso della sua vita privata. Si sà che in quest'anno il suo matrimonio entrò in crisi e presto giunse al divorzio. Come tutti i libri su Van raccontano, i dolori d'amore lo fecero tornare quello di Astral Weeks. D'altronde certe composizioni e certe esecuzioni non le puoi costruire a tavolino, devono venire da sole. Dal '72 al '74 Van calerà sul mercato un poker di capolavori, di cui questo è il primo. Tre lunghe composizioni, reminescenti quelle di Astral Weeks, dominano l'album. Rispetto a quel disco, il suono qui è più spoglio, poggiando su chitarre acustiche e piano. Questo ne diminuisce il carattere onirico e ne sottolinea quello drammatico. Il testo di "Listen to the Lion" è chiarissimo: l'autore, distrutto dalle pene d'amore, deve guardare nel profondo della sua anima, per ascoltare il leone che vi è racchiuso. Il leone gli dice che i suoi antenati lasciarono la Danimarca per incomincia...

Alan Sorrenti - Aria (1972)

Immagine
Se per diventare Figlio delle stelle deve attendere il 1977, Alan Sorrenti all’esordio è un alieno. Chi altri ha il coraggio di esordire con un disco che è un incrocio tra sperimentalismo vocale, folk, jazz, una venatura di psichedelia? Per giunta cantato in italiano. Certo la label Harvest alla ricerca di novità aiuta, come fare la spola dalla Gran Bretagna (il padre di Alan è napoletano, la madre gallese), dove il ragazzo è esposto al progressismo rock – più che al progressive tout court – come risultato delle correnti innovatrici sociali e musicali più disparate. L’Italia è un Paese in ritardo su tutto – in modo endemico dal Rinascimento in poi – e all’inizio dei ’70s il Festival di Sanremo è “la” cartina di tornasole che determina le sorti del mercato discografico popolare e dunque dei grandi numeri relativi. Ma ci sono sacche di resistenza: si cominciano a organizzare i festival pop alternativi, nascono le radio libere, i giornali musicali si interessano all’underground, i negozi ...

Weather Report - Live In Tokyo (1972)

Immagine
Le storie musicali che ci porteranno per tutto Agosto in Giappone alla scoperta di alcuni dei dischi più belli registrati lì, in omaggio alle meravigliose Olimpiadi appena trascorse, oggi fa tappa allo Shibuya Public Hall: lo splendido teatro inizialmente fu costruito per l’altra Olimpiade ospitata dalla capitale nipponica, quella del 1964, dove si svolsero le gare di sollevamento pesi. Ma la storia di oggi ci porta in una fredda serata del gennaio del 1972, quando una band jazz che stava scompaginando le carte del genere era in Giappone per una tournee attesissima, con le sei date già tutte esaurite. Quella band era formata dal tastierista Josef “Joe” Zawinul, di origine austriaca, dal sassofono di Wayne Shorter, dal basso di Miroslav Vitouš, che è nato in Cecoslovacchia, dalla batteria di Eric Gravatt e dalle percussioni di Dom Um Romão, brasiliano. Insieme formavano un gruppo che stava dando una scossa, è proprio il caso di dirlo, al jazz innescando in maniera ancora più radicale ...

Deep Purple - Made in Japan (1972)

Immagine
di Silvano Bottaro Mai su un disco dal vivo sono state scritte così tante parole d’elogio. Anch’io allora, per non essere da meno, spenderò qualche frase. D'altronde se in questi quasi cinquant’anni dalla sua uscita se ne parla ancora un motivo ci sarà. Made in Japan, definito a ragione l’album-manifesto dell’hard rock è il ritratto in movimento di una band dalle qualità tecniche eccezionali, sospesa fra barocchismo classicheggiante (Jon Lord), le urla lancinanti di Ian Gillan (in assoluto, il vocalist più potente di tutti i tempi, non solo nell’ambito specifico) e le supersoniche scale cromatiche di Ritchie Blackmore. Questa formazione vive il suo massimo splendore proprio in questi anni, dal vivo le loro esibizioni sono travolgenti e questo Made in Japan ne è la prova. I sette brani che compongono il disco sono stati registrati il 15, 16 e 17 agosto 1972 ad Osaka e Tokyo, in Giappone. Sono canzoni che predilogono il blues e le sue trasfigurazioni, lunghe jam in cui, ...

Il Balletto Di Bronzo - Ys (1972)

Immagine
Questo disco ha per me valore particolare perchè lo ricordo come il primo acquisto fatto in una delle ceste dei dischi in Offerta, a pochi euro. E mi andò bene, perchè all’epoca io non li conoscevo e fui solo incuriosito dalla esotica copertina e dal nome di questa band. Ma andiamo con ordine. Gruppo storico formato a Napoli alla fine degli anni '60, inizialmente si chiamavano Battitori Selvaggi, ed era composto da Marco Cecioni (voce, chitarra), Lino Ajello (chitarra), Michele Cupaiuolo (basso), Giancarlo "Gianchi" Stinga (batteria). Il gruppo cambiò nome in Il Balletto di Bronzo dal titolo di un quadro di Edward Wadsworth, conservato alla Tate Gallery di Londra: realizzano due bei singoli nel 1969 e nel 1970 il primo disco dal titolo Sirio 2222. L'album, uno dei pezzi pregiati per il collezionismo non solo italiano, è un mix del beat con influenze psichedeliche degli anni 60 e il rock progressivo degli anni successivi (solo la lunga Missione Sirio 2222 è proto progr...

Nick Drake - Pink Moon (1972)

Immagine
Si dice che Chris Blackwell, il geniale produttore musicale e fondatore della casa discografica Island, abbia detto ai suoi collaboratori “qualsiasi cosa vi proponga registratela”. Nick Drake nel 1971 aveva già pubblicato due stupendi dischi per l’etichetta, l’esordio Five Leaves Left (1969), che fece scoprire il suo agrodolce spirito intriso di spleen e il meraviglioso, iconico, Bryter Layter (1970) un gioiello musicale in cui suonano con il nostro John Cale (da ascoltare la favolosa Norther Sky), la sezione ritmica dei Fairport Convention (Dave Pegg e Dave Mattacks), gli archi di Robert Kirby, il tutto diretto e organizzato da Joe Boyd. Sebbene acclamati dalla critica, dai musicisti e dagli addetti ai lavori, i due dischi vendono pochissimo: forse dipende dalla naturale ritrosia di Drake a suonare in pubblico (pochissimi i suoi concerti dal vivo e tutti finiti con una sorta di fuga dal palco), la sua “incapacità” a fare pubblicità (una sola intervista rilasciata in assoluto) ma, p...

Malo - Malo (1972)

Immagine
Quando nel 2000 la Latin Academy of Recording Arts & Sciences decise di istituire i Latin Grammy, con gli stessi meccanismi di assegnazione dei Grammy Awards, molti gridarono all’esagerazione. Ma a conti fatti, nel ventennale dell’istituzione del premi, la musica latina (cioè registrata o in spagnolo o in portoghese o altre lingue di paesi ispanofoli e lusinofoli) rappresentano il maggior numero di registrazioni dell’Intero pianeta, più di quelle in lingua inglese. La storia di oggi è quella di una band sconosciuta da noi ma che in due periodi, dal 1971 al 1974 e, dopo una pausa di 7 anni, dal 1981 fino ad oggi, ha rappresentato uno degli esempi musicalmente più interessanti e coinvolgenti del rock latino. Sebbene abbiano cambiato in tutti questi anni una quarantina di componenti, i Malo (prendendo in considerazione quelli del primo periodo) sono l’ennesimo gioiello del fervore artistico e musicale della San Francisco a cavallo dei due decenni ‘60 e ‘70. I Malo nascono dal desid...

Rolling Stones - Exile On Main Street (1972)

Immagine
Uno degli album più leggendari, seminali e storici di tutti tempi viene registrato in esilio (da cui il titolo). Infatti nel 1971 il Governo Britannico indaga i Rolling Stones di evasione fiscale. I 4 con notevole nonchalance in tutta risposta si spostano in Francia. Mick Jagger si trasferisce a Parigi con sua moglie Bianca, gli altri (Mick Taylor, Bill Wyman, Charlie Watts) in costa azzurra, mentre Keith Richards affitta una incantevole villa a Villefranche-sur-Mer, vicino a Nizza, che si chiama Nellcôte. In mancanza di uno studio di registrazione “all’altezza” nella zona, Richards insieme al produttore Jimmy Miller e ai due leggendari ingegneri del suono, Andy e Glys Johns, improvvisa studio di registrazione la cantina della villa. A questo punto iniziano leggende di ogni tipo su come avvenissero le registrazioni, e soprattutto in quale stato psicofisico, fatto sta che il soggiorno per le registrazioni fece la fortuna dei pusher locali e delle libertine: è certo che spesso il grup...

Garybaldi - Nuda (1972)

Immagine
Il mese dei dischi gioielli dimenticati si conclude con un disco italiano. Partiamo subito dalla sua copertina: Guido Crepax disegnò per i Garybaldi una sensualissima Bianca (nelle cui fattezze si può riconoscere la più famosa Valentina) distesa in una giungla come una sensuale Gulliver con i Lillipuziani: il disegno si apriva in tre parti creando un sensazionale poster 30X90 cm, con le nuvole che formavano il titolo di questo disco, piuttosto provocatorio: Nuda. I Garybaldi erano agli inizi degli anni ‘70 una delle più promettenti e famose band del progressive italiano. Nascono a Genova come Gleemen nel 1965, quando Pier Niccolo “Bambi” Fossati fonda il gruppo con Maurizio Cassinelli (batteria e voce), Lio Marchi (tastiere) e Angelo Traverso (basso). Suonavano il beat, cioè un rock leggero che si rifaceva ai primi Beatles e ad altri gruppi del cosiddetto Mersey Sound (dal nome del fiume che attraversa Liverpool) e come Gleemen ebbero discreto successo incidendo una cover di Lady Ma...

Deep Purple - Made In Japan (1972)

Immagine
Quello di oggi è probabilmente uno dei dischi più famosi della storia del rock, e lo è per molti motivi. Autori della leggenda furono 5 ragazzi inglesi che insieme sono stati uno dei più grandi gruppi della storia del rock; nella seconda delle future innumerevoli formazioni, nei pochi anni in cui fu attivo con questa line up questo gruppo ha costruito pilastri fondamentali della mitologia della musica popolare occidentale. I Deep Purple quando esordirono nel 1968 con Shades Of Purple Deep e The Book Of Taliesyn erano una formazione ancora alla ricerca di un suono definito, in bilico tra il nascente progressive, i suoni psichedelici che arrivavano dalla California e i primi vagiti di quella trasformazione del rock che molti stavano iniziando a plasmare. Il cambiamento avviene quando Ritchie Blackmore (chitarra), Ian Paice (batteria) e Jon Lord (organo Hammond e tastiere) mandano via il cantante Rod Evans e il bassista Nick Simper e li sostituiscono con Ian Gillian, dagli Episode Six,...

E T I C H E T T E

Mostra di più