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Visualizzazione dei post con l'etichetta 1986

Peter Gabriel - So (1986)

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di Silvano Bottaro So è il quinto album solista di Peter Gabriel ed è il primo che porta il titolo di una sillaba, i primi quattro, infatti, hanno un numero progressivo: 1, 2, 3 e 4, mentre i prossimi porteranno il titolo di Us e Up. Non privo di successo, prima con i Genesis e poi come solista, è con questo album che Gabriel raggiunge il vertice della popolarità. Il suono moderno e i brani solidi grazie anche la maestria del co-produttore Daniel Lanois, portano il disco nelle classifiche mondiali. Brani come "Sledgehammer", "Red Rain", "Don't Give Up" con Kate Bush e "In Your Eyes" con Youssou N'Dour, fanno di questo disco degli anni Ottanta uno degli album più belli dell’intera produzione inglese di quegli anni. Peter il mastro-alchimista multiforme, non privo di coraggio, s’infila nei suoni più “rischiosi” dove la contaminazione fa da padrona. Sentimentale ed evocativo, So è la somma di ogni esperienza passata di Gabriel a cominci...

Talk Talk - The Colour Of Spring (1986)

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Simbolicamente la primavera è tempo di rinascita. È una rinascita vera e propria quella che visse, con questo disco, una delle formazioni più interessanti degli anni '80 in Gran Bretagna, che ha lasciato un segno negli appassionati di musica. Tutto inizia a metà anni '70, quando spinto dal fratello maggiore Ed, che faceva il talent scount e il manager per emergenti e spesso improbabili gruppi punk, Mark Hollis fonda a Londra The Reaction, che incideranno un unico singolo in studio nel 1978, I Can't Resist, pubblicato dalla Island di Chris Blackwell. Nel 1981 incontra il bassista Paul Webb, il tastierista Simon Brenner e il batterista Lee Harris, formando con loro una nuova band, a cui dà il nome di Talk Talk. Sono gli anni della new wave e del cosiddetto new romantic, di grande successo: si affidano ad uno dei produttori del momento, Colin Thurston, che guidava alla consolle i Duran Duran, e pubblicano The Party's Over, nel 1982: un synth pop senza infamia e senza lode,...

Nick Cave And The Bad Seeds - Your Funeral... My Trial (1986)

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 C'è un sentimento comune nei dischi che hanno a che fare con Berlino: sono dischi che esprimono dei tormenti umani giganteschi, registrati dagli artisti in momenti cruciali della loro vita, spesso non solo artistica. Bowie quando decise di andare a Berlino per la sua trilogia (che per senso filologico dovrebbe essere una tetralogia, dato che fu il creatore anche di The Idiot di Iggy Pop) era nel pieno di una crisi creativa, di una dipendenza da droghe, autore di gaffe clamorose (una terribile in cui disse in una intervista: "In Inghilterra sarei potuto diventare Hitler. Non sarebbe stato difficile. I concerti erano così spaventosi che persino i giornali scrivevano: “Questa non è musica rock, questo è Hitler! Bisogna fare qualcosa!”. E avevano ragione. Era fantastico. In realtà… credo che sarei stato un gran bell’Hitler"). Una cosa simile avvenne dieci anni più tardi a Nick Cave. Conclusa l'esperienza con i Birthday Party nell'estate del 1983, decide di continuare...

The Smiths – The Queen is Dead (1986)

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di Silvano Bottaro Esiste una teoria secondo cui gli anni Ottanta britannici hanno prodotto solo due nomi da salvare: Smiths e Japan. Gruppi presuntuosi quanto si vuole ma almeno capaci di musica vera. Eppure all’epoca soprattutto gli Smiths lasciavano qualche dubbio. Sono bravi, bravissimi nei pochi minuti di un 45 giri – si diceva di loro – meno quando si tratta di reggere i tre quarti d’ora di un album, niente vero per quel che mi riguarda. Sì, in “The Smiths” e in “Meat is murder” ci sono dei vistosi cali di tensione ma, in “The Queen is Dead” no, è perfetto dall’inizio alla fine come non era accaduto prima e non sarebbe accaduto poi. “The Queen is Dead” è stato il punto più alto della carriera degli Smiths e può essere considerato il ritratto dell’Inghilterra del ‘900 secondo Morrissey che, al di là del suo ostentato egocentrismo è riuscito a regalarci canzoni uniche, immediate e nello stesso tempo con una presa lirica inimitabile. Gli elementi dei testi sono: l’amore...

The Pogues - Poguetry In Motion (1986)

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Nel 1976 la rivista Sounds (che era una delle tre meravigliose riviste musicali inglesi, con il Melody Maker e il New Musical Express, e dalle cui ceneri nascerà Kerrang!) onora il cantante della band di oggi con un titolo, Face Of The Year, a quel viso grottesco, sdentato, che nascondeva un genio tanto bizzarro quanto straordinario. Shane MacGowan è un irlandese nato nel Kent, nel 1957, ed è un giovane punk scorbutico e ribelle quando fonda, a 19 anni nel 1976, la sua prima band: i Nipple Erectors, con due suoi amici, Shane Bradley e Adrian Thrills (che guarda caso farà più tardi il giornalista per il NME). Visto il nome (e questa sua verve creativa lo avrà anche per il gruppo che lo farà diventare un personaggio), lo abbreviano in Nips, il trio incide un paio di singolo e un disco, Only At The End Of The Beginning (1980) che non si ricorda nessuno. La band si scioglie, ma lui è deciso a continuare. Abbandona la ferocia del rock punk e si dedica ad una riscoperta del folk, del rockabi...

Paul Simon - Graceland (1986)

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di Silvano Bottaro Oggettivamente questo disco è passato alla storia per due motivi: ha sancito la nascita "ufficiale" della world music ed è uno dei simboli del passaggio del Sudafrica alla democrazia. Per quel che mi riguarda c'è un terzo motivo: è grazie a questo album che è nata la mia passione per la musica africana. Non è retorica dire che lungo le canzoni di "Graceland" è passata la storia, e non quella della musica, ma proprio la storia del Sudafrica. Oggi si comincia a dimenticare, almeno guardando da lontano, che è esistito un Sudafrica non libero e non democratico e, per chi non lo sa o non lo ricorda, questo è solo un disco di un cantautore americano con musicisti africani. Ma allora no, allora nel 1986, Graceland suscitò passioni, rabbia, polemiche. Paul Simon ha sempre amato la musica di mondi diversi dal suo. Lo aveva già fatto anni prima insieme a Art Garfunkel, facendo scoprire a milioni di ascoltatori le malinconie andine aggiungendo...

Franti - Il Giardino Delle Quindici Pietre (1986)

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Nel cartone della soffitta il disco di oggi è quello più emozionante. Lo è per la rarità, per la qualità, per la storia che lo accompagna. Quando ho detto a mio papà che avevo ritrovato questo disco, sebbene con piccole macchie di umidità sulla copertina, si è emozionato un po’. Fu un regalo di una persona che lavorava alla Lega Coop in Piemonte, che volle regalargli questo disco dato che conosceva la storia di questa formazione e li andava a sentire quando suonavano nei centri sociali. La storia di questa formazione è in un modo del tutto particolare, unica e irripetibile e ha segnato una parte non così piccola del rock italiano, nonostante siano oggi, ahimè, sconosciuti. Tutto comincia a Torino, seconda metà anni ’70. Un gruppo di compagni di scuola, Stefano Giaccone al sax, Massimo D'Ambrosio al basso, Marco Ciari alla batteria e Vanni Picciuolo alla chitarra, con le incursioni vocali di Lux, cantante dei Deafear, formano un gruppo, la Guerrilla’s Band, che dopo tanta gavetta si...

Lucio Battisti - Don Giovanni (1986)

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Questo disco ha "provenienza" certa: lo ha comprato all'epoca mio papà, che ha sempre avuto una grande passione per il ragazzo di Poggio Bustone. E spesso, negli ultimi anni, qualche volta abbiamo discusso di come, nella lunghissima carriera di Lucio Battisti, la parentesi del decennio '80, per certi versi davvero sorprendente, sia molto meno famosa, al limite dell'inesistenza, del periodo precedente. Un po' perché dopo il 1980 decise di concentrarsi solo sull'aspetto musicale abbandonando le apparizioni televisive, le interviste radiofoniche e dei giornali (ultima rilasciata alla Tv Svizzera Italiana nel 1979), e un po' perché decise di fare tutto da solo, abbandonando il sodalizio con il paroliere Mogol. I primi indizi si hanno nel 1978, quando va in Inghilterra per registrare Una Donna Per Amico: tentativi precedenti di sfondare nel mercato internazionale fallirono, ma Battisti cercava un bisogno di internazionalizzare la proprio musica. Il disco fu...

AA.VV. - Pretty In Pink (o.s.t.) (1986)

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John Hughes non suona famosissimo oggi, ma per 15 anni, dal 1980 al 1995 è stato una sorta di gallina dalle uova d’oro per un genere cinematografico, i film per i ragazzi, collezionando successi che ancora oggi ricordiamo: basta dire che è lo sceneggiatore di Mamma Ho Perso L’Aereo e Beethoven. Ma prima ancora fu anche regista, a metà degli anni ‘80, di una serie di film sugli adolescenti che hanno segnato un certo tipo di immaginario, come Una Pazza Giornata Di Vacanza del 1986 (che la Biblioteca del Congresso USA ha deciso di inserire nella lista dei film da preservare per i valore artistico, culturale o estetico del lavoro) e una serie di film con protagonista una giovane attrice, Molly Ringwald, che con i suoi capelli rossi e il broncio naturale fece innamorare una generazione intera di ragazzi. Tra i film, Sixteen Candles - Un compleanno da ricordare del 1984, The Breakfast Club del 1985 (un culto, anch’esso nel Registro di conservazione della Biblioteca del Congresso) e il film d...

Van Morrison - No guru, no method, no teacher (1986)

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di Silvano Bottaro L'estate del 1986, vede la luce il ventunesimo album solista di Van Morrison , The Man. Il titolo è un vero e proprio "manifesto filosofico": No guru, no method , no teacher , estratto dalle liriche della canzone “In the Garden”. The Man ha 41anni, quando incide questo album dalla pregevole copertina. La vocalità del vecchio leone è, come sempre, a grandi livelli: voce forte, calda, suggestionante, carica di purezza e di profondità. Le canzoni sono superbe, sgorgano naturalmente dagli strumenti e dalle corde vocali, una corrente emotiva che sa fondere in un insieme unico: la melodia, la poesia, il soul, il rock, la musica antichissima della tradizione celtica ed il jazz. L’originalità di Morrison è nel suo liberissimo modo di affrontar la musica, nel suo muoversi al di fuori di schemi prefissati e seguire soltanto le correnti del cuore, le emozioni di una poesia che riesce a farsi musica nella maniera più completa ed affascinante. Nonostan...

Van Morrison - No Guru, No Method, No Teacher (1986)

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di Silvano Bottaro Il discorso filosofico-religioso-trascendentale iniziato con gli anni '80 si conclude nella serenità di un'opera dal titolo lungo e curioso. Nella band quasi completamente rinnovata ritroviamo due vecchie conoscenze come Jeff Labes e John Platania ed un' ottima Kate St. John (oboe e corno inglese) che si rivela adattissima per ricreare le atmosfere celtiche/oniriche sempre più frequenti. Se, anche al primo ascolto, sembra di conoscere già questo disco, il motivo è semplice: di tutta la produzione, questo esemplare è quello che più si avvicina ad "Astral Weeks". Simili la struttura dei pezzi e la strumentazione acustica. Di diverso ci sono la brevità dei brani, un pizzico di varietà in più, maggior cura degli arrangiamenti e assenza di sperimentazioni. Van canta con grande naturalezza e (troppa) scioltezza, evitando le strade più difficili. Si ha solo una pallida idea della bravura dimostrata altrove. I testi sono per lo più vaghi, con argom...

Nick Cave & The Bad Seeds - Kicking Against The Pricks (1986)

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di Silvano Bottaro Personaggio geniale e inquietante, provocatorio e imprevedibile Nick Cave, australiano di Melbourne ma cittadino Londinese è stato presente più volte in questo blog con 'The Good Son' del '90, nove canzoni di una bellezza disarmante, con il progetto 'Grinderman del 2007' e del 2010 e ancora con i Bad Seeds in 'Dig Lazarus, Dig!' del 2008. Kicking Against The Pricks è un album interamente composto di cover che percorre i sentieri della musica americana in modo quasi malato e angosciante. Il blues di John Lee Hooker ("I'm Gonna Kill That Woman"), il country di Johnny Cash ("The Singer"), l'hit hendrixiano ("Hey Joe"), il soul di Cooke ("Something's Gotten Hold Of My Heart"), il canto urbano di Lou Reed ("All Tomorrow's Parties") sono qui rimasticati e stravolti, quasi irriconoscibili. Con voce profonda e da brividi Cave conduce le sue personalissime rivisitazioni co...

Litfiba - 17 Re (1986)

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Il disco di oggi l’ho comprato in gita scolastica liceale a Firenze in un negozio di dischi che si chiamava Data Records 93. Spero che quel negozio, dal fascino incredibile per gli interi scaffali a muro pieni di dischi, ci sia ancora (sosteniamo per quanto possibile i piccoli negozi di musica, baluardi di emozioni e idee come le librerie). A me del disco piacque la copertina, e poi in quel periodo i Litfiba, anni dopo la pubblicazione del disco di oggi, erano una band molto famosa in Italia. La storia dei Litfiba inizia a Firenze agli inizi degli anni ‘80:  Federico “Ghigo” Renzulli alla chitarra e alla voce (ex Cafè Caracas, formazione che al basso aveva un ragazzo pugliese, Raf), Sandro Dotta alla chitarra, Gianni Maroccolo al basso, Antonio Aiazzi alle tastiere, Francesco Calamai alla batteria (tutti ex membri dei Destroyers) e dopo che Dotta abbandona il gruppo, Piero Pelù (ex Mugnions) alla voce. Il loro riferimento è il punk, o quello che era rimasto, il rock psichedelico e ...

Stan Ridgway - The Big Heat (1986)

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di Silvano Bottaro Stan Ridgway è un talento unico, uno dei songwriter più originalli ed ispirati degli anni ottanta. E The Big Heat , sua prima opera solista dopo il fruttuosissimo tirocinio come voce e anima dei Wall Of Voodoo, fonde mirabilmente conservatorismo e rinnovamento in nove episodi di magica intensità emotiva e disarmante spessore musicale. Canzoni commoventi, ilari, pacate, trascinanti, estroverse, introspettive, serie, ironiche. Canzoni di vita, reale o immaginaria. Un maestro nell'arte di inventare storie di ordinaria e straordinaria quotidianità con un gusto speciale per l'allegoria. The Big Heat è un monumento canoro e compositivo fuori da ogni clichè, prodigiosamente sospeso da qualche parte fra il rock e l'eternità. Proprio come "Camouflage", la lunga e solenne ballata che chiude l'album fra echi western e misteriose incognite. 

Les Mystère Des Voix Bulgares - Omonimo (1986)

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La storia musicale di oggi nasce da appunti di un esame di etnomusicologia. Questa disciplina, molto giovane dal punto di vista degli studi etnologici comparati, attraverso lo studio della tradizione musicale orale, vuole affiancare la disciplina dei testi accademica ai canti popolari e tradizionali. Una delle figure più affascinanti di questa disciplina fu quella di Marcel Cellier. Svizzero, etnomusicologo, antropologo ma anche grande appassionato di musica per anni fu conduttore del programma radiofonico, della emittente Radio Suisse Normande, From The Black Sea To The Baltic. In esso Cellier faceva conoscere e scoprire le registrazioni, per la maggior parte da lui stesso registrate e prodotte, dei canti popolari e della tradizione folkoristica europea, soprattutto dei Balcani e dell’Est Europa. Due grandi scoperte della musica popolare folk si devono a Cellier: il flautista e compositore Gheorghe Zamfir, rumeno, virtuoso del flauto di pan (che si sente anche nella emozionante co...

Paul Simon - Graceland (1986)

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Il disco di oggi è un opera che ha segnato la musica e il suo autore. Nel 1984, Paul Simon era in crisi di ispirazione e personale: il suo ritorno ai dischi con Heart And Bones (1983, disco sfortunato nelle vendita ma interessante dal punto di vista musicale) non aveva affatto dato i frutti che si sperava, e nel frattempo era naufragato il suo matrimonio con Carrie Fisher, la famosa attrice statunitense interprete della Principessa Lela nella saga di Star Wars. Heidi Berg, musicista e produttore di alcuni suoi lavori, gli regala una musicassetta bootleg, dal titolo misterioso di Gumboots: Accordion Jive Hits, Volume II. Su quei nastri c’erano le registrazioni di una rock band sudafricana che Simon apprezzò moltissimo, accendendo nella sua mente da cantautore una nuova idea: fondere la tradizione folk americana, di cui Simon è stato uno degli interpreti più colti e raffinati, con la musica tradizionale sudafricana. L’idea fu subito messa in pratica partendo per il Sudafrica e regist...

Bruce Springsteen & The E-Street Band - Live/1975-85 (1986)

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In una delle più belle interviste musicali che conservo gelosamente, uno dei miei cantanti preferiti racconta delle emozioni che il palco dà ad un cantante: c’è chi ne è quasi intimorito, e la storia della musica è piena di geniali artisti da studio ma timidi e impacciati dal vivo; c’è invece chi in studio non riusciva ad esprimere al massimo il suo impegno, ma che dal vivo veniva liberato da ogni vincolo per scatenarsi senza freni. In uno dei più celebri libri sulla musica rock di tutti i tempi, Il Rock é Finito, Simon Frith descriveva le performance dal vivo di Bruce Springsteen come “un atto di esaurimento”, cioè l’artista non era davvero contento fin quando, esausto, sudato e stravolto, non si inchinava per l’applauso finale, fino a quando non avesse esaurito tutto ciò che aveva.  Bruce Springsteen fu la scommessa, ad inizio anni ‘70, della Columbia e dei grande Tom Wilson, di trovare un nuovo Dylan (Wilson fu colui il quale davvero scoprì e produsse il gigante di Duluth)....

Peter Gabriel - So (1986)

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Nel 1974 i Genesis pubblicano The Lamb Lies Down On Broadway. Il concept, spettacolare e complicato, è l’ultimo lavoro di Peter Gabriel con la leggendaria band inglese. Gabriel abbandona il resto della truppa dopo il tour conseguente al disco, nel 1975. Inizia così il suo percorso musicale, convinto che ci sia altro da scoprire oltre la formula progressive, che va detto con i Genesis ha raggiunto il suo apice concettuale. Gabriel si sa è un istrionico perfezionista, e lavora molto al suo prima lavoro d solista. Peter Gabriel esce nel 1977: è un tentativo di abbandonare la gloriosa macchina musicale progressive, travolta anche dai primi vagiti del punk, per una via più personale, e che testimonia la sua curiosità musicale, con canzoni in diversi stili, dall’elettronica a certe idee hard rock. Prodotto con Bob Erzin con l’aiuto di Robert Fripp e Tony Levin, passa alla storia per due stupendi brani, Salsbury Hills e Here Comes The Flood ma anche per la prima di una serie di meraviglios...

Jimi Hendrix - Jimi Plays Monterey (1986)

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Da pochi giorni a Genova si è aperta una mostra evento su Niccolò Paganini, dal titolo Paganini Rockstar. Il mago del violino infatti, cito dalla locandina della mostra “è stato una vera e propria rockstar, in tempi in cui il rock neppure esisteva. È il musicista del passato che più di tutti si può accostare, senza esitazioni, alle stelle del rock della nostra epoca: Jimi Hendrix, fra tutte. C’è un prima e dopo Hendrix nella storia della chitarra, e c’è stato un prima e un dopo Paganini nella storia del violino: il rapporto con lo strumento, il virtuosismo, le spettacolari performances in pubblico, i concerti affollati, sono solo alcune delle affinità tra i due, che in tempi diversi e con la stessa straordinaria potenza hanno rivoluzionato la musica”. Il paragone non è affatto ardito, perchè se c’è una costante nelle opinabili classifiche sul Rock è che Jimi Hendrix è stato il più grande chitarrista di tutti i tempi.  Jimi Hendrix arriva al successo non più giovanissimo, dop...

E T I C H E T T E

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