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Visualizzazione dei post con l'etichetta 1992

Annie Lennox - Diva (1992)

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Annie Lennox, scozzese, cantava in anonimi locali quando incontra Dave Steward, londinese, con cui nasce prima una collaborazione musicale, chiamata Tourists e nei tre anni con cui incidono a questo nome (tre dischi niente di che, due per la Logo e uno per la RCA) sono anche coppia nella vita. Ma si lasciano sentimentalmente, e mettono su un duo che otterrà un grande successo nel successivo decennio: gli Eurythmics, dal nome di una delle tre fasi, la Euritmica appunto, del metodo Dalcroze per imparare la musica. Come duo, scrivono alcuni dei brani simbolo del decennio: Sweet Dreams (Are Made Of This), 1983, Here Come The Rain Again, (da Touch, 1983), There Must Be An Angel (Playing With My Heart) (da Be Yourself Tonight, 1985, il loro disco più bello e pieno di duetti stupendi), When Tomorrow Comes (Revenge, 1986). Si sciolgono verso la fine del 1989, di comune accordo.  Annie Lennox passa un periodo di relativa tranquillità, stando lontana dal mondo musicale. Fu l'incontro con Ste...

The Black Crowes - The Southern Harmony And Musical Companion (1992)

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La musica rock americana a fine anni ’80 è un calderone emozionante di vibrazioni che ribolle in continuazione. In quegli anni ci sarà una straordinaria concentrazione di visioni musicali, che a seconda della zona dell’immensa nazione prende dal passato per proiettarsi nel futuro. Se per esempio a Seattle la tradizione viene usata per fare a pezzi il vecchio e diventare occasione per buttare fuori tutta l’ansia del periodo, nel profondo Sud è il trampolino di lancio per catapultare nella contemporaneità il rock “classico”. La storia di oggi ci porta in Georgia, ad Atlanta, dove i fratelli Robinson crescono in una famiglia nella quale, nei decenni precedenti, la musica ha regalato qualche soddisfazione: infatti il padre, Dan, arrivò addirittura in classifica con un singolo, Boom-A-Dip-Dip, nel 1959. I fratelli Robinson, Chris alla voce e Rich alla chitarra, prima si avvicinano al punk, ma ben presto trovano molto più stimolante il rock anni ’60, sia quello tipico delle loro parti, il so...

AA.VV. - Singles (O.S.T.) (1992)

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Nel 1992 il grunge era il genere musicale ed estetico imperante nell’universo della musica pop. Qualcuno dall’occhio lungo se ne accorse per tempo e proprio a metà del 1992 mandò nelle sale cinematografiche un film girato a Seattle in cui non solo il mondo delle band della città è lo sfondo alle dinamiche dei protagonisti, ma addirittura alcuni dei nuovi eroi fanno dei piccoli cameo. Cameron Crowe è stato prima che un grande regista un giornalista musicale prodigio: a 15 anni scrive recensioni per riviste come Creem e Playboy, a 16 diviene firma del magazine Rolling Stone, che lo manda ad intervistare gente del calibro di Dylan o Neil Young. È anche appassionato di scrittura e il suo primo romanzo Fast Times At Ridgemont High (in italiano Fuori Di Testa e che vede il debutto di tre futuri premi Oscar, Sean Penn, Nicholas Cage e Forest Whitaker) si trasforma in un film scritto e diretto da Crowe. Arriveranno poi alcuni titoli fortunatissimi, come Non Per soldi… Ma Per Amore (titolo orig...

The Lemonheads - It’s A Shame About Ray (1992)

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Quando alla fine degli anni ‘80 a Seattle stava nascendo il grunge, sull’altra parte degli Stati Uniti, a Boston, un’intera schiera di band riscriveva, partendo dalla lezione del punk americano (che fu musicalmente molto più interessante di quello europeo) una musica rock venata di pop che prese il nome di bubblegum rock. Tra i massimi esponenti ricordiamo i leggendari Pixies, i Dinosaur Jr, i Throwing Muses e il gruppo capitanato da Evan Dando, i Lemonheads. Dando prese il nome del suo gruppo nato alle superiori da una marca di caramelle, e il giorno dopo il diploma registra con Ben Deily e Jesse Peretz il primo EP, seguito a breve dal primo LP per la Taang!, Hate Your Friends (1987): un hardcore fresco, che si ispira anche ai Ramones e agli Hüsker Dü, e che colora di tinte accese lo spleen giovanile dei testi.  Dando è un vulcano, e si divide con i Blake Babies, altro gruppo bostoniano, dove incontra Juliana Hatfield, che diventerà la sua “fidanzata” (stava scritto proprio ...

R.E.M. - Automatic for the People (1992)

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C'erano in effetti molte riserve da parte dei fan storici della college rock band per eccellenza che aveva accompagnato il mondo indie da Athens, Georgia, fin lassù, in alta quota. Il passaggio dalla I.R.S. alla Warner non era iniziato male, Green aveva lasciato ben sperare, Buck, Stipe, Mills e Berry non sembravano dei venduti qualunque, pronti a metter su casa accanto ai divi di Hollywood. Ma Out of Time no, era stato un affronto. Va bene, sì, un mandolino in classifica, quello di Losing My Religion, non è che si vedesse spesso, ma per il resto no, non c'eravamo proprio. Estimatori dell'ultim'ora che mai avevano sentito parlare dei R.E.M. adesso stavano lì a sollazzarsi e disquisire. No, sembrava proprio finita. E allora eccolo, il capolavoro, solo un anno dopo. Di commerciale non c'è più niente, i testi sono intimisti e parlano di dolore, di perdita, di morte. Il suono è abbastanza spoglio, di impianto prevalentemente acustico, con archi e tastiere a impri...

Rage Against The Machine - Omonimo (1992)

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Ha detto Tom Morello: «Le belle canzoni ti fanno battere il piede e ti mettono voglia di vedere le tua ragazza. Le grandi canzoni distruggono le auto dei poliziotti e mettono a ferro e fuoco le periferie. Sono solo interessato a scrivere grandi canzoni». Paradossale ed esagerata, l'affermazione dice qualcosa di vero e di giusto. Le grandi canzoni hanno sempre un significato politico (come tutto il resto, d'altra parte): ce l'ha, cerca disperatamente di averlo, tutto quanto fanno i Rage Against The Machine. Soprattutto, ce l'ha il suono che il gruppo ha inventato - non da solo, è ovvio — all'inizio degli anni Novanta, quando è ormai evidente che l'hip hop ha cambiato molte carte sulla tavola della musica. Quando nel 1991 il virtuoso della chitarra incontra il poeta-rapper-attivista Zack De La Rocha a Los Angeles, per esempio, è possibile immaginare un gruppo che suoni come una band hardcore e che abbia per vocalist un dicitore energico e ritmico (certo non un ...

The Black Crowes - The Southern Harmony and Musical Companion (1992)

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Consacrazione orgiastica di un nuovo suono sudista nel pieno dell'era grunge, The Southern Harmony and Musical Companion è per la band della Georgia un notevole (e forse al tempo persino inaspettato) passo avanti rispetto al pur fortunato esordio Shake Your Money Maker. Aggiunto lo straordinario feeling solista del nuovo arrivato Marc Ford alla macchina da riff di Rich Robinson, i Black Crowes compiono un balzo verso le stelle, rimpolpando il rock'n'roll stradaiolo e di stretta osservanza Stones del debutto con fughe lisergiche, assoli lancinanti, cori gospel e profumi di jam anni Settanta. Un disco all'apparenza anacronistico, in realtà posizionato dentro l'anima di questa musica, per questo ancora più coraggioso in tempi di sfracelli alternative rock nelle classifiche di mezzo mondo. La ditta dei fratelli Robinson frulla in un colpo solo Allman Brothers e Led Zeppelin, Grateful Dead e Lynyrd Skynyrd aggiungendovi il profondo sud della Stax, il soul nero e il ...

Uncle Tupelo - March 16-20 1992 (1992)

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Tracciate le linee guida dell'intero movimento alternative country, con una combinazione livida di memoria folk e rancore punk rock, gli Uncle Tupelo gettano definitivamente la maschera e affrontano il loro bagno purificatore nella tradizione. Nella semplicità quasi banale del titolo, risultato di quattro giorni di sessione con Peter Buck (Rem) negli studi di Athens, la band di Farrar e Tweedy spegne l'amplificazione e scende definitivamente a patti con l'anima più folkie e rurale della sua scrittura. L'esito è a suo modo rivoluzionario per i primi anni '90, collocandosi lungo una sensibilità rinnovata per i misteri e le eredità nascoste della vecchia country msuic. Altrimenti non si spiegherebbero i ripescaggi di traditional quali Coalminers, I Wish My Baby Was Born e Atomic Power (Louvin Brothers), anche se la forza ossuta, un po' primitiva di queste ballate risiede proprio nel materiale originale, tra una indimenticabile Moonshiner, una dolcissima i e l...

Jayhawks - Hollywood Town Hall (1992)

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Pietra miliare del rock delle radici è dire poco: quando ancora nessuno sapeva bene cosa fosse quell'oggetto misterioso poi chiamato alternative country e soprattutto quando gli Uncle Tupelo erano una band da carbonari e sottoscala, i Jayhawks strappavano un importante contratto con l'American di Rick Rubin, portando all'attenzione generale (buone vendite, persino qualche video e la produzione di George Drakoulias) l'aria agreste della provincia e il recupero di un rock'n'roll dal passo umano. Il freddo del loro Minnesota viene immortalato nella bella copertina, un paesaggio innevato che rimanda subito ad un certo immaginario country rock degli anni Settanta, punto di riferimento indiscutibile dei due songwriter Mark Olson e Gary Louris. Hollywood Town Hall è esattamente un compromesso (riuscitissimo, a dire il vero, e mai più ripetuto su questi livelli) fra le loro due anime: quella più folk e malinconica di Olson, quella più elettrica e pop di Louris, che u...

Los Lobos - Kiko (1992)

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Questo disco ha rappresentato per i Los Lobos il punto di rottura definitivo e forse per qualche vecchio affezionato il tradimento finale, di sicuro i lupi di East Los Angeles non sono stati più gli stessi, avventurandosi nella costante ricerca del ritmo e nello stravolgimento delle tradizioni latin rock da cui tutto era iniziato. Nello stesso tempo però, da qualunque parte vi voleste schierare, Kiko è indiscutibilmente il loro album più ambizioso e probabilmente il più degno di essere consegnato ai posteri per descriverne le qualità strumentali, il genio compositivo, le capacità uniche di sintesi fra musica americana, rock'n'roll e radici messicane. Il roots rock delle origini e la matrice blues su cui la band di Hidalgo e Rosas ha costruito la sua fama non viene affatto persa (basti ascoltare Whiskey Trail o That Train Don't Stop Here), ma qui è ribaltata con un approccio più obliquo, verrebbe da dire "cubista" ascoltando lo sviluppo di brani come la stessa K...

E T I C H E T T E

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