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Visualizzazione dei post da maggio, 2026

Pino Daniele

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Biografia Pino Daniele, uno dei simboli della musica partenopea e italiana, nasce a Napoli il 19 marzo 1955. Primo di cinque fratelli, si avvicina al mondo della musica molto presto. A soli 14 anni insieme ad altri amici coetanei imbraccia la sua prima chitarra. Fin dai primissimi anni '70, insieme ad altri giovani musicisti emergenti, Pino Daniele segue con passione tutto il panorama musicale dell'epoca, cerca di fondere tra loro diversi generi, diversi suoni che possano creare qualcosa di concreto e nuovo. Dopo aver studiato chitarra prima come autodidatta ed in secondo momento a scuola, comincia ad acquisire esperienza con piccoli gruppi musicali come i "New Jet" formato insieme al suo grande amico Gino Giglio. Il gruppo partecipa a vari eventi musicali di piazza ricevendo i primi consensi di pubblico. Dopo alcuni anni di gavetta e sacrifici, nel 1977 la casa discografica EMI ospita il suo primo disco "Terra mia" che include alcuni brani anco...

Mavis Staples – You Are Not Alone (2010)

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di Silvano Bottaro Il gospel è nel sangue di Mavis Staples ma “You Are Not Alone” non è un disco di solo gospel, anzi. Dopo il bellissimo " We’ll Never Turn Back " del 2007, disco prodotto dallo straordinario talento di Ry Cooder, la Staples per questo album si fa aiutare da Jeff Tweedy leader di quella formidabile band chiamata Wilco. Come successe con il disco precedente, anche Jeff Tweedy, estroverso e geniale chitarrista, non impone il suo suono e, come fece Cooder, accompagna solamente la cantante di colore, ricucendole attorno delle sonorità rock e blues per poi intrecciarle alla profonda e bellissima voce gospel della Mavis. A differenza di "We’ll Never Turn Back", dove la Staples recupera brani del periodo della lotta per i diritti civili e i testi parlano di lotta e di emancipazione, in questo suo ultimo lavoro le tredici canzoni si orientano verso un repertorio più classico e sacro. Un disco importante, bello e profondo.  

Alcuni buoni motivi per amare Robert Wyatt

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di Alberto Piccinini Robert Wyatt ha compiuto settant’anni a gennaio duemilaquindici. Il mese scorso ha annunciato in un’intervista di avere smesso con la musica. “Ho pensato che i macchinisti di treno vanno in pensione a 65 anni. Lo farò anch’io. Cinquant’anni passati al posto di guida non sono una cosa da poco e in questo momento a essere onesto sono più interessato alla politica che alla musica”. Lo ha detto con la consueta ironia, macchinista della sedia a rotelle dove sta seduto da quando aveva 28 anni. “Se Dio avesse creato le sedie a rotelle”, recita un’altra sua battuta “le avrebbe presentate come una naturale alternativa alle gambe, nel caso qualcuno avesse voluto scegliere”. A 28 anni Wyatt cadde completamente ubriaco dalla finestra di un primo piano, durante un party londinese (“ho rovinato la festa a tutti”). L’incidente passò agli atti della storia minore del rock. Nella storia maggiore si moriva e ciao, come Jimi Hendrix. Si sorvola spesso sulle circostanze: dep...

Villagers - Darling Arithmetic (2015)

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di Lorenzo Righetto È difficile non pensare al passo evangelico del figliol prodigo nell’ascoltare il terzo disco di Conor O’Brien, per gli ascoltatori Villagers. Che si creda o no, non perché, dopo la bagarre elettronica e sopra le righe di “{Awayland}”, il cantautore irlandese è tornato a una strumentazione quasi del tutto “organica”, ma perché ha ritrovato quel tocco espressivo che sembrava perso, e in così poco tempo – come se Chris Martin avesse scritto “Mylo Xyloto” subito dopo “Parachutes”. Ma il mondo della musica è quasi per tutti accelerato, e così, forse, non è pensabile per un giovane artista ripetere pedissequamente non solo le sonorità, ma anche la scrittura dei pezzi, la cosa forse più personale che un cantautore può avere, da un disco all’altro. In tutto questo, “Darling Arithmetic” è solo apparentemente un ritorno alle origini, perché le atmosfere ma anche i riferimenti non sono gli stessi di “Becoming A Jackal” – semplicemente, non si tratta di un salto pinda...

Radiohead - Ok Computer

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Van Morrison - Duets: Re-Working The Catalogue (2015)

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di Fausto Gori Non è un mistero che i dischi del nuovo millennio, comunque sempre dignitosi, di “Van the Man”, oltre ad un paio di compilations, albums di covers e il nostalgico, storico live di Astral Weeks, siano scivolati progressivamente verso una stanchezza creativa che è andata di pari passo a quella fisica, palesata nei concerti degli ultimi anni (ridotti nei tempi per problemi di voce) e nelle dichiarazioni delle ultime interviste (non riesco più a fare tour, mi stanco troppo). Quindi con queste premesse, arrivato l`annuncio del progetto dei duetti (chiaramente con un occhio rivolto al mercato), pur rappresentando una delle figure più ammirate e rispettate del mondo della musica, il rischio di flop artistico non era poi un`ipotesi così remota. Ma andiamo in ordine. In concomitanza dei suoi settant`anni, in Van Morrison ha prevalso l`esigenza di fermarsi, di tirare le somme, di chiamare a se, dopo aver cullato le precedenti e intense esperienze (su tutti i duetti con John L...

Joe Strummer

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Biografia John Graham Mellor nasce il giorno 21 agosto 1952, ad Ankara (Turchia), città dove il padre lavorava come funzionario del ministero degli esteri britannico. L'attività artistica porterà Joe Strummer ad essere cantante, chitarrista e attore, ma soprattutto sarà ricordato quale leader del gruppo "The Clash", band britannica che ha messo una firma indelebile sulla storia del punk rock. Passa l'infanzia seguendo i trasferimenti del padre che lo conducono in diversi paesi, da Ankara a Il Cairo (Egitto), poi a Città del Messico, Bonn (Germania). Quando ha nove anni la famiglia si trasferisce definitivamente in Inghilterra, vicino Londra. Joe frequenta una scuola privata che non ama per nulla. I suoi momenti di evasione sono legati alla musica, soprattutto apprezza gruppi come Beatles, Rolling Stones e Who. Nel 1970 (Joe ha diciotto anni) la famiglia viva la tragedia del suicidio di David, fratello maggiore di Joe, persona con idee politiche di estrema...

John Mayall with Eric Clapton - The Bluesbreakers (1966)

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di Silvano Bottaro Erano trascorse a malapena un paio di settimane dalla separazione con gli Yardbirds che John Mayall ingaggia Eric Clapton con i Bluesbreakers (aprile 1965). Il gruppo comprendeva, allora, John McVie al basso e Hughie Flint alla batteria. Furono proprio i Bluesbreakers a portare dentro il british blues una briosità tecnica ed un virtuosismo sconosciuto prima. Dal vivo diventarono una autentica attrazione, ed a proposito di Clapton, non era inconsueto sentire nei concerti qualche fan gridare a Mayall: "give a God solo!" Il produttore Mike Vernon riuscì però a combinare la prima session di quella favolosa line-up solamente nel luglio del '66. E nell'agosto, quando il disco era pronto, Clapton non faceva già più parte del gruppo. "John Mayall with Eric Clapton" è un album seminale nel vero senso della parola. Esso rappresenta una piccola rivoluzione nel mondo del rock. La musica suonata era uno dei primi grandi e straordinari i...

Quarant’anni fa usciva "So"

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Ovvero il più famoso disco di Peter Gabriel, quello con cui si inventò ancora delle ulteriori cose rispetto a tutte quelle che aveva inventato fino ad allora. Peter Gabriel durante un concerto nel 1986 (AP Photo/Fred Jewell) Il 18 maggio 1986 uscì in tutto il mondo So, il quinto disco di Peter Gabriel. Sarebbe diventato uno dei dischi più belli e apprezzati degli anni Ottanta, e il più innovativo per la carriera di Gabriel. Fino ad allora Peter Gabriel era stato prima il leader e cantante della band progressive rock dei Genesis – rimpianto in eterno dai loro fans – e poi l’autore di quattro dischi propri originali ed eccellenti, noti anche per non avere titolo (si chiamavano tutti “Peter Gabriel”, o convenzionalmente da I a IV, o con nomi derivati dalle immagini in copertina). L’ultimo era uscito quattro anni prima, quello con “Shock the monkey” (che aveva cantato anche al Festival di Sanremo, esibizione di cui si ricorda un maldestro e rischioso dondolare su una fune). Ma ne...

Mark Knopfler - Tracker Released (2015)

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di Paolo Carù Tracker è l’ottavo album solista di Mark Knopfler. Ottavo, ma in una discografia abbastanza ampia che comprende, oltre ai dischi dei Dire Straits, almeno nove colonne sonore (e sta lavorando alla decima, per il film Altamira), collaborazioni con Emmylou Harris, Chet Atkins, Notting Hillbillies e varie produzioni. Un uomo tranquillo Mark, parla poco, ma agisce. Fa un disco ogni tot anni, quando ha le canzoni, non si scompone mai e la sua musica ha il marchio di fabbrica della sua voce quieta e della sua chitarra: infatti lui è uno dei pochi musicisti riconoscibili, sia attraverso il modo di cantare che quello di suonare. Tracker è in parte ispirato ai viaggi che ha fatto, ai posti dove è andato a suonare, con canzoni come Lights of Taormina o Silver Eagle, oppure anche a scrittori, come Beryl Bainbridge o Basil Bunting, con due canzoni che prendono il titolo dai nomi dei due scrittori. Un disco colto, intenso, lirico, profondo, che lentamente cresce dentro di noi, fac...

Pixies - Doolittle

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Mountain - Flowers Of Evil (1971)

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 Il misterioso legame dei dischi di Settembre (vabbè orami lo avete capito, ma facciamo finta di... no) ci porta a New York, tra la fine degli anni '60 e gli inzi della '70, dove il genio di un personaggio tanto carismatico quanto imprevedibile fa nascere una band che, per quanto effimera, ha lasciato una piccola traccia nella musica rock e per cui io, per quei motivi inspiegabili che solo le simpatie conoscono, ho un debole particolare. Felix Pappalardi, nato nel Bronx negli anni '30 da genitori pugliesi, di Gravina di Puglia, ebbe fama quando fece parte di quel progetto grandioso che furono i Cream, con sua maestà Eric Clapton, il bassista Jack Bruce e il batterista Ginger Baker. Dopo che i Cream si sciolsero, Pappalardi torna negli Stati Uniti e si mette a fare il produttore: lavora con Joan Baez, Fred Neil, Tim Hardin, i Lovin' Spoonful e gli Youngbloods (quest'ultimo un disco bellissimo, The Youngbloods, 1967). La ATCO, prestigiosa etichetta musicale, visto il ...

John Mayall (Bluesbreaker)

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Biografia Festeggiato nei primi anni 2000 come un'icona, dopo una carriera decennale che lo ha consacrato fra gli uomini-simbolo del Blues, John Mayall è, insieme ad Alexis Korner, il più rappresentativo esponente inglese di questo genere musicale. Oltre ai meriti della sua carriera solista, Mayall ha contribuito al lancio di molti famosi musicisti che hanno lavorato con lui tra cui Eric Clapton, Jack Bruce, Peter Green e John McVie. Nato il 29 novembre del 1933 a Macclesfield ha studiato arte a Manchester e ha cominciato a suonare boogie woogie al piano quando aveva tredici anni. Secondo una sua stessa confessine la molla che lo spinse a fare della musica una professione fu l'ascolto di un pezzo di Muddy Waters, in cui il geniale chitarrista di colore esprimeva come solo lui sapeva fare tutta l'anima struggente e malinconica del Blues. Ma la strada per diventare un musicista professionista era decisamente in salita. Dopo essersi arruolato nell'esercito ed ...

Pere Ubu - The Tenement Year (1988)

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di Silvano Bottaro A dieci anni da The Modern Dance il loro primo album che pare suonato da una combriccola di marziani burloni e un po' storditi, una delle pietre miliari del suono avanguardistico e contemporaneo esce questo The Tenement Years - e toglietevi dalla testa immediatamente che il disco abbia delle ambizioni commerciali - fa tesoro delle esperienze passate, riprendendo suoni e sensazioni degli esordi, compiendo però uno sforzo ammirevole in direzione di una maggiore comprensibilità (che non vuol dire banalità) pur conservando un linguaggio musicale di estrema rottura. Fa un certo effetto risentire la voce strozzata di un David Thomas che canta, al solito, come se stesse camminando sui chiodi o Allen Ravenstine sbuffare con rinnovata violenza nel suo intasatissimo sax: tutto a prima vista pare immutato rispetto al passato, per entrambi dieci anni sembrano trascorsi come una ibernazione. Il disco nel complesso risulterà traumatico per chi non si è mai avventurato in...

A love "Coltrane"

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Avrebbe compiuto cent'anni quest'anno John Coltrane se sessant'anni fa' non fosse andato incontro al suo avverso destino. Uno dei più rivoluzionari jazzisti di ogni epoca, uno dei più grandi geni della musica del Novecento ci ha lasciato regalandoci dei capolavori sonori senza tempo. Il suo pensiero musicale, colto e sincero, ha creato infinite scie di proseliti e di imitatori, ancora attivi sui più disparati palcoscenici del mondo. Il passaggio breve ma intenso, di questo grande musicista, sulla scena del jazz ha marcato un profondo segno indelebile tra la musica degli anni cinquanta e quella degli anni seguenti: in appena un secolo di storia, il jazz si è trasformato da musica popolare in musica colta. La sua spiritualità è una combinazione personalissima di tradizione religiosa occidentale e misticismo orientale. Le affascinanti contraddizioni dell'animo di Coltrane si sciolgono nella bellezza assoluta della sua musica. Concludo con una sua frase assai v...

Ibeyi - Ibeyi (2015)

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di Mattia Villa Le gemelle franco-cubane Naomi e Lisa-Kaindé Díaz erano attese al varco in questo 2015, dopo che l’anno passato grazie all’Ep di debutto “Oya” si erano fatte conoscere e apprezzare quasi all’unanimità da tutti gli addetti ai lavori. L’uscita per XL Recordings, responsabile di alcuni dei maggiori trend musicali recenti (FKA Twigs, Jungle, East India Youth) altro non ha fatto che fungere da cassa di risonanza. Non che il duo ne avesse particolarmente bisogno: più o meno tutti i blog e siti musicali specializzati le avevano indicate come uno dei nomi di punta da tenere assolutamente d’occhio. Nate e cresciute a Parigi, le Ibeyi sono figlie del percussionista cubano Anga Díaz, membro del Buena Vista Social Club, scomparso quando le due avevano solo undici anni. La famiglia ha fornito loro i primi elementi per un’educazione artistica, in particolare la madre che le ha educate alla cultura Yoruba (una lingua parlata nell’Africa orientale e arrivata a Cuba oltre tre se...

Nick Drake - Pink Moon

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S Carey - Supermoon (2015)

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di Gianfranco Marmoro Sean Carey, batterista improvvisamente scopertosi compositore, si è visto assalire da un’orda di critici, pronti a smantellare qualsiasi suo tentativo creativo, ma smessi i panni del songwriter e abbracciati quelli dell’impressionista sonoro, con “Range Of Light” ha trovato finalmente il coraggio di uscire dall’ombra di Bon Iver, ridefinendo il suo ruolo di outsider. Sarà per il tono austero frutto dei sui studi classici, o per quella tendenza al descrittivo quasi pittorico degli arrangiamenti, S. Carey resta un musicista per pochi eletti o per anime pronte a cedere alle emozioni più sotterranee e delicate, quelle prive di qualsiasi risvolto sociale o intellettuale. E’ lo stupore che si prova osservando lo stesso tramonto, l’ennesimo guizzo delle onde sulle rocce, o lo scroscio dell’acqua tra le chiome degli alberi, il vero universo del musicista americano, che rilegge alcune trame del suo passato discografico, in cerca di quella situazione sonora da ph...

E T I C H E T T E

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