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Visualizzazione dei post con l'etichetta calexico

Calexico - Edge Of The Sun (2015)

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di Tommaso Iannini Chi aveva salutato con interesse e curiosità la comparsa dei Calexico e della loro musica borderline alla fine degli anni ’90 apprezzava una mescolanza di stili piuttosto nuova, almeno per il contesto del rock indipendente; sì, l’alt country, le atmosfere western, Morricone e tex-mex, le suggestioni latineggianti, ma a qualcuno – leggi, il sottoscritto – piaceva pure fissarsi su quel pelo nell’uovo, il piccolo accenno di post-rock (penso per esempio alla title-track di The Black Light, tra jazz e slow core) che contribuiva a rendere l’alchimia ancora più misteriosa e intrigante. Trovarlo il pelo in Edge of the Sun, che pure è un tripudio, una fiesta dello stile Calexico. Convertino e Burns hanno mantenuto negli anni il concept del sound di frontiera – musicale e geografica, per l’occasione hanno sciacquato ancora di più i panni in Messico prima di ritornare a Tucson – e dell’immaginario desertico, spostandolo sempre più verso un pop elegante; almeno da Feast...

Victor Jara's Hands - Calexico (2008)

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Il sogno post-Giant sand di Joey Burn e John Convertino è una cavalcata superba nelle praterie bordline, dove gli zoccoli del rock alternativo sollevano la polvere dorata del Messico e del South Western, mangiando spaghetti alla Morricone e bevendo il vino della Francia ribelle di Serge Gainsbourg. Insomma, Messico e nuvole per gli uomini della frontiera. In questa canzone si evocano le mani di Victor Jara, esponente della Nuova Canciòn Chilena, militante del Partido Comunista de Chile (lo stesso di Pablo Neruda) e sostenitore di Salvador Allende, ucciso dagli uomini del generale Pinochet dopo terribili torture. (M. Cotto - da Rock Therapy)  

Calexico – El Mirador (2022)

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 di Lorenzo Montefreddo I confini non sono che simboli. Invece che pensarli come dei limiti, mi piace immaginarli come una finestra aperta su qualcosa (Joey Burns) Benché nell’attuale fase storica la parola confine evochi suggestioni meno poetiche, per Joey Burns, co-leader dei Calexico insieme al batterista John Converino, quella citata sopra è la definizione di frontiera: un luogo che vive solo sulle mappe ma è, nella visione di Burns, un’occasione per sviluppare ibridi culturali e un’opportunità per creare nuovi immaginari. Un concetto chiaro su cui, da 25 anni, la band di Tucson ha costruito tutta la sua poetica, dall’esordio “Spoke” passando per il disco rivelazione “The Black Light” del 1998 fino all’uscita  del 2020 "Seasonal Shift". Nell’ultima produzione la finestra a cui fa riferimento Joey Burns sembra però più rivolta a Sud, aprendosi sia sul Messico, come sempre, che sul limitrofo Centro America. “El Mirador” è stato registrato a Tucson in casa del tastierista Se...

Calexico – El Mirador (2022)

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  di Marco Boscolo Li avevamo lasciati un paio di anni fa con un disco, Seasonal Shift, che era un vero e proprio passo falso: un Christmas album poco ispirato e un bel po’ paraculo. Adesso li ritroviamo al giro di boa del decimo disco e del quarto di secolo di attività. Era infatti il 1997 quando Joey Burns e John Convertino uscivano dai Giant Sand per esplorare in autonomia la contaminazione tra USA e Messico. In questi venticinque anni, molte cose sono cambiate. Allora guardare oltre il Rio Grande da una prospettiva bianca era quasi pionieristico, con la musica dell’area culturale dell’America Latina che, fatto salvo alcune eccezioni, era considerata “world music”, un esotismo. E a ben guardare il viaggio dei due Calexico non partiva da premesse filologiche o di recupero di tradizioni e culture poco note al grande pubblico, ma guardava soprattutto all’immaginario delle colonne sonore, in particolare a Morricone e agli spaghetti western: quindi ancora una volta lo sguardo bianco ...

Calexico and Iron & Wine – Years To Burn (2019)

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di Riccardo Marra C’è un momento, nella coda di What Heaven’s Left – la traccia che apre Years To Burn – in cui le trombe s’avvinghiano, rotolano da una collina spelacchiata. Sporche d’erba, unte di sudore, giungono ai piedi di un cavallo pettinato. È un momento di liberazione, è la felicità dei profumi, il tripudio della vitalità, il guizzo d’acqua che rimbalza da un fiume. È la musica, la natura. È il momento che attendevamo da quindici anni, ovvero da quando Calexico e Iron Wine cavalcarono assieme per l’ultima volta in un disco a sei mani (era il 2005 di “In The Reins”). Sono passati quindici anni. Anni difficili, “da bruciare”. Anni da cui cavarci, però, qualcosa perché la cenere, si sa, è fertilizzante imbattibile. Burns, Convertino e Beam scrivono otto canzoni di luce americana, di sapore Nashville (il disco è registrato ai Sound Emporium, sala con alle spalle quarant’anni di musica). Otto brani che non cambieranno il mondo ma almeno un giorno della vostra vita assolutam...

Calexico – The Thread That Keeps Us (2018)

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di Giuliano Delli Paoli Registrato in una casa gigantesca nel nord della California costruita in legno con materiali recuperati da un cantiere navale, “The Thread That Keeps Us” è il nono album in studio degli storici Calexico, formazione guidata dal duo Convertino/Burns, e segue l’apprezzato “Edge Of The Sun” di tre anni fa. La casa, denominata Panoramic House, è stata ribattezzata dalla band come “nave fantasma”. Un luogo particolare, che esplica la politica dei Calexico, l’approccio artistico, umano e sociale che da sempre contraddistingue la loro musica. Nel corso degli anni, Convertino e Burns non sono stati fermi un attimo, e hanno sempre viaggiato, suonato, conosciuto persone nuove e collaborato con i musicisti più svariati. Il loro modo di intendere la vita è complementare e intrinsecamente legato alla musica, alla voglia di suonare ed esibirsi sempre, comunque e ovunque. A differenza dei lavori precedenti, stavolta i risvolti politici dei loro testi si nascondono diet...

Writer's Minor Holiday - Calexico

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Puntine da disegno tutti sparsi in tutto il vostro stato città natale Un albero cavo a mezz'asta Attendere fino a quando l'inverno, lascia una scia di carta E una pianta di liquirizia che è ricoperta Come una capanna nel bosco su un minore Come una festa minore Lana ricco, lana plaid rosso, bicchiere di whisky irlandese Ecco che arriva il mio bel brillante fanciulla dai capelli Come un fuoco che brucia rifiuti e bruciarlo Il mio cuore non avrebbe mai potuto scrivere, le parole non mancano mai E nascosto sotto il cappuccio E per un momento c'è una quiete Prima che la stanza gira di nuovo Una vacanza minore, girare di nuovo Cavalcare fuori così si può dire Sprecata per il fine settimana, facendo buon tempo con la mia scusa Se le linee di trama sono come vicoli ciechi Floating nei suoi occhi in fondo a un pozzo Floating nei suoi occhi cavalcare fuori per un incantesimo Su una festa minore, trasferire questo peso Su una festa minore, trasferire ...

Para – Calexico

Ti stringo il polso Tu ti mordi il labbro La spinta diventa un abbraccioTocco il tuo viso Tu chiudi gli occhi L’abbraccio diventa uno spintone Vado via Tu mi segui a distanza troppo ravvicinata Lo spintone si sta affermando E non c’è un posto dove andare Calmati Calmati fino in fondo Calmati Calmati fino in fondo al di sotto del livello dell’acqua Ora ti vedo Attraverso un muro di vetro Tutto quello che sei tu resta con te Tutto quello che sono io resta con me Ma vediamo tutto Proviamo tutto E non c’è nessun posto in cui non possiamo andare Calmati Calmati fino in fondo Calmati Calmati fino in fondo al di sotto del livello dell’acqua

E T I C H E T T E

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