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Visualizzazione dei post con l'etichetta 1975

Bob Dylan - Blood On The Tracks (1975)

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  Un altro dei pilastri della Rubrica è l'annuale omaggio a Bob Dylan, che è uno dei miei miti musicali. Quello di oggi è particolarmente emozionante perchè è uno dei miei dischi preferiti e uno dei più belli della storia della musica. La sua genesi è tormentata e io la faccio partire da un momento particolare. Dylan nel 1966, a luglio, ha uno spaventoso incidente motociclistico presso Woodstock, dove aveva una villa in campagna. La vicenda è abbastanza oscura per scatenare le leggende più strane, dal fatto che sia morto, che sia morto e resuscitato, fino alla banale “è una scusa” per riposarsi a corto di idee, tossico e pieno di crisi personali. Durante la convalescenza insieme alla The Band suona nel seminterrato della sua villa e di quella che Danko comprerà a pochi metri, The Big Pink (come vi ho raccontato qualche storia di musica fa), scrivendo e suonando un oceano di cose, che in parte finiranno ad artisti amici, in parte verranno pubblicate nel bootleg più famoso della stor...

Stormy Six – Un biglietto del tram (1975)

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di Silvano Bottaro Anni caldi questi. Siamo a metà degli anni settanta ed esattamente nel ’75 esce questo disco che è il più bell’esempio di “musica politica” mai prodotto in Italia. L'album “Un biglietto del tram” è il primo vero album decisamente originale e con forti contenuti politici degli Stormy Six . Forse è storia o forse è leggenda che a Milano alcune frange del “movimento” abbiano accusato gli Stormy Six di deviazionismo, la colpa: incidere dischi e, soprattutto, venderli! Questo è stato lo scotto di una notorietà costruita concerto dopo concerto, piazza dopo piazza. La grandezza di questo “progetto” è stata nella capacità di saper raccontare attraverso le “immagini”, un’Italia in guerra. Il disco apre con quello che diventerà uno dei loro portabandiera, la bellissima “Stalingrado” (…sulla sua strada gelata la croce uncinata lo sa d'ora in poi troverà Stalingrado in ogni città) canzone di forte spessore che rievoca l’omonimo assedio. “La fabbrica” (…e c...

Francesco De Gregori - Rimmel (1975)

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di Silvano Bottaro Alla metà degli anni settanta, la nuova canzone italiana, e non solo quella, stava cercando un’identità appropriata alle nuove forme di espressione della realtà. Francesco De Gregori con Rimmel disse la sua, in maniera splendida, in un disco che rimane ancora oggi avvincente. Fu il risultato di uno “stato di grazia”, di un momento di irripetibile ispirazione creativa e soprattutto un attestato di amore nei confronti delle possibilità offerte dallo “strumento canzone”. La cosa che più colpisce è la ricchezza delle idee, ogni canzone di quel disco è un capitolo a sé. Pablo, uno slogan politico con una bella estensione vocale, Buonanotte fiorellino, classico ermetismo “De Gregoriano”, Rimmel, relazione amorosa in forma letteraria, Piano bar, svagata e pungente (la leggenda vuole dedicata a A. Venditti), Quattro cani, brano di lunare solitudine, Piccola mela, classico “italianfolk”, Pezzi di vetro, se fosse un film sarebbe “il mistero fuggente”. Molte di queste ca...

Bee Gees - Main Course (1975)

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Per le storie di musica con almeno tre fratelli coinvolti non potevano mancare. Oltre questo motivo importante, mi spinge a scrivere di loro anche il fatto che, come poche altre band, sono fisse nell'immaginario collettivo per un disco, la colonna sonora de La Febbre Del Sabato Sera. Sebbene il disco sia uno dei più venduti di tutti i tempi (probabilmente oltre 40 milioni di copie vendute), legato non solo al mondo musicale ma anche a quello cinematografico, si finisce per dimenticarsi di tutto il resto, cioè di una delle band più longeve e più di successo di tutti i tempi, che nella loro carriera lunga 60 anni ha sperimentato di tutto. Barry, Robin e Maurice Gibb nascono appena dopo la guerra (Barry nel 1946, Robin e Maurice gemelli nel 1949, hanno anche una sorella maggiore, Leslie, nata nel 1945) sull'isola di Man. Si trasferiscono piccolissimi nei sobborghi di Manchester, dove Barry è coinvolto in numerosi episodi di vandalismo, che gli valgono una condanna con la condizion...

Area - Crac! (1975)

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Le storie dei dischi dello scatolone del mese di Giugno hanno avuto un grande riscontro, e ne sono particolarmente felice. E per quelle di Luglio vorrei ripartire da quello scatolone, perché conteneva un altro disco, che però rispetto ai 5 scelti avevo già comprato da me. L’ho scelto per tre motivi: perché è l’occasione di parlare di un grande personaggio, che ho citato di striscio nelle storie del mese scorso; perché questo lavoro è un formidabile esempio della grandezza e delle capacità di uno dei gruppi italiani più grandiosi di sempre; perchè il suo titolo mi ha sedotto a trovare altri dischi che hanno nel titolo lo stesso simbolo grafico, il punto esclamativo. Gli Area, che avevano nel nome di gruppo una dicitura chiarissima, International POPular Group, sono stati una delle punte di diamante della musica europea degli anni ’70. Nascono a Milano nel 1972 quando musicisti provenienti da esperienze molto diverse mettono su un gruppo. Il primo nucleo comprendeva il tastierista Patriz...

Triana - Triana (El Patio) (1975)

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La storia musicale di oggi ci porta nella Spagna franchista a metà degli anni ‘70. Il regime del Caudillo si sta indebolendo, il fervore artistico inizia a sperimentare contaminazioni davvero interessanti: in quegli anni le musiche tradizionali, soprattutto il flamenco, verranno innestate con la musica rock internazionale, con risultati leggendari: basti pensare a Camaron De La Isla o a Paco De Lucia, che contaminano di jazz rock il flamenco oppure ai musicisti di oggi, che alla musica tradizionale andalusa aggiungono strumenti e sonorità del progressive europeo. I Triana, che prendono il nome dal quartiere gitano di Siviglia, sono stati la punta di diamante del cosiddetto rock andaluz: Carlos Attias (bassista di Miguel Ríos), Emilio Souto, cantante dei Los Solitarios ed Eduardo Rodríguez Rodway, chitarrista dei Los Payos, formano un primo gruppo chiamato Tabaca. Nel 1973 Attias lasciò la band, Jesús De La Rosa Luque entrò al suo posto, come bassista e cantante, mentre anche Souto si s...

Bruce Springsteen - Born To Run (1975)

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Ad inizio anni ‘70, John Hammond della Columbia chiese a Tony Wilson di cercargli “un nuovo Dylan”. Wilson abbozzò, conscio del fatto che forse non avrebbe avuto una nuova occasione, dato che fu proprio lui a scovare nei locali del Greenwich Village il menestrello di Duluth. Stavolta scova un ragazzo del New Jersey, figlio di un’irlandese e di una italiana, come si presentava sempre ad ogni audizione, pieno di ricci e di idee, che scatena nelle sue canzoni tempeste di parole, suoni ed emozioni. La Columbia Records  scrittura Bruce Springsteen per tre album. Di Dylan nei primi due dischi, Greetings From Asbury Park, NJ e The Wild, The Innocent And The E-Street Shuffle (entrambi 1973) c’è una elettricità, una passione e delle idee musicali già interessantissime, con il proverbiale profluvio di testi già accennato (in questo perfettamente alla Dylan), ma almeno all’epoca la sensazione è che sia un po’ confuso e complicato (con il tempo le cose sono cmabiate e adesso sono considerati d...

Keith Jarrett - The Koln Concert (1975)

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di Silvano Bottaro "Secondo me la miglior musica è sempre quella che suona come se non ci fosse stato nulla di scritto prima di essa. Se possibile, bisogna sempre tornare a ripartire dal silenzio” Con queste parole Keith Jarrett esprimeva il suo personalissimo concetto di musica fatto da continue scoperte. Settanta minuti d’improvvisazione geniale, un continuo smussare pensieri musicali in evoluzione con impostazioni fluide e un particolare uso percussivo delle tastiera. Jarrett non è un caposcuola, non ha discepoli devoti, eppure è un maestro unico. Il ‘concerto di Colonia’ carpisce un momento di grandissima creatività. Il pianista sceglie un suono o una frase e la elabora estemporaneamente, senza premeditazione alcuna, solo con meravigliosa spontaneità e gusto imprevedibile. "Non possiedo nemmeno un seme quando comincio a suonare. E' come partire da zero". Passaggi veloci, prepotenza generosa di estrema liricità ed una grande musica senza spar...

Santana - Lotus (1975)

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Il viaggio nei dischi memorabili registrati in Giappone oggi fa tappa a Osaka, che durante gli anni ‘70 nel suo Festival Hall fu sede di importantissimi concerti rock e non solo, basta ricordare i due mitici che tenne Miles Davis il primo Febbraio del 1975, i quali divennero poi due dei suoi più fantasiosi dischi, Agharta (lo show del pomeriggio) e Pangaea (quello della sera). Il concerto di oggi invece si tenne all’Osaka Kōsei Nenkin Kaikan, un meraviglioso teatro di 2400 posti. A suonare quella sera era un’artista che stava promuovendo il suo ultimo disco, Caravanserai, scritto dopo un periodo di rinascita in India con gli insegnamenti del Maharishi Mahesh Yogi sulla meditazione trascendentale, che gli riaprirono la mente e il cuore. Questo artista è il superbo chitarrista Carlos Santana. Caravanserai (del 1972) e il successivo Welcome (1973) segnano la strada intrapresa dal musicista messicano verso una musica che fonda rock, jazz e i ritmi latini: per questo amplia la formazione a...

3 Pieces - Vibes Of Truth (1975)

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Chi ha letto un po’ la rubrica probabilmente sa che io adoro le storie dei dischi che provano in maniera spesso inequivocabile di come le vie del successo musicale siano pressochè insondabili. Il disco di oggi, sebbene sconosciuto, è da considerarsi come uno degli esempi migliori della musica afroamericana degli anni ‘70 e aveva tutto per diventare un successo: una casa discografica di grido, la Fantasy, fondata da Max e Sol Weiss nel 1949 a San Francisco, che dopo aver prodotto il miglior jazz bianco (con i dischi del grandissimo Dave Brubeck) in quegli anni si stata facendo strada nella musica nera dopo aver acquisito nel 1973 la Stax di Memphis; la produzione di Donaldson Toussaint L'Ouverture Byrd II, per tutti Donald Byrd, fenomenale trombettista che dopo aver passato tutti gli stili del jazz ed aver suonato con i suoi più grandi interpreti (da Gillespie a Coltrane, da Rollins a Monk) nel 1971 aveva ricevuto la cattedra dal Dipartimento di Black Music alla Howard University di...

Mary Lou Williams - Live At The Cookery (1975)

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Se pensiamo al jazz femminile, la prima connessione, quella più immediata, ci porta alle mitiche voci soliste, da Billie Holiday, l’Angelo di Harlem a Nina Simone, da Sara Vaughan a Ella Fitzgerald, da Betty Carter a Etta James, solo per citare le prime che mi vengono in mente. Ma c’è una figura del jazz al femminile che ha attraversato 70 anni di storia jazz, contribuendo in maniera silenziosa ma formidabile a tutte le grandi trasformazioni del jazz in tutti quei 7 decenni. Mary Elfrieda Scruggs ha 5 anni quando, appassionandosi alle prove che suo padre e i suoi amici pianisti facevano sul pianoforte di casa, inizia ad innamorarsi dello strumento, che impara a suonare ad orecchio. Ha 13 anni quando si esibisce nel primo spettacolo di vaudeville al piano, e ne ha 16 quando si sposa con il sassofonista John Williams, cambiando il suo nome in Mary Lou Williams. Inizia così la carriera di quella che è considerata la più lunga nella storia del jazz, caratterizzata da un esecuzione limp...

Queen - A Night At The Opera (1975)

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C’è voluto il successo mondiale del loro film biografico per far ritornare alla ribalta uno dei gruppi più amati e di successo della musica rock negli ultimi 30 anni. Proprio per via di quel successo, la storia dei Queen è ormai di patrimonio comune. La band si formò nel 1971 quando Brian May e Roger Meadows-Taylor, che avevano suonato negli Smile, si uniscono a Freddy Mercury (vero nome Farrokh Bulsara) e John Deacon. Il nome altisonante, Queen, fu scelto da Mercury proprio per sottolineare l’idea enfatica e pomposa della loro musica, in equilibrio tra l’hard rock dei conterranei Led Zeppelin e il glam rock di personaggi come Bowie o i T-Rex di Marc Bolan. All’inizio tuttavia l’attività concertistica è “timida” poichè i quattro proseguirono con ottimi risultati negli studi, diventando una band di 4 laureati: May in astrofisica, Taylor in biologia, Deacon in elettronica, Mercury in design.Nel 1973 il primo disco, Queen, si fa conoscere per la loro rilettura sarcastica e vivace del c...

Keith Jarrett - The Köln Concert (1975)

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La sera del 24 gennaio 1975, alle ore 23:30, orario strano per un concerto, presso la Oper der Stadt Köln (siamo a Colonia) un giovane pianista è chiamato sul palco. Ad organizzare l’evento speciale c’è una giovanissima promoter, poi produttrice e artista visuale, Vera Brandes, che all’epoca ha solo 18 anni. Il suo intento era di allargare la fruizione musicale nel teatro oltre l’opera e la musica sinfonica, e l’orario si spiega proprio perchè quel pianista saliva sul palco dopo un’esecuzione orchestrale sinfonica. Quel pianista quella sera aveva mal di schiena, non aveva digerito bene ma soprattutto non aveva trovato il pianoforte Steinway & Sons che aveva richiesto. La Brandes, sapendo che quel pianista non era nuovo a clamorose figure da prima donna, durante le prove pomeridiane gli fa provare due Bösendorfer: uno di quei due può andare. Quel pianista è Keith Jarrett, astro nascente del jazz, già stretto collaboratore di Miles Davis ( suona con lui nello storico Miles Davis A...

Area - Are(A)zione (1975)

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Gli Area, International POPular Group, sin dagli esordi hanno avuto come intento quello di creare una musica totale, con radici mediterranee, free jazz, rock, avanguardia, elaborata in un contesto di continua evoluzione e con una forte impronta politica. Dico subito che sono stati un esempio unico nel panorama del rock mondiale, apprezzati anche all’estero dove ancora oggi hanno una appassionata schiera di fan. Nascono a Milano intorno al 1972, dall'incontro di musicisti di varie esperienze. Demetrio Stratos, studente greco di architettura trasferitosi a Milano e che già cantava con I Ribelli, il tastierista Patrizio Fariselli, diplomato al conservatorio e amante di Miles Davis e di John Coltrane, Giulio Capiozzo, batterista di gavetta, che suonò per anni in balere e hotel, anche a Il Cairo, dove studia percussioni, per poi diventare sessionmen per la Numero Uno di Mogol e Battisti. I tre aggiungono un chitarrista, Johnny Lambizzi, che però subito lascia, sostituito da Paolo Tof...

Pink Floyd - Wish You Were Here (1975)

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Nella mitologia del rock, loro occupano uno dei posti più importanti e riconosciuti. Pochissimi hanno mai saputo ottenere non solo il successo, ai livelli più alti in assoluto, ma la forza iconica della loro musica e del modo in cui l’hanno raccontata. La storia dei Pink Floyd inizia nel 1964 quando Roger Waters, Richard Wright e Nick Mason fondano gli Abdabs. Poco dopo si unisce Roger Barrett per tutti Syd, che dalla passione comune per il blues scova il nome di due oscuri bluesmen, Pink Anderson e Floyd Council, che danno vita alla nuova band. I Pink Floyd cambiano però subito registro e dal blues iniziano a sperimentare la musica psichedelica: lunghe improvvisazioni strumentali, giochi di luci stroboscopiche durante i concerti, una certa visione bizzarra e particolare della vita, come suggerisce il loro primo grande successo, Arnold Layne (1967), la storia di un travestito (censurata all’epoca dalla EMI) poi seguito da See Emily Play, dalla particolare struttura a collage tipica ...

Bob Dylan - Blood on the Tracks (1975)

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E' l'abbandono l'ispirazione più potente dell'arte. Vale anche per Bob Dylan visto che dopo essere diventato, più o meno intenzionalmente, il portavoce di una generazione inquieta e aver firmato l'innodia del movement, si affida ad un amore perduto (la separazione dalla prima moglie Sara) per comporre uno dei suoi capolavori indiscussi. Stavolta anzichè noi adepti, è lui stesso a sentirsi dylaniato. E' impigliato nella tristezza (Tangled Up in Blue), s'inventa la consolazione di una semplice discontinuità del destino (Simple Twist of Fate), cerca infine riparo dalla tempesta (Shelter from the Storm). Potremmo fermarci qui, ipotizzare altre chiavi di lettura ci farebbe deragliare e i binari sono già sporchi di sangue. Nulla aggiungerebbe alla grandezza di Blood on the Tracks, una testimonianza di dolore poliedricamente declinato: ora languido (If You See Her, Say Hello), ora rabbioso (Idiot Wind). Fa tenerezza questo Dylan non più ragazzo, che dismette i p...

Bruce Springsteen - Born to Run (1975)

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… And the lights go out on Broadway. Dopo aver celebrato le storie e il folkore delle piccole città di mare del New Jersey, nel 1975 Bruce Springsteen compie il salto sull'Oceano Atlantico e, attraversata Long Island, raggiunge New York e la fotografa, la ritrae, la dipinge; soprattutto la filma, in fotogrammi sontuosi, romantici e disperati dove la giungla d'asfalto, gli irlandesi di Hell's Kitchen, le notti ubriache, i criminali di mezza tacca con appuntamento sul fiume Hudson, il fuoco delle strade secondarie e una Manhattan sempre in procinto di affondare nelle acque sotto il peso di peccati e cuori spezzati si inseguono in un trompe l'oeil metropolitano fiammeggiante e pieno di malinconia. Nella testa dell'artista ci sono le parole vomitate da Bob Dylan e le stratificazioni di suono ideate da Phil Spector, ma le canzoni vengono rimaneggiate di continuo e i tempi di registrazione sfiorano la durata-record dei quindici mesi. Il risultato, interamente composto ...

Guy Clark Old N.1 (1975)

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Nonostante Dylan abbia dichiarato che Guy Clark sia uno dei suoi songwriter preferiti, il cantautore texano non ha mai goduto della fama e del successo che avrebbe meritato. Il suo debutto per la RCA (cui seguì Texas Cookin') è uno degli all time classic della country music americana, un album che rasenta la perfezione. Ci vollero diversi anni prima della sua pubblicazione e molti dei brani contenuti furono interpretati da altri (Jerry Jeff Walker, Billy Joe Shaver..) prima della sua uscita, ma l'attesa ne valse la pena. Old N.1 è dominato dalle chitarre acustiche che danno un senso di quiete e tranquillità a tutta la raccolta, la quale riesce a parlare da sé con tutta la forza e la poesia che contiene. Collaborarono la "Creme de la Creme" della country music dell'epoca e di quella a venire, da Emmylou Harris a Rodney Crowell fino a un giovanissimo Steve Earle. Old N.1 è un capolavoro non solo per tutti i country aficionados ma anche per gli amanti del più genu...

Patti Smith - Horses (1975)

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Per l'anagrafe non è più una just kid la Patti Smith che nel 1975 esordisce con Horses, ma quanto a inquietudine esistenziale è in piena adolescenza. Non ancora catturata dalla musa della fotografia, sperimenta tuttavia ogni altro mezzo espressivo che possa condurla alla pienezza dell'Arte. Contemporaneamente va a scuola di ecumenismo, varando relazioni carsiche e convivenze border, ossia tutto ciò che possa condurla alla pienezza della Conoscenza. Anfibi ai piedi e carezze fra le mani, rimbalza tra la Bowery e la Quarantaduesima, succhiando il nettare delle strade di New York. Al suo fianco c'è già Robert Mapplethorpe: suo il ritratto di copertina, androgino e perentorio. Ad Horses viene assegnato il compito, impegnativo ma ineccepibilmente assolto, di accogliere e ordinare urgenza espressiva e convulsa brama di ricerca. Lo fa attraverso la visionarietà di Land, il furore di Free money, l'ipnosi declamatoria di Birdland. Fino a rifondare il testo della morrisoniana ...

Neil Young - Tonight's the Night (1975)

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Che qualcuno voglia portarsi su un'isola deserta, luogo idealmente paradisiaco, un disco come Tonight's the Night è quasi preoccupante: battute o paradossi a parte, è riconosciuto da tutti che questo sia uno degli episodi più malinconici e drammatici messi sul pentagramma da una rock'n'roll star. Dedicato agli amici scomparsi Bruce Berry e Danny Whitten, album su cui aleggia lo spirito malato della tossicodipendenza e dell'abbandono, Tonight's The night è quasi la negazione sistematica della pace e del successo di Harvest. Pubblicato nel '75, in seguito ad altri contradditori lavori (eppure capolavori assoluti della poetica younghiana) come On the Beach e Time Fades Away, in realtà registrato e concepito due anni prima, proprio a ridosso del citato Harvest, questo disco è un'unica, lunga confessione di dolore, dove il sound dei Crazy Horse superstiti (raggiunti dal giovane Nils Lofgren e da altri amici come Jack Nitzsche) appare precario, abbozzato, p...

E T I C H E T T E

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