Animal Collective - Isn’t It Now? (2023)

 di Edoardo Bridda

Time Skiffs e Isn’t It Now? sono due facce della stessa medaglia o quasi. Il primo, autoprodotto, è uscito nel 2022, il secondo, co-prodotto dal vincitore del Grammy Russell Elevado (D’Angelo, The Roots, Kamasi Washington) viene annunciato un anno e mezzo dopo ma le session di partenza sono le stesse e appartengono al periodo della pandemia.

Certo, un produttore può fare la differenza, e quando a lavorare su un disco ve n’è uno di peso, come in questo caso, le cose possono assumere pieghe interessanti. È il caso di Isn’t It Now? in cui la band sembra avere ancora una volta le idee chiare su cosa fare (un mix di psych, rock, folk e pop) e come realizzarle (una rock band a modo loro) ma che qui trova il modo di concertarle con rinnovato focus, senz’altro esagerando in lunghezza, ma non perdendo in varietà, vitalità e generosità delle trame.

I ritrovati quattro, il “portoghese” sempre in viaggio Panda Bear, il lennoniano Avey Tare, l’anima folk nel segno di Donovan Deakin e Geologist, l’esploratore, continuano qui un viaggio coerente con la propria storia, tornando cioè dalle parti di una floreale fantasilandia in cui i Beach Boys sono diventati entità semi-divine, allargando le maglie della propria cifra stilistica, esplorandone i lati più paciosi e escapisti, lavorando nell’intorno di una potabilità lisergicamente pop.

Nei 64 minuti del disco c’è persino una prog suite un po’ polpettona che ne conta 21 (Defeat con intro estatica, sezione psych-pop, vaudeville mediano e outro ambient) ma a partire dal valido lead single, Soul Capturer, il loro lato folk pop, speziato di Caraibi e Africa, mette a segno ottimi colpi. Genies Open, che pure deve molto alla prog era via Beatles – Abbey Road – Pink Floyd, con il suo crescere per cerchi concentrici, e un cambio di tempo a metà via, è forse il picco di un disco raffinato, stratificato ma che non perde in freschezza e fascino esplorativo.

Non tutto è eccelso. La conclusiva e mantrica King Walk è pura autoindulgenza, ma episodi gigioni come Medgicians From Baltimore (quasi dieci minuti di paciosa e cantilenante serenata “western”), o assolati bubblegum vagamente Vampire Weekend come Gem & I, non vanno sottovalutati. Così come validi sono anche gli episodi brevi e a formato canzone come Broke Zodiac o Stride Rite (lento in riva al mare guidato da un romantico piano) che merita una citazione anche solo per essere l’episodio più “ordinario” nella produzione dei nostri. Se ne poteva fare un EP dei loro, di quelli che ai tempi valevano più degli album, ma tant’è, in Isn’t It Now? ce n’è abbastanza per non considerarlo un album per die hard fan della band.

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