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Visualizzazione dei post con l'etichetta leonard cohen

Song Of Leonard Cohen - Omonimo (1967)

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Leonard Cohen - Popular Problems (2014)

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da Redazione Si può restare dei fuoriclasse a 80 anni? Leonard Cohen dimostra di sì con questo nuovo album, perla preziosa per questi anni nuovi di sound meno duri. La voce diventa più roca, ricalcando quasi quella del nighthawk per eccellezza (Tom Waits): cavernosa e profonda ci guida verso i nove pezzi di un album di cui sentivamo proprio la mancanza. Perché sì, ci sono momenti in cui l’esigenza di lasciarci trascinare dalla melodia piuttosto che dal glitch li vogliamo vivere anche oggi. Il viaggio rauco attraversa scenari luridi, i peggiori bar delle città o dei vecchi paesi, la solitudine interiore, la poesia come pezzettini di vetro che fendono la pelle, il rumore di una vecchia ballata. Che Cohen riesca in questa titanica impresa ancora a 80 anni (l’impresa della creatività) è un piccolo miracolo che vogliamo conservare. E omaggiare. Il giovane Cohen che cantava ”siamo brutti ma abbiamo la musica” sapeva verso che strada stava andando: tu ragazzino belloccio che monti sul ...

Bird On The Wire - Leonard Cohen (1968)

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 di Carlo Puddu La porta di Casa Cohen a Hydra, foto di Carlo Puddu Hydra è l’isola greca in cui nel 1960, all’età di 26 anni, Leonard Cohen si trasferì, unendosi alla piccola comunità di artisti bohemien che lì si erano ritirati in cerca di qualcosa di lontano e selvaggio. Come poeta Leonard Cohen stava crescendo in reputazione e nelle condizioni di solitudine di Hydra, aveva in programma di lavorare al suo primo romanzo. Dopo cinque mesi passati in affitto, comprò una casa grazie a 1.500 dollari lasciati dalla nonna, scomparsa da poco. Leonard Cohen passò sette anni a Hydra, qui incontrò uno dei suoi grandi amori, la modella norvegese Marianne Ihlen, scrisse due libri di poesie, completò il suo romanzo “The favourite game” (1963) e soprattutto è qui che cominciò a scrivere le canzoni per i suoi primi due album. Marianne divenne la sua amante e musa, finì ritratta sul retro di copertina del suo secondo disco, “Songs from a room”, seduta alla scrivania nello studio di Leonard a Hyd...

Who By Fire - Leonard Cohen (1974)

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Ogni rano di Leonard Cohen è un grano del mistero gaudioso di una voce che rimbomba nelle viscere e vale mille omelie. Sono canzoni che poniamo siul tavolo come fotografie e che non conoscono il danno del tempo. Cohen lucida la parola come feltro antico, intriso di simbolismi. canta l'amore terreno e il sacro mistero della bellezza femminile. le sue metafore navigano placide nelle acque ribollenti di banalità e nelle rime baciate degli altrui oceani. Cohen è stato poeta tra i musicisti, scrittore tra i cantanti, genio assoluto. (M. Cotto - da Rock Therapy)

Leonard Cohen: Tra zen e poesia

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La camicia bianca e il completo nero impeccabile. Il Borsalino, spesso appoggiato all'asta del microfono. L'incedere elegante sul palco. L'aspetto signorile, appena un po' blasè. La voce fascinosa e profonda. Letterato raffinato e rockstar, ebreo ortodosso ed eremita zen (per quasi 15 anni si è ritirato nel tempio buddista di Mount Baldy in California, un'assenza terminata solo con il ritorno sulle scene nel 2008), Leonard Cohen è sempre rimasto un poeta prestato per caso alla musica. Suzanne, il celebre brano d'esordio del 1967, è il successo inaspettato che ne definisce lo stile: un erotismo languido e sofferto in una cornice di minimalismo folk che pare quasi marginale. E invece l'ordine è preciso e severo: una raffinata ragnatela di sillabe e note che portano ad un mondo di segreto desiderio. L'impulso sensuale si trasfigura in tensione dell'anima. Tutto in Leonard Cohen è slancio verso l'alto, è lotta tra corpo e spirito. Tra...

Leonard Cohen, poeta e cantautore

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You want it Darker, l’ultimo album di Leonard Cohen di Vittorio Leonard Cohen, poeta e cantautore è scomparso l’11 novembre del 2016. Sempre in quell’anno aveva pubbblicato l’album You want it Darker. Vittorio ne ripercorre la storia e la musica in questo ritratto… Leonard Cohen è stato poeta, romanziere, cantautore, regista, monaco buddista. Ha attraversato questa terra in punta di piedi, avendo l’accortezza di non fare troppo rumore, provocando suo malgrado un gran subbuglio, perlomeno nell’ambito letterario e musicale. Perlomeno in molti cuori. A pochi giorni dalla sua morte, avvenuta lunedì 7 novembre 2016 e comunicata al mondo 3 giorni dopo, si è avviata la kermesse dei “grandi appassionati di”, “quelli che lo conoscevano e lo amavano prima di chiunque altro”. Un film già visto. Un film triste, in quanto comincia sempre con la morte di qualcuno. Che poi finisce, perlomeno in molti organi di informazione italiana, in pochade. Un film già visto in occasione della...

Leonard Cohen - Songs From A Room (1969)

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Quando a 33 anni decise di avventurarsi nella musica, Leonard Cohen era già famoso per la sua qualità letteraria e poetica. Di famiglia benestante di Montreal, si appassiona negli anni scolastici ai grandi della letteratura, passione a cui si associa una particolare attenzione per la musica folk e country; il quindicenne Cohen, dopo gli anni della Guerra, inizia a suonare in qualche gruppo dilettantistico. Si laurea in letteratura alla McGill University, si trasferisce a New York. A 22 anni pubblica nel 1956 la sua prima raccolta di poesie, Let Us Compares Mythologies, poi si iscrive alla Columbia Graduate School. A New York resiste pochi anni: si trasferisce infatti in una isola dell’Egeo, Idra, dove inizia a comporre freneticamente poesie e il suo primo romanzo, Il gioco preferito (del 1963, pubblicato in italia da Longanesi solo nel 1975), profondamente autobiografico e che è considerato uno dei capolavori della letteratura canadese del ‘900. Ad Idra inizia a comporre durante per...

Leonard Cohen

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Leonard Cohen - I'm Your Man (1988)

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Sono nato cosi, non ho mai avuto scelta, sono nato con il dono di una voce d'oro», canta Leonard Cohen nell'ultimo brano del disco, Tower OfSong, cronaca poetica e ironica del tormentato percorso che da Various Positions del 1984, il suo primo album «elettronico», l'ha portato a I'm Your Man. Nel mezzo, c'è stato Famous Blue Raincoat, in cui l'ex corista Jennifer Warnes ha interpretato le sue canzoni piü celebri: un successo che ha rimesso Cohen sulla mappa della casa discografica di sempre, la Columbia. I'm Your Man gode dunque di rinnovate attenzioni, non è pif il solito disco del solito Cohen. E I'm YourMan non delude, fin dalle prime battute. L'inizio è bizzarro, forse provocatorio: batterie elettroniche e tastiere introducono a versi enigmatici che sanno di guerra: «Mi hanno condannato a vent'anni di noia, per aver tentato di cambiare il sistema dal suo interno. Sto tornando per ricompensarli, prima prendiamo Manhattan, poi prendiamo Ber...

Otto canzoni di Leonard Cohen #8

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You want it darker You want it darker è l’ultimo disco di Leonard Cohen. Il brano è uno spoken-word spirituale, che secondo l’autore esplora la complessità “dello spirito religioso”.

Otto canzoni di Leonard Cohen #7

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Going home Uno dei brani più recenti di Cohen, pubblicato nell’album del 2012 Old ideas e scritto insieme al produttore Patrick Leonard. La rivista Rolling Stone l’ha inserita tra le venti migliori canzoni del 2012.

Otto canzoni di Leonard Cohen #6

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I’m your man (live) Uno dei pezzi più famosi di Cohen, anch’esso contenuto nell’omonimo album, considerato dalla critica il suo disco migliore degli anni ottanta. Il pubblico italiano la conosce anche perché è stata scelta da Nanni Moretti per la colonna sonora del film Caro diario.

Otto canzoni di Leonard Cohen #5

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First we take Manhattan Registrata per la prima volta da Jennifer Warnes nel suo album del 1987 Famous blue raincoat, è stata in seguito reinterpretata dal suo autore in chiave quasi synthpop per il disco del 1988 I’m your man. Descrivendola, Cohen ha detto: “È una canzone sul terrorismo”.

Otto canzoni di Leonard Cohen #4

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Hallelujah (live) Scritta da Cohen per il disco del 1984 Various positions, è diventata famosa grazie alle versioni successive di John Cale e Jeff Buckley. Resta forse il suo brano più conosciuto dal pubblico mondiale. Il pezzo ha espliciti riferimenti biblici.

Otto canzoni di Leonard Cohen #3

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Chelsea Hotel #2 (live) Secondo brano di New skin for the old ceremony, del 1974. Parla di un incontro sessuale al Chelsea Hotel, famoso albergo bohémien di New York. La persona a cui è dedicato il brano, come ha spiegato lo stesso Cohen, è la cantante Janis Joplin.

Otto canzoni di Leonard Cohen #2

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Famous blue raincoat (live) Estratta da Songs of love and hate, il terzo disco di Cohen, pubblicato nel 1971, racconta la storia di un triangolo amoroso tra il narratore, una donna di nome Jane e un altro uomo, definito “mio fratello, il mio assassino”. Questa versione dal vivo risale al 2014.

Otto canzoni di Leonard Cohen #1

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Suzanne (live) Ispirata alla sua storia d’amore platonica con Suzanne Verdal, e tra i brani più popolari del suo repertorio, è contenuta in Songs of Leonard Cohen. È stato il suo singolo d’esordio. Fabrizio De André ne ha inciso una versione in italiano nel 1972.

Leonard Cohen – You Want It Darker (2016)

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di Mauro Eufrosini “I’m leaving the table, I’m out of the game” . Sembra non lasciare incertezze Leonard Cohen, che comincia così la quarta traccia di questo suo quattordicesimo lavoro. Ma se è pronto a lasciare il tavolo da gioco terreno, prima di farlo ha ancora qualcosa da dire. A noi, o a chi vorrà ascoltarlo, ma anche, e soprattutto, al Cartaio. “If you are the dealer I’m out of the game/If you are the healer/Means I’m broken and lame/If thine is the glory/Then mine must be the shame/You want it darker/We kill the flame”. Ma non è un commiato e non c’è rassegnazione. Se nella magnifica traccia che intitola e apre l’album Cohen scandisce con solennità “I’m ready my Lord ” intonando, con uno scatto che interrompe il mantra della canzone, le parole “Hineni, hineni” che la Genesi attribuisce ad Abramo in risposta ai richiami di Dio, nella successiva Treaty lo sfida. Arrabbiato e stanco, Cohen arriva a proporre un patto, d’amore: “I wish there was a treaty we could sign/I do ...

Leonard Cohen - Songs Of Leonard Cohen (1968)

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Leonard Cohen a 33 anni suonati, (uno dei più tardivi della storia del rock dopo essersi affermato come poeta e scrittore) non ebbe grande risonanza di pubblico (ma l'ebbe in seguito come long seller) all'epoca della sua uscita, quando la summer of love e le idee rivoluzionare contrastavano con la tristezza, la malinconia, la drammaticità delle dieci composizioni contenute in Songs Of Leonard Cohen . Atmosfere raccolte e intime, figlie della tradizione francese di Jaques Brel e George Brassens (Cohen viene dalla francofona Montreal) costruite su pochi accordi, arrangiamenti ridotti all'osso e la voce da tanti definita monotona e poco duttile, ma capace di aprire, a chi la ascolta, le porte del paradiso. Song of è ancora oggi un album che mantiene inalterata tutta la sua profonda magia quasi ipnotica, un'alchimia che resiste anche ai giorni nostri come un affresco di profondo lirismo, di rinascita e speranza, che fanno piangere ed emozionare. Si rimane ancora senza p...

Leonard Cohen

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E T I C H E T T E

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