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Tutti Frutti - Little Richard (1957)

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 La prova lampante che la ribellione del rock 'n era nella performance e non nella canzone, nei coinvolgimento e non nelle parole. «Wop-bop-a-loom-a-boom-bam-boom tootitrootie...» è il nonsense più carico di significato degli anni cinquanta. Little Richard, unendo sacro e profano, rhythm and blues e gospel, boogie e soul, omelie e crudi riferimenti sessuali, am. biguità e audacia, offrì all'America puritana di allora uno degli spettacoli più coinvolgenti e sconvolgenti del dopoguerra. Ci arrivò dopo anni di fatica. Little Richard non riusciva a catturare su disco, a trasferire su vinile, quella forza incredibile che riusciva a sprigionare nelle esibizioni dal vivo. Il suo discografico, Robert Bumps Blackwell, era disperato e pronto a gettare la spugna. Dopo l'ennesima session incolore, comunica a Little Richard che il tempo a sua disposizione sta scadendo. Se non produce qualcosa di geniale, inarrestabile e anarchico e pari alle aspettative che l'etichetta ripone in lui...

Little Richard - Here's Little Richard (1957)

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di Silvano Bottaro Richard Wayne Penniman è incasinato e tormentato come il rock'n'roll. Ha 12 fratelli e sorelle e suo padre viene assassinato quando lui ha 20 anni. Non ha un soldo, e quel poco che guadagna lo spende in lezioni di pianoforte. Lo chiamano Little, ma è alto un metro e ottanta. Ha imparato a cantare in chiesa e a fare spettacolo dai venditori ambulanti che arrivano in città, a Macon, Georgia, pieno Sud degli Stati Uniti. E' spirituale e carnale, religiosissimo e volgare, canta sconcezze indirizzate a donne che sanno come divertirsi e divertire, ma da come si trucca tutti capiscono che gli piacciono piú che altro gli uomini. Con i fratelli, fa musica da sempre. A 19 anni vince un concorso con la Rca, ma prima che accada qualcosa trascorrono altri quattro anni. Ora è con la Specialty, e in particolare con il produttore Bumps Blackwell, una piccola celebrità in quel momento, l'uomo che ha lanciato le Carriere di Ray Charles e di Quincy Jones. Non è che Bl...

Little Richard: la rocambolesca storia dell’architetto del rock’n’roll

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di Luca Divelti Non poteva crederci: quella pistola puntata che fissava terrorizzato, era rivolta contro di lui. Larry era sempre stato il suo “fratello”, quello con cui condividere lavoro e successi, sbornie e risate, sconfitte e confidenze. E droghe, soprattutto droghe. E proprio per la disperazione di non avere soldi per comprarsi la roba, Larry era arrivato a minacciarlo, urlandogli contro di dargli tutto ciò che aveva. Mentre sentiva il sudore freddo corrergli per la schiena e percepiva la pesantezza del dito sul grilletto, Richard si ricordò di avere in tasca un po’ di contanti: tremante, piagnucolante, con le tempie che battevano scatenate, li tirò fuori. Larry prese i soldi: abbassò quegli occhi scuri come biglie nere e l’arma, per poi correre via biascicando qualcosa, a caccia di un effimero sollievo al suo tormento. Richard sentiva la testa che gli scoppiava: si tastò freneticamente, cercando di una ferita che sapeva non esistere e dopo aver ringraziato il Signore come non fa...

Little Richard

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Little Richard

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Little Richard, Hit Parade, 1959

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Le 101 copertine di musica più importanti di sempre

Accadde oggi...

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5 dicembre 1932: a Macon, in Georgia, nasce Richard Wayne Penniman, meglio conosciuto anche come Little Richard, prima rockstar di colore e riconosciuto ormai da tutti come il pioniere del rock and roll. Oggi fa 81 anni e le sue influenze sulla musica che venne dopo di lui sono incalcolabili: è stato un idolo per molti, su tutti Mick Jagger, David Bowie, Lou Reed e Bob Dylan. Perfino Jimi Hendrix nel 1996 avrebbe detto: «Voglio riuscire a fare con la mia chitarra quello che Little Richard fa con la sua voce».

E T I C H E T T E

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