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Visualizzazione dei post da settembre, 2019

Prozac+ - AcidoAcida (1998)

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Mi sento scossa agitata, agitata, un po’ nervosa\Oo oo oo oo!\Acida come di più non si può, di più non si può, come un acido\Oo oo oo oo!. Fu la canzone dell’anno, nel 1998: una veloce base punk ed un testo un po’ nonsense che giocava sul doppiosenso, tra l’acidità intesa come freddezza e irritazione personale e il suo significato legato alle droghe. Poteva essere prevedibile da un trio che come nome scelse la denominazione commerciale della fluotexina, uno dei più famosi farmaci antidepressivi. I Prozac+ sono stati il primo gruppo famoso del Nord-est italiano della nuova generazione. Il trio principale era composto da Gian Maria Accusani alla chitarra, che aveva già suonato nel primo gruppo di Davide Toffolo, poi leader dei Tre Allegri Ragazzi Morti, Eva Poles al canto e Elisabetta Imelio al basso. Formatisi a Pordenone, in breve grazie ad una intensissima attività live nei locali iniziano a farsi un piccolo nome. Si interessa di loro l’etichetta Vox Pop, che in quel periodo pubbli

Manfred Mann

Nel 1963 il pianista e organista Mike Lubowitz, in arte Manfred Mann e il batterista Mike Huggs, fondano la Mann Huggs Blues Band con il chitarrista Mike Vickers e il bassista Dave Richmond: il gruppo si trasforma in Manfred Mann con l'ingresso del cantante Paul Jones. Discografia e Wikipedia

Neil Young - Out On the Weekend

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Radiohead - Ok Computer (1997)

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Il primo nucleo di una delle più particolari band britanniche si forma a metà degli anni ‘80 alla Abingdon School di Oxford, istituto privato maschile dove Thom Yorke e Colin Greenwood frequentavano la stessa classe. A loro poco dopo si aggiunsero Ed O'Brien e Philip Selway, e come On A Friday, dal nome del giorno dove si riunivano per suonare si esibiscono per i locali della città oxoriana. Ai quattro si aggiunge Jonny Greenwood, fratello di Colin, entrato come tastierista ma poi spostato alla chitarra. Il piccolo Greenwood abbandona il gruppo per studiare all'università, gli altri quattro continuano nel loro percorso e nel 1991 autoproducono Manic Hedgehog a nome Shinding, iniziando ad avere una certa fama nei locali di Oxford. In uno di questi, il Jericho, il proprietario di uno studio di registrazione, Chris Hufford, li vide suonare e si innamorò della strada alchimia tra i 4. Con il suo socio, Bryce Edge, chiede ai Shinding di registrare nuovamente un demo. Ha inizio

The 1959 project: storia di un anno cruciale nella storia del jazz

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Il 31 dicembre del 1958, se giravi per Manhattan in cerca di un posto dove andare a festeggiare con dell’ottima musica, non avevi che l’imbarazzo della scelta. Lungo le strade del jazz, ogni volta che si apriva una porta, si sentivano squillare le note fin sui marciapiedi. C’era Dizzy Gillespie che suonava al Village Vanguard, Count Basie che col suo swing infuocava il Birdland e, al Five Spot, sul palco sarebbero saliti il trio di Sonny Rollins e il duo di Charles Mingus. Ma né Gillespie né Basie, e neppure Rollins, Mingus e tutti gli altri jazzisti che quella notte stavano suonando nei locali di New York, e di sicuro nessuno tra quelli che si erano messi il loro miglior vestito da sera per passare la serata bevendo, urlando e ballando, sapevano che quello in cui stavano entrando, un po’ storditi e un po’ eccitati, sarebbe stato un anno cruciale per la storia del jazz, della musica più in generale e, quindi, della cultura contemporanea. Il 1959 fu l’anno in cui Miles Davis

Patti Smith in Chronological Order

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L'intera discografia di Patti Smith in ordine cronologico. Disco dopo disco, canzone dopo canzone, per un totale di 142 brani. Qui su Spotify

I 70 anni di Bruce Springsteen e l’eterna adolescenza

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di Marco Quaroni Pinchetti Ormai una trentina di anni fa, quando ho raggiunto l’età per scegliere – mai fatta scelta migliore – di cominciare a seguire le gesta di questo rocker del New Jersey, lui aveva quarant’anni. All’incirca gli anni che ho io oggi. E ricordo che, dall’ingenuità della mia adolescenza, lo sentivo già anziano. E più il mio cuore si avvicinava a quelle storie, tanto simili alla mia, più temevo che la sua carriera fosse già ai titoli di coda. “Un altro tour rock – mi dicevo – poi possiamo anche accontentarci di vederlo acustico per sempre”. Senza che me ne accorgessi, sono passati 30 anni, 7 tour rock (8 se consideriamo quello di High Hopes, non pervenuto in Europa), 2 tour acustici, un tour folk con la Seeger Sessions Band e 236 date consecutive di spettacolo teatrale a Broadway. Il tutto suddiviso per regolari uscite discografiche e ripetuti passaggi nel nostro Paese. Abbiamo visto finire il decennio sanguinoso dello scioglimento di una E Street Band al massimo

Miles Davis - Birth Of The Cool (1957)

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Voglio iniziare l’anno di storie musicali raccontando di una rivoluzione del jazz. Una rivoluzione però fatta a colpi di strumenti a fiato poco utilizzati nel genere e ad un approccio delicatamente innovativo. Artefice di questa trasformazione MIles Davis, la prima di una serie vitale e creativa che lo accompagnerà per tutta la vita, segnando di fatto la cultura musicale del ‘900. Siamo alla fine degli anni ‘40, Davis è un giovane rampollo alla corte di giganti come Charlie Parker e Dizzy Gillespie, quelli che inventarono il bebop. Sin da subito Miles voleva esplorare un nuovo linguaggio, ma non trovava appigli. Nel 1947 incontra Gil Evans, superbo pianista ed arrangiatore, e fa amicizia anche con Jerry Mulligan e John Lewis, animati dalla sua stessa idea di andare oltre i canoni del bebop. Evans aveva poco tempo prima riarrangiato un pezzo scritto da Davis, Donna Lee, con un intento preciso: eliminare la “brutalità” del bebop, la sua ossessiva ricerca della velocità e dell’assolo f

Lost in Transmission No. 27

Man

Esponenti di punta del rock gallese e padrini del pub rock, i Man sono responsabili del trapianto di certe armonie californiane in terra brittanica, tanto da guadagnarsi il soprannome di Quicksilver inglesi. Negli anni, il gruppo è sopravvissuto con vorticosi cambi di organico intorno a Michael Jones. Discografia e Wikipedia

Pixies – Beneath The Eyrie (2019)

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di Fabio Gallato Al di là della ormai stucchevole disquisizione sul fatto che i Pixies senza Kim Deal siano davvero i Pixies o no, i due dischi post-reunion della band statunitense non erano certo memorabili, e l’ammutinamento della storica bassista dalla solita operazione nostalgia c’entrava poco o nulla. “Indie Cindy” e “Head Carrier” suonavano semplicemente superflui e manieristi, come spesso accade a band un po’ in là con gli anni che si ritrovano dopo una lunga pausa. “Beneath The Eyrie” invece, la cui genesi mi è scivolata addosso in un’aura di insostenibile indifferenza, è un centro quasi pieno, non fosse altro perché al terzo tentativo i nostri mettono in fila una bella serie di pezzi credibili e per certi versi sorprendenti. Via le pose contratte dei due episodi precedenti, i Pixies si ripresentano sciolti e carichi ai blocchi di partenza, rimettendo in scena l’alt-rock dal piglio fortemente scenografico dei bei tempi e, senza farsi travolgere dal solito vortice nost

Bear's Den - Above The Clouds Of Pompeii

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Iggy Pop – Free (2019)

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di Daniele Corradi Free di Iggy Pop è l’ennesimo sigillo di una rinnovata giovinezza artistica dell’Iguana. Dimenticate le sette vite dei gatti, è roba da principianti. Icona vivente è riduttivo. Il cantante degli Stooges e degli Iguanas ha raggiunto il traguardo liberatorio dell’accettazione personale. Potrebbe sembrare irrisorio parlare di raggiungimento di un qualsiasi traguardo al diciottesimo album in carriera, e ancor di più se parliamo di uno status assordante come quello della libertà assoluta, personale. Ma su questo Iggy è chiaro dal primissimo accenno musicale dell’album, un comparto sonoro di decompressione barica per introdurci in questo ambiente nuovo, inedito, nel quale da ogni direzione giunge la sua ben nota voce che dichiara con una schiettezza disarmante che sì, il rocker si sente finalmente libero. Una libertà a livello sensitivo, rapportata alla sua intera esistenza e assaporata in questo momento di stanca, sopraggiunto dopo un periodo molto indaffarato

Il buddha di Jimi Hendrix

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di Guido Mariani Quest’anno si celebreranno i 50 anni del festival di Woodstock, risvegliando se possibile ancora di più l’interesse e il ricordo di quell’evento, nato quasi per caso e diventato un momento spartiacque nella storia della musica e della cultura giovanile. Gli anniversari portano con sé anche un curioso effetto collaterale, l’interesse dei collezionisti e il conseguente impennarsi dei prezzi delle memorabilia legate ai personaggi di quella stagione. Il pezzo più ambito è già passato da molte mani e attualmente non è sul mercato. Si tratta, ovviamente verrebbe da dire, della chitarra più celebre di Jimi Hendrix, la Fender Stratocaster bianca del 1968 con cui il grande chitarrista straziò le note dell’inno americano il 18 agosto 1969 al termine di un’esibizione leggendaria… Ma c’è anche un Hendrix non musicale che è entrato nei radar dei collezionisti. Il primo, vero guitar hero della storia fu proprietario di una preziosa statua bronzea di un buddha risalente alla

Tinariwen – Amadjar (2019)

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di Alberto Campo Sarebbe inopportuno valutare le imprese discografiche dei Tinariwen come fossero quelle di una band qualsiasi: l’origine geografica, l’identità etnica e il percorso biografico definiscono non solo il contesto, bensì la natura stessa della loro attività artistica. Lo chiariscono preliminarmente sul proprio sito web, del resto: «Il migliore album dei Tinariwen non è stato ancora registrato. E forse mai lo sarà». La musica è altro, in questo caso: fierezza di popolo (Tuareg), cronaca politica (la situazione tuttora drammaticamente caotica nel Mali settentrionale), espressione di sentimenti profondi («Alla base di ciò che facciamo c’è l’assouf, una specie di lieta malinconia», ha raccontato a Les Inrockuptibles Eyadou Ag Leche, bassista e arrangiatore). Ottavo disco della serie, cui ne va aggiunto uno dal vivo, nell’arco di 18 anni (ma il gruppo, aggregatosi nel campo profughi di Tamanrasset, in Algeria, esiste da quattro decenni), Amadjar – vocabolo che in idioma

Pink Floyd Chronological

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L'intera discografia dei Pink Floyd in ordine cronologico. Disco dopo disco, brano dopo brano, per un totale di 209 composizioni. Qui su Spotify

Lost in Transmission No. 26

Dire Straits - Brothers In Arms (1985)

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Quando nella piazza antistante la palazzina di Deptford, siamo nella primavera del 1977, un gruppo di quattro ragazzi ha improvvisato un concerto per il quartiere, gli strumenti elettrici sono attaccati alla presa della cucina di uno dei componenti del gruppo. All’epoca i fratelli Knopfler, Mark e David, e John Illsley con Pick Withers si chiamavano Cafè Racers, Mark era un giornalista dello Yorkshire Evening Post che da anni sognava di formare una band e aveva scritto decine di pezzi. Quasi per caso provò insieme agli altri tre di metterla su, e cambiarono nome in Dire Straits, che significa “essere al verde”, per spiegare in che condizioni avessero iniziato questa avventura. Eppure un demo di 4 canzoni arrivò tra le mani di Charlie Gillett, uno dei disc jokey più famosi della BBC, che conduceva uno show radiofonico seguitissimo, Honky Tonkin’. In un periodo dominato dalla sfacciataggine del punk, dai primi vagiti della musica elettronica e della new wave, i Dire Straits proponevan

The Mamas & The Papas

Quartetto vocale americano interprete di piacevolissime armonie a metà tra il folk della Costa Atlantica e un certo suono West Coast, i The Mamas &a The Papas traggono origine da alcuni gruppi newyorkesi dei primi '60: i Journeymen e i Big Three. Nel 1964 Rose lascia la band e al suo posto entrano Denny Doherty e Zalman Yanovsky. Discografia e Wikipedia

David Bowie - Changes

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Stevie Wonder - Songs In The Key Of Life (1976)

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Uno dei più grandi geni della musica nasce prematuro il 13 Maggio 1950, a Saginaw nel Michigan. Nell'incubatrice dove viene portato c’è però troppo ossigeno, e questo gli causa la perdita della vista. Questo handicap però non ferma Steveland Judkins Morris dal dimostrate precocissimamente le sue doti artistiche. Impara a 3 anni a suonare il pianoforte, poi batteria ed armonica. Barry Gordy, il leggendario tycoon di Detroit che fondò la Tamla Motown, l’etichetta della musica nera, quasi non credeva fosse vero che questo piccolo genio 12enne sapesse fare tutto. Lo scrittura e ne fa un piccolo Ray Charles: nel 1962 esce Tribute To Uncle Ray, il primo di una serie di 5 dischi a nome Little Stevie Wonder, il nome d’arte che Gordy gli affibbia. Nel 1963 la prima numero 1 nella classifica di Billboard con Fingertips, e così fino al 1964 quando la normale crescita cambia il suo tono di voce. Nel 1966 quindi Wonder perde il “Little” e incide Up-Tight (Everything’s Alright) che segna il p

Iggy Pop – Free (2019)

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di Massimo Quarti Caro Iggy, in occasione dell’uscita del tuo nuovo disco “Free”, volevo scriverti due righe. So che non ti sei mai sentito un artista al pari di David o Lou, non ne hai mai fatto segreto e, entrambi, ti hanno sempre aiutato, scritto molti pezzi, arrangiato molti altri, David ti ha registrato, prodotto, seguito in tournée, Lou si è offerto di sistemarti molti brani, tutto quello che dovevi fare era mettere giù una traccia, il resto lo faceva lui. Tu hai sempre guardato ai tuoi amici come a delle luci guida, senza le quali rischiavi di perderti. E lo hanno fatto perché volevano che tu sopravvivessi, perché stavi vivendo sempre al limite, sul “confine della notte”; ed erano lì, come se sapessero che il loro tempo sarebbe stato più breve, che alla fine era giusto che rimanessi tu, nessun altro, allora ti hanno reso celebre e tu ti sei tagliato sul palco, hai sanguinato, hai tirato giù le mutande mentre cantavi, ti sei fracassato un’anca, ti sei spaccato i denti, ti

Tom Waits Complete

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L'intera discografia di Tom Waits in ordine cronologico. Disco dopo disco, canzone dopo canzone, per un totale di 382 brani. Qui su Spotify

Bon Iver – I, I (2019)

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di Cristiano Gruppi C’era una volta un cantautore talentuoso che, in quasi totale solitudine, si era chiuso con il cuore spezzato in una casetta nel Wisconsin. Ne uscì con uno dei migliori album degli interi anni ’00: ‘For Emma, Forever Ago‘ era intimo, sincero, emozionante. La produzione, di cui Justin Vernon si era occupato in completa autonomia, era essenziale ma non scarna, perfetta per trasmettere quelle sensazioni di sofferenza e isolamento che lo avevano portato a scrivere delle canzoni così belle. Ci volle un po’ di tempo perché il mondo se ne potesse accorgere, ma già a metà 2008 il moniker Bon Iver era sulla bocca, sulle penne e sulle tastiere di tutti. Un milione di copie vendute nei soli Stati Uniti, copertine di magazine come se piovesse, l’interessamento di Kanye West, che volle Vernon in studio con lui per registrare un paio di brani. Da quel momento, il Justin che si era auto-confinato nella cabina di caccia di suo padre non è più esistito. I Bon Iver sono diven

Lost in Transmission No. 25

Frankie Lee - Stillwater (2019)

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di Marco Verdi Frankie Lee (da non confondersi con l’omonimo blues & soul singer scomparso nel 2015) è un giovane cantautore proveniente dal Minnesota che ha esordito nel 2013 con l’EP Middle West, al quale nel 2016 ha fatto seguire il suo primo album, American Dreamer, che ha ricevuto critiche positive un po’ ovunque. Lee (il cui cognome è Peterson) è un songwriter di stampo classico che si ispira alla musica degli anni settanta, californiana e non solo, e sa costruire melodie all’apparenza semplici ma di grande impatto. Stillwater (dal nome della sua città natale, omonima di quella più famosa in Oklahoma) è il titolo del suo secondo lavoro, un disco che già dal primo ascolto mi ha letteralmente fulminato. Non conosco American Dreamer, ma quello che so è che Stillwater è un lavoro davvero splendido, un album pieno di canzoni una più bella dell’altra, suonate e cantate con un feeling da pelle d’oca (sono in possesso di una copia promozionale ma ecco i nomi dei musicisti: Jacob

Lynyrd Skynyrd

Il primo nucleo dei Lynyrd Skynyrd si costituisce a Jacksonville, Florida, nel 1965, quando Ronnie Van Zant (1949 - 1977) insieme a due compagni di scuola, i chitarristi Allen Collins e Gay Rossington, forma una rock band che cambia continuamente nome: Noble Five, Wild Cats, My Backyard, One Percent. Discografia e Wikipedia

Purple Mountains – Purple Mountains (2019)

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di Stefano Solventi Riepiloghiamo: per venti anni più o meno esatti i Silver Jews di David Berman hanno detto la loro (sei album, due EP) in materia di lo-fi indie, rappresentando in un certo senso l’alter ego dei Pavement, coi quali hanno tra l’altro condiviso un pezzetto di strada iniziale, seppure – come dire – in nuce, visto che nel bel mezzo degli Eighties prese vita la compagine Ectoslavia, di cui fecero parte oltre a Berman anche Stephen Malkmus e Bob Nastanovich. Formidabili quegli anni, certo, ma nel 2009 calò il sipario: Berman, da sempre refrattario alle regole, ai riti e ai cliché del rock (celebre la sua riluttanza a esibirsi dal vivo), decise che era il caso di chiuderla lì. Niente più Silver Jews, niente più rock. A quarantadue anni era arrivato il momento di pensare ad altro, anche perché non aveva mai disdegnato la scrittura (poesie, soprattutto) e il disegno. Capitolo chiuso, quindi. Anzi, no. Nel frattempo ha pubblicato raccolte di poesie e illustrazioni (non

Seryn - On My Knees

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E T I C H E T T E

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