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Eels – The Deconstruction (2018)

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di Fabrizio Zampighi «I can’t go back / but I can make today a memory to last»: potremmo sintetizzare con questi due versi estratti dal brano The Epiphany il clima che si respira in The Deconstruction. Un disco in qualche maniera “esistenzialista” e “filosofico” nel suo piccolo, e che abbraccia significati profondi da ricercare più nei testi – ad esempio, in un «I don’t know if you’ll come along / I just wanted to sing my song about change / today is the day» dal singolo Today Is The Day, o magari in un «the reconstruction will begin / only when there’s nothing left» estratto dalla title track – piuttosto che nelle musiche, queste ultime non troppo distanti da quanto gli Eels ci hanno fatto ascoltare in passato. Considerando questo punto di vista, il qui presente potrebbe essere descritto come un album fondamentalmente cantautorale, nonostante brani rock-garage come Bone Dry (una specie di I Had Too Much To Dream Last Night degli Electric Prunes aggiornata al mood di dischi come Ho...

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