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Visualizzazione dei post con l'etichetta 1985

Prefab Sprout - Steve McQueen (1985)

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Tutto inizia a Witton Gilbert, un piccolo paesino della contea di Durham, nord est dell'Inghilterra, nel 1978, quindi in piena furia punk. Paddy e Martin McAloon sono due fratelli, e dopo che Paddy a 17 anni lascia il seminario per iscriversi all'Università di Newcastle, inizia a scrivere canzoni con il fratello. Non so come abbiano fatto, ma esiste un singolo a firma McAloon Bros dello stesso anno, Lions In My Own Garden e Radio Love che i due autoproducono insieme ad una etichetta indipendente piccolissima, la Candle Label. Sin da subito mostrano il loro punto forte: un suono semplice e pulito, ma riconoscibilissimo, e testi surreali e pieni di citazioni, anche colte, tanto che una sussidiaria della CBS, chiamata Kitchenware, li scrittura. Forti di un contratto discografico, Paddy e Martin ingaggiano la cantante Wendy Smith e, dopo una lunga serie di batteristi part time, Michael Salmon. Come nome scelgono una variazione spiritosa ad un verso di Jackson, una canzone di Nancy ...

Sting - The Dream Of The Blue Turtles (1985)

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I dischi di Luglio racconteranno storie di musicisti che, usciti dal proprio gruppo musicale (in maniera temporanea, permanente o occasionale) hanno pubblicato dischi solisti. La prima storia riguarda uno dei più famosi cantanti e musicisti del mondo che, finita la sua straordinaria avventura di gruppo, inizia una lunga e convincente carriera solista. Gordon Sumner, per tutto il mondo del rock Sting, ha appena lasciato i mitici Police, il trio che con Stewart Copeland e Andy Summers aveva scompaginato la musica internazionale con i loro suono eclettici, le contaminazioni reggae bianche e una lunga serie di dischi e canzoni straordinarie. Alla fine del tour di Syncronicity, album del 1983 e uno dei capolavori della musica, crescenti dissapori e tensioni portarono i tre ad una pausa. Scrivo così perchè non ci fu mai una "ufficialità" dello scioglimento, tanto che dopo che Sting pubblicò nel 1985 il disco che vi sto per raccontare, e dopo una serie di concerti per Amnesty Intern...

Tom Waits – Rain Dogs (1985)

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di Silvano Bottaro "Preferisco un fallimento alle mie condizioni che un successo alle condizione altrui." Tom Waits è tra i miei songwriter preferiti e Rain Dogs è un capolavoro che non può mancare tra gli album preferiti della nostra collezione discografica. "I cani che vagano per le strade alla ricerca della propria casa, dopo che la pioggia ha annullato gli odori” sembrano uomini che cercano il senso vero della vita, dopo che il destino ha cambiato di colpo tutto quello in cui credevano. Rain Dogs è l'atto centrale della "trilogia" di Frank", la logica conseguenza di "Swordfishtrombones" del 1983 che proseguirà poi con "Frank Wild Years" nel 1987. In questo disco si concentrano tutti gli elementi della mirabolante foga da 'intrattenitore' di Waits. Tom non è solo 'song-writing' mutuato al jazz notturno, ma è "suono & significato", un 'estratto' direttamente dalle fogne di New Yor...

Killing Joke - Night Time (1985)

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Se c'è un luogo che esprime il rapporto tra la musica rock e Berlino è un edificio di Köthener Straße, la Meistersaal, eretto nel 1913 come sede della Società Edilizia della città, ristrutturato dopo gli ingenti danni subiti durante la Seconda guerra mondiale. Nel 1964 due fratelli, Peter e Thomas Meisel, in alcune stanze di questo edificio costruiscono uno studio di registrazione musicale, gli Hans Ton Studios, conosciuti nel mondo della musica come Hansa By The Wall Studios perchè fisicamente erano situati al confine con il muro divisorio della città, vicino a Potsdamer Platz. Li Bowie con Eno, e poi decine di artisti, tra cui Cave (come visto la settimana scorsa), i Depeche Mode (che registrano missano qui Construction Time Again del 1983 e registreranno poi Some Great Reward, 1984, e Black Celebration del 1986), tanti gruppi new wave, post punk, i R.E.M. nel 2011 con Collapse Into Now registrano il loro ultimo disco in studio. C'è a tal proposito uno stupendo documentario, ...

The Jesus And Mary Chain - Psychocandy (1985)

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La Scozia è patria di cose meravigliose: il single malt, il tweed, il mostro di Lochness e nella Glasgow enigmatica e pazza degli anni '80 di un duo di fratelli che mettono su una band che, nel modo apparentemente più facile del mondo, cambia in parte la storia del rock. William e Jim Reid sono dell'East Kilbride, la periferia desolata della città, ma sanno suonare di base la chitarra. Sono di poche parole, ma un giorno William, leggenda vuole mentre legge un annuncio sulla confezione del latte (usanza molto comune nei paesi anglosassoni) metta insieme, senza un motivo apparente, le parole Jesus, Mary e Chain: The Jesus And Mary Chain. Non c'è nessuna correlazione religiosa o ideologica, e dopo un po' di tentennamenti, riconoscono che suona bene e non ha nessun riferimento ad altre band. Poche settimane dopo trovano un batterista, Murray Dalglish e un bassista, Douglas Hart. Autoproducono il primo brano, Upside Down, che racchiude tutta la pazzia semplice ma destabilizz...

Dire Straits - Brothers In Arms (1985)

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Quando nella piazza antistante la palazzina di Deptford, siamo nella primavera del 1977, un gruppo di quattro ragazzi ha improvvisato un concerto per il quartiere, gli strumenti elettrici sono attaccati alla presa della cucina di uno dei componenti del gruppo. All’epoca i fratelli Knopfler, Mark e David, e John Illsley con Pick Withers si chiamavano Cafè Racers, Mark era un giornalista dello Yorkshire Evening Post che da anni sognava di formare una band e aveva scritto decine di pezzi. Quasi per caso provò insieme agli altri tre di metterla su, e cambiarono nome in Dire Straits, che significa “essere al verde”, per spiegare in che condizioni avessero iniziato questa avventura. Eppure un demo di 4 canzoni arrivò tra le mani di Charlie Gillett, uno dei disc jokey più famosi della BBC, che conduceva uno show radiofonico seguitissimo, Honky Tonkin’. In un periodo dominato dalla sfacciataggine del punk, dai primi vagiti della musica elettronica e della new wave, i Dire Straits proponevan...

Tom Waits - Rain Dogs (1985)

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"Non esiste il diavolo. E' solo dio quando è ubriaco" sostiene Tom Waits. Questo è in sintesi il rapporto tra Waits e il blues e gli effetti del dopo Raindogs sono assimilabili ad una sorta di stato di ebbrezza. Effetti che riprendono, ma con maggior fruibilità, quanto espresso e avvertito nel rivoluzionario Swordfishtrombones, che non fece strage di vendite ma di cuori degli addetti ai lavori. Fu amore a prima vista. Raindogs è il compendio di tutti quei segni distintivi che identificavano Waits negli anni Ottanta: arrangiamenti frantumati, testi ambigui, un ampio spettro di riferimenti musicali, stravaganti personaggi, il rumore delle superfici (utilizzando il recipiente dei panni sporchi al posto della batteria o oggetti raccattati per strada, con una voce inimitabile e ancora chiara). Il collante che lega tutte le 19 tracce dell'album è unico, tentacolare, tra blues scarni e viscerali, jazz notturno, tanghi cubani, cabaret parodistici, ritmi spezzati di rock...

John Mellencamp - Scarecrow (1985)

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Dismessi gli abiti dell'american fool che nel 1982 scalò le classifiche americane con la zuccherosa ballata Jack & John "Cougar" Mellencamp, dopo la svolta rock di Uh-Huh, raggiunge nel 1985 con Scarecrow la maturità artistica (ed umana) riscoprendo le proprie radici, ovvero quel Midwest agricolo fatto di piccole comunità rurali piene di gente semplice, un tempo cuore pulsante del paese ed ora luogo depresso e dimenticato dalle politiche liberiste dell'amministrazione repubblicana. Coadiuvato da una band che è l'essenza del rock di strada americano (Larry Crane e Mike Wanic alle chitarra, Toby Myers al basso e soprattutto Kenny Aronoff al drumming), Little Bastard canta di piccole città dimenticate (Small Town), di territori agricoli ridotti sul lastrico (Rain on the Scarecrow), di disoccupazione e miseria (Face of the Nation), di ricordi d'infanzia (Minutes of Memories) senza alcuna commiserazione o resa. Scarecrow è infatti un disco politico, un rock...

The Jesus and Mary Chain - Psychocandy (1985)

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L'idea è far pensare a chi ascolta che c'è qualcosa che non va nell'impianto stereo (o nella radio, se mai qualcuno decidesse di trasmettere la loro musica alla radio): tecnicamente, gli effetti che loro usano si chiamano feedback, o interferenze, se si preferisce. Interferenze all'interno dell'impianto di amplificazione, impulsi elettrici che diventavano suono e ridiventano elettricità pura e si autoalimentano, si moltiplicano, si rigenerano anche senza l'intervento dell'uomo. Disturbi che coprono la musica suonata, quella in teoria «buona», quella che i musicisti intendono produrre e far ascoltare. Ma in questo caso, i musicisti (i fratelli Reid, scozzesi, e altri piú o meno occasionali compagni d'avventura) vogliono produrre proprio questo: interferenze, feedback, in una parola, rumore. Non solo, però: sotto uno strato di rumore, ci sono canzoni, pure e semplici canzoni, alla maniera di Phil Spector, alla maniera della Motown. Just Like Honey, per ...

Dire Straits - Brothers In Arms (1985)

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A un certo punto dell'anno 1985 la Philips può dichiarare che quanti nel mondo possiedono un lettore cd probabilmente si ritrovano in casa una copia di Brothers In Arms. La multinazionale olandese, che sostiene il nuovo formato (insieme alla Sony che l'ha inventato) e che incidentalmente è anche proprietaria della casa discografica per cui lavorano i Dire Straits, chiude cosí un cerchio che appare perfino troppo perfetto per essere vero: il quinto album della band guidata dallo stempiato Mark Knopfler (la fascia di spugna con cui asciuga il sudore degli assoli e nasconde una fronte sempre piú spaziosa diventerà un incongruo simbolo del rock'n'roll light di questi pieni anni Ottanta) è il primo nella storia a superare il milione di copie vendute nel nuovo formato, oltre che — probabilmente — il primo album di musica non colta a essere registrato, masterizzato e pubblicato interamente in digitale. Il sax soprano, la batteria con un'eco da far impallidire Phil Colli...

The Blaster - Hard Line (1985)

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Hard Line è un disco unico nella storia dei Blasters, e non solo. E' anche un passo verso un futuro che, purtroppo, è rimasto incompiuto e in questo ha tutto una sua identità all american di promesse non mantenute, strade perse e identità sfuggenti. Il capolavoro dei Blasters li proiettava infatti verso una forma musicale dallo spettro più ampio e sensibile rispetto al rock'n'roll e al rhythm and blues al fulmicotone degli esordi: il gospel di cui è intessuto Hard Line era soltanto la sfumatura più evidente (ricordava il produttore, Jeff Eyrich, che i Jordanaires, già con Elvis, si erano presentati in studio in completo con giacca e cravatta di cuoio per onorare l'occasione, e i fratelli Alvin non furono da meno), ma è il DNA dei Creedence a emergere. Sia da un punto di vista musicale (e basta Dark Night) sia da quello della consapevolezza, visto che Hard Line, come insegna il titolo, è stato uno dei pochi, convincenti segnali di resistenza umana e rock'n'rol...

Van Morrison - A Sense of Wonder (1985)

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Abituato a cambiare formazione per ogni disco, Van arriva al punto di farne uno in cui è in parte accompagnato dalla sua band abituale ed in altri momenti da una cooperativa di musica popolare irlandese, i Moving Hearts, di breve vita ma di notevole perizia. Questa alternanza, come anche la presenza di ben tre cover, aumentano le attrattive di un album che si mantiene molto a galla con il mestiere e poco con l'ispirazione. Paradossalmente il tema dell'intero lavoro è quello dell'artista alle prese con il processo creativo. La sostanza è invece un sopraffino artigianato. Le melodie sono scontate e sembrano una minestra riscaldata. Il sound è in prima approssimazione quello di Beautiful Vision. Al posto dei sintetizzatori c'è un organo che ricorda il Ray Charles più morbido. Gli arrangiamenti sono di facile presa, eppure estremamente raffinati: il risultato finale è vaporoso, etereo. E' nota la capacità di arrangiatore di Van Morrison: non uno intervento di troppo ma...

E T I C H E T T E

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