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Visualizzazione dei post da Novembre, 2012

First Day of My Life - Bright Eyes

Il Primo Giorno Della Mia Vita

Questo è il primo giorno della mia vita giuro che sono nato proprio sull'uscio della porta sono uscito sotto la pioggia, improvvisamente tutto è cambiato stavano portando coperte sulla spiaggia La tua è stata la prima faccia che ho visto penso che ero cieco prima di incontrarti non so dove sono, non so dove sono stato ma so dove voglio andare Così ho pensato dovevo farti sapere che queste cose restano per sempre, io sono particolarmente lento ma ho capito quanto ho bisogno di te e mi sono chiesto se potessi venire a casa Ti ricordi quella volta che hai guidato tutta notte solo per incontrarmi la mattina? E ho pensato che era strano, tu hai detto che tutto era cambiato ti sei sentita come se ti fossi appena svegliata E hai detto "Questo è il primo giorno della mia vita felice di non essere morta prima di incontrarti ora non mi preoccupo, potrei andare ovunque con te e probabilmente sarei felice" Così se tu vuoi stare con me con queste cose non c'è nulla da dir…

Lou Reed

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All’inizio degli anni settanta, Lou Reed chiude l’avventura con i Velvet Underground e lascia l’America per approdare in Inghilterra, dove stringe un proficuo sodalizio con David Bowie. Il risultato è uno dei dischi più influenti della storia del rock, significamente intitolato “Transformer”, prima consapevole realizzazione di un progetto sospeso tra le due sponde dell’oceano. Il disco è un manifesto dell’ambiguità, un sillabario del lessico del rock “vizioso” che contiene brani destinati a diventare dei classici, come Vicious, Satellite of love, Walk on the Wild Side, Perfect Day, rock affilato e romantico, decadente e perverso, spettacolare e innovativo. In questi brani è racchiusa la poetica di Lou Reed, i versi oscuramente metropolitani, la devianza come forma d’arte, un senso strisciante di perdizione, una malinconica ed eccitante malia da fine del mondo, la confusione tra vita e arte, comunicate con un’elettricità travolgente, anche quando i ritmi si fanno più lenti e la voce si…

Faber

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Arthur Brown

Sicuramente una tra le figure più bizzarre della psichedelia inglese, Arthur Brown (1942) Studia filosofia all'Università di Reading, cantando in gruppi di r'n'b revival sin dalla metà dei '60. Nel 1967 con Vincent Crane e il batterista Draken Theacher nasce il primo nucleo del Crazy World of Arthut Browne.
Discografia a Wikipedia

Bob Dylan e la chitarra elettrica

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Il 25 luglio del 1965 al Newport Folk Festival, davanti ad un pubblico che aspettava di sentire alcuni suoi classici tipo "Blowin'In The Wind" e "Mr. Tambourine Man" Dylan scambia la sua chitarra acustica Gibson per una Fender Stratocaster, e comincia a suonare le versioni elettrificate di "Maggie Farm" e "Like a Rolling Stone". Pete Seeger, icona "acustica" popolare, perde la calma e minaccia: "Se avessi una scure, taglierei il cavo del microfono." Anche la folla fischia e Dylan è costretto a lasciare il palco, per poi tornare con la chitarra acustica in mano. Più tardi, durante il suo tour mondiale 1965-1966, i fan amareggiati lo chiameranno "Giuda!" Da quel momento tante cose cambiarono. La musica di Dylan, la musica folk e il rock si trasferirono in nuove direzioni.

No More Cloudy Days - Eagles

Non Ci Sono Più Giorni Nuvolosi

Seduto accanto ad una finestra piena di nebbia
Guardo la pioggia battente
Cadere come lacrime solitarie
Ricordi d'amore vani
Questi giorni nuvolosi, ti fanno venire voglia di piangere
Ti spezza il cuore quando qualcuno se ne va e tu non sai il perchè

Vedo che sei stata ferita piccola,anche io sono rimasto solo
Sono rimasto qui perso,alla ricerca di una ragazza come te
Ora credo che il sole stia tornando a splendere
Non aver paura di amare di nuovo,posa la tua mano nella mia..

Piccola, non voglio mai più farti piangere
Non voglio mai più vederti incupire
Non voglio mai più lasciarti cadere
Non voglio mai più essere falso

Conosco un posto dove possiamo andare,dove l'amore vero dura per sempre
Non ci sono più notti tempestose, non più giorni nuvolosi

Credo nelle seconde possibilità
E credo negli angeli
Credo nei nuovi romanticismi
Piccola, io credo in te
Questi giorni nuvolosi stanno giungendo al termine
E tu non devi aver paura di innamorarti di …

The Smiths – The Queen is Dead (1986)

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di Silvano Bottaro
Esiste una teoria secondo cui gli anni Ottanta britannici hanno prodotto solo due nomi da salvare: Smiths e Japan. Gruppi presuntuosi quanto si vuole ma almeno capaci di musica vera. Eppure all’epoca soprattutto gli Smiths lasciavano qualche dubbio. Sono bravi, bravissimi nei pochi minuti di un 45 giri – si diceva di loro – meno quando si tratta di reggere i tre quarti d’ora di un album, niente vero per quel che mi riguarda.
Sì, in “The Smiths” e in “Meat is murder” ci sono dei vistosi cali di tensione ma, in “The Queen is Dead” no, è perfetto dall’inizio alla fine come non era accaduto prima e non sarebbe accaduto poi.
“The Queen is Dead” è stato il punto più alto della carriera degli Smiths e può essere considerato il ritratto dell’Inghilterra del ‘900 secondo Morrissey che, al di là del suo ostentato egocentrismo è riuscito a regalarci canzoni uniche, immediate e nello stesso tempo con una presa lirica inimitabile.
Gli elementi dei testi sono: l’amore, la morte e s…

Alice in Chains - Omonimo (1995)

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Dick McDonough

Chitarrista (1904 - 1938). Appartiene alla scuola di chitarristi bianchi, fondamentalmente accompagnatori, che portarono al massimo sviluppo l'esecuzione di assoli ad accordi. Scomparso prematuramente, dopo una carriera passata ad accompagnare celebrità è poi caduto nell'oblio. Già nei primi anni '20 McDonough, allora banjoista, fu al servizio di leader di spicco, come Red Nichols.
Wikipedia

Re: Stacks - Bon Iver

Questo mio scavo e oggi è Qumran

 Tutto quello che succede da ora in poi
È pioggia battente 
È paralisi 

Continuo a gettarla duecento alla volta 
È difficile trovarla quando la conoscevi 
Quando il tuo denaro è finito 

E tu sei ubriaco perso 
Messo a muro con le tue rovine come dei pesi nella schiena 
e le rovine e le cataste del tuo peso nella schiena 
con le tue rovine e cerchi di liberarti dal tuo peso 

Mi sono contorto al sole e alla luna 
Avevo bisogno di rimpiazzare 
La fontana nel cortile di fronte si è arrugginita 

Tutto il mio amore era seppellito 
In un campo congelato 
C’è un corvo nero seduto di fronte a me 

Le

Jeff Buckley

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E' probabilmente il più apprezzato e amato dei cantautori degli anni Novanta, figlio del leggendario Tim Buckley, anche lui tragicamente scomparso in giovane età. Jeff aveva un modo creativo di affrontare la canzone. Affascinato in egual modo dai Led Zeppelin come dal garage rock, dal punk e dalla disco, riusciva a essere un interprete romantico anche quando la progressione musicale era devastata dal suono di una chitarra elettrica distorta.
Era bello, giovane e forte di un album, Grace, del 1994, di cui tutti dissero un gran bene, sia la stampa specializzata sia quella istituzionale. E' morto nel maggio del 1997 in circostanze mai chiarite fino in fondo.
C'era abbastanza materia emotiva per fare di Jeff Buckley un eroe "guevariano" agli occhi dei ragazzi e delle ragazze che seguono le cose del rock, e altrettanta per imbastire una speculazione discografica, visto il grande bagaglio di registrazioni postume che si sono riversate nel corso degli anni sui fan. Buck…

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