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Visualizzazione dei post da Giugno, 2018

Tom Waits

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1987

The Rolling Stones - Exile on Main St. (1972)

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Esiste un disco che riassume con più approssimazione, abbandono, mistero e malattia la densa stratificazione operata dalle e nelle radici del rock'n'roll? Probabilmente no ed è per questo che Exile on a Main St. è un luogo dell'anima prima ancora che una vera raccolta di canzoni, un rifugio per "esiliati" di ogni sorta dove sentirsi fuori posto, dalla parte sbagliata di quella strada che resta un principio di sopravvivenza e al tempo stesso una dichiarazione di intenti. Immersi in un'atmosfera orgiastica e decandente, nella Francia dei primi anni 70 in cui ripararono, guidati dalla febbrile ispirazione di Keith Richards, vero condottiero occulto dell'intero progetto, gli Stones di Exile lambiscono la sintesi del loro schietto pensiero in termini di rock'n'roll, approdando così alle fondamenta della sempre amata America. Doppio album controverso e persino non completamente compreso all'epoca della sua uscita, è in verità lo zenith di un'in…

CSI, Guida per principianti

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Nel 1992 i CCCP si sciolgono, o sarebbe meglio dire si “evolvono”. Diventano i CSI, una sigla con doppia valenza: da una parte il “Consorzio Suonatori Indipendenti”, nome della casa discografica che sta dietro la band e dall’altra la “Comunità degli Stati Indipendenti”, nata in seguito alla dissoluzione dell’Unione Sovietica.
Lo stile dei CSI, negli anni Novanta, è molto diverso dal panorama musicale che c’è in Italia. I CSI vogliono prima di tutto comporre canzoni in italiano, e poi non essere una “semplice band”, ma un “punto di incontro“, un “progetto in divenire“.
I CSI fuggono le convenzioni, soprattutto dopo un’esperienza unica come era stata quella dei CCCP. Il primo lavoro della “nuova fase” è un progetto a “più voci”, una sorta di disco collettivo live realizzato insieme a Ustmamò e Disciplinatha, intitolato Maciste contro tutti.


L’album è diviso in sezioni, i tre gruppi si dividono lo spazio nel disco. Per sottolineare il “passaggio di consegne” dai CCCP, i CSI riprendono …

Bruce Springsteen - Darkness On the Edge of Town (1978)

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Non esiste recensione o scritto su Darkness On The Edge Of Town che non parta dalla sofferta genesi del disco e dalla tragedia di un artista nel pieno dello zenith creativo costretto a tenere nel cassetto tonnellate di materiale di primissima qualità per meri motivi contrattuali. E proprio dalla scelta dolorosa di dover arrivare a dieci brani su almeno una cinquantina papabili nasce anche l'eterna discussione se era questo poi il disco migliore che lo Springsteen del 78 poteva far uscire o no. Di certo, al di là della riconosciuta grandezza del materiale (che ne fa il disco più amato dai suoi hard-fans), lo straordinario risultato della raccolta fu proprio quello di apparire come un opera unitaria, quasi un concept-album dedicato alla grande depressione del sogno americano post-Nixon e post-Vietnam, un diario perfetto di quel viaggio immaginario che dalle Badlands del mondo post-industriale del New Jersey e delle sue oscure periferie, portava ad una terra promessa ormai lontana. …

Thelonious Monk, Guida per principianti

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Ci sono tantissimi modi di suonare il piano e ogni grande musicista ha sempre trovato il suo, personalissimo. Anche se non coincideva con le aspettative del pubblico del tempo. Abbiamo ascoltato Satie, Glass, Debussy, per citarne qualcuno della musica classica; Waits, Allevi ed Einaudi, per quanto riguarda quella leggera; e Conte, Ray Charles e Petrucciani per quella jazz.
Oggi vogliamo ascoltare un altro pianista, diverso da tutti gli altri, annoverato nel registro jazz, ma con una carica sperimentale che lo rende un caso a parte: Thelonious Monk.
Monk è stato uno dei più sopraffini pianisti del Novecento, dando un contribuito importantissimo al repertorio jazz. All’inizio della sua carriera però il pubblico non era abituato a quel modo di suonare e per questo ebbe numerose difficoltà di vendita. L’orecchio doveva ancora affinarsi. I suoi accordi venivano definiti “strani”, un termine tanto vago quanto mortificante, visto che lui in quegli accordi non ci vedeva nulla del genere.
Ogg…

The Clash - London Calling (1979)

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Londra chiama, dopo l'esplosione tra punk e Stones di un esordio che brucia ancora per ambizione, passione e irruenza. Londra chiama, dopo la "guerra civile inglese" di un secondo album prodotto da Sandy Pearlman dei Blue Öyster Cult. Londra chiama, e Joe Strummer, Mick Jones, Paul Simonon e Topper Headon rispondono con un'apocalisse di suoni, stili, nostalgie e colori che cita la grafica del primo album di Elvis Presley mentre un basso sta per essere fracassato sulle assi del palcoscenico. Londra chiama, e la gioventù britannica replica con un travolgente frullato di generi dove reggae, ska, garage-rock, rockabilly, disco, funky e rasoiate punk vengono attraversati con incoscienza, rabbia e furore. Londra chiama, e se la Cbs nicchia, pretendendo un album di sole due facciate, i "quattro cavalieri" giocano d'astuzia e fingono di contrattare per un unico lp, salvo aggiungere un extended che lo rende in pratica doppio (ma sempre venduto al prezzo di un s…

Archive.org ha realizzato una raccolta di 36.000 vinili ascoltabili liberamente

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Fondata nel 1996, Archive.org sta diventando sempre di più un tassello fondamentale per la storia di internet. Si tratta di un’associazione non profit della Internet Archive che ha come scopo creare una memoria di internet. Visto che i siti si evolvono nel tempo, Archive.org conserva delle foto di questi siti.
Inoltre questa biblioteca digitale si occupa di molti progetti, come l’emulazione di vecchi software ormai superati e, di recente, anche dei vinili. Il Great 78 Project ha come obiettivo evitare che i dischi in vinile si perdano nella storia.
Per questo motivo l’associazione vuole raccogliere la maggior parte dei 78 giri, prodotti tra il 1898 e il 1950, per evitare che vengano persi. In totale si stima siano stati creati 3 milioni di brani.
Nel sito preposto ci sono oltre 36.000 vinili da ascoltare liberamente. Ogni disco contiene i brani associati. Si può notare il famoso rumore gracchiante della puntina di sottofondo.
Archive.org
Fonte

Crosby, Stills, Nash & Young

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Emma Tricca – St. Peter (2018)

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di Nicola Gervasini
Mentre ascoltavo St. Peter di Emma Tricca immaginavo la sua label discografica impegnata in un divertente scherzo da primo di aprile, e cioè far uscire il disco spacciandolo per il lost-record di qualche oscura chanteuse folk inglese dei primi anni settanta, qualcosa come una attesissima ristampa di un disco noto solo ai collezionisti di vinile, con conseguente operazione di riscoperta sulla falsa riga di Vashti Bunyan, Linda Perhacs o Anne Briggs. Sono sicuro che in questo caso oggi non saremmo qui a dovervi convincere che una ragazza italiana possa davvero essere in grado di maneggiare una materia nobile quanto antica come il brit-folk con così tanta sicurezza, affrontando i vostri sguardi scettici (e li vedo anche al di qua dello schermo).
La biografia di Emma Tricca narra di incontri rivelatori con John Renbourn e Odetta e di un volontario esilio a Londra cercando un ambiente più consono alla sua musica, storie usuali quarant'anni fa, ma stavolta il tutto…

I locali che hanno fatto la storia della musica Rock

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Dai Fillmore di Bill Graham al CBGB. Dal Max’s al Whisky a Go Go, i templi del rock dove sarebbe stato bello trovarsi…
Quante volte abbiamo sognato di vivere in un’epoca diversa e di poter assistere dal vivo ad alcune esibizioni, ad alcuni concerti? Quante volte avremmo voluto trovarci sotto al palco per sentire quelli che erano gruppi emergenti e che poi sono diventati leggenda?
Fare la fila fuori i locali più cool per poi riuscire ad entrare?
Molti di quei luoghi hanno fatto da cornice agli esordi di importanti artisti della musica rock: Patti Smith, Iggy Pop, Lou Reed, Rolling Stones, The Doors, e tanti tantissimi altri.
Ma quali erano i locali più famosi, qual è stata la loro storia? Io avrei tanto voluto trovarmi lì…
Avrei voluto essere a San Francisco quando nel Fillmore Auditorium di Bill Graham si esibivano i Jefferson Airplane, The Grateful Dead, Jimi Hendrix, i Doors o Frank Zappa.
Quando i vignettisti più importanti dell’epoca (Moscoso, Griffin, e altri), espressione di qu…

Tom Rush – Voices (2018)

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di Marco Verdi
Tom Rush a 77 anni suonati non ha ancora perso la voglia di fare musica, anzi, è stato più attivo negli ultimi dieci anni che nei precedenti trenta. Grande cantautore, protagonista dell’età d’oro del folk revival degli anni sessanta e poi del folk-rock, ha attraversato quella decade in prima linea con una serie di dischi e canzoni che risultano belli ancora oggi (la sua No Regrets è giustamente considerata un classico, anche se i suoi album erano spesso suddivisi tra brani suoi e di altri. Dalla metà degli anni settanta fino al nuovo millennio Tom sembrava quasi essersi ritirato: pochi dischi e profilo bassissimo, fino al suo ritorno sulle scene nel 2009 con l’ottimo What I Know, seguito a distanza di quattro anni dal bellissimo live celebrativo 50 Years Of Music. Ora Tom torna tra noi con Voices, prodotto come What I Know dall’esperto Jim Rooney (80 anni, un altro giovanotto), ed il risultato è ancora meglio che nel lavoro di nove anni fa. Rush per la prima volta scriv…

Alcune canzoni del 1977 #16/16

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“Jamming”, Bob Marley
Il più grande pezzo da concerto di Bob Marley, e uno dei suoi più celebri. Lui era già piuttosto famoso, ma con questo disco Exodus e i suoi singoli andò molto forte nel Regno Unito dove si era trasferito e in tutto il mondo, era venuto il tempo.

Ben Howard – Noonday Dream (2018)

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di Valentina Natale
Ben Howard è un caso più unico che raro nel panorama folk inglese. Chitarrista dotato di una tecnica sopraffina capace di raggiungere un successo improvviso e inaspettato con una manciata di EP e due album (“Every Kingdom” e “I Forget Where We Were”) che sono riusciti a mettere d’accordo pubblico e critica, scalando a sorpresa le classifiche britanniche tra una nomination (al Mercury Prize) e un premio anzi due (i Brit Awards vinti nel 2013). Fatta la storia, Ben Howard avrebbe potuto dormire sonni tranquilli. Invece ha scelto di non accontentarsi.
Il ragazzino sorridente di “Every Kingdom” è cresciuto ormai ed è diventato più avventuroso. “Noonday Dream”, l’album numero tre uscito ad inizio giugno, è un lungo sogno ad occhi aperti registrato tra la Cornovaglia e il sud della Francia in cui Howard sembra voler allargare ulteriormente i suoi orizzonti musicali. L’etichetta folk è ormai riduttiva per un artista che cerca di ampliare gli stretti confini del genere, s…

Roger Waters

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Roger Waters at home, Islington, London, 1970. Photo by Barrie Wentzell

Alcune canzoni del 1977 #15/16

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“The passenger”, Iggy Pop
Iggy Pop ha due pezzoni, che sanno tutti: questo e “Lust for life”, scritta da David Bowie, ed entrambe uscirono nel disco Lust for life nel 1977. Divenne forse inopinatamente anche un pezzo da serate dance new wave e pogare, e la sigla di mille cose.

Bruce Springsteen - The River (1980)

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Il capolavoro di Bruce Springsteen con la E Street Band. Amaro, struggente, coraggioso, The River cristallizza un suono che poi diventerà un marchio, di più, uno stile e porterà Springsteen a confrontarsi con un tempo e con un'età sempre più difficili. La risposta è un doppio album la cui ricchezza di soluzioni, di composizioni e di ispirazioni (si va da Hank Williams, alla fonte di tutto, alla Band, da Bob Dylan agli Stones) è parallela all'uniformità del suono, alla qualità delle canzoni, alla perfezione di una visione ormai adulta, precisa, completa. Il songwriter e la rock'n'roll band, insieme e mai così grandi (almeno in studio di registrazione), l'inizio e la fine di una grande storia americana: The River è un diario a cuore aperto e le canzoni diventano, una dopo l'altra, le scene di una vita in bianco e nero a cui soltanto il rock'n'roll riesce a dare un senso. Vale la pena di riscoprire e riascoltare con rinnovata attenzione la seconda parte d…

Led Zeppelin, guida per principianti

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Ci sono pochi gruppi di cui dovresti conoscere la formazione a memoria. I Led Zeppelin sono uno di questi: Robert Plant, Jimmy Page, John Paul Jones e John Bonham. Questi quattro musicisti, nel canto, nella chitarra, nel basso e nella batteria sono stati tra i migliori della storia del rock.
La loro grande intuizione è stata quella di rinnovare un genere che si stava lentamente esaurendo, il blues, in chiave hard, con uno stile più duro, più potente facendolo suonare fresco e nuovo.
Siamo alla fine degli anni ’60, precisamente 1969. Esce il loro primo album, il capolavoro Led Zeppelin I. Di questo album fanno parte molte canzoni non originali, cover di Willie Dixon e altri bluesmen. Ma a sentire le versioni dei Led Zeppelin si rimane esterrefatti. Niente prima di loro nella musica suona in quel modo. Basta sentire la meravigliosa “I Can’t Quit you Baby”, una canzone coverizzata spesso ma mai così:
La tecnica di tutti e quattro i musicisti permette loro di destreggiarsi con improvvisa…

Lanco – Hallelujah Nights (2018)

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di Gianluca Sitta
Lanco (abbreviazione di Lancaster and Company) sono una band Americana composta da Brandon Lancaster (lead vocals), Chandler Baldwin (bass guitar), Jared Hampton (keyboards), Tripp Howell (drums) e Eric Steedly (guitar). Nascono nel 2013 grazie all’intuizione di Jay Joyce (Little Big Town, Brandy Clark, Brothers Osborne), uno che sa riconoscere il talento quando l’incontra. Nel 2016 pubblicano un EP intitolato LANco (4 canzoni) che raggiunge una certa notorietà col brano Long Live Tonight”. In questo EP però vi è un altro brano, intitolato Greatest Love Story che decreta il definitivo successo della band. Greatest Love Story è una buona canzone , perfetta per la programmazione radiofonica e infatti raggiunge la cima delle classifiche aprendo la strada a questo Hallelujah Nights (Arista Nashville) , il primo, vero album della band. Lanco interpretano una country music fresca e moderna. Il nuovo Nashville sound è certamente il tratto più caratteristico di questo cd, ma…

Alcune canzoni del 1977 #14/16

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“Il gatto e la volpe”, Edoardo Bennato
Il disco più venduto in Italia nel 1977 fu Burattino senza fili, concept album sulla storia di Pinocchio: la canzone principale, “Il gatto e la volpe”, andò molto forte per decenni quando qualcuno tirava fuori una chitarra nelle gite scolastiche o simili, e parla di ingenui artisti truffati dallo show business.

Bob Dylan - Highway 61 Revisited (1965)

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Highway 61 Revisted, sesto album per il menestrello di Duluth, nasce dopo un profondo cambiamento personale; stanco di cantare le solite canzoni di protesta che tutti volevano ascoltare, lo ritroviamo a 24 anni come un uomo cambiato, che indossa una camicia dai colori sgargianti. Di ritorno da una tournee in terra albionica comincia ad abbozzare un testo di sfogo di 20 pagine da cui viene tratta la famosa Like A Rolling Stones, il singolo dello scandalo, un torrente emotivo di più di 6 minuti. Highway 61 è il disco della svolta elettrica definitiva (il precedente Bringing It all Back Home presentava solo il lato A), forse più rappresentativo dell'intera discografia dylaniana, l'album del non ritorno, del distacco definitivo dal popolo militante di Newport e del folk revival. Dylan si getta nel r'n'r e nel blues prendendo a prestito il nome dalla più famosa arteria che connette Duluth nel Minnesota alle famose città del Sud, le strade che hanno visto la nascita del cou…

Johnny Cash

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Buddy Holly

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Buddy Holly and The Crickets play Liverpool. Buddy gave Des an acoustic guitar which Paul McCartney tried to buy - with no luck.

Bob Dylan - Blood on the Tracks (1975)

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E' l'abbandono l'ispirazione più potente dell'arte. Vale anche per Bob Dylan visto che dopo essere diventato, più o meno intenzionalmente, il portavoce di una generazione inquieta e aver firmato l'innodia del movement, si affida ad un amore perduto (la separazione dalla prima moglie Sara) per comporre uno dei suoi capolavori indiscussi. Stavolta anzichè noi adepti, è lui stesso a sentirsi dylaniato. E' impigliato nella tristezza (Tangled Up in Blue), s'inventa la consolazione di una semplice discontinuità del destino (Simple Twist of Fate), cerca infine riparo dalla tempesta (Shelter from the Storm). Potremmo fermarci qui, ipotizzare altre chiavi di lettura ci farebbe deragliare e i binari sono già sporchi di sangue. Nulla aggiungerebbe alla grandezza di Blood on the Tracks, una testimonianza di dolore poliedricamente declinato: ora languido (If You See Her, Say Hello), ora rabbioso (Idiot Wind). Fa tenerezza questo Dylan non più ragazzo, che dismette i pa…

I Police, guida per principianti

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Il rock è un genere musicale che ha moltissime sfumature e sottogeneri: c’è il rock and roll puro dei Rolling Stones, quello più sporco e punk dei Clash, e quello virtuosistico dei Pink Floyd. Un altro sottogenere che a partire dalla fine degli anni Settanta ha lanciato molte band è stato quello della new wave: con gruppi come Joy Division e Police.
I Police sono stati un gruppo di breve durata—nove anni, più una reunion di un anno nel 2007—ma che ha comunque lasciato un segno importante nel mondo della musica: vendendo oltre 75 milioni di dischi e lanciando in seguito una delle carriere soliste più di successo, quella di Sting.
I Police si formano a Londra tra la fine del 1976 e l’inizio del 1977, quando il batterista Stewart Copeland incontra un giovane bassista e cantante chiamato Gordon Matthew Thomas Sumner, che diventerà famoso con lo pseudonimo di Sting. I due decidono di formare un gruppo musicale, sull’onda della nuova corrente new wave, e dopo l’aggiunta del chitarrista And…

Bruce Springsteen - Born to Run (1975)

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… And the lights go out on Broadway. Dopo aver celebrato le storie e il folkore delle piccole città di mare del New Jersey, nel 1975 Bruce Springsteen compie il salto sull'Oceano Atlantico e, attraversata Long Island, raggiunge New York e la fotografa, la ritrae, la dipinge; soprattutto la filma, in fotogrammi sontuosi, romantici e disperati dove la giungla d'asfalto, gli irlandesi di Hell's Kitchen, le notti ubriache, i criminali di mezza tacca con appuntamento sul fiume Hudson, il fuoco delle strade secondarie e una Manhattan sempre in procinto di affondare nelle acque sotto il peso di peccati e cuori spezzati si inseguono in un trompe l'oeil metropolitano fiammeggiante e pieno di malinconia. Nella testa dell'artista ci sono le parole vomitate da Bob Dylan e le stratificazioni di suono ideate da Phil Spector, ma le canzoni vengono rimaneggiate di continuo e i tempi di registrazione sfiorano la durata-record dei quindici mesi. Il risultato, interamente composto a…

Alcune canzoni del 1977 #13/16

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“Hotel California”, Eagles
Il disco uscì a dicembre del 1976, il singolo – il secondo – nel 1977: e arrivò al numero uno negli Stati Uniti. «Un reggae-rock spagnolo» lo definì Glenn Frey: «Volevamo fare qualcosa che somigliasse a quello che facevano gli Steely Dan e inventarci qualcosa di cinematografico, con testi più originali». La chitarra è tutto merito di Joe Walsh. Metafora di qualsiasi cosa: il successo, la droga, la follia. Somiglia assai a una precedente canzone dei Jethro Tull, “We used to know”.

Ray Lamontagne – Part Of The Light (2018)

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di Fabio Cerbone
Such a Simple Thing è il brano scelto da Ray LaMontagne per annunciare il suo settimo album di studio, dichiarazione d'intenti che torna a quel folk pastorale e sussurrato, alla sognante delicatezza acustica che connotava i suoi esordi. Dopo tanto peregrinare alla ricerca di un suono diverso, affiancato e stimolato dalle produzioni con Dan Auerbach dei Black Keys e Jim James dei My Morning Jacket, presenze che avevano certamente indirizzato il percorso dei precedenti lavori, LaMontagne sceglie di prodursi da solo, riunendo una manciata di musicisti con cui interagire ad occhi chiusi (tra gli altri il chitarrista Carl Broemel, Bo Koster alle tastiere e John Stirratt dei Wilco al basso) nel suo studio casalingo, battezzato The Big Room, accasato nella splendida dimora ottocentesca acquistata ai piedi delle colline del Berkshires, Massachusetts.
Il cambio di direzione o forse meglio dire il ritorno all'ovile è evidente, anche se le velleità da concept psichedel…

Peter Gabriel

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The 150 Greatest Albums Made By Women

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Ryley Walker – Deafman Glance (2018)

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di Gianfranco Marmoro, Massimiliano Speri
Anima sfuggente del panorama musicale a stelle e strisce, Ryley Walker è il classico personaggio amato dalla critica perché facilita enormemente il compito del recensore: si inizia l'articolo meravigliandosi della sua giovane età e di quanto il suo approccio paia provenire "da un’altra epoca", si tirano in ballo i riferimenti sin troppo palesi che sicuramente lo hanno ispirato (a partire dalla sacra triade Morrison-Martyn-Buckley), si chiude con una banalità a effetto su quanto questa musica "metta d'accordo due o tre generazioni", e il gioco è fatto. Nessuna interpretazione, nessuna ricerca, nessun ascolto analitico: un artista trasparente e rassicurante, ideale quando il lavoro abbonda e una scrittura a stampo è provvidenziale per non ingolfare la lista delle recensioni arretrate. Il voler frettolosamente catalogarne l'essenza artistica ha fatto sì che ci si soffermasse sugli elementi più volatili della sua mu…

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