Post

Visualizzazione dei post con l'etichetta Jake Xerxes Fussell

Jake Xerxes Fussell - When I'm Called (2024)

Immagine
 di Yuri Susanna  Dopo quattro album licenziati dalla meritoria Paradise of Bachelors, Jake Xerxes Fussell approda nei ranghi della più blasonata Fat Possum, ma senza dare particolari scosse a una visione estetica che era già ben delineata fin dal primo vagito discografico (correva l’anno 2015) e senza mostrare la volontà di battere strade troppo lontane da quelle che gli hanno fin qui attirato lode e ammirazione pressoché incondizionate. Anzi, dove la precedente, penultima fatica, apriva timidamente alla scrittura personale (su Good and Green Again ben quattro brani portavano la sua firma), When I’m Called torna a scavare (quasi) esclusivamente nel repertorio tradizionale, concedendosi solo qualche eccentricità nella scelta delle fonti cui attingere. E’ il caso per esempio della canzone che intitola l’album, che nasce da una sorta di decalogo del bravo studente ritrovato su una rivista (“Risponderò quando mi chiameranno, non ballerò la breakdance nei corridoi, non riderò dura...

Jake Xerxes Fussell - Good And Green Again (2022)

Immagine
 di Gianfranco Marmoro La musica americana ha smesso da tempo di guardare al futuro, gli ideali delle canzoni di protesta sono diventate fonti di riflessioni al pari della letteratura, perdendo parte di quella energia rivoluzionaria che ne aveva decretato la genesi. Mentre una generazione di musicisti guarda al passato con nostalgia, fanno categoria a sé quei narratori della cultura popolare più remota che, come novelli Alan Lomax, raccontano la vita moderna attraverso il passato, reinventandone la valenza politica e sociale. Giunto al quarto album, Jake Xerxes Fussell si conferma come l’archivista più lucido della musica folk/blues americana, erede di quel linguaggio musicale che Ry Cooder ha trasformato in arte. “Good And Green Again” è un altro straordinario racconto di vita reale, una raccolta di vecchie canzoni alle quali il musicista dona nuova vita, reinventandone la forza poetica, spesso accostando brani diversi ma dalla natura semantica affine. Uno stuolo di musicisti di p...

Jake Xerxes Fussell – What In The Natural World (2017)

Immagine
di Fabio Cerbone Cercatore d'oro del folklore americano, giovane e anomala presenza nel panorama roots di queste stagioni, Jake Xerxes Fussell afferma il suo ruolo di errante chitarrista alla scoperta di tesori nascosti della tradizione. Facile accostare la sua opera al Ry Cooder degli esordi, anche per l'aproccio divulgativo e non strettamente rigoroso, e mai paragone fu al tempo stesso più azzeccato e insostenibile, nonostante tutte le possibili somiglianze stilistiche (sono presenti nei tratti di piedmont blues e di folk appalachiano allo strumento). C'è tuttavia una storia personale che testimonia la qualità del musicista e il suo sincero amore per la materia: figlio di Fred C. Fussell, a sua volta fotografo, ricercatore e musicologo sul campo, un po' sul modello di Alan Lomax, Jake è cresciuto tra le voci della memoria americana, imparando vecchie canzoni folk insieme agli amici del padre, gli altrettanto celebrati George Mitchell e Art Rosenbaum. Con una c...

E T I C H E T T E

Mostra di più