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Friday I'm In Love - The Cure (1992)

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The Cure esordiscono con suoni disossati e inquietanti, atmosfere desolate ed estranianti, opponendo all'allora imperante punk un nichilismo dark e un atteggiamento decadente da brividi. Dopo una cover deviante e stralunata della hendrixiana Foxy Lady, cominciarono a incalzare e incantare il loro pubblico, in una parabola non sempre irreprensibile, ma mai banale. Qualità fuori dall'ordinario abitavano l'uomo dal nome comune: Robert Smith, genio e sregolatezza, leader assoluto, poeta adorato dagli orfani di Ian Curtis. In una carriera dall'arco bello e teso, i Cure hanno alternato, e a volte mescolato, melodrammi dark e ampi giri d'orizzonte rock, sonorità orientaleggianti e adattamenti letterari (da Camus, ad esempio), sintetizzatori e ballate dolcissime, psichedelia assortita e primi esempi di gothic rock, filastrocche infantili e digressioni latine, estemporanee fughe funky e romantici archi. Friday I'm in Love sarà anche una «dumb love song», come l'ha de...

The Cure – Disintegration (1989)

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di Silvano Bottaro Non riesco ad immaginare quanto sarebbe vuota la mia vita senza i miei dischi, soprattutto certi dischi, a cui sono particolarmente affezionato. Raramente ho avuto dei “colpi di fulmine” ed ho imparato a conoscere le opere molto lentamente, anche dopo mesi di ascolti. Con Disentegration è stato diverso, mi è piaciuto sin dal primo ascolto. A mio parere è di molti, questo è il miglior album dei Cure, per alcuni, di ogni tempo. Con ogni probabilità lo si può inserire nella miglior trilogia insieme a Pornography (1982) e Bloodflowers (2000). Ancora una volta Robert Smith e la sua band riescono a sorprendere. Disintegration è un’opera decadente, un manifesto dark, un disco che se lo avesse inciso Baudelaire lo avrebbe chiamato “I fiori del male”. I dodici brani di Disintegration producono 71 minuti di suoni ammalianti, carichi di forti sentimenti, con un sound inquietante, triste, a volte spettrale. Sembra proprio che questo sia l’ultimo disco di Smith, come s...

The Cure – Songs of a Lost World (2024)

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di Maurizio Ermisino   “This is the end of every song that we sing” “Questa è la fine di ogni canzone che cantiamo”. Inizia così Alone, e inizia così Songs Of A Lost World, il nuovo, attesissimo album dei Cure, il primo dopo un silenzio (discografico) di 16 anni. Sembrano parole di commiato, quelle di un possibile addio, quelle di un ultimo disco. Ma non crediamo sia così. I Cure di Robert Smith sono vivi e vegeti, sono una band che ha fatto la storia del rock, ma che oggi non profuma solo di passato e di ricordi, ma dimostra di saper stare alla grande nel mondo musicale contemporaneo. Certo, alla maniera loro. I Cure tornano con un album di otto canzoni, alcune di sette minuti, e con un pezzo finale da 10 minuti, in un’era in cui Tik Tok e Spotify chiedono canzoni da 3. Mentre oggi in ogni brano il ritornello deve arrivare entro 30 secondi, la voce di Robert Smith entra dopo 3 minuti, nel pezzo finale addirittura dopo 6. Le nuove canzoni dei Cure non hanno fretta di essere as...

Le quindici migliori canzoni degli Smiths

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The Smiths (1982-1987, Manchester, Inghilterra) La band più innovativa e inimitabile nel panorama britannico di quel tempo, gli Smiths chiusero gli anni Ottanta della new wave e dell’elettropop e riportarono al centro della scena le chitarre, aggiungendoci una loro creatività letteraria e un’estetica decadente e melodrammatica (il rito dei fiori gettati al pubblico durante i concerti fu un loro marchio). Morrissey divenne un’icona, cantò canzoni perfette e se ne andò in California a godersi i fans locali della sua dignitosa carriera da solista. This charming man 
(The Smiths, 1984) “Stasera uscirei, ma non ho uno straccio da mettermi” proviene da un film di Tony Richardson del 1961, Sapore di miele. Sostenuto da una eccitante base ritmica di chitarra e basso, fu il primo singolo di successo internazionale degli Smiths. David Cameron l’aveva indicata come una delle sue canzoni preferite. Quello sdraiato a terra sulla copertina del singolo è l’attore francese Jean Marais. ...

Le migliori tredici canzoni dei Cure

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Boys don’t cry (Boys don’t cry, 1980) Qui, appunto, erano ancora piuttosto sgarzolini. Crisi sentimentale adolescenziale, giro di chitarra killer, e se la sente uno che non sa niente dei Cure, col cavolo che lo convincete che furono l’anima dark degli anni Ottanta. Charlotte sometimes (Concert. The Cure live, 1984) Viene da un libro per bambini di Penelope Farmer, Charlotte viaggia nel tempo. Ha una grande melodia, eppure diventano finalmente prevalenti basso e tastiere da brividi. Uscì solo come singolo. The caterpillar 
(The top, 1984) Era quella del video con le farfalle nella serra, e con i violini. In between days 
(Head on the door, 1985) “Questa c’ha un tiro…” dice Matteo Bordone. E ce l’ha eccome: canzonetta di chitarre sfrenate, che eliminava dalla pista schiere di dilettanti, in quelle serate alternative del giovedì.
«È una canzone per gente a cui piace l’amaro assieme al dolce, gente capace di ballare, emozionarsi, pensare, e cantare al...

The Cure - Disintegration (1989)

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A sentire Kyle, uno dei protagonisti di South Park, questo sarebbe «il miglior album di ogni tempo». Difficile dissentire da un cartone animato, forse addirittura impossibile. Diciamo che con ogni probabilità si tratta dell'album migliore dei Cure, parte seconda di una presunta trilogia che comprende anche Pornography (1982) e Bloodflowers (2000), culmine di un percorso che colloca la band di Robert Smith all'incrocio perfetto di alcune strade fondamentali per il rock'n'roll, almeno per quello degli anni Ottanta: il gusto dark (o gotico, per dirla all'inglese), una sensibilità pop di intelligenza rara, il romanticismo post punk (e post Smiths, post Bowie) portato all'estremo del languore, contraddetto da un suono solidissimo, a suo modo essenziale, senza sprechi. Durante la registrazione dell'album, nel 1988, Robert Smith diventa l'unico componente della band che fa parte dei Cure fin dall'inizio della storia, da quel 1978 in cui lui stesso scegli...

The Cure - Faith (1981)

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The Cure - Kiss Me, Kiss Me, Kiss Me (1987)

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Taking Off - The Cure

Decollando Domani posso iniziare di nuovo A tornare a terra e andare avanti Lo stesso che feci ieri Si lo solleverà ancora una volta E al mattino ci sarà sopra Dal punto di partenza do l'avvio E lo spingo per un po' Come faccio ogni giorno Lo butterò giù di sicuro Ma stanotte volo con te Stanotte Così in alto con te Stanotte splendo con te Stanotte Oh sono cosi vivo con te Domani inizierà di nuovo Con una pesante testa Mentre faccio tutto come ieri Si lo farà esplodere di nuovo E al mattino sarà la in tempo Per cronometrare indietro il movimento E farlo per un istante Per andare avanti ogni giorno Lo farà uscire rotolando lo stesso Ma stanotte volo con te Stanotte Cosi in alto con te Stanotte splendo con te Stanotte sono cosi vivo Con te è sempre qui e mai la Con te è sempre qui e mai dove Con te è sempre qui e mai come Con te è sempre qui e sempre ora Si domani inizierò di nuovo Con il tornare dalla terra e andare avanti Lo stesso che feci ...

E T I C H E T T E

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