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Visualizzazione dei post con l'etichetta 1984

David Sylvian - Brilliant trees (1984)

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di Silvano Bottaro Ricordo bene, era una sera d'estate del 1984, con un gruppo di amici appassionati ci si chiedeva quale fosse il più bel disco del momento, le nomination furono due: "The Medicine show" dei Dream Syndicate e " Brilliant Trees " di David Sylvian. Album diversi fra loro ma uniti dalla una 'nuova forza' che li vedeva una spanna sopra alla moda musicale del momento. Ricordiamoci che siamo negli anni ottanta dove imperavano gli Spands e Duran e non me né si voglia, ci sentivamo dei carbonari nel sostenere questa musica che per noi era 'vera'. David Sylvian che all'epoca ha ventisei anni abbandona come cantante il gruppo che lo ha reso famoso, i Japan. Dotato di grandi inclinazioni sonoro-vocali, intraprende una carriera solista che lo porterà con questo disco ai vertici delle classifiche. Volendo può iniziare una vita da star commerciale, diverse sono, infatti, le proposte che gli vengono offerte ma, introverso e schivo ...

Manuel Göttsching - E2-E4 (1984)

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Dal 13 marzo 2024 la Cultura Techno di Berlino fa parte della lista del Patrimonio Immateriale dell'Unesco. Oltre l'aspetto musicale, la decisione è stata possibile, riporto le motivazioni, perchè recupera e valorizza gli spazi urbani industrializzati e crea comunità libere e sicure dove ogni persona viene accolta allo stesso modo a prescindere da genere, etnia, orientamento sessuale, età o provenienza geografica. Il movimento, che ha il suo culmine nella Love Parade nata nel 1989 a Berlino Ovest (dal 2022 ha cambiato nome, in Rave The Planet) e poi esportata in tutto il mondo. Uno dei papà nobili della musica techno berlinese è il disco di oggi, che ha una storia bellissima. Autore è il chitarrista e compositore Manuel Göttsching, fondatore degli Ash Ra Temple, una delle più importanti formazioni del kosmic rock tedesco. Quella band fu attiva per tutti gli anni '70, con alcuni dischi fondamentali del genere (l'omonimo Ash Ra Temple del 1971, Schwingungen del 1972, il b...

U2 - The Unforgettable Fire (1984)

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L'ultimo edificio di questa piccola carrellata di dischi che ne hanno uno in copertina ci porta nella Contea di Westmeath, nel cuore d'Irlanda, con le rovine di un castello, quello di Moydrum, situato nei pressi della cittadina di Athlone. Lì quattro ragazzi irlandesi, insieme a quello che diventerà il loro amico e fotografo per i successivi quattro decenni, Anton Corbijn, posano per la copertina di un disco che nelle loro intenzioni doveva rappresentare una svolta concettuale e musicale. È facile d'altronde mettere a confronto le prime copertine degli U2 con questa, e rilevarne la differenza concettuale: lo sguardo dolce di Peter Rowen, il fratellino di Guggi, amico di Bono, che capeggia in Boy (1980), la band ripresa in October (1981) sullo sfondo il porto di Dublino, e lo sguardo, rabbioso e drammatico, dello stesso Peter Rowen in War (1983, una delle copertine più iconiche del decennio).  Dopo il tour di War, Bono, The Edge, Adam Clayton e Larry Mullen Jr. cercano una s...

Diaframma - Siberia (1984)

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Nella scatola ritrovata in soffitta, questo disco stava sotto un altro, con la copertina leggermente rovinata dall'umidità (e che sarà protagonista di una prossima Storia di Musica). All'interno c'era il bigliettino da visita di un negozio di dischi, Data Records 93, Via dei Neri, Firenze. Il disco di oggi è l'inizio di una delle più intense e importanti storie musicali italiane degli ultimi 40 anni nel nostro paese. Tutto inizia a Firenze, fine anni '70, quando l'onda punk in Europa è al massimo livello: in un liceo si formano i CFS, con Federico Fiumani alla chitarra e due suoi amici, Gianni Cicchi (batterista) e Salvatore Susini (bassista). Suonano cover delle band punk rock britanniche, nel 1980 Susini se ne va e viene sostituito dal fratello di Cicchi, Leandro, e nascono così i Diaframma, nome scelto per la comune passione dei tre per la fotografia (il diaframma fotografico è il meccanismo usato in ottica per regolare la quantità di luce che deve attraversa...

Simple Minds - New Gold Dream (81-82-83-84)

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Se in un ipotetico cruciverba la definizione chiedesse: Famoso gruppo rock scozzese degli anni '80 (10 lettere) la risposta è una sola. Simple Minds. Tutto comincia a Glasgow quando tre ragazzi, Jim Kerr, Charlie Burchill e Brian McGee fondano nel febbraio del 1977 un gruppo a tre, Johnny & The Self Abusers, nome in pieno stile punk. Pubblicano anche un singolo, Saints & Sinners / Dead Van Dals, ma l'insuccesso li porta a sciogliere il gruppo. Un anno più tardi ci riprovano, ma scelgono come nome Simple Minds, partendo da un verso di The Jean Genie di David Bowie, He's so simple-minded, he can't drive his module. Si uniscono le tastiere di Michael McNeil e il basso di Derek Forber, e firmano con la Zoom Records, una etichetta in orbita Arista. Suonano come gruppo di apertura a diverse band, come Siouxsie & The Banshees, gli Ultravox di Midge Ure, e pubblicano il primo disco, nel 1979, Life In A Day, dalla stupenda copertina. Vivono in maniera turbinosa il pa...

Prince And The Revolution - Purple Rain (1984)

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I fiori sulla copertina, che sono la caratteristica comune ai dischi di Aprile, in questo caso cadono a cascata a lato della sua foto, in sella alla motocicletta. Viola. Il disco di oggi, uno dei più celebri della storia del rock, è un mix inarrivato di creatività, megalomania, successo. Arriva nel momento in cui Roger Nelson, in arte Prince, si sente stretto solo per il mondo della musica. Mondo il quale padroneggia come nessuno all’epoca: a 13 anni il primo gruppo (Gran Central poi Champagne) nella sua Minneapolis, a 19 è già capace di scrivere e autoprodursi un intero disco, caratteristica che la Warner Bros. nota subito: For You (1978), Prince (1979), Dirty Mind (1980) sono tutti scritti, suonati, arrangiati da lui, una sorta di One Man Band che mischia funk e rock, Little Richard con Sly & The Family Stones, che ammicca seducente, tanto che i Rolling Stones lo chiamano ad aprire il loro Tour del 1981. Scrive con un ritmo esagerato, un disco all’anno, nel 1982 arriva addirittur...

Fabrizio De Andrè - Creuza De Mà (1984)

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di Silvano Bottaro Prefazione. Disco considerato come uno dei massimi capolavori non solo della musica italiana, ma della musica tutta. Attribuire questo disco a De Andrè è un po’ limitativo visto che l’apporto musicale di Pagani è non solo determinante ma in egual misura direi anche “sonoramente marcante”. In questi ventidueanni dall’uscita del disco, ammetto di averlo ascoltato fino quasi alla nausea (che non mi è mai venuta), assaporandolo in ogni sua minima sfumatura, nei suoni e nei testi, cercando di cogliere il significato più profondo che i due musicisti hanno voluto esprimere. Proprio per questo l'articolo è più lungo e dettagliato. Un disco italiano ma non in italiano, anzi in genovese antico. L'album infatti nasce dall'incontro tra De Andrè e Mario Pagani, uno dei maggiori musicisti italiani. L'idea è stata quella di concepire un album "mediterraneo" nell'origine, andando a pescare in giro per il bacino del nostro mare gli strumenti ch...

The Dream Syndicate - Medicine show (1984)

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di Silvano Bottaro Medicine show uscito nella primavera dell’84, è il miglior disco dei Syndicate. Limate le asprezze degli esordi, senza intaccare per questo la rabbia e la determinazione, il gruppo atipico californiano crea un grande disco. Il basso di Dave Provost, il piano di Tommy Zvoncheck, la chitarra di Karl Precoda, ma soprattutto la presenza di Steve Wynn, riescono a incidere (in parte live) il disco più completo della loro non fortunata carriera, un album chitarristico per eccellenza. Non ci sono cadute di tono o brani minori, solo quattro perle “John Coltrane Stereo Blues”, “Still Holding On To You”, “Medicine Show”, “Merritville”, si elevano sulle altre ottime restanti “Daddy’s Girl”, “Burn”, “Armed With An Empty”,”Bullet With My Name On It”.  Le chitarre forti, le sonorità lancinanti, gli strumenti che si sovrappongono sono l’apice creativo dell’album. Che i D.S. siano degli anticipatori musicali, lo dimostra il fatto che l’album non risente dei ventitr...

Michael Hedges - Aerial Boundaries (1984)

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Spesso rinchiudere in un genere l’arte è estremamente limitativo. Lo è stato senz’altro per Michael Hedges, uno dei più grandi chitarristi degli anni ‘80 e ‘90, oggi semisconosciuto ai più. Hedges è uno che la gavetta l’ha fatta studiando: primi strumenti a 4 anni, poi un’amore per la chitarra e il flauto, studi di composizione alla Phillips University, in prestigiosi conservatori e persino alla Stanford University. Per qualche anno, dal 1976 al 1978 suona in un gruppo jazz, la Lotus Band, per i locali intorno a Sacramento. Una sera però, come qualche volta è accaduto nella storia della musica, a sentirlo ad una sua esibizione c’è la persona che ti cambia la vita. Per Hedges fu William Ackerman, chitarrista favoloso, fondatore della Windham Hill Records. Nel 1976 Ackerman l’aveva fondata per produrre i suoi lavori folk, e ben presto si aprì alle nuove avanguardie strumentali, soprattutto acustiche, ma anche elettroniche e di musica folk e etnica, che per “esigenze” comunicative e gi...

Spinal Tap - This Is Spinal Tap (1984)

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Avvertenza: la foto della copertina del disco è proprio questa. Tutta nera, senza nessun riferimento. Se vi sembra uno scherzo, in tutta verità lo è, perchè la storia di oggi è una delle più bizzarre e divertenti della storia del rock. Lo è perchè gli Spinal Tap (con una improbabile umlaut sulla n, graficamente scritto Spın̈al Tap, e non si può pensare che sia un sarcastico omaggio ai Motörhead) sono una band fittizia, protagonista del finto documentario (un cosiddetto mockumentary) sul loro tour d’addio alle scene. Tutto nasce nel 1979 quando Rob Reiner ( futuro regista di capolavori come Stand By Me, Harry Ti Presento Sally, La Storia Fantastica, Misery Non Deve Morire) mette su per uno spettacolo della ABC, TV Show, il finto videoclip dell’ultimo successo, Rock And Roll Nightmare, di una band heavy metal inglese, perfetta parodia dei grandi gruppi del genere, in quegli anni all’apice estetico e di successo. Gli Spinal Tap sono composti da: David St. Hubbins, chitarrista e co leader...

The Dream Syndicate - Medicine Show (1984)

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Una discesa agli inferi della narrazione hard-boiled compiuta ricorrendo all'enfasi allucinata dello Springsteen di Born To Run, alla melodia morbosa dei Velvet del terzo album, alle spettrali preghiere laiche del Neil Young di Tonight's The Night: Medicine Show, secondo capitolo dell'avventura troppo breve dei Dream Syndicate di Steve Wynn e Karl Precoda, apostoli della psichedelia minacciosa, rovente e chitarristica dei Television, ruota intorno a un centro assieme oscuro e luminoso, tra il male radicale inchiodato nei destini dei suoi protagonisti e l'orgoglio solenne di un suono denso, epico, ambizioso. Fuoriuscita la bassista Kendra Smith, artefice non secondaria delle atmosfere torbide e velvettiane del precedente The Days Of Wine And Roses (1982), e subentrati il sostituto Dave Provost e il produttore Sandy Pearlman (ancora lui), nonché Tom Zvoncheck al pianoforte (i suoi duelli con gli assoli della sei corde di Precoda intrecciano lirismo e disperazione in mo...

The Replacements - Let It Be (1984)

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E passato qualche mese da quando Paul Westerberg l'ha ammesso. «Non siamo una band hardcore, scriviamo canzoni, non riff di chitarra con uno slogan». E venuto il momento di trarre le conseguenze. Il titolo è uno scherzo, forse è un'autoironica strizzata d'occhio al manager del gruppo, fan dei Beatles, convinto fin dal primo incontro con Westerberg & C. di avere tra le mani altri Favolosi Quattro che l'avrebbero reso ricco e famoso; forse è frutto di una scommessa. Let ItBe è la canzone che trasmette la radio nel momento in cui si discute su come intitolare l'album che sta per uscire. I Replacements vengono da Minneapolis, Minnesota. Sono giovanissimi, Tommy Stinson, il bassista, ha solo dodici anni quando con suo fratello Bob e Chris Mars, il batterista, fonda la band. Poi arriva Westerberg, che abita da quelle parti e li sente provare tutti i giorni, quando torna a casa. Nasce in breve la leggenda — molto locale — della migliore (e peggiore) band rock'n...

U2 -The Unforgettable Fire (1984)

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Quello che ci vuole è un produttore, un produttore vero. E ciò che serve ai quattro ragazzi di Dublino per dare corpo alle speranze che il mondo del rock gli ha affidato. Arriva allora il migliore di tutti, accoppiato per di piú a colui che diventerà il fabbricatore di suoni piú ispirato degli anni Ottanta. Arrivano Brian Eno e Daniel Lanois e gli U2 non saranno piú gli stessi. Oppure cominceranno cosí a essere veramente loro, fino a diventare, parole di «Rolling Stone», «l'unica band che conti davvero qualcosa». Dentro The Unforgettable Fire ci sono tante cose, come vuole la loro irlandesità, per non dire della loro generosità, della pedanteria del loro leader e portavoce, un piccoletto che si fa chiamare Bono Vox, del loro sentirsi all'incrocio di tutte le strade che contano, in questa fervida metà degli anni Ottanta. Dentro The Unforgettable Fire, il primo dei loro album a cui mette mano — come produttore plenipotenziario — Brian Eno, ci sono Martin Luther King (in due ca...

Hüsker Dü - Zen Arcade (1984)

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Non sono solo veloci a suonare (il primo loro album, Land Speed Record, 1982, contiene 17 canzoni e dura 26 minuti), sono anche veloci a scrivere: nei giorni in cui esce il mini-Lp Metal Circus (7 pezzi per 19 minuti di musica), gli Hüsker Dü di Minneapolis sono già in un altro studio, in California, a registrare il nuovo album. Ci rimangono per poco: delle venticinque nuove tracce, piú di venti (ventuno? ventitre? il numero esatto nessuno lo sa per certo) sono buone al primo tentativo, in parte perché molto suonate dal vivo nei mesi precedenti, in parte perché l'ethos punk disdegna l'eccesso di rifinitura. Ancora un paio di giorni e — dopo una seduta di missaggio ininterrotta di circa quaranta ore — il nuovo album è pronto, per un costo totale di produzione di poco superiore ai 3 mila dollari. Hardcore, gli Hüsker Dü lo sono sul serio, come dimostra la storia dell'album che anche nelle loro intenzioni segna la maturità del gruppo. Ma non ortodossi, né banali: il punk, a...

The Smiths – The Smiths (1984)

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di Marco Tucciarone C’era una volta un ragazzo. Viveva a Manchester. Ma era figlio di irlandesi. Sua madre faceva la libraia, suo padre il portiere all’ospedale municipale. Non amava la scuola. Ma ciò non gl’impedì di amare Oscar Wilde, fino a diventarne un raffinato esegeta. Inoltre amava la musica. In particolare Sandie Shaw, i New York Dolls, e Dusty Springfield. Non aveva molti amici. La sua adolescenza fu un po’ noiosa. La passò principalmente a leggere, a scrivere, e a sognare. Tanto da restarne miope. Andava matto per James Dean. Per l’icona, più che per l’attore. Un giorno decise che avrebbe fatto il giornalista musicale. Voleva addirittura collaborare col New Musical Express. Ma la cosa non andò in porto. Tuttavia ci finì, qualche tempo dopo, sul New Musical Express, ma in copertina. Quando il ragazzo, Stephen Patrick Morrissey, era ormai per tutti semplicemente Morrissey. La penna, la voce dei The Smiths. Il primo capolavoro di questa band, a cui ne seguirono altri, ...

E T I C H E T T E

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