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Visualizzazione dei post con l'etichetta john coltrane

In boxer a sudare sul sassofono

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Altro che istinto, John è diventato Coltrane con l’esercizio matto e disperatissim o Come si diventa ciò che si è? Prima di diventare se stesso, John William Coltrane fu, in ordine sparso: orfano di padre e madre a dodici anni, marinaio a Pearl Harbor (registrò per la prima volta una session informale alle Hawaii), eroinomane, ottimo studente alle elementari e alle medie, studente svogliato alle superiori, e un ragazzo folgorato da Charlie Parker. E prima ancora, novant’anni fa, il 23 settembre 1926, fu soltanto un neonato nero come tanti altri – e che come tanti altri portava un marchio. Coltrane era un cognome di origine scozzese, appartenuto a una famiglia americana e, secondo l’uso all’epoca, trasmesso ai propri schiavi. Ma John fu anche il simbolo del modo in cui a una radice o a un destino ci si possa ribellare. Fin da adolescente amava restare solo con il suo strumento: un flicorno e un clarinetto prima, un sassofono poi. Le parole più ricorrenti nei ricordi degli ami...

L’inarrivabile John Coltrane

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Per qualcuno è stato uno dei più grandi sassofonisti di sempre, per altri IL più grande: quelli a cui non bastava ci costruirono intorno una religione. John Coltrane cominciò a entrare nell’affollato giro del jazz di New York alla fine degli anni Quaranta, quando Charlie Parker era nel suo periodo migliore, ed era il leader indiscusso del be-bop, lo stile di jazz che si suonava allora nei locali della Cinquantaduesima strada di Manhattan. Coltrane cominciò presto a suonare con i migliori jazzisti del momento, da Miles Davis a Dizzy Gillespie, ma in quegli anni quando qualche gruppo aveva bisogno di uno che suonasse il sax tenore, il suo strumento, chiamava Sonny Rollins. Ci mise qualche anno, ma alla fine Coltrane gli rubò il posto: era la metà degli anni Cinquanta, Parker era morto e con lui il be-bop. Il jazz aveva iniziato a cambiare molto velocemente, e non c’era mai stato così tanto spazio per sperimentare: Coltrane ebbe la fortuna di raggiungere l’apice della sua breve...

A love "Coltrane"

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Avrebbe compiuto cent'anni quest'anno John Coltrane se sessant'anni fa' non fosse andato incontro al suo avverso destino. Uno dei più rivoluzionari jazzisti di ogni epoca, uno dei più grandi geni della musica del Novecento ci ha lasciato regalandoci dei capolavori sonori senza tempo. Il suo pensiero musicale, colto e sincero, ha creato infinite scie di proseliti e di imitatori, ancora attivi sui più disparati palcoscenici del mondo. Il passaggio breve ma intenso, di questo grande musicista, sulla scena del jazz ha marcato un profondo segno indelebile tra la musica degli anni cinquanta e quella degli anni seguenti: in appena un secolo di storia, il jazz si è trasformato da musica popolare in musica colta. La sua spiritualità è una combinazione personalissima di tradizione religiosa occidentale e misticismo orientale. Le affascinanti contraddizioni dell'animo di Coltrane si sciolgono nella bellezza assoluta della sua musica. Concludo con una sua frase assai v...

John Coltrane - A Love Supreme (1965)

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di Silvano Bottaro La delirante, commovente visione di profonda religiosità che supera e confonde i limiti dell'uomo. Dagli ampi spazi del jazz, Coltrane sconvolge passioni e gusti radicati, avventurandosi in uno sperimentalismo lucido ed esaltante. Se prima coltivava passivamente la sua condizione di maledetto compiacendosi di questa immagine negativa ma affascinante, ora egli sente che il suo straordinario talento sta sprofondando negli abissi della sua sregolatezza. Così A Love Supreme diventa il tentativo estremo di esorcizzare la sua esistenza alla ricerca dell'Amore come motore del mondo individuando nell'uomo il soggetto-agente di questo sentimento a cui spetta il compito della salvezza. L'Africa ed il misticismo indiano sono le componenti di questa illuminazione e il suo sax percorre sentieri intrecciati da visioni cosmiche, da forme free mai raggiunte prima diventando la comunicazione della coscienza svincolata finalmente dal materialismo.

John Coltrane: misticismo, innovazione e orgoglio nero

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 di Luca Divelti “Alla fine, ciò che conta non sono gli anni della tua vita, ma la vita che metti in quegli anni.” Abraham Lincoln “Questo pomeriggio ci siamo riuniti nella quiete di questo santuario per pagare l’ultimo tributo di rispetto a queste meravigliose bambine di Dio. Sono entrate sul palcoscenico della vita appena qualche anno fa, e nei pochi anni vissuti su questa scena mortale, hanno vissuto degnamente. Ora cala il sipario; vanno verso l’uscita; il dramma della loro vita terrena si conclude. Esse sono ancora destinate a quell’eternità da cui sono venute. Queste bimbe – innocenti e bellissime – sono state le vittime di uno dei più vili e tragici crimini mai perpetrati contro l’umanità.” Con queste parole dense di dolore e commozione il Reverendo Martin Luther King iniziava il suo elogio funebre il 18 settembre 1963 a Birmingham, in Alabama, durante le esequie di Carol Denise McNair, Addie Mae Collins e Cynthia Diane Wesley. Pochi giorni prima, quattro membri del Ku Klux...

John Coltrane: misticismo, innovazione e orgoglio nero

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di Luca Divelti  “Alla fine, ciò che conta non sono gli anni della tua vita, ma la vita che metti in quegli anni.”  Abraham Lincoln “Questo pomeriggio ci siamo riuniti nella quiete di questo santuario per pagare l’ultimo tributo di rispetto a queste meravigliose bambine di Dio. Sono entrate sul palcoscenico della vita appena qualche anno fa, e nei pochi anni vissuti su questa scena mortale, hanno vissuto degnamente. Ora cala il sipario; vanno verso l’uscita; il dramma della loro vita terrena si conclude. Esse sono ancora destinate a quell’eternità da cui sono venute. Queste bimbe – innocenti e bellissime – sono state le vittime di uno dei più vili e tragici crimini mai perpetrati contro l’umanità.”  Con queste parole dense di dolore e commozione il Reverendo Martin Luther King iniziava il suo elogio funebre il 18 settembre 1963 a Birmingham, in Alabama, durante le esequie di Carol Denise McNair, Addie Mae Collins e Cynthia Diane Wesley. Pochi giorni prima, quattro membri ...

A Love Supreme, «grazie Dio»

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La sinfonia interiore e l’amore supremo di John Coltrane «All praise to God. Questo album è la mia umile offerta a Lui. Un tentativo di dire “Grazie Dio” attraverso il nostro lavoro, come facciamo nei nostri cuori e con le nostre lingue. Che Lui possa aiutare e rafforzare tutti gli uomini in ogni buona impresa». Questo è quello che John Coltrane scrive nelle note di copertina di quello che – per moltissimi- non è solo il disco più famoso, più venduto e più importante della sua carriera. È anche uno degli album di jazz più importanti che siano mai stati incisi. Un album profondamente spirituale, capace di innalzare lo spirito, portarlo su altri piani. Un album la cui energia e il cui significato è direttamente connesso con altri mondi, altre consapevolezze, altre illuminazioni. Costruito come una suite in quattro movimenti (Ackowledgement/ Resolution/Pursuance/Psalm), una sinfonia interiore piuttosto che una semplice sequenza, è un lavoro di intensità emotiva epica, nel qua...

John Coltrane – Blue World (2019)

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di Danilo Di Termini Nonostante fosse ampiamente preannunciato, l’uscita di ‘nuovo’ album del quartetto ‘storico’ di John Coltrane non può che essere un piccolo avvenimento, benché finisca per contribuire alla sensazione che il jazz tenda più a vivere nel passato, piuttosto che nel presente (o nel futuro). Curiosamente anche all’epoca di questa seduta – siamo nel 1964 precisamente il 24 giugno, nello studio di Rudy Van Gelder – anche Coltrane preferì guardare indietro, scegliendo titoli provenienti quasi interamente dalle incisioni Atlantic di qualche anno prima. Nella decisione probabilmente influì il fatto che la musica fosse statacommissionata dal regista canadese (e fan) Gilles Groulx per il suo film Le Chat Dans Le Sac, una storia d'amore ‘Nouvelle Vague’ ambientata a Montreal, e che non ne fosse prevista la pubblicazione. Pur trovandoci cronologicamente esattamente tra “Crescent”, registrato ad aprile e “A Love Supreme” (dicembre), il quartetto decide così di rimanere ent...

Giant Steps - John Coltrane

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John Coltrane - A Love Supreme (1965)

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"Mr Coltrane, cos'è, per lei, l'amore supremo?", "L'espressione spirituale di ciò che sono, la mia convinzione, il mio abbraccio all' Onnipotente". "A Love Supreme è diviso in quattro parti". "Certo, Acknowledgement (riconoscimento), Resolution (decisione), Pursuance (perseveranza) e Psalm (inno). Rappresentano tutte il mio ringraziamento al Signore". "Lo stile è cambiato. C'è ancora Charlie Parker, da qualche parte, ma sta mutando forma". "Sì, lo stile è quello del jazz modale. Di nuovo. Tuttavia avverto il bisogno di guardare altrove. Forse verso il cielo e le stelle. Ho bisogno di un fraseggio più veloce e aggressivo. Per inseguire la luce celestiale del cosmo". "La struttura resta semplice, come nelle quattro note di Acknowledgement, ma le potenzialità sono infinite". "Ma il punto non è la quantità, il punto è lasciare spazio all'istinto. Non reinventare all'infinito, bensì rei...

Dizzy Gillespie and John Coltrane in Paris, 1961

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Miles e Coltrane su YouTube: The Jazz Greats

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Un paio di clip jazz d'epoca su YouTube. Il primo è del repertorio di Miles Davis e John Coltrane. I due musicisti suonano "So What", il primo brano di Kind of Blue di Miles Davis datato 1959, Un album che si colloca in assoluto ai vertici del Jazz.  Il secondo brano è di Coltrane che suona "My Favorite Things", brano dell'omonimo disco inciso nel 1960. Questa complessa rielaborazione è tra le sue più richieste. Il video (1961) mostra un Coltrane che, in senso letterale e figurato da nuova vita al sassofono soprano.

John Coltrane

Vedete, io ho vissuto per molto tempo nell’oscurità perché mi accontentavo di suonare quello che ci si aspettava da me, senza cercare di aggiungerci qualcosa di mio… Credo che sia stato con Miles Davis, che ho cominciato a rendermi conto che avrei potuto fare qualcosa di più.

John Coltrane

Non c'è mai fine. Ci sono sempre dei suoni nuovi da immaginare, nuovi sentimenti da sperimentare. E c'è la necessità di purificare sempre più questi sentimenti, questi suoni, per arrivare ad immaginare allo stato puro ciò che abbiamo scoperto. In modo da riuscire a vedere con maggior chiarezza ciò che siamo. Solo così riusciamo a dare a chi ci ascolta l'essenza, il meglio di ciò che siamo.

Miles Davis and John Coltrane

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John Coltrane

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E T I C H E T T E

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