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Visualizzazione dei post con l'etichetta beirut

Beirut – A Study Of Losses (2025)

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 di Monica Gullini Beirut, progetto dietro al quale si cela l’estro del musicista statunitense Zach Condon, torna con A Study Of Losses. L’album, è frutto di un intenso lavoro compositivo. Come per Hadsel, disco della rinascita, le sessioni di registrazione si dividono tra Norvegia e Germania. Nella primavera del 2023, la direttrice della compagnia svedese Kompani Giraff, Viktoria Dalborg, si reca da Condon e gli propone di comporre le melodie per uno spettacolo adattato dal romanzo di Judith Schalansky, Verzeichnis einiger Verluste, “Un inventario delle perdite”. Zach, totalmente digiuno di tecniche circensi, recupera alcuni video degli artisti, rimanendo affascinato dai costumi, dalle luci e dalle acrobazie. Decide così di dare vita a un’odissea di diciotto tracce incentrate sulle assenze e sull’impermanenza: dalle specie estinte, dalle architetture abbandonate fino a tutto ciò che durante l’esistenza si sviluppa in divenire. Dopo aver assistito ad alcune performance della compag...

Beirut - Hadsel (2023)

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di Piergiuseppe Lippolis Da Gallipoli a Hadsel corrono più di tremila chilometri. Dal tacco dello Stivale a una località immersa in un’isola poco più a nord del circolo polare artico, nel mar di Norvegia, ballano anche quattro anni: quelli di cui Zachary Francis Condon e la sua creatura, i Beirut, hanno avuto bisogno per compiere il viaggio, attraversando pure una pandemia. Beirut come la capitale del Libano, Beirut come il crocevia di culture e suoni e, di riflesso, manifesto artistico di una proposta musicale che dei suoni del mondo si nutre. La prima tappa del viaggio era stata “Gulag Orkestar”, nel 2006, che intendeva omaggiare l’Europa dell’Est, l’ultima quel “Gallipoli” per il quale Condon si era spinto fino al nostro profondo Sud, nel 2019. A novembre, e forse non è un caso, è arrivato il seguito “Gallipoli”, ma di quelle atmosfere rimane poco: l’esperienza musicale di “Hadsel” è diversa per climi e umori, ma conserva gli stilemi fondamentali di una proposta artistica ormai ben ...

Beirut - Artifacts (2022)

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di Valerio Di Marco L’ultimo album di inediti dei Beirut risale a pochi mesi prima dell’inizio della pandemia e anche il titolo, Gallipoli, richiama in qualche modo quei sapori marittimo/vacanzieri che in questi ultimi due anni ci siamo perlopiù negati. Peraltro, già allora l’afflato del progetto capitanato da Zach Condon virò verso una maggiore cupezza. Che avvertisse la tempesta in arrivo? Ora, dopo due anni di mascherine e lockdown, per la band del Nuovo Messico non è ancora tempo di un nuovo lavoro in studio e allora la stessa formazione ci regala un compendio della sua carriera in parallelo raggranellando in una raccolta composta da un poker di vinili (i cui otto lati in totale sono stati nominati per dare indicazioni sulle tracce contenute) diciassette anni di demo, rarità, inediti e b-side. Inutile dire che gli amanti dell’indie anni ’00 che si sbrodolavano al seguito dei vari Sufjan Stevens, Patrick Wolf, Bon Iver e Get Well Soon troveranno pane per i loro denti in questa retro...

Beirut – The Rip Tide (2011)

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di Silvano Bottaro Si sta confermando come uno degli album più belli del 2011 questo ‘ The Rip Tide ’, terzo album dei Beirut , band statunitense capitanata da Zach Condon , giovane venticinquenne nato a Santa Fe nel Nuovo Messico. Fin dal primo disco ‘ Gulag Orkestar ’ del 2006, Condon (infatti il gruppo ‘Beirut’ si formò successivamente per l’incisione del disco) si dimostrò un grande talento oltre a una gran bella voce ma fu con il secondo, ‘ The Flying Club Cup ’ del 2007, che i Beirut si fecero conoscere oltre continente. Lasciando da parte certe influenze inevitabilmente tratte da ispirazioni ‘altrui’, con ‘ The Rip Tide ’ i Beirut fanno il grande salto di qualità, facendo emergere un suono completamente personale che li distinguono dalla ‘massa’ musicale odierna. Anche se orientativamente verso un sound più pop, i Beirut ci regalano trentatre minuti di intrecci musicali di notevole profondità. Le nove canzoni che compongono il disco hanno la forza di creare un flus...

Beirut – Gallipoli (2019)

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di Danilo Nitride Il viaggio è un tema caro a Zachary Francis Condon. Durante l’adolescenza un viaggio in Europa gli ha cambiato la vita, avvicinandolo allo spirito di certe culture che, sebbene distanti – ma non troppo – da quelle sue native, hanno influenzato il suo percorso creativo e la genesi – due lustri e mezzo fa, ormai – della sua creatura Beirut. Non ha mai smesso di spostarsi e viaggiare, Condon, e l’itinerante Gallipoli ne è un chiaro esempio. Il quinto full lenght dei Beirut, infatti, è stato scritto, arrangiato e prodotto tra New York, Berlino e la provincia di Lecce. Sì, proprio quella provincia di Lecce, per la precisione Guagnano, dove è ubicato il Sudestudio di Stefano Manca, che si è rivelata una grande fonte di ispirazione per la scrittura del disco. L’influenza del Bel Paese si avverte pienamente nelle atmosfere di questo lavoro, tra l’incedere solenne tipico dei rituali religiosi del Sud e i passaggi strumentali dal carattere cinematico. Condon ritorn...

Beirut - No No No (2015)

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di Emanuele Brunetto Scherzare col titolo di questo quarto album a firma Beirut sarebbe fin troppo facile e anche un po’ cattivo, specie se ad ascolto già avvenuto. No No No, infatti, potrebbe tranquillamente essere la reazione di disappunto di tanti fra coloro che decideranno – con più o meno aspettative al riguardo – di capire che ha combinato l’ex bambino prodigio Zack Condon negli ultimi quattro anni dal punto di vista musicale (visto che dei casini privati se n’è parlato abbastanza). Quattro anni trascorsi dall’ultimo “The Rip Tide” (2011), fattosi attendere a sua volta altri quattro anni da “The Flying Club Cup” (2007), lassi di tempo che qualcosa devono pur significare in termini di esperienza, maturità, crescita, evoluzione o chiamatela come diavolo vi pare. Invece niente, nada di nada, Beirut suona sempre, costantemente uguale a se stesso, circostanza che se al secondo album sa di conferma, al quarto si trasforma in pesantezza, rovinando le belle sensazioni dettate da...

Nantes - Beirut

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Ebbene è passato molto tempo, molto tempo da quando ti ho visto sorridere e io perderò al gioco la mia paura e io perderò al gioco il mio tempo e in un anno, un anno circa questo scivolerà verso il mare Ebbene è passato molto tempo, molto tempo da quando ti ho visto sorridere nessuno alza la voce solo un'altra notte a piangere nessuno alza la voce solo un'altra notte a piangere

E T I C H E T T E

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