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Visualizzazione dei post con l'etichetta 1991

My Bloody Valentine - Loveless (1991)

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Chiudo la serie novembrina degli album assurdi con una perla degli anni 90, precisamente del 1991, uno degli anni di grazia della musica rock. Questo disco fu un'uscita che spiazzò davvero tantissimi, venendo considerato uno dei lavori più strani, allucinati e particolari, ma non per questo meno potente e rivoluzionario per la storia del rock. La storia di oggi inizia in Irlanda nei primi anni degli anni '80 e buona parte della propria particolarità ruota tutto intorno all’estro creativo, ma estremamente lunatico, di Kevin Shields, che forma il primo gruppo con il batterista Colm O'Ciosoig. Nella prima formazione c’era il cantante Dave Conway e la tastierista Tina, e con la formazione a quattro registrano qualche canzone noise-punk, con venature pop, nella prima metà degli anni ’80. Scelgono come nome il titolo di un film horror inglese, My Bloody Valentine, in italiano Il Giorno di San Valentino, diretto nel 1981 da George Mihalka, film tra l'altro tra i preferiti di Q...

R.E.M. - Out Of Time (1991)

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di Silvano Bottaro Rapidi Movimenti Oculari, l'indice fisiologico che rivela lo svolgersi del sogno all'interno del sonno. La musica rock per i R.E.M. è appunto uno stato ipnotico da sogno, dove i musicisti analizzano le varie visioni musicali, quelle che hanno mosso la loro sensibilità creativa (Doors, Byrds, Velvet), sovrapponendole poi con innovazioni e ulteriori appendici. Abbandonata la neo-psichedelia del giro californiano, i R.E.M. realizzano l'opera più alta del nuovo sound metropolitano, dove la band vive queste composizioni in prima persona con una formula che si rivelerà imbattibile. Questi quattro protagonisti da Athens, Georgia, fanno il "salto" grazie a un album che parla d'amore. Ne parla alla maniera loro, senza nulla concedere al luogo comune e senza spiegare: più che di un'analisi o un racconto, si tratta di un'evocazione di sentimenti e stati d'animo, dalla solitudine all'euforia, senza dimenticare l'ossessione...

AA.VV. - The Indian Runner (O.s.t.) (1991)

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La colonna sonora di oggi ha una storia davvero particolare. Sean Penn, al suo primo film da regista, ha una folgorazione ascoltando un disco, tanto che decide di scrivere una sceneggiatura basandosi sulla storia raccontata da un brano in particolare: Highway Patrolman di Bruce Springsteen, da quel capolavoro che è Nebraska (1982). Il film, The Indian Runner (1991, in italiano intitolato Lupo Solitario) racconta di Joe e Frank Roberts. Joe è lo sceriffo di una piccola cittadina agricola del Nebraska, Plattsmouth, Frank è un soldato dell'esercito degli Stati Uniti. La vita dei due fratelli separati è scossa dalla morte della madre prima e poi dal suicidio del padre. Frank incontra il fratello dopo essere tornato dalla guerra in Vietnam. È diventato un uomo scontroso e cupo, incapace di starsene fuori dai guai. Joe cerca di ricostruire una vita per lui e per suo fratello, Frank ha una relazione con una ragazza del posto, Dorothy,  con cui avrà un figlio. Quando tutto sembra mettersi ...

Nirvana - Nevermind (1991)

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di Silvano Bottaro Dai sotterranei rivelatori del grunge viene alla luce l'album rock degli anni Novanta. Compiacendo e raffinando queste radici para-punk, i Nirvana giungono con questo album a una musica evoluta con intuito e cultura. Il punto di partenza è un sound legato molto ai Led Zeppelin ed ai Black Sabbath, con sintassi melodiche inattese che conquistano uno spazio creativo determinante. Coraggioso e irriverente, Nevermind è musica dell'ignoto, della solitudine. Musica emotivamente instabile come il bandleader, magnetica e rabbiosa, ma capace di sussuri e confidenze innocenti. Kurt Cobain è il nuovo Jim Morrison, stessa figura provocatoria, stesso autodistruttivo connubio di energia fisica e mentale, stesso alone di maledetto che tenta di sovvertire le leggi dello show-biz. Il grunge è anticonformista per necessità di sopravvivenza, ma è una prigione stretta ed angusta. Nevermind scappa da essa. Corre avanti impietosamente, fino a toccare lidi inimmaginabili. ...

Van Morrison - Hymns to the Silence (1991)

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di Silvano Bottaro L'uscita di questo doppio album in questo periodo della sua carriera è stata una grande sorpresa, se poi è di ottima qualità è uno shock. Morrison ha avuto molto da dire in questi anni sulla sua infanzia e la sua fede, le sue ultime produzioni lo dimostrano ma, nonostante questo, in questo disco, in un modo molto meno obliquo, è riuscito ad aggiungere ancora altro materiale; testuale e sonoro. Di ottima fattura, sicuramente il suo miglior lavoro dal 1986, anno di uscita di "No Guru, No Method, No Teacher". Il doppio disco è intensamente personale e rivelatore, proprio perché mette in luce i suoi pensieri molto chiaramente. Anche se marcatamente "religioso", in questo lavoro avvincente, Morrison si rifiuta di "predicare" e si limita a esprimere i suoi pensieri senza forzature. Organico: Van Morrison (voce, chitarra, armonica, sassofono contralto), Steve Gregory (flauto, sassofono baritono), Candy Dulfer (sassofono contralto)...

U2 - Achtung Baby (1991)

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La storia di oggi inizia il 25 Settembre del 1976. Quel giorno nella bacheca della Mount Temple School di Dublino, uno dei più progressisti licei della città, un giovane quindicenne affigge un annuncio che dice: Ho speso un po’ di soldi in una batteria e cerco persone interessate che hanno speso soldi in chitarre, etc. Ci vediamo a casa mia questo sabato. Quel ragazzo si chiama Larry Mullen Jr. E all'annuncio rispondono in 6: i fratelli Dick e Dave Evans, proprietari di una chitarra, Adam Clayton, che ha un basso ed un amplificatore, Peter Martin, Ivan McCormick e Paul Hewson. Strimpellando qualche classico, dopo varie settimane il gruppo si limita a 4 membri, ed appena arrivati ad una decente intesa, iniziano le prima esibizioni. Nel frattempo Dave Evans diventa The Edge, Paul Bono Vox e insieme a Larry ed Adam chiamano il gruppo The Feedback, per poi cambiare in The Hype. Qualche giorno prima del San Patrizio d...

Franco Mussida - Racconti Della Tenda Rossa (1991)

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Il suo nome dà i brividi di piacere ad una generazione musicale, quella del prog italiano, che come raramente è capitato poteva guardare a testa altissima i colleghi stranieri in quegli anni. Tra i chitarristi prog italiani, voglio ricordare tre nomi. Il primo, Nico Di Palo, dei New Trolls, agli inizi degli anni ’70 fu inserito in una classifica del prestigiosissimo magazine musicale inglese Melody Maker (all’epoca una Istituzione) tra i dieci migliori chitarristi europei; il secondo, Marcello Todaro, chitarrista del Banco Del Mutuo Soccorso, capace di disegnare la via mediterranea al prog con la sua chitarra vibrante e visionaria, e personalmente trovo una delle sue migliori performance nel disco omonimo dei Crystals, il super gruppo nato dalla sua uscita dal BMS e composto da Giorgio ”Fico” Piazza della Premiata Forneria Marconi al basso, Nanni Civitenga della Raccomandata con Ricevuta di Ritorno / Samādhi alle chitarre, Giorgio Santandrea degli Alphataurus alla batteria e Carlo Dega...

Talk Talk - Laughing Stock (1991)

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A vent’anni, nel 1975, su consiglio del fratello manager, Mark Hollis forma a Londra i The Reaction: un solo singolo in pieno stile punk, I Can’t Resist, per la neonata e poi leggendaria etichetta Island nel 1978, ma zero successo. Poteva finire qui, ma l’estro e la caparbietà di Hollis disegneranno una parabola musicale tra le più particolari e bizzarre della storia della musica, che dal punk arriverà al disco di oggi. Con Paul Webb, bassista, Simon Brenner alle tastiere e Lee Harris alla batteria formano un gruppo, i Talk Talk, con il chiaro intento di essere i nuovi Duran Duran (da cui prendono la ripetizione nel nome). Diventano quindi alfieri del pop new romantic: firmano per la EMI e nel 1982 il primo disco, The Party’s Over, che ha discreto successo. Molto meglio va il secondo tentativo: It’s My Life del 1984 contiene l’omonimo singolo, che diventerà una delle canzoni del decennio pop (nel 1996 una cover dei No Doubt di Gwen Stefani venderà milioni di copie negli Stati Uniti) e ...

Temple Of the Dog - Temple Of The Dog (1991)

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La storia di oggi inizia dove finiva quella di Apple della settimana scorsa: Andrew Wood rimane in coma in ospedale tre giorni prima di morire, circondato tra gli affetti e dagli amici. Tra loro, Stone Gossard e Jeff Ament, con lui nei Mother Love Bone, e Chris Cornell, spettacolare cantante e chitarrista dei Soundgarden, la band più tosta di Seattle a quei tempi, che con Wood condivideva un appartamento. Cornell è scosso moltissimo, anche perchè era lui con Wood nel momento in cui, constatata la morte cerebrale, furono staccati i macchinari che tenevano il ragazzo in vita. Sin da subito sente l''esigenza di scrivere su quanto accaduto, scrivere parole e musica. Decide quindi di coinvolgere Gossard e Ament in un progetto, un singolo, per ricordare Wood. La casa discografica di Cornell, la A&M, spingeva a fare anche delle cover di canzoni di Wood, ma Cornell non accettò pensando ad una manovra speculativa sulla morte di un personaggio che iniziava ad essere molto amato, e di...

Slint - Spiderland (1991)

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Tre anni prima che Simon Reynolds inventasse la definizione di post rock (come ho scritto nella storia di domenica scorsa), 4 ragazzi di una sperduta cittadina del Kentucky, Louisville, che non erano nemmeno musicisti professionisti (chi si divideva con gli studi, chi con il lavoro) pensano e creano un disco dirompente, che scardina le classiche strutture del rock, quasi ad ucciderlo (secondo la metafora di molta critica) inventando di fatto il genere prima che fosse definito. Conclusasi la breve ma seminale storia degli Squirrel Bait (che produssero due album a metà anni ‘80), Brian McMahan e Britt Walford formano gli Slint, con il chitarrista David Pajo e il bassista Ethan Bucker. Giovanissimi, nel 1989 pubblicano, con la produzione di quello che diventerà il re della musica alternativa americana, Steve Albini, l’urticante e selvaggio Tweez: è un misto caustico di hardcore, punk, potenza sonora in brevi e potentissime canzoni. Il successo è sempre microscopico, ma Albini dirà loro: “...

AA.VV. Deadicated - A Tribute To The Grateful Dead (1991)

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Quando, nel 1965, nella leggendaria Bay Area di San Francisco dove stava per nascere la controcultura americana, aprendo a caso un vocabolario per scegliere il nuovo nome della band, Jerry Garcia (voce e leggendaria chitarra solista), Bob Weir (voce e chitarra ritmica), Phil Lesh (bassista, uno dei più grandi di sempre), Ron “Pigpen” McKernan (voce blues e organo e tastiere), Bill Kreutzmann (batteria) e il paroliere Robert Hunter non pensavano probabilmente di iniziare a scrivere una mitica storica rock americana: Grateful e Dead divennero la sigla di una avventura trentennale (finita ufficiosamente nel 1995 alla morte di Jerry, ma in parte continuata dagli altri in suo ricordo) che segnerà non solo la musica ma persino la società di una certa parte di Stati Uniti. I Grateful Dead hanno attraversato probabilmente ogni genere musicale nello loro trentennale carriera: dal rock psichedelico e ac...

Neil Young & Crazy Horse - Weld (1991)

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di Silvano Bottaro Neil Young è un artista imprevedibile, poliedrico, eclettico, dalle mille personalità.  Un musicista che non finirà mai di stupire. Così come alle sue produzioni più celebri degli anni settanta, dense di sapori e climi californiani, fece seguire musica sperimentale, uscendo poi con un disco di country nashvilliano e subito dopo con un episodio di hard rock, ora (siamo nel 1992) dopo "Freedom" (quasi interamente acustico) spiazza tutti con un doppio album dal vivo con il suo gruppo storico, i Crazy Horse, di tagliente, violento, sudatissimo rock americano. Da subito ci si accorge che il sound è tirato, tostissimo, con chitarre elettriche lancinanti accompagnate da una asciutta ma potentissima ritmica. Questa immediatezza comunicativa, questo mostrarsi nelle intenzioni fin dalle prime note, questo stravolgimento dei vecchi hits, questa personalissima interpretazione dei brani lo fa accostare in maniera inequivocabile al miglior Bob Dylan, dal quale ...

Primal Scream - Screamadelica (1991)

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Tra il 1985 e il 1986, in uno dei periodici momenti di rivisitazione degli stili musicali precedenti, una generazione di musicisti, soprattutto britannici, iniziò a prendere nelle proprie creazioni le atmosfere del beat e dei gruppi californiani (Byrds, Love, Beach Boys) tanto che uno storico reportage del New Musical Express li definì “generation C86″. Tra loro spiccava un ragazzo scozzese, Bobby Gillespie, che partecipò come percussionista e batterista in uno dei dischi più importanti della shoegaze music (termine che indicava la caratteristica dei gruppi di rock alternativo di muoversi poco sul palco e guardare in basso durante le esibizioni, come se si stessero guardando le scarpe, e fu sempre un reportage della NME a definirli così), Psychocandy dei seminali The Jesus And Mary Chain, anche loro scozzesi. Dopo quel disco però Gillespie se ne va dal gruppo e ne fonda uno proprio, a cui dà il nome di un libro molto famoso dello psicoterapeuta Arthur Janov: Primal Scream. Iniziano con...

Pearl Jam - Ten (1991)

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Il grunge è spesso considerato come l’ultimo grande movimento “stlistico” della musica rock americana prima dell’esplosione del rap come stile dominante. In effetti se è vero che le band di Seattle (il grunge è anche conosciuto come Seattle sound) furono il fulcro di questo genere, è piuttosto difficile trovare caratteristiche comuni tra i gruppi che comunemente definiamo grunge. Se i Nirvana giocavano sulla psichedelia e sulla reinvenzione in chiave anche sarcastica del blues ( Cobain cantava tra le altre cose piuttosto scioccanti “rape me, my friend”), gli Alice in Chains viravano su una rielaborazione dell’heavy metal, i Pearl Jam sono quelli che nel suono si rifanno al grande rock degli anni 60-70, con particolare predizione per gli Who e i Led Zeppelin. I Pearl Jam nascono quando Jeff Ament e Stone Gossard escono dai Mother Love Bone, scioltisi dopo la morte per overdose del cantante Andy Wood, il primo eroe musicale dell’underground di Seattle. I due reclutano il chitarrista d...

Red Hot Chili Peppers - Blood Sugar Sex Magik (1991)

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La storia dei Red Hot Chili Peppers è un intreccio continuo di arrivi, partenze, addii e ritorni, complesso almeno quanto lo sono gli stili musicali che si possono rintracciare in tutti i loro album e in particolare in questo, «il migliore che i RHCP saranno mai in grado di realizzare», come dice qualcuno quando esce, profeticamente. Nel 1988 muore Hillel Slovak, il chitarrista che ha co-fondato la band. Jack Irons, il batterista, se ne va: «Non voglio stare in un gruppo in cui i miei amici muoiono». In tempi diversi arrivano dunque Chad Smith, alla batteria, e Jack Frusciante, chitarra. Finora, con la parziale eccezione dell'ultimo (Mother's Milk, 1989), i quattro hanno messo insieme album deludenti, non all'altezza di quello che a tutti pare essere il loro potenziale. Il mix di ritmiche funky (soprattutto grazie al basso di Flea), energia punk, canto fortemente influenzato dall'hip hop (talvolta Anthony Kiedis pare più che altro un rapper) sembra essere esattamente...

Pearl Jam - Ten (1991)

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Stone Gossard e Jeff Ament hanno alle spalle già due gruppi (i Green River e i Mother Love Bone) quando finiscono dalle parti di San Diego, California del Sud, in cerca di un batterista. Loro sono di Seattle, una città che all'alba degli anni Novanta sta cominciando a diffondere nel mondo del rock'n'roll un suono nuovo, un ritorno al rock pesante di un paio di decenni prima, con le chitarre in primo piano e un'essenzialità di suoni che tutti — altrove — sembrano avere dimenticato. Il batterista che cercano non ci sta, ma sua moglie conosce un tipo che canta e che potrebbe essere giusto per la band che quei due hanno in mente. Si chiama Eddie Vedder, lavora in una stazione di servizio ma ha due sole passioni: il rock'n'roll e il surf. Il giorno in cui riceve la cassetta con le cinque basi strumentali che hanno registrato Gossard e Ament, Vedder va a fare un po' di surf, torna a casa e scrive tre dei testi mancanti. Poi sovraincide la sua voce e rimanda la ...

R. E. M. - Out Of Time (1991)

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Si ha un bel dire che le date sono solo una convenzione, che i decenni, come i secoli, non iniziano li dove si crede, ma sempre un po' prima, o un po' dopo. A volte le date contano, eccome. L'arrivo degli anni Novanta, per esempio, porta l'esplosione del grunge, crea nuove superstar come i Red Hot Chili Peppers e i Metallica, fa entrare gli U2 in una dimensione parallela di popolarità assoluta e consacra il fenomeno più improbabile, quello che ha al centro i R.E.M., da Athens, Georgia. Passati alla Warner con Green, i quattro — protagonisti, nel decennio precedente, della programmazione delle college radio fanno il salto grazie a un album che parla d'amore. Ne parla alla maniera loro, senza nulla concedere al luogo comune e senza molto spiegare: pili che di un'analisi o un racconto, si tratta di un'evocazione di sentimenti e stati d'animo, dalla solitudine all'euforia, senza dimenticare l'ossessione, abilmente dissimulata in Losing My Religion...

Nirvana - Nevermind (1991)

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Kurt Cobain e Krist Novoselic sono di Aberdeen, 150 chilometri a sud di Seattle, il pili grande bordello del Nordovest ai tempi della caccia alle balene, ora una cittadina piovosa e noiosa piagata dalla disoccupazione. La madre di Krist fa la parrucchiera, i genitori di Kurt, meccanico e segretaria, si sono separati quando lui aveva otto anni, trasformando il bambino biondo e solare in un ragazzino difficile sballottato tra i parenti. Cresciuto con i Beatles, si appassiona alle sorti dei Sex Pistols senza averli mai sentiti suonare (a Aberdeen i dischi punk non arrivano); pif grande, si attacca ai Melvins, la migliore band locale. A sedici anni va (con Buzz Osborne dei Melvins) al primo concerto della sua vita: i Black Flag. Quando arriva Dave Grohl, il nuovo batterista, lui e Novoselic hanno già registrato un album (Bleach, per la Sub Pop di Seattle) e diverse nuove canzoni nello studio di Butch Vig, il produttore che la Sub Pop ha chiamato per migliorare il suono della band, tropp...

U2 - Achtung Baby (1991)

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Si dice che sia stato Bob Dylan a mostrare la strada a Bono, un giorno dei primi anni Ottanta. «Per capire dove andare, devi sapere da dove vieni». Ecco allora gli album americani dei quattro irlandesi, una fase di evoluzione chiusa con il doppio Rattle And Hum che li porta sulla cima del mondo: famosissimi, soli e senza un posto dove andare. E loro, per tutta risposta, se ne vanno a Berlino, mettendo insieme la voglia — molto alla U2 — di essere dove batte il cuore della Storia (il Muro è appena crollato, ancora qualche mese e le Germanie diventeranno una) e il disegno — ancora più tipico — di ripercorrere le strade battute dai grandi. A Berlino, a Berlino, come il David Bowie psicotico della Trilogia, e per di più con Brian Eno, musicista per Bowie, per loro co-produttore (con Daniele Lanois), per l'uno e per gli altri vera eminenza grigia di una rinascita artistica che si spera epocale. La realtà però vuole i quattro amici di Dublino profondamente divisi sulle scelte artistic...

Pearl Jam - Ten (1991)

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Solo con il giusto distacco e un po’ di anni dopo il 1991, anno della trionfale uscita di Ten, si è capito che i Pearl Jam col grunge non avevano poi molto a che fare. Dell’ultima grande rivoluzione che ha scosso la musica condividevano la provenienza (Seattle) ma non certi estremismi sonori né una certa (spesso tragica) pulsione autodistruttiva. Il primo album che segna l’unione tra Eddie Vedder - vocalist dal carisma straordinario - Mike McCready, Stone Gossard e Jeff Ament è piuttosto un ritorno del rock alla sua essenza, senza fronzoli né sporcature, rigonfio di passione e di riff memorabili, di esplosioni improvvise e tracce melodiche accattivanti. L’urgenza di urlare il malessere e il disagio di una generazione che ha perso i suoi punti di riferimento è ben presente (il serial killer di Once, uragano d’apertura; i tormenti autobiografici di Vedder in Alive, cavalcata elettrica con un assolo di chitarra che farà epoca; lo studente che fa strage in una scuola di Jeremy), ma tutt...

E T I C H E T T E

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