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Dylan LeBlanc – Coyote (2023)

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di Pierpaolo Tinelli  Coyote è il titolo del quinto album di Dylan LeBlanc e un coyote coerentemente campeggia sulla copertina dalla grafica piuttosto curiosa, che ricorda quella delle carte dei tarocchi (alcuni dei quali sembra siano inclusi nella versione in vinile, non a caso…). Quattro enigmatici calici attorniano questo animale dall’espressione imperturbabile, nonostante sia trafitto da molte frecce, come un San Sebastiano. Facendo fede alla cartella stampa, c’è una doppia chiave di lettura per titolo e cover dell’album: da un lato LeBlanc ha preso spunto da un episodio autobiografico in cui si è trovato vis-à-vis con un vero coyote, incontro non dei più rassicuranti, come si può ben immaginare, dall’altro si tratta di un concept album dedicato alla figura di un uomo in fuga, dal soprannome di Coyote appunto, che non dovrebbe trattarsi di altri che dell’alter-ego di Dylan LeBlanc stesso. Questo nuovo lavoro è pubblicato, così come il precedente (Renegade, del 2019), dall’inter...

Dylan LeBlanc – Renegade (2019)

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di Nicola Chinellato Non abbiamo mai messo in dubbio le qualità di Dylan Leblanc come songwriter; tuttavia, è fuor di dubbio, che la scelta di un grande produttore, con cui lavorare in sintonia, ha finito per assecondare e tirare fuori il meglio da un artista che sembra aver trovato finalmente una decisa e più spiccata identità. Giunto al quarto disco in studio, il primo dopo tre anni di silenzio, Leblanc si affida alle sapienti mani di Dave Cobb, e il risultato si sente, eccome. Quel mood morbido e atmosferico che aveva connotato i lavori precedenti subisce con Renegade uno scossone, guadagnando in adrenalina, compattezza ed equilibrio. Basta la prima canzone, per rendersi conto che qualcosa è cambiato: la title track, tira via dritta, con un bel riff di chitarra, la ritmica tesa e umori che rimandano al grande Tom Petty. E’ una canzone splendida, anche se i fan della prima ora, probabilmente, si troveranno disorientati, perché inusuale. Certo, non tutto possiede il piglio...

Dylan LeBlanc - Cautionary Tale (2016)

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di Lorenzo Righetto Chiaramente, Dylan LeBlanc non è quell’artista a cui si guarda quando si cerca l’estro, la scintilla. Però un Americana interpretata in modo sentito, suonato e prodotto come si deve, sì, e questo “Cautionary Tale”, con il suo spirito più scarno e suggestivo, lo pone in una luce ancora migliore sotto questo aspetto, diluendo quell’immagine da drama queen del cantautorato che avvolgeva la sua prima, giovane carriera. I toni sono infatti più maturi, piacevolmente “stagionati”, come nella sfumacchiante “Easy Way Out”, con il suo bel crescendo corale alla CSN&Y, e “Cautionary Tale” si configura così come quel bel disco di mestiere da ascoltare anche per ore intere, senza stancarsi, senza incontrare quella traccia o quel passaggio che faccia storcere il naso. Una qualità che molti scarteranno come secondaria, come parte della bassa cucina artistica, ma che non si può dire di molti dischi, almeno oggi. Anche perché Dylan, pur con le sue interpretazioni senti...

E T I C H E T T E

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