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Visualizzazione dei post da ottobre, 2021

Michelle Shocked

Folksinger girovaga nella più classica tradizione americana, Michelle Shocked (1962, vero nome Maree Johnson) nel 1988 si guadagna l'ammirazione e la simpatia di pubblico e critica con canzoni sensibili, realistiche e atteggiamenti di sincero anticonformismo. Lucida e intransigente nella sua critica sociale, la Shocked è in prima fila in manifestazioni pubbliche, movimenti ecologisti e associazioni pubbliche. Discografia e Wikipedia

Museo Rosenbach - Zarathustra (1973)

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L’età del progressive italiano ha regalato una generazione, foltissima, di gruppi che ispirati dall’evoluzione stilistica di alcune tra le più formidabili compagini musicali del periodo fine anni ‘60-inizio anni ‘70 hanno pensato e suonato una musica dall’ampio respiro internazionale, che ha avuto successo anche all’estero. C’è da dire che è dibattuta l’idea che la via italiana al progressive esista o meno: è innegabile che in Italia prese forma in maniera predominante l’idea dell’album concept, che raccontasse una storia legata nei brani, che il livello medio dei musicisti fosse molto alto e che si inserissero nello schema originale del progressive (una musica slegata dalla costruzione classica della canzone pop, che si estende in variazioni sui temi presi dalla musica colta, che si contamina con il jazz e l’improvvisazione, che usa i nuovi e primi strumenti elettronici) strutture, strumenti e idee della musica tradizionale italiana o mediterranea. Il mese di Maggio lo dedicherò a Sto

I 100 Album Jazz che hanno sconvolto il mondo #16 #15 #14

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ALBERT AYLER TRIO: SPIRITUAL UNITY (ESP-DISK) Ayler (ts), Gary Peacock (b) and Sunny Murray (d). Rec. 1964 Ayler ha registrato un paio di dischi rivoluzionari in Europa due anni prima di questo, ma il primo ESP-Disk è stato quello che ha fatto il passo avanti in termini di raggiungere e cambiare assolutamente tutto. La pura selvatichezza del suono, dell'esecuzione e delle idee di Ayler (trilli isterici ben al di sopra della normale gamma del sassofono combinato con colpi di clacson e boom sonici dalle sue stesse profondità) era senza precedenti, così come il frenetico accompagnamento a ritmo libero di Peacock e Murray . Solo più tardi le sue forme musicali furono comprese e comprese. All'uscita, il disco ha cambiato ogni concezione di ciò che costituiva il jazz all'avanguardia da un giorno all'altro e ha scatenato generazioni di imitatori. Ma Albert lo ha fatto per primo, e lo ha fatto meglio. (KS) MAHAVISHNU ORCHESTRA: INNER MOUNTING FLAME (COLUMBIA) John McLaughlin (g

Grateful Dead - Live Dead (1969)

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di Silvano Bottaro Live Dead è il primo album dal vivo della band che più di ogni altra ha costruito la propria immagine sui "live". Nella loro discografia i dischi dal vivo hanno raggiunto quelli in studio e senza dubbio sono destinati ancora a crescere. Live Dead è un live un po' speciale non solo perché è stato registrato con una platea di amici e non con un pubblico pagante ma soprattutto perché è un disco di passaggio, "il" disco di passaggio dagli Acid Tests e dalla San Francisco "sixties" verso il mondo nuovo, verso i settanta, anni più complicati e grigi. Nel '69 i Dead avevano appena abbandonato il quartier generale di Haight Ashbury e si erano spostati a nord, in campagna, alla ricerca della quiete e delle "buone vibrazioni" che nella città della baia, ormai sconsacrata, non poteva più dare. Con loro, anche la musica aveva cambiato domicilio, spostandosi dallo spazio astrale e psichico ai prati e alle colline di casa, da

Folk Show: Episode 80

Bruce Springsteen - Nebraska (1982)

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Il disco di oggi è quello che ha aperto di fatto l’idea degli album registrati con pochi mezzi e lasciati alla loro naturale bellezza grezza. Diverrà iconico, anche se l’idea iniziale non era affatto questa. Bruce Springsteen ad inizi degli anni ‘80 ha portato in tour la potenza della sua musica dopo l’uscita del leggendario doppio Lp The River: concerti leggendari per intensità, repertorio e soprattutto durata, che spesso toccava o superava le 4 ore di show, tanto che uno dei più grandi studiosi di musica popolare, Simon Frith, definirà un concerto di Springsteen il paradigma dell’ “oggetto di esaurimento”, cioè che davvero va avanti finchè non c’è più fiato in corpo, o goccia di sudore da far cadere dalla fronte. Eppure Springsteen rifugge da tutto questo, e nel suo caro New Jersey si chiude nello studio costruito nella sua nuova casa e si isola dal resto. Nelle future autobiografie questi mesi vengono descritti quasi al limite della depressione, ma lasciamolo da parte questo partico

The Shadows

La nascita degli Shadows è strettamente collegata a quella professionale di Cliff Richard. Secondo quanto racconta quest'ultimo nella sua autobiografia, è verso l'estate del 1958 che comincia a esibirsi con i suoi Drifters (Terry Smart alla batteria, Ian Samwell e Norman Mitham alla chitarra) ed è con questa formazione che nell'agosto dello stesso anno incide il suo primo singolo. Discografia e Wikipedia

Rino Gaetano - Mio Fratello È Figlio Unico (1976)

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Una delle personalità più originali, estrose e beffarde della musica italiana ha avuto il successo che meritava solo dopo molti anni la sua tragica scomparsa (in un tragico incidente stradale, nel 1981). Crotonese, ma cresciuto a Roma, Rino Gaetano è stato uno degli artisti cardine nel cambiare registri e idee alla canzone italiana degli anni ‘70. Dopo aver abbandonato il posto sicuro in banca, attenuto con il diploma da ragioniere, si avvicina alla musica frequentando il mitico Folkstudio di Roma, verso la fine degli anni’60. Pur essendo timidissimo, si esprimeva già con il segno del suo stile irriverente e scanzonato, che va detto era ben distante dalla seriosità dei cantautori del periodo. Cimentandosi anche in teatro, nel 1972 pubblica in primo singolo, con lo pseudonimo di Kammurabi’s (dal nome di uno dei protagonista dei libri di Salgari), I Love You Marianna, 45 giri che passa inosservato. Viene però notato dal fondatore dell’etichetta It, Vincenzo Micocci, che nel 1974, dopo

I 100 Album Jazz che hanno sconvolto il mondo #19 #18 #17

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ORNETTE COLEMAN: FREE JAZZ (ATLANTIC) Ornette Coleman (as), Freddie Hubbard, Don Cherry (t), Eric Dolphy (b cl), Scott LaFaro, Charlie Haden (b), Ed Blackwell and Billy Higgins (d). Rec. 1960 Questo ha fatto voltare tutti. Ornette ha disposto i musicisti in due quartetti paralleli, ha arrangiato alcuni temi sciolti e suonato collettivamente per concludere l'intera performance così come la sezione di ogni assolo, quindi ha lasciato che i musicisti si scatenassero per un attacco collettivo di improvvisazione che dura ben più di mezz'ora reinventando le possibilità del jazz mentre lo fa. La meraviglia generale di questo disco è che, sebbene si sia rivelato così ricco di idee per coloro che lo seguirono nei decenni successivi, la musica cattura l'ascoltatore in modo più emozionante che mai oggi. Alcuni numeri del CD di questo album contengono la versione di prova di 17 minuti di "Free Jazz", chiamata "First Take", come bonus. (KS) DAVE BRUBECK: TIME OUT (COL

Laurie Anderson - Big Science (1982)

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di Silvano Bottaro Laurie Anderson, tra le mie preferite, è stata più volte segnalata in questo blog, con il capolavoro "Strange Angels", e con la non certo entusiasmante ultima prova "Homeland". Quello che rimane comunque, il suo manifesto sonoro è Big Science. Musica d'avanguardia, apparentemente priva di potenzialità commerciali, che scala fino ai vertici le classifiche commerciali di vendita americane: Big Science , conciso riassunto della ben più imponente performance multimediale United States I-IV , è un caso pressoché unico nella storia pur concitata e ricca di colpi di scena del suono dei nostri tempi. Giochi di voci filtrate, tastiere solenni ma mai invadenti, imprevedibili soluzioni di arrangiamenti e ritmi appena accennati, con il sostanziale contributo del "tape-bow violin" - uno strumento inventato dalla stessa artista naturalizzata newyorkese, un violino in cui l'archetto è un nastro pre-inciso e le corde una testina magnet

Folk Show: Episode 79

Litfiba - 17 Re (1986)

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Il disco di oggi l’ho comprato in gita scolastica liceale a Firenze in un negozio di dischi che si chiamava Data Records 93. Spero che quel negozio, dal fascino incredibile per gli interi scaffali a muro pieni di dischi, ci sia ancora (sosteniamo per quanto possibile i piccoli negozi di musica, baluardi di emozioni e idee come le librerie). A me del disco piacque la copertina, e poi in quel periodo i Litfiba, anni dopo la pubblicazione del disco di oggi, erano una band molto famosa in Italia. La storia dei Litfiba inizia a Firenze agli inizi degli anni ‘80:  Federico “Ghigo” Renzulli alla chitarra e alla voce (ex Cafè Caracas, formazione che al basso aveva un ragazzo pugliese, Raf), Sandro Dotta alla chitarra, Gianni Maroccolo al basso, Antonio Aiazzi alle tastiere, Francesco Calamai alla batteria (tutti ex membri dei Destroyers) e dopo che Dotta abbandona il gruppo, Piero Pelù (ex Mugnions) alla voce. Il loro riferimento è il punk, o quello che era rimasto, il rock psichedelico e i pr

Sha na na

All'inizio del 1969 si forma, sotto la guida di Robert Leonard, il gruppo dei Kingsmen, composto da studenti della Columbia University, undici bianchi e un nero. Il gruppo si fa le ossa suonando e cantando musica folk nei campus universitari, con un discreto successo, ma dopo qualche tempo il repertorio si orienta verso il classico r'n'r dei '50.

Low - Hey What (2021)

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 di Gianfranco Marmoro I segnali erano evidenti, caotici, terrificanti, stranianti, le figurazioni sonore di "Double Negative" sembravano fuori fuoco, o forse troppo accentuate, incomprensibili, fino a turbare i sogni anche dei seguaci più fedeli della band slowcore. Qualcuno ha perfino abdicato, pur non riuscendo a negare gli eccitanti e sconvolgenti quesiti posti in essere da un'opera tanto audace quanto estrema. I Low hanno in verità varcato definitivamente i confini del cosmo, lasciando a noi terrestri un'immagine virtuale, sfocata, una proiezione digitale non codificata, coinvolgendo in questa reinvenzione artistica anche la natura primigenia della band, trasmutandola da slowcore in negative-core. Con "Double Negative" Alan Sparkhaw e Mimi Parker hanno elevato l'astrazione sonora a livelli mai raggiunti finora, attingendo alla rivoluzione grunge e alla sedizione sonora dei My Bloody Valentine. Forti di un linguaggio armonico senza pari, si sono avvi

I 100 Album Jazz che hanno sconvolto il mondo #22 #21 #20

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JELLY ROLL MORTON: VOLUME 1 (JSP) Morton (p, comp, arr), George Mitchell (c), Edward Kid Ory (tb), Omer Simeon, Barney Bigard, Darnell Howard, Johnny Dodds (cl), Stump Evans (as), Johnny St Cyr (bj), John Lindsay (b), Andrew Hilaire, Baby Dodds (d) and others. Rec. 1926-28 Come con Sidney Bechet, è diabolicamente difficile trovare una singola compilation di Morton che copra tutti gli elementi essenziali. Questo non è proprio così, ma lo fa meglio della maggior parte, e lo fa anche sotto gli auspici della rimasterizzazione dei 78 giri originali di John R.T. Davies, la cui esperienza in questo settore è leggendaria. La miracolosa fioritura di Morton in questo periodo va ascoltata per crederci, con i suoi arrangiamenti di brani suoi e di altri così sfaccettati, così fantasiosi e pieni di incredibile spinta creativa da essere un corpo collettivo di genio da affiancare a quello di Ellington e, molto più tardi, Mingus o Gil Evans. Tranne che l'ha fatto per primo. (KS) AHMAD JAMAL: BUT NO

Ali Farka Toure' & Toumani Diabate' - Ali and Toumani (2010)

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di Silvano Bottaro Fu grazie a Talking Timbuktu , il capolavoro inciso con Ry Cooder nel '94, che ad Ali Farka si apri una finestra nel mondo musicale mondiale.  Nel 2005 insieme con Toumani Diabate' incise il meraviglioso " In The Heart Of The Moon " un prezioso gioiello che si pensava fosse la sua ultima testimonianza, infatti l'anno dopo Ali Farka ci lasciò per un'altra vita. Ma a sorpresa, a cinque anni di distanza viene pubblicato questo " Ali and Toumani " ed è ancora solo ottima musica. Anche questo disco è stato registrato nel 2005 dopo il trionfo di " The Heart... " che vinse un Grammy ed ebbe una trionfale serie di concerti. Proprio per questo motivo, carico di entusiasmo, Toumani decise di registrare " Ali and Toumani " e in sole tre session pomeridiane il disco fu ultimato, anche perchè Ali era gravemente malato. Ancora una volta come per " In The Heart... ", i due musicisti del Mali, Ali grande c

Folk Show: Episode 78

David Crosby - For Free (2021)

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 di Blackswan Ci sono storie artistiche che non finiscono mai, come se il tempo che non passasse e la vita si fosse cristallizzata in un giovinezza che sembra senza fine. Di anni, per David Crosby, ne sono passati tanti (per la precisione ne ha compiuti ottanta il 14 agosto di quest’anno), ma l’ispirazione che anima i suoi dischi sembra rimasta ferma ai suoi giorni di gloria. Anzi, a onor del vero, c’è stata un’improvvisa accelerazione della prolificità, nonostante, oggi, l’esistenza del baffuto chitarrista dovrebbe muoversi con il passo lento della vecchiaia. Molto, infatti, è stato detto sul fatto che David Crosby abbia vissuto una rinascita creativa soprattutto nell'ultimo decennio, cosa del tutto evidente se si considera che negli ultimi sette anni ha pubblicato cinque album da solista, superando di gran lunga il resto della produzione (solo tre dischi) concentrati nel periodo che va dal 1971 al 1993. E non ci stupisce più di tanto: arrivato alla veneranda età di ottant’anni, c

Sex Pistols

Il primo nucleo dei Sex Pistols si forma nell'estate del 1974 a Londra. A quell'epoca infatti risalgono le prime prove degli Swankers, il gruppo costituito da Glen Matlock (1956) al basso, Steve Jones (1955) alla voce, Paul Cook (1956) alla batteria e Wally Nightingale alla chitarra. Matlock lavora sporadicamente in un negozio di King's Road chiamato Sex. Discografia e Wikipedia

Storia della musica #1

Dai canti di lavoro al boogie Alle origini del blues e di tutta la musica nera afroamericana c’è una lunga serie di eventi tragici, il cui principio cronologico potrebbe essere fissato al 1619, anno della fondazione di Jamestown e del primo trasferimento definitivo dei neri in America. Fin da subito la schiavitù dei neri Africani si rivela fenomeno doppiamente crudele: non solo lo schiavo afroamericano viene privato dei diritti fondamentali ( come ogni altro schiavo d’altronde), ma a causa delle sue peculiarità razziali e sociali arriva a perdere la qualifica stessa di essere umano agli occhi dei coloni. Inoltre la concezione sociale, filosofica e religiosa dei nativi Africani risulta antitetica rispetto alla mentalità umanistica dei coloni Americani dell’epoca che consideravano l’uomo come misura di tutte le cose e facevano conseguire a questa visione una mentalità pragmatica e concreta. Non a caso è negli Stati Uniti, dove la religione puritana è più forte, ( e le fattorie sono più p

Gonzalo Rubalcaba, Ron Carter, Jack DeJohnette – Skyline (2021)

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di 53rob Il pianista Gonzalo Rubalcaba annuncia l’uscita di Skyline, il suo ottavo album con Passion Records e il primo di una trilogia di album per trio con pianoforte, basso e batteria, per l’etichetta che Rubalcaba ha co-fondato nel 2010. Rubalcaba – cresciuto ed educato all’Avana – ha suonato professionalmente come batterista e pianista prima di emigrare nella Repubblica Dominicana nel 1991 e successivamente, grazie anche all’interessamento di Charlie Haden, a Miami nel 1996. Per questo, quando Rubalcaba aveva in mente un nuovo progetto di trio, ricco di ritmi afrocubani, ma con una presica idea di come si dovesse suonare e sentire la conversazione musicale tra musicisti, sapeva di aver bisogno di compagni che potessero eseguire entrambi gli elementi con lo stesso tatto ed erudizione. Carter e DeJohnette erano gli ideali protagonisti per completare questo trio.  “Non importa quale musica metti nelle loro mani”, dice Rubalcaba nei commenti, “alla fine rendono quella musica personale

I 100 Album Jazz che hanno sconvolto il mondo #25 #24 #23

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MODERN JAZZ QUARTET: FONTESSA (ATLANTIC) John Lewis (p), Milt Jackson (vb), Percy Heath (b) and Connie Kay (d). Rec. 1956 È difficile a questa distanza, con così tanto rumore e furia che intervengono, accreditare il radicalismo del brief di John Lewis per il Modern Jazz Quartet, ma nel 1956 stavano facendo cose sorprendentemente nuove nel jazz in quasi ogni area musicale - forma, contenuto, arrangiamento, interazione e teoria. Avevano anche un'arma segreta in quanto tutti e quattro i musicisti erano immersi nel blues e potevano lamentarsi ogni volta che ne avevano bisogno, ovviando così a qualsiasi tendenza a sfinirsi quando le cose si facevano un po' formali. Fontessa è stata la loro prima per Atlantic con la formazione completamente integrata che includeva Connie Kay: ha fornito un progetto perfetto per i numerosi progressi di MJQ del prossimo decennio. (KS) WES MONTGOMERY: THE INCREDIBLE JAZZ GUITAR OF WES MONTGOMERY (RIVERSIDE) Wes Montgomery (g), Tommy Flanagan (p), Percy

Bon Iver – Bon Iver (2011)

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di Silvano Bottaro Bon Iver pseudonimo di Justin Vernon, pubblica il suo secondo lavoro a distanza di tre anni dal suo fortunato ‘For Emma, Forever Ago’. Com’è immaginabile, la seconda prova discografica è sempre molto attesa, a conferma della veridicità artistica del musicista. A tal proposito, diciamolo subito la “prova” è stata superata. Bon Iver, infatti, pur conservando la sua essenza musicale, si evolve brillantemente nelle sonorità che, grazie all’uso di fiati e archi, rende questa sua seconda opera assai più fiorente e luminosa. Il disco è stato registrato nel Wisconsin, un’ex-clinica veterinaria ristrutturata a studio di registrazione, questo va detto per sottolineare la differenza dal primo disco che, invece, fu registrato in una capanna di caccia sperduta tra le foreste del Wisconsin nel gelo invernale del 2007, della serie: “ status quo ante ”. Una vena più ottimistica è rivelata nelle dieci canzoni che compongono il disco. Grazie alla poesia melodica e ai suo

Folk Show: Episode 77

Ian Anderson, professione musicista

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di Gianni Lucini  Il 4 ottobre 1987 inizia a Edimburgo, in Scozia, un nuovo tour mondiale dei Jethro Tull. A dispetto di chi periodicamente la relega nel museo dei dinosauri del rock progressivo, la band sta vivendo l’ennesima nuova primavera della sua carriera. Entusiamo e meraviglia Il nuovo punto di svolta è segnato dalla pubblicazione dell’album Crest of a knave, accolto con entusiasmo dal pubblico e con una certa stupita meraviglia da parte della critica. L’unico a mantenere un ironico distacco è il flautista Ian Anderson, leader storico, l’anima e il simbolo dei Jethro Tull. L’occasione della partenza del tour fa convergere su Edimburgo un gran numero di giornalisti musicali interessati ad approfondire l’analisi di una band che pare avere sette vite come i gatti. Proprio Ian Anderson si accolla il compito di fare gli onori di casa. La conferenza stampa dopo i preliminari di rito assume ben presto i toni della chiacchierata tra amici. Il flautista non pare eccessivamente stupito d

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