St. Vincent - All Born Screaming (2024)
di Stefano Solventi Se guardiamo a Daddy’s Home alla luce di questo nuovo album e di quelli che lo hanno preceduto, viene da considerarlo un lavoro in cui St. Vincent provava, beh, a limitarsi. A circoscriversi in un perimetro. A raccontare e, quindi, raccontarsi. Per questo, e al di là del suo valore effettivo, quello sarà probabilmente ricordato come il tipico disco di transizione, forse persino interlocutorio. Un modo diplomatico per sostenere che, insomma, meglio se lasci stare. Meglio se fai ciò che sei. Un po’ mi spiace, perché Daddy’s Home resta un buon album, una partita giocata con carte più stropicciate – volutamente – per obbedire a una strategia meno sensazionalista che narrativa. Una strategia che bene o male definiva un “luogo” – del ricordo, dell’immaginario – a suo modo toccante. In questo senso, il nuovo All Born Screaming si colloca, in poche parole, agli antipodi. Non che manchi di momenti suggestivi e anche – appunto – toccanti, ma la tattica di avvicinamento all’ob...