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Charles Mingus - Mingus Ah Um (1959)

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Le storie di giugno nascono dalla lettura di uno dei libri più belli sulla musica scritto da un non esperto musicale, Natura Morta Con Custodia Di Sax, che Geoff Dyer, sublime scrittore britannico, dedica a storie di jazz. In questo bellissimo saggio, che pesca da fonti storiche, un po’ inventa, un po’ sogna, Dyer scrive storie di alcuni tra i più grandi interpreti di questa musica particolare, creativa, magmatica, pilastro della cultura mondiale da cent’anni. Per mia indiretta colpa, in tutte queste storie di musica non mi era mai capitato di raccontare del personaggio che ho scelto, e uno dei protagonisti del libro, per un mese monografico anche piuttosto particolare: Charles Mingus. Contrabbassista, genio e sregolatezza, uno dei musicisti più importanti del jazz. Arrabbiato, per via di una infanzia passata a cercare di combattere quel sentirsi minoranza di una minoranza (pur essendo di famiglia piccolo borghese, soffriva terribilmente le sue origini meticce, tra genitori con discend...

Sun Ra And His Arkestra - Jazz In Silhouette (1959)

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Per un mese di dischi “cosmici”, non potevo non parlare di questo musicista, per molti uno dei più grandi misteri della storia della musica occidentale, per altri ancora un pagliaccio, per la parte restante un genio. Effettivamente era complicato avvicinarsi ad un uomo che sosteneva di non essere nato sulla terra, ma di essere figlio dello Spazio, osteggiando questa sua idea non fornendo mai dati e conferme sulla sua identità. Fatto sta che Sun Ra, pseudonimo di Herman Poole Blount, dal 1952 Le Sony'r Ra, è uno dei personaggi più intriganti del jazz. La sua era un eccentricità che per molti versi fu perfino organizzata in una sorta di pensiero filosofico, l’Afrofuturismo, di cui è considerato uno dei padri spirituali, un movimento pacifista e multiculturale, che sosteneva la provenienza della gente afro-americana da un altro mondo e mischiava in dosi eccentriche la Cabala, i Rosacroce, il simbolismo egiziano e i nascenti movimenti di liberazione afro-americani. Ma nonostante tutto ...

Miles Davis - Kind Of Blue (1959)

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Per la centesima (però!) Storia di Musica, ho scelto quello che unanimemente è considerato IL disco jazz. Un disco che nelle sue 6 tracce compie una rivoluzione, l’ennesima del suo autore, che nella vita non ha mai avuto paura di provare a cambiare le regole del gioco. Miles Davis, il geniale trombettista figura centrale della cultura del ‘900, a capo di un dream team del jazz composto da Julian “Cannonball” Adderley (sax contralto), John Coltrane (sax tenore), James “Jimmy” Cobb (batteria), Paul Chambers (contrabbasso), Bill Evans (pianoforte) e Wynton Kelly (pianoforte in un solo brano) mette in musica nei 6 brani in scaletta, il jazz modale. Nato come risposta alla frenesia e alla tecnica quasi brutale del be-bop e l’hard bop, i principi del modal jazz furono descritti in un saggio da George Russell. Il principio guida era di svincolare la progressione degli accordi dalla tonalità del brano e associare ad ogni accordo differenti scale “modali”, ciascuna con una sua tonica, dalle ...

Ornette Coleman - The Shape Of Jazz To Come (1959)

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Per tutta la sua vita, Ornette Coleman ha avuto a che fare con due tipi di ascoltatori ed appassionati: una parte, che negli anni si è sempre più rinforzata, che lo ha considerato un genio. L’altra, all’inizio più numerosa, che lo considerava uno svitato. Proprio svitato lo chiamava Miles Davis, che poi cambiò idea, e leggenda vuole che durante una esibizione in un famoso locale nel 1954, Dizzy Gillespie si piazzò a braccia conserte in piedi dinanzi al suo gruppo ed esclamò:”Ma state facendo sul serio?”.  Ornette Coleman fu così controverso perchè è stato l’inventore del free jazz. Lo fa partendo da un presupposto incontrovertibile: era per abilità un passo indietro ai grandi maestri del sax del suo periodo. Questo però lo costrinse a cercare nuove vie, nuove strade. Nato nel 1930 in Texas, sin da adolescente si innamora del sax e del rhythm’n’blues. Si lega ad una band itinerante come sassofonista, e durante una serata a Baton Rouge il suo sax viene fatto a pezzi da dei tizi ...

Miles Davis - Kind of Blue (1959)

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Parlare di Kind of Blue in dieci righe? Del disco che dopo mezzo secolo resta il più venduto nella storia del jazz? Nonché della prima espressione compiuta di jazz modale della storia? Dell'ensemble impressionante che lo realizzò: John Coltrane, Julian "Cannonball" Adderley, Bill Evans, Wynton Kelly, Paul Chambers e Jimmy Cobb, l'unico sopravvissuto e speriamo che gli altri non si rivoltino nella tomba? Dire che un capolavoro di siffatta grandezza fu registrato in una chiesa sconsacrata sulla 30ma strada in appena due session e grazie a uno slalom tra divorzi e disintossicazioni da eroina? Che pertanto è in odore di miracolo e difatti canonizza il suo autore quale Re Mida del jazz, come fu prima per il bebop e come sarà in seguito per la fusion, il jazz-rock e gli arditi cross-over con il pop? Di come, se non ci fosse stato Gershwin, sarebbe stata la colonna sonora baciata per Manhattan con i suoi umori metropolitani? Di come l'iniziale So What snoccioli una le...

E T I C H E T T E

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