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Visualizzazione dei post da febbraio, 2024

Sedici sfumature di “Sticky Fingers” dei Rolling Stones

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Il mito della critica musicale Riccardo Bertoncelli ci racconta a modo suo un album mitico, "Sticky Fingers" dei Rolling Stones, che viene ripubblicato a 44 anni di distanza dall'uscita originale. Con l'aggiunta di alcune chicche di Riccardo Bertoncelli  Il 9 giugno viene ripubblicato Sticky Fingers, uno degli album mitici dei Rolling Stones (e più in generale della storia del rock): originariamente uscì nel 1971. Ecco un po’ di cose che so su quel disco… ➜ È il primo album degli Stones fuori dalla Decca, il debutto della Rolling Stone Records, l’etichetta fondata con l’aiuto di Marshall Chess, figlio del leggendario discografico Leonard. ➜ È il primo album senza nemmeno una nota suonata da Brian Jones e il debutto ufficiale in studio di Mick Taylor. ➜ Il brano più vecchio del repertorio è Sister Morphine, che risale alle sedute di Let It Bleed e prima della versione Stones uscì come lato B di un singolo di Marianne Faithfull. Marianne giura di avere scritto lei il te

Bright Eyes - Cassadaga (2007)

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di Silvano Bottaro Bright Eyes si chiama Conor Oberst e ha 27 anni (nel 2007). E’ sulla scena musicale da dieci anni, pubblicando vari EP e poi dal 2005 due dischi. Due album controversi, uno sperimentale “ Digital Ash In A Digital Urn , e uno tradizionale “I’m Wide Awake , It ’s Morning ”. Questa terza prova era attesa come una “verifica”. Come fosse a un bivio e dovesse scegliere quale strada intraprendere: ha scelto la seconda, quella meno scoscesa, più sicura e di facile percorrenza, la tradizionale. Gli aggettivi che vengono subito alla luce nell’ascolto di questo Cassadaga , sono tre: semplice, profondo e maturo. Cassadaga è la conferma che Conor Oberst è un cantautore completo, le sue composizioni lo confermano. Questa sua virata verso il “folk” ha fatto modo di confezionare brani melodici e arrangiati con cura nei minimi particolari, con una strumentazione ricca, con l’aggiunta oltre a suoni tipicamente acustici anche di cori, abbandonando così quei giochi

Neutral Milk Hotel - In The Aeroplane Over The Sea (1998)

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Tra le storie che ho raccolto sul tema dei dischi ispirati a libri, questa è sicuramente la più particolare, anche per il titolo che ispirò un geniale musicista della Louisiana a cimentarsi in una cosa del genere. Siamo a fine anni ‘80, il grunge è pronto ad esplodere e esaurirà la sua potenza in pochi anni con la tragica uscita di scena di Kurt Cobain. A Ruston, una cittadina di 22 mila abitanti, un gruppo di ragazzi fonda una comune artistica con annessa etichetta discografica, la Elephant 6 seguendo tutt’altra linea ideale: sono Robert Schneider, Will Cullen Hart, Bill Doss e Jeff Mangum. Condividono l'attenzione per le registrazioni “casalinghe”, soprattutto le registrazioni su cassette, che portarono pochi anni prima alla nascita del lo-fi, la musica colta, la psichedelia degli anni ‘60. Provano a suonare insieme, il punk (come Maggot), il pop (come Cranberry Lifecycle e Synthetic Flying Machine) e decidono di spostarsi a Athens, in Georgia, città famosa nel rock per essere la

The Alan Parsons Project - Tales Of Mystery And Imagination Edgar Allan Poe (1976)

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C’è una storia di grande passione per la musica: a 16 anni, per un piccolo lavoro part-time, Alan Parsons lavora al magazzino duplicazione nastri della EMI a West London. Si mette subito in mostra per l’abilità e per la dedizione, tanto che già l’anno successivo è mandato agli studi di Abbey Road, dove cura i master di niente di meno che Sgt.Pepper’s Lonely Hearts Club Band dei Beatles. George Martin, che era uno sveglio, lo nota e lo vuole a suo fianco come ingegnere del suono per le registrazioni di Let It Be e di Abbey Road: Parsons tra l’altro è l’assistente di studio del leggendario concerto improvvisato sul tetto degli studi di registrazione, ed è lì con i Fab Four nel loro “commiato” come gruppo. Diviene uno degli ingegneri capo degli Abbey Road Studios: lavora a capolavori come All Things Must Pass di George Harrison e McCartney di Paul, ed inizia una piccola collaborazione con i Pink Floyd, prima con alcune registrazioni di Ummagumma e Meddle, poi a dirigere le estenuanti e in

Massimo Bubola

Cantautore veronese nato il 15 marzo 1954, Massimo Bubola entra nella scuderia dell'etichetta milanese Produttori Associati nel 1975, come autore e assistente artistico. Nel 1976 pubblica il primo album, l'ancora acerbo Nastro Giallo , arrangiato da Giampiero Reverberi, caratterizzato da testi colti e riferimenti a certo folk rock americano, e nel 1977 Fabrizio De Andrè lo vuole con sé come co-autore per Rimini. Discografia e Wikipedia

Yesterday - Beatles (1965)

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Chiedi chi erano i Beatles. Sembra impossibile, ma c'è qualcuno che non li conosce. O che non conosce quello che hanno rappresentato. Perché c'è stato un tempo che non era come adesso. Me l'hanno raccontato. Mi hanno detto che non esistevano i negozi che vendevano dischi, e i 45 giri si compravano nei negozi che vendevano elettrodomestici, tra una lavatrice e un frigorifero. E non esistevano iPad e iPod, non c'erano i telefonini ma cabine del telefono, e quando ti servivano, i gettoni non li trovavi nemmeno a morire. E se volevi dire a qualcuno che gli volevi bene, lo dicevi scandendo bene ogni parola, senza usare strani  acronimi da cellulare. E le canzoni, le canzoni le registravi su cassetta, e si facevano i "pastoni", cioè quindici/venti canzoni di artisti diversi, che poi mettevi su magari alle feste e sembrava di toccare il cielo con un dito, anche se c'era più fruscio che in un vortice di vento. (M. Cotto - da Rock Therapy)

Pink Floyd - Animals (1977)

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Le Storia Musicali di Febbraio, che iniziano eccezionalmente di sabato, avranno come matrice comune un aspetto che all’inizio della ricerca mi sembrava molto più presente, ma alla prova dei fatti non è affatto vero. Se infatti è molto facile trovare e ricordare canzoni che si ispirano ad un libro famoso, lo è molto più raro per gli album che prendono spunto da un libro. In effetti, se volessimo essere pignoli, pochissimi dischi sono strutturati come concept sulle vicende di un libro, qualcuno in più invece prende spunto, in molti casi in maniera decisiva, da un romanzo, un racconto o una raccolta per sviluppare dei temi simili a quelli del libro- fonte. E da questa seconda categoria che ho pescato le storie dei dischi di Febbraio. Che inizia con un gruppo che nel 1975 era probabilmente il più famoso (e ricco) del mondo. Reduci dall’accoppiata storica e leggendaria di The Dark Side Of the Moon e Wish You Were Here (due dei più grandiosi e leggendari dischi di tutti i tempi) i PInk Floyd

Addio a Cesare Monti, autore delle più famose copertine di Lucio Battisti, PFM e De André

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Riccardo Bertoncelli e Franz Di Cioccio tempo fa fecero una lunga intervista a Cesare Monti, che raccontò molte chicche sul suo metodo di lavoro rivelando numerosi aneddoti sui molti personaggi che incontrò, a cominciare da Lucio Battisti di Riccardo Bertoncelli È morto Cesare Monti, un tumore se l’è portato via un po’ per volta. È stato un grande fotografo, un gigante non solo per la mole in quel mondo piccolo piccolo che era, che è, la musica pop rock in Italia. L’ho frequentato poco ma quando ebbi bisogno di lui, anni fa, per una intervista sul suo lavoro con Lucio Battisti, lo trovai disponibile, appassionato, ferocemente schietto, com’era nella vita e nel lavoro. L’intervista che condussi con Franz Di Cioccio venne benissimo ed è uno dei momenti più alti di un libro che purtroppo ha volato basso, troppo basso, Sulle corde di Lucio – scritto a quattro mani (anzi due, avrebbe riso Kaiser – “perché, tu scrivi con due mani?”) appunto con Franz. Il libro è fuori catalogo, in Rete non c

Santana & McLauglin - Love Devotion Surrender (1973)

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di Silvano Bottaro Sono molto affezionato a quest'opera. Possiedo il vinile fin dalla sua uscita, anche se ascolto solo il CD visto che il vinile è praticamente un "campo arato". L'uscita di questo disco all'epoca passo in sordina. Probabilmente molti interpetrarono questa uscita come un preciso disegno commerciale da parte della casa discografica. Ma per chi ha avuto occasione di ascoltare l'album avrà avuto modo di pensare: ne venissero di accordi commerciali con un risultato simile! Il marchio che contraddistingue il disco è " ode alla chitarra elettrica ", e in questo caso ne rappresenta uno dei migliori mai suonati nella storia del rock. E' l'incontro tra due chitarre. Due chitarre che, si trovano, iniziano il dialogo, c'è una scoperta l'uno dell'altro, poi pian piano si sfiorano, si studiano e comincia un'amicizia. L'uno entra nel mondo dell'altro, per McLauglin si aprono spazi dolci e rarefatti, p

Zu - Igneo (2002)

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Ad inizi degli anni ‘80, sfogliando il New Grove Dictionary Of Music & Musicians, Frank Zappa si accorge che il suo nome non c’è. C’è però un oscuro compositore milanese del 18mo secolo, dal nome piuttosto familiare: Francesco Zappa. Con una trovata delle sue, grazie all’amico musicologo David Ocker dell’Università di Berkely, Zappa scopre che le uniche partiture ancora esistenti negli Stati Uniti di questo autore sono conservate nella Biblioteca dei Mormoni a Salt Lake City. Decide di vederle e pubblicarle, e di farne addirittura un disco, dal titolo Francesco Zappa (1984) dove suona alcune delle composizioni del musicista milanese: l’idea sarebbe perfetta per questo mese di album strani, poichè Zappa decide di usare solo il Barking Pumpkin Digital Gratification Consort, cioè un Synclavier, uno strumento elettronico che unisce un sintetizzatore digitale e un campionatore. Il risultato è spettrale e non del tutto convincente, ma mi è venuto in mente dopo che @ru1ndur mi ha suggeri

The Smile - Wall of Eyes (2024)

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di Giovanni Davoli Mentre il grosso di “A Light for Attracting Attention” si basava su sketches lavorati a due da Greenwood e Skinner, combinati con canzoni che da tempo sedevano nel cassetto di Yorke, “Wall of Eyes” alza l’asticella. Questa seconda prova dei The Smile gode del vantaggio di un lavoro a tre fin dall’inizio. Skinner sembra – attenzione: solo sembra – fare un passo indietro. Il disco non si basa sul beat, ma sull’atmosfera. E sul contributo preponderante, in metà delle tracce, della London Contemporary Orchestra. La voce di Yorke è a tratti irriconoscibile, matura, capace di interpretare se stesso, piuttosto che un qualunque cantante pop o r&b. Non c’è il solito Nigel Goldrich in produzione e chissà perché. Ma fosse solo per dimostrare che Greenwood e Yorke non ne hanno bisogno, andrebbe bene così. Ci sono tracce che stregano letteralmente fin da un primo ascolto. Capolavori istantanei come Teleharmonic e a Friend of a Friend. Quest’ultima evoca i migliori Beatles, qu

Angelo Branduardi

Nato a Cuggiolo, nei pressi di Milano, nel 1950, Angelo Branduardi si trasferisce quando ha pochi mesi a Genova con la famiglia. Nel capoluogo ligure, presso il conservatorio Niccolò Paganini, si diploma in violino. Ritornato a Milano nell'adolescenza, e poi iscrittosi alla facoltà di Filosofia, inizia a comporre canzoni, musicando in un primo tempo testi dei suoi autori preferiti. Discografia e Wikipedia

My Way - Sid Vicious (1979)

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Quando i Jefferson Airplane cantavano: "We are obscene lawless hideous dangerous dirty violent and young" ("Siamo osceni senza legge brutti pericolosi sporchi violenti e giovani"), la generazione psichedelica della Summer of Love credeva davvero che potessero essere quello che cantavano. Poi, sono arrivati i Sex Pistols e lì si è capita la differenza, perché il punk era molti passi oltre le provocazioni degli anni sessanta. Johnny Rotten era davvero l'Anticristo, Sid Vicious era realmente un pericolo pubblico (e anche per se stesso). Il modo in cui Sid prende un brano da crooner come My Way, lo smonta e poi lo rimonta, lo sputa e poi lo violenta, lo irride e poi lo prende a calci come un pallone sgonfio, è così bello e terribile da far paura. (M. Cotto - da Rock Therapy)

E T I C H E T T E

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